Host Italia - sez. Napoli

Host Italia - sez. Napoli Pagina FB della sez. napoletana dell'associazione Host Italia, a tutela e sprone del settore extra-alberghiero

30/05/2026

Eventi belli!

LA FARSA DELLA RESIDENZIALITÀ A NAPOLI: SE VIETARE L'EXTRALBERGHIERO ARRICCHISCE GLI ALBERGATORI COL DOPPIO LAVORO E FA ...
29/05/2026

LA FARSA DELLA RESIDENZIALITÀ A NAPOLI: SE VIETARE L'EXTRALBERGHIERO ARRICCHISCE GLI ALBERGATORI COL DOPPIO LAVORO E FA ESPLODERE L'ABUSIVISMO

«Fittasi in pieno centro storico, in palazzo signorile, terzo piano con ascensore. Appartamento di 95 mq: soggiorno, cucina, 3 camere da letto con bagno in camera, affaccio sulla Piazza. Canone mensile: 2.000 euro, oltre oneri condominiali e utenze. Si affitta SOLO A NAPOLETANI per difendere la residenzialità del centro storico».

Leggete bene questo annuncio.

Sembra una provocazione surreale, quasi una discriminazione al contrario. Eppure è la conseguenza più logica, spietata e tragicomica dell’ultima crociata ideologica contro l’extralberghiero.

Benvenuti nell’era della caccia alle streghe turistica, dove la toppa rischia di essere molto peggiore del buco.

IL GRANDE CORTOCIRCUITO LOGICO

La narrazione della politica ormai è sempre la stessa:
“Le case vacanza svuotano i centri storici, fanno scappare i residenti e aumentano gli affitti”.

E quindi qual è la soluzione proposta?

Bloccare nuove aperture extralberghiere attraverso varianti urbanistiche e limitazioni amministrative, nella convinzione che, improvvisamente, gli appartamenti torneranno sul mercato a prezzi popolari.

Ma il mondo reale funziona diversamente.

Chi ha investito centinaia di migliaia di euro per acquistare e ristrutturare immobili nel centro storico, creando camere con bagno privato e standard adeguati al turismo internazionale, non trasformerà improvvisamente quelle strutture in case popolari da 500 euro al mese.

Molti immobili resteranno semplicemente sul mercato privato a prezzi altissimi, coerenti col valore reale della zona e con il costo della vita attuale.

Quindi il risultato quale sarebbe?

Turisti in meno.
Residenti popolari comunque assenti.
Affitti ancora fuori portata.
E nel frattempo un’esplosione dell’abusivismo.

Perché quando si impedisce il mercato regolare, cresce inevitabilmente quello irregolare.

IL COLPO MORTALE AL COMMERCIO LOCALE

Chi immagina queste limitazioni sembra ignorare completamente il funzionamento economico reale del centro storico.

Il turista che soggiorna in un b&b o in una casa vacanza vive il quartiere:
mangia nella trattoria sotto casa, compra nei piccoli negozi, prende il caffè al bar d’angolo, acquista prodotti artigianali e utilizza servizi locali.

È economia diffusa.

Bloccare l’extralberghiero significa ridurre drasticamente quel flusso economico che negli ultimi anni ha permesso la sopravvivenza di migliaia di piccole attività commerciali e botteghe storiche.

E senza quel flusso il rischio è evidente:
saracinesche abbassate, locali sfitti e progressiva sostituzione delle attività autentiche con poche grandi catene standardizzate.

IL PARADOSSO DEL BIPOLIO: NERO E HOTEL

La parte più grottesca di tutta questa vicenda è un’altra.

Mentre si criminalizzano piccoli proprietari e gestori extralberghieri regolari, nessuno sembra voler affrontare il vero rischio di queste politiche:
la creazione di un bipolio perfetto tra abusivismo e grandi strutture alberghiere.

Da una parte il nero.
Dall’altra gli hotel.

Nel mezzo, distrutto, tutto quel tessuto di piccoli operatori regolari che oggi rappresenta il turismo diffuso.

Perché quando si rendono sempre più impossibili aperture, autorizzazioni e attività regolari, il mercato non scompare:
si sposta.

Una parte finirà inevitabilmente nell’abusivismo puro:
appartamenti senza controlli, senza CIN, senza tasse, senza sicurezza e senza alcuna tutela.

L’altra parte verrà assorbita dai grandi gruppi alberghieri e dai soggetti economicamente più forti, che avranno sempre più spazio, meno concorrenza e maggiore controllo del mercato turistico.

E qui emerge un’altra enorme contraddizione di cui nessuno parla:
quanti proprietari o gestori di hotel possiedono direttamente o indirettamente anche appartamenti destinati all’extralberghiero?

Il famoso doppio lavoro:
hotel da una parte, appartamenti turistici dall’altra.

Così il piccolo proprietario indipendente rischia di sparire, mentre il mercato si concentra sempre di più.

Il risultato finale?

Meno concorrenza.
Prezzi più alti.
Più abusivismo.
Più concentrazione del turismo nelle mani di pochi.

LA VERA SFIDA CHE LA POLITICA EVITA

Le città non si ripopolano vietando alle persone di utilizzare liberamente le proprie proprietà.

Le città si ripopolano creando lavoro stabile, trasporti efficienti, sicurezza, servizi pubblici funzionanti e vere politiche abitative.

Il resto è propaganda.

L’annuncio “solo ai napoletani” a 2.000 euro al mese rappresenta perfettamente questo fallimento:
una provocazione amara che dimostra come il problema non siano mai stati i turisti, ma l’incapacità della politica di gestire crescita, sviluppo e trasformazioni urbane.

La verità è che non stanno difendendo la residenzialità.

Stanno scegliendo chi deve guadagnare dal turismo.

E il rischio concreto è che Napoli torni indietro:
meno residenti, meno commercio autentico, più abusivismo, più monopoli e un centro storico sempre più caro, omologato e svuotato della sua vera identità.



CIAO BELLALE CALAMITE DEL DEGRADO, I FALSI SOUVENIR E L’ABUSIVISMO CHE VIOLENTANO NapoliPasseggiare oggi tra il centro s...
24/05/2026

CIAO BELLA
LE CALAMITE DEL DEGRADO, I FALSI SOUVENIR E L’ABUSIVISMO CHE VIOLENTANO Napoli

Passeggiare oggi tra il centro storico di Napoli, lungo Spaccanapoli, via Toledo, i Decumani o i Quartieri Spagnoli, significa assistere ad una trasformazione sempre più evidente della città.

Da una parte l’esplosione incontrollata di negozi di calamite, gadget e souvenir seriali.
Dall’altra il proliferare di strutture extralberghiere abusive o quantomeno opache, che operano nel caos più totale, spesso dietro annunci anonimi, controlli inesistenti e codici CIN esibiti come fossero numeri casuali.

E mentre chi lavora seriamente viene sommerso da regolamenti, burocrazia, tasse, SCIA, imposte, Questura, rilevatore turistico, controlli continui e varianti urbane, esiste un sottobosco parallelo che sembra vivere al di fuori di ogni regola.

Oggi il CIN viene sbandierato ovunque come fosse una garanzia assoluta di legalità.
Ma quanti controllano davvero?

Perché ormai molti codici sembrano quasi IBAN bancari: lunghi, incomprensibili, copiati, clonati, inventati o semplicemente esposti senza che nessuno verifichi se corrispondano davvero all’immobile pubblicizzato.

Una giungla.

Ci sono appartamenti pubblicati online senza alcuna trasparenza reale, strutture fantasma, camere improvvisate, annunci duplicati, attività che sfuggono a qualsiasi logica di sicurezza, fiscale o urbanistica.

E nel frattempo il dibattito pubblico continua a puntare il dito quasi esclusivamente contro chi opera regolarmente.

La verità è che il problema non è l’ospitalità turistica in sé.
Il problema è il degrado dell’autenticità.

Lo stesso degrado che vediamo nelle strade invase da negozi tutti uguali, pieni di souvenir industriali e calamite prodotte in massa, che nulla hanno a che vedere con la vera identità napoletana.

Questi negozi non valorizzano la città.
La svuotano.
Violentano la vera arte artigianale napoletana.
Violentano le botteghe storiche.
Violentano chi ancora oggi lavora il presepe, il rame, la terracotta, il legno, la ceramica e la tradizione manuale partenopea.

Ed allo stesso modo l’abusivismo nell’extralberghiero violentano chi paga le tasse, rispetta le regole e investe realmente nell’accoglienza di qualità.

Perché mentre alcuni costruiscono attività serie con sacrifici, altri improvvisano strutture senza controlli, alterando il mercato, abbassando gli standard e contribuendo ad una percezione caotica della città.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Intere strade trasformate in bazar turistici permanenti.
Insegne aggressive.
Espositori ovunque.
Calamite appese come lenzuola.
Souvenir identici venduti in decine di negozi fotocopia.
E un turismo sempre più “mordi e fuggi”, alimentato dall’idea che tutto possa essere consumato velocemente, senza identità e senza qualità.

Eppure Napoli meriterebbe l’esatto contrario.

Meriterebbe tutela vera.
Controlli veri.
Valorizzazione vera.

Perché difendere Napoli non significa soltanto attirare turisti.
Significa impedire che venga lentamente trasformata in una gigantesca scenografia di plastica.

Una città senza autenticità non cresce.
Si vende a pezzi.

E una calamita falsa, così come un abusivismo tollerato, non raccontano Napoli.
La consumano.


IO SONO IO E VOI NON SIETE UN…… La falsa narrazione dell’overtourism e il vero problema abitativo di NapoliCompletate vo...
22/05/2026

IO SONO IO E VOI NON SIETE UN…… La falsa narrazione dell’overtourism e il vero problema abitativo di Napoli

Completate voi la frase.

Perché ormai a Napoli, ma in realtà in tutta Italia, sembra vigere questo principio: chi governa decide, chi investe, chi produce reddito, chi paga tasse e sacrifici, deve soltanto subire.

La delibera del Comune di Napoli del dicembre 2025 e la successiva variante urbanistica vengono giustificate attraverso concetti che, sulla carta, sembrano anche condivisibili: “diritto all’abitare”, “emergenza abitativa”, “difesa del centro storico”, “lotta all’overtourism”.

Belle parole.

Peccato che ancora una volta si sia costruita una narrazione fondata su presupposti profondamente sbagliati.

Partiamo proprio dall’overtourism.

Davvero Napoli sarebbe una città soffocata dal turismo fuori controllo?

NO.

E i numeri sbandierati più volte dal Comune di Napoli non dimostrano affatto questo.

Anzi.

Quei dati partono da sistemi di rilevazione che considerano “presenza turistica” anche il semplice transito di telefoni cellulari provenienti da altri comuni o da altre province, attraverso l’aggancio delle celle telefoniche.

Ma un flusso di mobilità urbana non equivale automaticamente a turismo reale.

Tradotto in termini semplici: se un cittadino di Afragola, Marano, Giugliano o Caserta viene a Napoli per una visita medica, per lavoro, per shopping o semplicemente per trascorrere qualche ora nel centro storico, viene conteggiato nei flussi.

Ma quello non è un turista.

Il turista vero è colui che soggiorna, che pernotta, che occupa un posto letto, che usufruisce realmente dei servizi ricettivi della città.

Ed è qui che emerge un’altra enorme contraddizione: i dati ISTAT riportati dalla Regione Campania raccontano una realtà molto diversa rispetto alla narrazione allarmistica costruita negli ultimi mesi.

Napoli cresce turisticamente, certo. Ma parlare di overtourism significa utilizzare una forzatura politica utile a giustificare provvedimenti restrittivi già decisi a monte.

Perché la verità è un’altra.

Lo svuotamento del centro storico non nasce con i B&B. Non nasce con le locazioni turistiche. Ha radici molto più profonde e molto più lontane.

La totale assenza di servizi. La difficoltà di vivere nel centro cittadino. L’aumento del costo della vita. L’aumento dei prezzi dei beni primari. La mancanza di parcheggi. La viabilità sempre più difficile. L’assenza di politiche sociali concrete. La progressiva perdita di qualità della vita.

Tutto questo ha spinto migliaia di famiglie verso i comuni limitrofi.

Ed è troppo semplice oggi trovare un colpevole comodo: chi, con enormi sacrifici, ha acquistato un immobile e cerca semplicemente di metterlo a reddito.

Cosa ci sarebbe di scandaloso?

Davvero vogliamo criminalizzare il concetto stesso di proprietà privata?

Perché allora bisognerebbe essere contrari anche alle locazioni tradizionali, ai famosi contratti 4+4.

Oppure il problema esiste soltanto quando un piccolo proprietario riesce finalmente a sopravvivere senza dipendere economicamente da qualcuno?

E poi c’è un altro dato che demolisce certa propaganda.

Anche a Napoli la stragrande maggioranza degli sfratti è legata alla morosità, cioè all’incapacità economica di sostenere il canone di locazione mese dopo mese.

Questo significa che il problema reale non è il turismo.

Il problema reale è che sempre più famiglie fanno fatica a sostenere il costo della vita.

E questo perché tutto costa di più: energia, alimenti, tasse, manutenzioni, condominio, mutui, materiali, servizi.

Gli aumenti dei canoni non nascono nel vuoto. Sono direttamente proporzionali all’aumento generale dei costi.

Ma su questo si preferisce tacere.

Così come si preferisce tacere sulla totale assenza di vere politiche relative al diritto dell’abitare.
Edilizia residenziale pubblica insufficiente. Patrimonio comunale spesso inutilizzato o abbandonato. Alloggi indisponibili. Graduatorie infinite.

E se proprio volessimo essere rigorosi fino in fondo, bisognerebbe anche verificare quanti immobili ERP siano realmente occupati dai legittimi assegnatari e quanti invece da soggetti che li occupano abusivamente.

Troppo scomodo?

SI.

Forse si rischierebbe davvero di scoperchiare il vaso di Pandora.

La realtà è che si è scelta una categoria da colpire perché più facile da attaccare: i piccoli proprietari, le famiglie, chi affitta una stanza, chi prova a costruirsi una rendita lecita pagando tasse, cedolare secca, utenze, manutenzioni e continui adempimenti burocratici.

Nel frattempo, però, i problemi veri restano tutti lì.

E allora sì, alla fine sembra davvero di vivere nel paese del:
“IO SONO IO E VOI NON SIETE UN……”

Completate voi la frase.




Auguri a tutte le mamme del mondo e soprattutto a tutte le mamme del nostro magnifico gruppo Host Italia - sez. Napoli i...
10/05/2026

Auguri a tutte le mamme del mondo e soprattutto a tutte le mamme del nostro magnifico gruppo Host Italia - sez. Napoli instancabili e sempre sorridenti, perché a volte "ce vò 'a pacienza 'e Giobbe"🤣🤣🤣🤣🤣🤣



COMUNICAZIONE IMPORTANTE : VISITA PASTORALE DEL SANTO PADREIn occasione della visita pastorale di Papa Leone XIV, previs...
04/05/2026

COMUNICAZIONE IMPORTANTE : VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE

In occasione della visita pastorale di Papa Leone XIV, prevista per venerdì 8 maggio, il Comune di Napoli ha disposto un piano traffico temporaneo per garantire la sicurezza e il regolare svolgimento dell’evento.

Dalle ore 9:00 e fino a cessate esigenze sarà in vigore il divieto di transito lungo i percorsi interessati dal passaggio del Santo Padre e nelle relative traverse.

Il Santo Padre arriverà in elicottero alla Rotonda Diaz, per poi dirigersi verso il Duomo di Napoli per la celebrazione della Santa Messa e successivamente in Piazza del Plebiscito per l’incontro con i fedeli.

Percorso di andata: Rotonda Diaz, via Caracciolo, piazza Vittoria, via Arcoleo, via Chiatamone, via Lucilio, via Nazario Sauro, via Acton, piazza Municipio, via Depretis, piazza Bovio, corso Umberto I, via Seggio del Popolo, via dei Cimbri, via Duomo.

Percorso di ritorno: via Duomo, corso Umberto I, via Depretis, via Vittorio Emanuele III, via San Carlo, piazza Trieste e Trento, Piazza del Plebiscito, via Cesario Console, via Nazario Sauro, rientro verso Rotonda Diaz.

Ulteriori strade interessate: via Donnaregina, largo Donnaregina, via Santi Apostoli, via Giardini del Molosiglio, via Riccardo Filangieri di Candida Gonzaga, viale Anton Dohrn.

Si invitano tutti gli operatori dell’ospitalità extralberghiera a informare preventivamente i propri ospiti, a programmare con anticipo gli spostamenti e a considerare possibili rallentamenti nelle operazioni di check-in, check-out e transfer.



Insieme ai può fare!
04/05/2026

Insieme ai può fare!

🟠 𝗦𝗶𝗰𝗶𝗹𝗶𝗮 | 𝗩𝗶𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗹’𝗲𝘅𝘁𝗿𝗮𝗹𝗯𝗲𝗿𝗴𝗵𝗶𝗲𝗿𝗼

📄 Il TAR Sicilia, con sentenza del 4 maggio, accoglie il ricorso della Federazione FARE, patrocinato dall’avvocato Mikaela Hillerstrom.

Annullate dodici disposizioni del decreto assessoriale n. 2104/2025 che imponevano nuovi e gravosi obblighi alle strutture extralberghiere.

Il Tribunale ha riconosciuto che le norme impugnate introducevano oneri economicamente sproporzionati e non necessari, di fatto imponendo standard alberghieri incompatibili con la natura familiare e di piccola dimensione dell’ospitalità diffusa.

👉 Stop quindi a obblighi come materassi ignifughi, defibrillatori per B&B e affittacamere, vincoli rigidi sui posti letto, requisiti linguistici per il personale, televisori di dimensioni minime, documentazioni condominiali invasive e servizi comuni separati per sesso e disabili negli spazi condivisi.

Una pronuncia che segna uno spartiacque.

L’amministrazione non può livellare verso l’alto l’extralberghiero snaturandolo. Il turista che sceglie queste strutture cerca un’offerta diversa dall’hotel, e la legge deve riconoscerne la specificità.

FARE continuerà a tutelare i piccoli proprietari e i gestori che operano nel rispetto delle regole.

Uniti, si può FARE 🏡


Extralberga Palermo Associaz. strutture Extralberghiere e Locazioni Turistiche - Capo d'Orlando Associazione strutture turistiche - Marsala Associazione TaoXenia Cefalù Extralberghieri

A Napoli, il 4 maggio (in napoletano 'o quatt' 'e maggio) è storicamente il giorno dedicato ai traslochi e agli sfratti....
04/05/2026

A Napoli, il 4 maggio (in napoletano 'o quatt' 'e maggio) è storicamente il giorno dedicato ai traslochi e agli sfratti. La tradizione risale al 1611, quando il viceré spagnolo stabilì questa data unica per cambiare casa, creando un enorme trambusto in città. Oggi l'espressione indica disordine, confusione o un grande cambiamento.Significato e origini:Origine Storica: Nel 1611, il viceré Pedro Fernández de Castro stabilì che tutti i contratti di affitto dovevano scadere il 4 maggio, creando una singola giornata di "follia" organizzata per evitare il caos continuo dei traslochi in città.Significato Popolare: La data era famosa per il viavai di carretti pieni di mobili per le strade, definita come una vera e propria giornata di "ammuina" (confusione).Modi di dire:"Fà 'o quatt' 'e maggio": Significa traslocare, ma anche mettere a soqquadro una casa."Mo succede 'o quatt' 'e maggio": Si usa quando si prevede un gran caos o un "finimondo"."Dà 'o quatt' 'e maggio": Significa dare lo sfratto o lasciare bruscamente qualcuno.Anche se oggi la norma non è più in vigore, la frase resta profondamente radicata nel folclore partenopeo per indicare disordine o un grande cambiamento.

Caro Host, e sei interessata a contenuti da raccontare ai tuoi ospiti, condividi questo post e continua a seguirci. Il nostro Gabriele Di Grezia conosce aneddoti e storie della vera Napoli, quella che non si dimentica e ti fa desiderare si tornare!




Leggendo il comunicato del Comitato Vivibilità Cittadina emerge ancora una volta un’impostazione ricorrente: la tendenza...
03/05/2026

Leggendo il comunicato del Comitato Vivibilità Cittadina emerge ancora una volta un’impostazione ricorrente: la tendenza a individuare in turismo, accoglienza e attività economiche il principale bersaglio dei problemi della città.

Ma Napoli non vive le sue difficoltà per la presenza di B&B, ristoranti, bar o attività turistiche.

Le criticità nascono altrove: anni di scarsa programmazione, controlli insufficienti, servizi inadeguati e gestione debole del territorio.

È troppo facile ridurre tutto a una responsabilità del lavoro e di chi investe.

Oggi migliaia di persone vivono grazie al turismo: proprietari, dipendenti, famiglie, piccoli imprenditori, lavoratori dell’accoglienza, della ristorazione e del commercio. Persone che investono, pagano tasse e contribuiscono in modo concreto all’economia cittadina.

La vivibilità è un tema reale e va tutelata, ma non può trasformarsi nel pretesto per criminalizzare un intero settore produttivo.

Il nodo vero è un altro: Napoli è cresciuta rapidamente, senza che a questa crescita si accompagnassero un adeguato rafforzamento dei servizi pubblici, della mobilità, dei controlli e della presenza istituzionale sul territorio.

Le richieste di intervento alla polizia municipale spesso restano senza riscontro. Intere aree vengono occupate quotidianamente da motorini e situazioni di disordine diffuso, talvolta persino in prossimità di presìdi delle forze dell’ordine, senza interventi risolutivi.

Il problema, quindi, non è il turismo.

È l’assenza di una gestione all’altezza, di regole applicate e di una presenza concreta ed efficace dello Stato e dell’amministrazione.

Napoli non ha bisogno di contrapposizioni ideologiche tra residenti e operatori economici.

Ha bisogno di equilibrio e regole chiare.




LA CITTÀ CHE VORREILa città che vorrei non è una vetrina senz’anima, buona solo per essere raccontata attraverso stereot...
30/04/2026

LA CITTÀ CHE VORREI
La città che vorrei non è una vetrina senz’anima, buona solo per essere raccontata attraverso stereotipi consumati. Ma non è nemmeno una narrazione perennemente arrabbiata, che descrive Napoli come un luogo immobile.

La città che vorrei è una città reale. Dove l’immagine non è un trucco pubblicitario, ma il riflesso di ciò che accade ogni giorno.

Vorrei una città proiettata nel futuro. Ma il futuro non si costruisce cancellando le proprie radici: si usa la propria storia come energia per inventarlo. Napoli ha un patrimonio culturale unico, ed è da lì che deve evolversi per dettare i tempi della contemporaneità invece di inseguirli. Perché se non guidiamo il cambiamento, finiremo per esserne colonizzati, restando cristallizzati in un folklore che non ci appartiene più.

Si parla spesso di partecipazione, ma la partecipazione non può essere uno slogan: deve diventare corresponsabilità. Significa che cittadini e amministrazione devono sentirsi parte di un unico impegno per la cura del bene comune. Quando si citano casi complessi come Bagnoli o lo Stadio Diego Armando Maradona, governare significa assumersi la responsabilità di scegliere, non limitarsi a evocare soluzioni.

La città che vorrei non demonizza la propria economia. Turismo e accoglienza non sono il problema, ma parte della risposta. Il punto è governarli con equilibrio: non esiste conflitto tra turismo e diritti, se l’accoglienza diventa lo strumento per alzare la qualità della vita di chi resta. Una città che funziona meglio per i suoi abitanti è, per definizione, una città che accoglie meglio il mondo.

La sfida è tenere insieme tutto: l’identità che ci protegge e l’innovazione che ci libera.

La città che vorrei non ha bisogno di essere raccontata per quello che dovrebbe essere. Ha bisogno di essere costruita, giorno dopo giorno, per quello che può diventare. Lo dobbiamo a tutti. A noi. E ai nostri figli.



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