21/04/2026
Finalmente un poco di chiarezza. Meglio numeri veri che finte narrazioni. Napoli non ne ha bisogno. Vogliamo solo la verità e la legalità. Fieri di essere parte di Host Italia - sez. Napoli
IL CROLLO DEL CASTELLO DI CARTA
C’è una narrazione che a Napoli ha attecchito più della realtà: quella dell’overtourism, dell’invasione, della città travolta da numeri fuori controllo. Una narrazione utile e comoda. Ma quando si passa dai racconti ai dati, quel castello… crolla.
Procediamo con ordine e partiamo dai numeri ufficiali.
Da una parte, il Comune con i suoi 13,9 milioni di “presenze” turistiche nel 2024. Dall’altra, la Regione Campania, in linea con Istat, riporta circa 3,5 milioni di presenze effettive.
Non è una differenza: è un abisso. Ma soprattutto, è il risultato di due metodologie non comparabili.
Quei 13,9 milioni non rappresentano turisti in senso statistico, bensì una stima basata su celle telefoniche, che include chi attraversa la città, vi sosta per poche ore o è semplicemente di passaggio. Tutto viene ricondotto a “presenza”.
La Regione, invece, utilizza il dato dei pernottamenti registrati nelle strutture ricettive: un indicatore ufficiale, tracciato e direttamente collegato all’impatto economico reale.
E allora la domanda è inevitabile: su quale base si costruiscono politiche e restrizioni? Se il presupposto è metodologicamente distorto, anche le conclusioni rischiano di esserlo.
Napoli resta prima in Campania, ma con numeri del tutto ordinari, lontani dai grandi poli europei, tanto da essere classificata a “ordinaria valenza turistica”. Altro che overtourism.
Ciò posto, analizziamo un secondo punto, altrettanto rilevante e strettamente connesso al tema abitativo.
L’84% degli sfratti a Napoli avviene per morosità.
Non per turismo, non per B&B, non per locazioni brevi, ma per una ragione molto più semplice e concreta: l’incapacità degli inquilini di sostenere il canone di locazione.
Questo dato non dimostra solo cosa accade, ma anche cosa non emerge: nei dati disponibili non si evidenzia alcuna correlazione diretta tra diffusione dell’extralberghiero e incremento degli sfratti.
Gli sfratti sono un problema economico e sociale. Non turistico.
E allora perché si continua a raccontare altro?
Perché è più semplice individuare un capro espiatorio, colpire un settore visibile e costruire emergenze percepite, piuttosto che affrontare problemi strutturali.
Il risultato è evidente: decisioni rilevanti costruite su basi fragili e una percezione pubblica distorta. Il turismo a Napoli esiste, ma non è fuori controllo. Gli sfratti esistono, ma non sono generati dal turismo.
Qui cade il castello di carta.
E con esso cade anche una parte della narrazione portata avanti da alcune associazioni del cosiddetto “diritto all’abitare”, che hanno contribuito a semplificare un tema complesso, indirizzando il disagio verso un bersaglio specifico.
Non una lettura sistemica del problema abitativo, ma una rappresentazione riduttiva, funzionale a una contrapposizione. Il risultato è un dibattito alterato, pressione politica su presupposti discutibili e scelte che rischiano di non incidere sulle reali cause del problema.
A questo punto, la domanda è inevitabile: alla luce di questi elementi, la variante urbanistica ha ancora senso? No.
Non ha senso limitare nuove aperture extralberghiere e locazioni turistiche sulla base di un’emergenza che, nei dati, non trova riscontro. Non ha senso imporre rigide percentuali tra residenza e uso turistico in assenza di evidenze strutturate.
Il rischio concreto è un altro: comprimere il mercato e generare effetti economici negativi, tra cui la svalutazione degli immobili.
Ora serve responsabilità.
Riconoscere eventuali errori di impostazione e ricalibrare gli interventi. Regione e Comune lavorino a un vero piano casa: il problema abitativo esiste, ma richiede strumenti adeguati e analisi corrette.
Costruire politiche su percezioni distorte non risolve i problemi. Li sposta.