23/11/2024
In occasione dell’affissione dei meravigliosi, nuovissimi quadri che ritraggono l’iconico complesso Somma-Vesuvio, DIMORA ANGIOINA presesnta: il Vesuvio, la storia.
Il Vesuvio, l’emblematico gioiello napoletano incastonato nell’orizzonte dei più bei tramonti partenopei, è un vulcano attivo appartenente alla famiglia degli stratovulcani – riconoscibili dalla classica forma conica – e si configura come uno dei più pericolosi al mondo. Quando parliamo di questo gigante dormiente di 1186 metri, sarebbe più corretto riferirci ad esso come complesso Somma-Vesuvio siccome in orgine (più di 25 mila anni fa) c’era solo il Monte Somma, inglobato eruzione dopo eruzione dal vulcano, assumendo finalmente la forma nota. Oggetto di speculazione è il nome, il quale deriverebbe da “vasu”, fuoco in sanscrito, oppure da “vescia”, scintilla o favilla. La prima attestazione scritta che abbiamo del vulcano figura nelle Georgiche di Virgilio, dove viene impiegato il nome “Vesevo”, ricalcato successivamente anche da Giacomo Leopardi nella “Ginestra”. Le eruzioni del Vesuvio più famose sono quattro, ma quella del 79 d.C. è passata alla storia. Grazie alle preziose testimonianze dell’erudito Plinio il Giovane contenute in due lettere indirizzate al senatore Tacito, è stato possibile ricostruire gli accadimenti.
A quei tempi il Vesuvio era considerato un vulcano spento e i dintorni come le sue pendici erano densamente popolate. L’eruzione infatti fu un evento imprevisto, che tra sciami sismici e attività eruttiva si protrasse per ben due giorni: dopo che le città circostanti furono coperte da un pesante tappeto di cenere e pomici, la colonna eruttiva – si calcola un’altezza compresa tra i 15 e i 20 chilometri - collassò, e le nubi ardenti che ne derivarono rasero al suolo Pompei, Ercolano e Stabia.