Host Italia - sez. Napoli

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Host Italia - sez. Napoli Pagina FB della sez. napoletana dell'associazione Host Italia, a tutela e sprone del settore extra-alberghiero

Oggi ultimo giorno di TTG Travel Experience e il nostro presidente di Federazione Nazionale Associazioni Ricettività Ext...
16/10/2026

Oggi ultimo giorno di TTG Travel Experience e il nostro presidente di Federazione Nazionale Associazioni Ricettività Extralberghiera FARE è qui a parlare del nostro settore e come associazione confederata Host Italia - Associazione nazionale e Host Italia - sez. Napoli siamo qui insieme a Vivere di Turismo - Community e celebriamo la presenza del comparto finalmente riconosciuto anche da una fiera internazionale come il TTG. Sono stati anni difficili ma siamo tutti qui a

16/10/2026
Secondo giorno al Ttg Italia incontri e presentazioni di valore del nostro territorio.
15/10/2026

Secondo giorno al Ttg Italia incontri e presentazioni di valore del nostro territorio.


L'EST – Napoli Innovation Festival 2026 si terrà dal 21 al 24 ottobre 2026 presso il Polo Tecnologico Fabbrica Italiana ...
15/10/2026

L'EST – Napoli Innovation Festival 2026 si terrà dal 21 al 24 ottobre 2026 presso il Polo Tecnologico Fabbrica Italiana dell'Innovazione in via Ponte dei Granili 32, nel quartiere San Giovanni a Teduccio

Un appuntamento dedicato all’innovazione, alla creatività e alle nuove opportunità di incontro e condivisione.

In qualità di coordinatore di Host Italia Campania, sono felice di annunciare la partecipazione del nostro associato Enrico Napolitano, che il 24 ottobre, dalle ore 15:00 alle 16:30, presenterà il progetto del Presepe Virtuale.

Un’esperienza che unisce tradizione, cultura e innovazione tecnologica, dimostrando come anche una delle espressioni più autentiche della nostra identità e del nostro patrimonio culturale possa incontrare il mondo digitale e trovare nuovi modi per essere conosciuta e apprezzata.

Perché innovare significa anche saper valorizzare le nostre radici, guardando al futuro senza dimenticare la nostra storia e ciò che ci rende unici.

Vi aspettiamo per condividere questa esperienza!

Marco Locoratolo
Coordinatore Host Italia Campania

Host Italia Campania al TTG Travel Experience di RiminiScilla Capizzano, referente dell’area Comunicazione di Host Itali...
14/10/2026

Host Italia Campania al TTG Travel Experience di Rimini

Scilla Capizzano, referente dell’area Comunicazione di Host Italia Campania, è presente al TTG Travel Experience di Rimini, uno degli appuntamenti più importanti per il settore turistico.

Una presenza che testimonia l’impegno di Host Italia, insieme a FARE, nel rappresentare e valorizzare il mondo dell’ospitalità extralberghiera, promuovendo il confronto, le relazioni e nuove opportunità per il comparto turistico.

Host Italia Campania continua a esserci, a fare rete e a dare voce al territorio.

IL MARE D’INVERNO: AMBIENTE, SALUTE E RESPONSABILITÀ📍 Lunedì 19 ottobre 2026, alle ore 17:00Acquario Anton Dohrn – Villa...
12/10/2026

IL MARE D’INVERNO: AMBIENTE, SALUTE E RESPONSABILITÀ
📍 Lunedì 19 ottobre 2026, alle ore 17:00
Acquario Anton Dohrn – Villa Comunale, Napoli
Chi conosce il mio impegno personale e quello del Comitato Vivibilità Cittadina sa quanto ci stia a cuore la tutela dell’ambiente. Per questo vi invito a segnare questo appuntamento.
Napoli ha conosciuto un pesante processo di industrializzazione e, successivamente, di dismissione: a Est il petrolchimico, a Ovest il siderurgico. Oggi, entrambe le aree sono interessate da Siti di Interesse Nazionale per la bonifica, a causa delle contaminazioni ambientali.
E che dire dei veleni sepolti nelle discariche di Pianura e Chiaiano?
Chi ha pagato davvero il prezzo di queste scelte? I danni ambientali non scompaiono con la dismissione degli impianti o con la chiusura delle discariche: restano le conseguenze sul territorio, i rischi per la salute e i costi che ricadono sull’intera collettività.
Conosco il Procuratore Camillo Falvo da oltre trent’anni e mi legano a lui una profonda stima e un sincero sentimento di amicizia. Ne conosco la dedizione al bene comune.
Sono certo che, insieme ai professori Silvio Greco e Carlo Iannello, offrirà un contributo importante a un confronto che riguarda tutti noi.
Perché tutelare il mare e l’ambiente significa difendere la nostra salute, il nostro territorio e il futuro dei nostri figli.
Vi aspetto https://www.facebook.com/share/14vpdEkMWV2/?mibextid=wwXIfr

IL MARE D’INVERNO: AMBIENTE, SALUTE E RESPONSABILITÀ
📍 Lunedì 19 ottobre 2026, alle ore 17:00
Acquario Anton Dohrn – Villa Comunale, Napoli
Chi conosce il mio impegno personale e quello del Comitato Vivibilità Cittadina sa quanto ci stia a cuore la tutela dell’ambiente. Per questo vi invito a segnare questo appuntamento.
Napoli ha conosciuto un pesante processo di industrializzazione e, successivamente, di dismissione: a Est il petrolchimico, a Ovest il siderurgico. Oggi, entrambe le aree sono interessate da Siti di Interesse Nazionale per la bonifica, a causa delle contaminazioni ambientali.
E che dire dei veleni sepolti nelle discariche di Pianura e Chiaiano?
Chi ha pagato davvero il prezzo di queste scelte? I danni ambientali non scompaiono con la dismissione degli impianti o con la chiusura delle discariche: restano le conseguenze sul territorio, i rischi per la salute e i costi che ricadono sull’intera collettività.
Conosco il Procuratore Camillo Falvo da oltre trent’anni e mi legano a lui una profonda stima e un sincero sentimento di amicizia. Ne conosco la dedizione al bene comune.
Sono certo che, insieme ai professori Silvio Greco e Carlo Iannello, offrirà un contributo importante a un confronto che riguarda tutti noi.
Perché tutelare il mare e l’ambiente significa difendere la nostra salute, il nostro territorio e il futuro dei nostri figli.
Vi aspetto

SIAMO SEMPRE PRONTI AL CONFRONTO!
01/10/2026

SIAMO SEMPRE PRONTI AL CONFRONTO!

01/10/2026

NAPOLI, IL MARE CHE DIVENTA FUTURO

C'è innanzitutto un dato che va riconosciuto: l'organizzazione del Comune di Napoli ha funzionato.

Le gare preliminari dell'America's Cup hanno portato nel Golfo uno dei più importanti appuntamenti della vela internazionale e Napoli ha saputo accoglierlo trasformando la propria straordinaria bellezza in parte integrante dello spettacolo.

Il mare, il Vesuvio, Castel dell'Ovo e il lungomare non sono stati semplicemente lo sfondo delle regate: sono diventati protagonisti insieme agli equipaggi. E in queste giornate il blu intenso del Golfo, attraversato e quasi acceso dai raggi del sole, ha creato un'immagine di rara spettacolarità, fondendosi con il movimento delle imbarcazioni e con l'energia della competizione.

È proprio questo il valore di un grande evento quando riesce a dialogare con la città: non arriva semplicemente a Napoli, ma diventa Napoli.

Il pubblico, il lungomare, il mare e la città hanno fatto parte dello stesso spettacolo. E il Comune ha dimostrato che, quando organizzazione e programmazione riescono ad accompagnare la bellezza naturale di Napoli, il risultato può essere straordinario.

Ma soprattutto, queste giornate devono essere guardate come un punto di partenza.

L'America's Cup può rappresentare un modello per una Napoli capace di attrarre sempre più grandi eventi internazionali e di trasformarli in occasioni concrete di promozione, sviluppo e crescita.

La sfida sarà non considerare queste manifestazioni come episodi isolati, ma inserirle in una strategia più ampia, capace di rafforzare nel tempo il ruolo internazionale della città.

Napoli ha già tutto ciò che serve per stupire il mondo.

Il mare, la luce, il paesaggio e una identità unica.

Ora serve continuare a costruire intorno a questa bellezza organizzazione, programmazione e ambizione.

Perché quello che abbiamo visto in questi giorni non deve essere soltanto uno spettacolo da ricordare.

Deve essere un'anticipazione della Napoli che vogliamo vedere domani.

Marco Locoratolo
Coordinatore Host Italia sez. Campania

20/09/2026

Quando ci vuole ci vuole

NAPOLI, LA CITTÀ SOSPESA Napoli è oggi una città ibrida.Una città sospesa tra la voglia di modernizzarsi e la difficoltà...
20/09/2026

NAPOLI, LA CITTÀ SOSPESA

Napoli è oggi una città ibrida.

Una città sospesa tra la voglia di modernizzarsi e la difficoltà di liberarsi da ciò che continua a trascinarla indietro. Una città che guarda al futuro, cerca una nuova dimensione internazionale, investe nella propria immagine, ma che ogni giorno si confronta ancora con problemi che appartengono a un'altra stagione.

Non ci si può più nascondere dietro un dito.

Napoli sta cambiando. E sarebbe ingeneroso non riconoscerlo.

Port'Alba è tornata, almeno in parte, a essere Port'Alba. L'Albergo dei Poveri prova a rinascere dopo anni di abbandono. Via Partenope ha cambiato volto. Ci sono cantieri, restauri, progetti, investimenti.

Ma poi arriva la quotidianità.

E la quotidianità racconta ancora un'altra storia.

Marciapiedi sporchi o dissestati, cestini pieni, arredo urbano deteriorato, aiuole trascurate, illuminazione che non funziona, trasporti che non sempre rispondono alle esigenze di chi vive e lavora in città.

Puoi restaurare un palazzo, ma se il marciapiede davanti è abbandonato, quella bellezza perde forza.

Puoi riqualificare una piazza, ma se nessuno se ne prende cura, il lavoro rischia di consumarsi rapidamente.

Napoli sembra avere imparato a inaugurare.

Deve ancora imparare a prendersi cura di ciò che inaugura.

Ed è proprio nella cura quotidiana che si misura una città.

Prendiamo Piazza Dante.

Un luogo straordinario, nel cuore di Napoli, circondato da una ricchezza storica che poche città possono vantare.

Eppure basta guardarsi intorno per capire quanto sia sottile il confine tra la grandezza della storia e la quotidiana trascuratezza.

Per visitare le rovine antiche, a volte, sembra quasi non sia necessario arrivare fino a Pompei o a Ercolano.

È una provocazione, certo.

Ma nasce da una domanda concreta: come può una città con un patrimonio storico immenso accettare che alcuni dei suoi luoghi più centrali restituiscano ancora una sensazione di abbandono?

Poi c'è via Toledo.

Il grande salotto della città.

Una strada internazionale, attraversata ogni giorno da persone provenienti da ogni parte del mondo.

Napoli abbraccia tutte le culture.

O almeno così amiamo raccontarla.

Poi basta percorrerla con attenzione.

Venditori ambulanti, merce contraffatta proposta come “quasi originale”, palloncini luminosi, giocattoli, oggetti di ogni genere e le immancabili scimmiette che fanno capriole.

Una specie di casbah urbana nel cuore della città.

Colorata, rumorosa, persino divertente.

Ma anche fastidiosa.

Non per la presenza delle persone o delle diverse culture. Il problema è ciò che una città decide di permettere, regolamentare, controllare e lasciare diventare normale.

Perché una città internazionale non è semplicemente una città nella quale si incontrano culture diverse. È una città nella quale lo spazio pubblico è governato e le regole valgono per tutti.

Ed è qui che Napoli deve fare i conti con se stessa.

Perché Napoli non è e probabilmente non sarà mai una città radical chic.

E forse non deve esserlo.

Lo dice la sua storia. Lo dice il carattere del suo popolo.

Napoli è popolare, teatrale, rumorosa, ironica, contraddittoria. Ha sempre vissuto la strada come luogo di commercio, relazione, conflitto, creatività e vita.

Non dobbiamo cancellare tutto questo per diventare moderni.

Ma dobbiamo smettere di utilizzare la nostra identità come giustificazione per ciò che moderno non è.

L'autenticità è una cosa.

Il degrado un'altra.

La napoletanità è una cosa.

L'incuria un'altra.

Il caos può essere parte del carattere di una città.

L'assenza di regole no.

Non essere radical chic non significa essere degradati.

E c'è una responsabilità che non può essere scaricata interamente sulle istituzioni.

Perché il degrado di Napoli è anche il risultato di migliaia di piccoli comportamenti quotidiani: un rifiuto lasciato a terra, un muro imbrattato, un bene pubblico danneggiato, un'auto parcheggiata dove non dovrebbe.

Alla fine, tutto questo rischia di diventare normale.

Ed è questo il pericolo più grande: quando ciò che dovrebbe indignarci smette di farlo e diventa parte del paesaggio.

Napoli ha bisogno di amministrazioni più attente, certo.

Ma anche di cittadini che tornino a sentirsi responsabili della città che vivono.

Perché una città non è soltanto quella che gli amministratori costruiscono.

È anche quella che ogni giorno i suoi cittadini scelgono di lasciare agli altri.

Forse è proprio per questo che Napoli sembra aver perso un po' della propria luce.

Una città buia.

Non soltanto per i lampioni che non funzionano o per gli angoli che la sera diventano più difficili da vivere.

Un buio diverso.

Il buio di una città che sembra aver smarrito parte del proprio entusiasmo. Una città che si lamenta, denuncia, commenta, ma troppo spesso finisce per considerare inevitabile ciò che non dovrebbe esserlo.

Una città presa a pugni dalle inefficienze, dall'incuria e dalla rassegnazione.

E c'è un altro paradosso.

Mentre cerchiamo di trasformare Napoli in una grande destinazione internazionale, rischiamo perfino di raccontarla attraverso slogan privi di anima.

“Vedi Napoli e poi mangi.”

“Vedi Napoli e poi torni.”

Frasi che vorrebbero raccontare una città intera e che invece rischiano di trasformarla in un prodotto.

Napoli non è un prodotto.

È storia, contraddizione, musica, dolore, bellezza, ironia, strada, memoria e futuro.

Non ha bisogno di essere confezionata.

Ha bisogno di essere raccontata per quello che è.

Con le sue ferite e le sue meraviglie.

Con la sua forza e le sue contraddizioni.

Napoli non deve scegliere tra storia e modernità, tra autenticità e ordine, tra anima popolare e qualità urbana.

Può avere tutto.

Ma deve smettere di raccontarsi che una cosa esclude l'altra.

La storia non può diventare un alibi per non cambiare.

L'autenticità non può diventare una scusa per accettare il degrado.

E la napoletanità non può essere confusa con l'incuria.

Napoli non sarà mai radical chic.

E va bene così.

Il vero rinnovamento non sarà trasformarla in una città che non le appartiene.

Sarà farla crescere senza farle perdere se stessa.

Perché il futuro di Napoli non si costruisce soltanto con le grandi opere.

Si costruisce nella cura quotidiana.

Nelle cose che nessuno inaugura, nessuno fotografa e nessuno trasforma in uno slogan.

Un cestino svuotato.

Un marciapiede pulito.

Una piazza curata.

Una regola rispettata.

Perché una città cresce davvero quando smette di considerare straordinario ciò che dovrebbe essere semplicemente normale.


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