11/07/2024
"A Napoli stavo uscendo da un portone e avevo studiato il mio percorso: attraversando verso sinistra, trovavo un angolo e lì c'era la palestra. Chiamavo una ragazza, Rosalba, e le dicevo: "Sto per scendere, fatti trovare fuori". Appena uscita sentii il portiere che disse: "Maronna Annalì, addò vaje?". E io: "Non vi preoccupate, faccio da sola, devo andare in palestra". E lui: "Ma no, che staje dicenno sora mia (sorella mia, ndr) ti accompagno io, devo andare proprio là". A quel punto gli dissi: "Ma scusi, lei fa palestra?". Ridendo, mi rispose: "No, no, là c'è il mio fruttivendolo". E parlando parlando già eravamo arrivati sul posto.
Ma questo valeva con tutti, macellaio, salumiere ecc. ecc. Ovunque andassi c'era qualcuno che mi aiutava con le stesse modalità e riuscivo a fare tutto. Quando rientravo a casa, il mio ex marito mi chiedeva: "Chi ti ha aiutato a fare la spesa?". E io: "Tutti"
Sono una persona molto solare, molto caliente, che sa improvvisare e che ama il disagio, che lo vede come una opportunità. Sono una persona che dà tutto quello che uno non si aspetta e che dagli aspetti negativi trae quelli migliori, quelli positivi. Ed è per questo che mi piace Napoli, perché nasce con questo DNA, nasce codificata così. A Napoli mi sono sentita più autonoma. Ditemi come si fa a non avvertire questo modo di essere dei napoletani".
Annalisa Minetti