29/05/2026
LA FARSA DELLA RESIDENZIALITÀ A NAPOLI: SE VIETARE L'EXTRALBERGHIERO ARRICCHISCE GLI ALBERGATORI COL DOPPIO LAVORO E FA ESPLODERE L'ABUSIVISMO
«Fittasi in pieno centro storico, in palazzo signorile, terzo piano con ascensore. Appartamento di 95 mq: soggiorno, cucina, 3 camere da letto con bagno in camera, affaccio sulla Piazza. Canone mensile: 2.000 euro, oltre oneri condominiali e utenze. Si affitta SOLO A NAPOLETANI per difendere la residenzialità del centro storico».
Leggete bene questo annuncio.
Sembra una provocazione surreale, quasi una discriminazione al contrario. Eppure è la conseguenza più logica, spietata e tragicomica dell’ultima crociata ideologica contro l’extralberghiero.
Benvenuti nell’era della caccia alle streghe turistica, dove la toppa rischia di essere molto peggiore del buco.
IL GRANDE CORTOCIRCUITO LOGICO
La narrazione della politica ormai è sempre la stessa:
“Le case vacanza svuotano i centri storici, fanno scappare i residenti e aumentano gli affitti”.
E quindi qual è la soluzione proposta?
Bloccare nuove aperture extralberghiere attraverso varianti urbanistiche e limitazioni amministrative, nella convinzione che, improvvisamente, gli appartamenti torneranno sul mercato a prezzi popolari.
Ma il mondo reale funziona diversamente.
Chi ha investito centinaia di migliaia di euro per acquistare e ristrutturare immobili nel centro storico, creando camere con bagno privato e standard adeguati al turismo internazionale, non trasformerà improvvisamente quelle strutture in case popolari da 500 euro al mese.
Molti immobili resteranno semplicemente sul mercato privato a prezzi altissimi, coerenti col valore reale della zona e con il costo della vita attuale.
Quindi il risultato quale sarebbe?
Turisti in meno.
Residenti popolari comunque assenti.
Affitti ancora fuori portata.
E nel frattempo un’esplosione dell’abusivismo.
Perché quando si impedisce il mercato regolare, cresce inevitabilmente quello irregolare.
IL COLPO MORTALE AL COMMERCIO LOCALE
Chi immagina queste limitazioni sembra ignorare completamente il funzionamento economico reale del centro storico.
Il turista che soggiorna in un b&b o in una casa vacanza vive il quartiere:
mangia nella trattoria sotto casa, compra nei piccoli negozi, prende il caffè al bar d’angolo, acquista prodotti artigianali e utilizza servizi locali.
È economia diffusa.
Bloccare l’extralberghiero significa ridurre drasticamente quel flusso economico che negli ultimi anni ha permesso la sopravvivenza di migliaia di piccole attività commerciali e botteghe storiche.
E senza quel flusso il rischio è evidente:
saracinesche abbassate, locali sfitti e progressiva sostituzione delle attività autentiche con poche grandi catene standardizzate.
IL PARADOSSO DEL BIPOLIO: NERO E HOTEL
La parte più grottesca di tutta questa vicenda è un’altra.
Mentre si criminalizzano piccoli proprietari e gestori extralberghieri regolari, nessuno sembra voler affrontare il vero rischio di queste politiche:
la creazione di un bipolio perfetto tra abusivismo e grandi strutture alberghiere.
Da una parte il nero.
Dall’altra gli hotel.
Nel mezzo, distrutto, tutto quel tessuto di piccoli operatori regolari che oggi rappresenta il turismo diffuso.
Perché quando si rendono sempre più impossibili aperture, autorizzazioni e attività regolari, il mercato non scompare:
si sposta.
Una parte finirà inevitabilmente nell’abusivismo puro:
appartamenti senza controlli, senza CIN, senza tasse, senza sicurezza e senza alcuna tutela.
L’altra parte verrà assorbita dai grandi gruppi alberghieri e dai soggetti economicamente più forti, che avranno sempre più spazio, meno concorrenza e maggiore controllo del mercato turistico.
E qui emerge un’altra enorme contraddizione di cui nessuno parla:
quanti proprietari o gestori di hotel possiedono direttamente o indirettamente anche appartamenti destinati all’extralberghiero?
Il famoso doppio lavoro:
hotel da una parte, appartamenti turistici dall’altra.
Così il piccolo proprietario indipendente rischia di sparire, mentre il mercato si concentra sempre di più.
Il risultato finale?
Meno concorrenza.
Prezzi più alti.
Più abusivismo.
Più concentrazione del turismo nelle mani di pochi.
LA VERA SFIDA CHE LA POLITICA EVITA
Le città non si ripopolano vietando alle persone di utilizzare liberamente le proprie proprietà.
Le città si ripopolano creando lavoro stabile, trasporti efficienti, sicurezza, servizi pubblici funzionanti e vere politiche abitative.
Il resto è propaganda.
L’annuncio “solo ai napoletani” a 2.000 euro al mese rappresenta perfettamente questo fallimento:
una provocazione amara che dimostra come il problema non siano mai stati i turisti, ma l’incapacità della politica di gestire crescita, sviluppo e trasformazioni urbane.
La verità è che non stanno difendendo la residenzialità.
Stanno scegliendo chi deve guadagnare dal turismo.
E il rischio concreto è che Napoli torni indietro:
meno residenti, meno commercio autentico, più abusivismo, più monopoli e un centro storico sempre più caro, omologato e svuotato della sua vera identità.