Residenza Paradiso An.Va.

Residenza Paradiso An.Va. Nel cuore di Napoli, a 400 metri dalla fermata metro di Materdei, si trova la nostra casa vacanze. La casa può ospitare 6 persone. An. Va.

La Residenza Paradiso è situata all'interno di un tranquillo condominio, con affaccio su verdeggianti giardini. In lontananza svetta la cupola della Basilica dell'Incoronata Madre del Buon Consiglio a Capodimonte. A pochi metri si può ammirare il Santuario Diocesano Sacro Cuore di Caterina Volpicelli. Ideale per famiglie, ma anche per coppie che vogliono trascorrere in totale autonomia la propria

vacanza. Arredata con semplicità per rendere il vostro soggiorno confortevole, si compone di:
- Camera matrimoniale di circa 30 mq con possibilità di ulteriori 2 posti letto e culla;
- Camera con letto ad una piazza e mezzo;
- Spaziosa cucina abitabile;
- Soggiorno;
- Bagno con doccia;
- Terrazzo con veranda. Portate con voi il minimo indispensabile! Accessori presenti: pentolame, piatti, bicchieri, tazze, posate, biancheria completa per la casa (lenzuola, asciugamani, tovagliette), asciugacapelli, asse e ferro da stiro, lavatrice, radio, WiFi, riscaldamento autonomo. La posizione della Residenza Paradiso vi permette di raggiungere in poco tempo ogni angolo della città. A 5 minuti a piedi troverete la Stazione di Materdei (metro Linea 1). Se volete invece godervi una rigenerante passeggiata, in soli 15 minuti potete raggiungere sia la collina del Vomero che il centro storico. A pochi passi, inoltre, la fermata dell’autobus: con la Linea C16 si può raggiungere il lungomare, percorrendo il panoramico corso Vittorio Emanuele. Nelle immediate vicinanze troverete tutti i servizi di prima necessità: negozi di generi alimentari, tabacchi, bar, pasticceria, merceria, farmacia, minimarket, edicola, ferramenta, cartoleria, parrucchieri, centro estetico…
Vi garantiamo tutto il nostro impegno per farvi trascorrere un indimenticabile soggiorno, augurandoci di avervi presto nostri ospiti.

29/05/2026

LA FARSA DELLA RESIDENZIALITÀ A NAPOLI: SE VIETARE L'EXTRALBERGHIERO ARRICCHISCE GLI ALBERGATORI COL DOPPIO LAVORO E FA ESPLODERE L'ABUSIVISMO

«Fittasi in pieno centro storico, in palazzo signorile, terzo piano con ascensore. Appartamento di 95 mq: soggiorno, cucina, 3 camere da letto con bagno in camera, affaccio sulla Piazza. Canone mensile: 2.000 euro, oltre oneri condominiali e utenze. Si affitta SOLO A NAPOLETANI per difendere la residenzialità del centro storico».

Leggete bene questo annuncio.

Sembra una provocazione surreale, quasi una discriminazione al contrario. Eppure è la conseguenza più logica, spietata e tragicomica dell’ultima crociata ideologica contro l’extralberghiero.

Benvenuti nell’era della caccia alle streghe turistica, dove la toppa rischia di essere molto peggiore del buco.

IL GRANDE CORTOCIRCUITO LOGICO

La narrazione della politica ormai è sempre la stessa:
“Le case vacanza svuotano i centri storici, fanno scappare i residenti e aumentano gli affitti”.

E quindi qual è la soluzione proposta?

Bloccare nuove aperture extralberghiere attraverso varianti urbanistiche e limitazioni amministrative, nella convinzione che, improvvisamente, gli appartamenti torneranno sul mercato a prezzi popolari.

Ma il mondo reale funziona diversamente.

Chi ha investito centinaia di migliaia di euro per acquistare e ristrutturare immobili nel centro storico, creando camere con bagno privato e standard adeguati al turismo internazionale, non trasformerà improvvisamente quelle strutture in case popolari da 500 euro al mese.

Molti immobili resteranno semplicemente sul mercato privato a prezzi altissimi, coerenti col valore reale della zona e con il costo della vita attuale.

Quindi il risultato quale sarebbe?

Turisti in meno.
Residenti popolari comunque assenti.
Affitti ancora fuori portata.
E nel frattempo un’esplosione dell’abusivismo.

Perché quando si impedisce il mercato regolare, cresce inevitabilmente quello irregolare.

IL COLPO MORTALE AL COMMERCIO LOCALE

Chi immagina queste limitazioni sembra ignorare completamente il funzionamento economico reale del centro storico.

Il turista che soggiorna in un b&b o in una casa vacanza vive il quartiere:
mangia nella trattoria sotto casa, compra nei piccoli negozi, prende il caffè al bar d’angolo, acquista prodotti artigianali e utilizza servizi locali.

È economia diffusa.

Bloccare l’extralberghiero significa ridurre drasticamente quel flusso economico che negli ultimi anni ha permesso la sopravvivenza di migliaia di piccole attività commerciali e botteghe storiche.

E senza quel flusso il rischio è evidente:
saracinesche abbassate, locali sfitti e progressiva sostituzione delle attività autentiche con poche grandi catene standardizzate.

IL PARADOSSO DEL BIPOLIO: NERO E HOTEL

La parte più grottesca di tutta questa vicenda è un’altra.

Mentre si criminalizzano piccoli proprietari e gestori extralberghieri regolari, nessuno sembra voler affrontare il vero rischio di queste politiche:
la creazione di un bipolio perfetto tra abusivismo e grandi strutture alberghiere.

Da una parte il nero.
Dall’altra gli hotel.

Nel mezzo, distrutto, tutto quel tessuto di piccoli operatori regolari che oggi rappresenta il turismo diffuso.

Perché quando si rendono sempre più impossibili aperture, autorizzazioni e attività regolari, il mercato non scompare:
si sposta.

Una parte finirà inevitabilmente nell’abusivismo puro:
appartamenti senza controlli, senza CIN, senza tasse, senza sicurezza e senza alcuna tutela.

L’altra parte verrà assorbita dai grandi gruppi alberghieri e dai soggetti economicamente più forti, che avranno sempre più spazio, meno concorrenza e maggiore controllo del mercato turistico.

E qui emerge un’altra enorme contraddizione di cui nessuno parla:
quanti proprietari o gestori di hotel possiedono direttamente o indirettamente anche appartamenti destinati all’extralberghiero?

Il famoso doppio lavoro:
hotel da una parte, appartamenti turistici dall’altra.

Così il piccolo proprietario indipendente rischia di sparire, mentre il mercato si concentra sempre di più.

Il risultato finale?

Meno concorrenza.
Prezzi più alti.
Più abusivismo.
Più concentrazione del turismo nelle mani di pochi.

LA VERA SFIDA CHE LA POLITICA EVITA

Le città non si ripopolano vietando alle persone di utilizzare liberamente le proprie proprietà.

Le città si ripopolano creando lavoro stabile, trasporti efficienti, sicurezza, servizi pubblici funzionanti e vere politiche abitative.

Il resto è propaganda.

L’annuncio “solo ai napoletani” a 2.000 euro al mese rappresenta perfettamente questo fallimento:
una provocazione amara che dimostra come il problema non siano mai stati i turisti, ma l’incapacità della politica di gestire crescita, sviluppo e trasformazioni urbane.

La verità è che non stanno difendendo la residenzialità.

Stanno scegliendo chi deve guadagnare dal turismo.

E il rischio concreto è che Napoli torni indietro:
meno residenti, meno commercio autentico, più abusivismo, più monopoli e un centro storico sempre più caro, omologato e svuotato della sua vera identità.



03/05/2026

Leggendo il comunicato del Comitato Vivibilità Cittadina emerge ancora una volta un’impostazione ricorrente: la tendenza a individuare in turismo, accoglienza e attività economiche il principale bersaglio dei problemi della città.

Ma Napoli non vive le sue difficoltà per la presenza di B&B, ristoranti, bar o attività turistiche.

Le criticità nascono altrove: anni di scarsa programmazione, controlli insufficienti, servizi inadeguati e gestione debole del territorio.

È troppo facile ridurre tutto a una responsabilità del lavoro e di chi investe.

Oggi migliaia di persone vivono grazie al turismo: proprietari, dipendenti, famiglie, piccoli imprenditori, lavoratori dell’accoglienza, della ristorazione e del commercio. Persone che investono, pagano tasse e contribuiscono in modo concreto all’economia cittadina.

La vivibilità è un tema reale e va tutelata, ma non può trasformarsi nel pretesto per criminalizzare un intero settore produttivo.

Il nodo vero è un altro: Napoli è cresciuta rapidamente, senza che a questa crescita si accompagnassero un adeguato rafforzamento dei servizi pubblici, della mobilità, dei controlli e della presenza istituzionale sul territorio.

Le richieste di intervento alla polizia municipale spesso restano senza riscontro. Intere aree vengono occupate quotidianamente da motorini e situazioni di disordine diffuso, talvolta persino in prossimità di presìdi delle forze dell’ordine, senza interventi risolutivi.

Il problema, quindi, non è il turismo.

È l’assenza di una gestione all’altezza, di regole applicate e di una presenza concreta ed efficace dello Stato e dell’amministrazione.

Napoli non ha bisogno di contrapposizioni ideologiche tra residenti e operatori economici.

Ha bisogno di equilibrio e regole chiare.




02/05/2026

LA CITTÀ CHE VORREI
La città che vorrei non è una vetrina senz’anima, buona solo per essere raccontata attraverso stereotipi consumati. Ma non è nemmeno una narrazione perennemente arrabbiata, che descrive Napoli come un luogo immobile.

La città che vorrei è una città reale. Dove l’immagine non è un trucco pubblicitario, ma il riflesso di ciò che accade ogni giorno.

Vorrei una città proiettata nel futuro. Ma il futuro non si costruisce cancellando le proprie radici: si usa la propria storia come energia per inventarlo. Napoli ha un patrimonio culturale unico, ed è da lì che deve evolversi per dettare i tempi della contemporaneità invece di inseguirli. Perché se non guidiamo il cambiamento, finiremo per esserne colonizzati, restando cristallizzati in un folklore che non ci appartiene più.

Si parla spesso di partecipazione, ma la partecipazione non può essere uno slogan: deve diventare corresponsabilità. Significa che cittadini e amministrazione devono sentirsi parte di un unico impegno per la cura del bene comune. Quando si citano casi complessi come Bagnoli o lo Stadio Diego Armando Maradona, governare significa assumersi la responsabilità di scegliere, non limitarsi a evocare soluzioni.

La città che vorrei non demonizza la propria economia. Turismo e accoglienza non sono il problema, ma parte della risposta. Il punto è governarli con equilibrio: non esiste conflitto tra turismo e diritti, se l’accoglienza diventa lo strumento per alzare la qualità della vita di chi resta. Una città che funziona meglio per i suoi abitanti è, per definizione, una città che accoglie meglio il mondo.

La sfida è tenere insieme tutto: l’identità che ci protegge e l’innovazione che ci libera.

La città che vorrei non ha bisogno di essere raccontata per quello che dovrebbe essere. Ha bisogno di essere costruita, giorno dopo giorno, per quello che può diventare. Lo dobbiamo a tutti. A noi. E ai nostri figli.



23/04/2026
21/04/2026

IL CROLLO DEL CASTELLO DI CARTA
C’è una narrazione che a Napoli ha attecchito più della realtà: quella dell’overtourism, dell’invasione, della città travolta da numeri fuori controllo. Una narrazione utile e comoda. Ma quando si passa dai racconti ai dati, quel castello… crolla.

Procediamo con ordine e partiamo dai numeri ufficiali.

Da una parte, il Comune con i suoi 13,9 milioni di “presenze” turistiche nel 2024. Dall’altra, la Regione Campania, in linea con Istat, riporta circa 3,5 milioni di presenze effettive.

Non è una differenza: è un abisso. Ma soprattutto, è il risultato di due metodologie non comparabili.

Quei 13,9 milioni non rappresentano turisti in senso statistico, bensì una stima basata su celle telefoniche, che include chi attraversa la città, vi sosta per poche ore o è semplicemente di passaggio. Tutto viene ricondotto a “presenza”.

La Regione, invece, utilizza il dato dei pernottamenti registrati nelle strutture ricettive: un indicatore ufficiale, tracciato e direttamente collegato all’impatto economico reale.

E allora la domanda è inevitabile: su quale base si costruiscono politiche e restrizioni? Se il presupposto è metodologicamente distorto, anche le conclusioni rischiano di esserlo.

Napoli resta prima in Campania, ma con numeri del tutto ordinari, lontani dai grandi poli europei, tanto da essere classificata a “ordinaria valenza turistica”. Altro che overtourism.

Ciò posto, analizziamo un secondo punto, altrettanto rilevante e strettamente connesso al tema abitativo.

L’84% degli sfratti a Napoli avviene per morosità.

Non per turismo, non per B&B, non per locazioni brevi, ma per una ragione molto più semplice e concreta: l’incapacità degli inquilini di sostenere il canone di locazione.

Questo dato non dimostra solo cosa accade, ma anche cosa non emerge: nei dati disponibili non si evidenzia alcuna correlazione diretta tra diffusione dell’extralberghiero e incremento degli sfratti.

Gli sfratti sono un problema economico e sociale. Non turistico.

E allora perché si continua a raccontare altro?

Perché è più semplice individuare un capro espiatorio, colpire un settore visibile e costruire emergenze percepite, piuttosto che affrontare problemi strutturali.

Il risultato è evidente: decisioni rilevanti costruite su basi fragili e una percezione pubblica distorta. Il turismo a Napoli esiste, ma non è fuori controllo. Gli sfratti esistono, ma non sono generati dal turismo.

Qui cade il castello di carta.

E con esso cade anche una parte della narrazione portata avanti da alcune associazioni del cosiddetto “diritto all’abitare”, che hanno contribuito a semplificare un tema complesso, indirizzando il disagio verso un bersaglio specifico.

Non una lettura sistemica del problema abitativo, ma una rappresentazione riduttiva, funzionale a una contrapposizione. Il risultato è un dibattito alterato, pressione politica su presupposti discutibili e scelte che rischiano di non incidere sulle reali cause del problema.

A questo punto, la domanda è inevitabile: alla luce di questi elementi, la variante urbanistica ha ancora senso? No.

Non ha senso limitare nuove aperture extralberghiere e locazioni turistiche sulla base di un’emergenza che, nei dati, non trova riscontro. Non ha senso imporre rigide percentuali tra residenza e uso turistico in assenza di evidenze strutturate.

Il rischio concreto è un altro: comprimere il mercato e generare effetti economici negativi, tra cui la svalutazione degli immobili.

Ora serve responsabilità.

Riconoscere eventuali errori di impostazione e ricalibrare gli interventi. Regione e Comune lavorino a un vero piano casa: il problema abitativo esiste, ma richiede strumenti adeguati e analisi corrette.

Costruire politiche su percezioni distorte non risolve i problemi. Li sposta.





04/04/2026

Dal 14 al 19 aprile 2026. L'evento sarà presentato venerdì 3 aprile alle ore 10:30 nella Sala del Consiglio Comunale (via Verdi n. 35) Napoli capitale del gusto, arriva “ConGelato”. Il gelato artigianale diventa itinerario turistico Dopo le tappe di Milano, Torino, Padova e Lecce, arriva anche...

03/04/2026
01/04/2026

Se ci segui e apprezzi quello che facciamo per il settore extralberghiero adesso è il momento giusto per entrare a far parte della famiglia Host Italia. Dal 1 aprile 2026 inizia l'anno associativo che finirà il 31 marzo 2027.
Associarsi è facile, segui il link e iscriviti https://hostitalia.org/associazione/
Ti aspetta un mondo di servizi e di aggiornamenti sul settore oltre a formazione tutto l'anno. Qui a Napoli troverai una delegazione molto attiva e intraprendente! Siamo sulla bocca di tanti e ogni giorno sempre più partner ci scelgono per rendere la nostra città turisticamente più attraente e vivibile anche per noi, che qui, abbiamo scelto di restare!

Ti aspettiamo!




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