11/04/2026
Pensiero di una cugina acquisita:
Forse Tu, Tarcisio — ma forse non solo tu — ti starai domandando perché io, proprio io, ho deciso di parlare al tuo funerale.
E allora adesso cerco di spiegartelo.
Sono arrivata a 42 anni convinta che la montagna mi facesse schifo. Io, attratta dalle metropoli, dai viaggi lontani, dal rumore e dalle luci.
Poi è arrivato il Gradi, il tuo Luca, che un giorno mi ha proposto di salire a Bresciadiga. Ho cercato un po’ su internet… e quello che ho visto mi è sembrato strano, quasi spaventoso. Non era il mio mondo.
E poi ho visto lui prepararsi. I vestiti, lo zaino, ogni gesto. Sembrava che si stesse vestendo della sua vera natura.
Io invece mi sentivo fuori posto già prima di partire.
Dopo un’ora di cammino l’ho maledetto.
E poi, come in una scena surreale, sono stata caricata e salvata dal passaggio in quad della Marisa.
E lì ho capito che stavo entrando in un altro mondo.
Siamo arrivati in quello spiazzo meraviglioso.
Tu mi hai visto scendere dal quad. Mi hai guardata un attimo, con fare sospetto… e poi hai detto:
“Questa chi la ma pias giamò.”
E lì mi hai accolta.
Io che vi guardavo fare cose strane. Io che mi sentivo così distante da tutto quello.
E invece, in un attimo, mi sono sentita a casa.
Le sere a tavola con te.
I racconti, le risate, i silenzi pieni.
I discorsi seri e quelli assurdi.
Mi hai insegnato cosa vuol dire amare un posto.
Amare quello che si fa.
Avere rispetto.
Avere disciplina.
Certo… a modo tuo.
Come quando ci mettevi in castigo, senza minestrone, fingendo che fosse finito… solo perché eravamo arrivati dieci minuti in ritardo.
E in quel gesto c’era tutto: severità, ironia, e una lezione che non si dimentica.
Ho ascoltato racconti che non avrei mai potuto sentire altrove.
Ti ho visto accogliere persone a orari improbabili — come l’uomo dei ghiacciai.
Ti ho visto osservare con sospetto quello un po’ strambo arrivato da Andorra…
E poi, quando è andato a dormire, dire:
“L’avrà mangià a sé quel patoia!”
Ti ho visto felice.
Ti ho sentito cantare.
Ti ho visto arrabbiato.
Ti ho visto vivo, profondamente vivo.
Abbiamo fatto conversazioni incredibili.
Abbiamo persino discusso di quanto possa vivere una gallina.
E lì, in quelle valli, la risposta era semplice:
non serviva la scienza.
Una gallina vive “finché la fa gli of”.
E in quella risposta c’era una verità disarmante.
La vita, alla fine, è così.
I momenti lì, con te, con voi…
voi che all’inizio guardavo come “strani”…
mi hanno insegnato qualcosa di enorme.
Che quella strana, forse, ero io.
Tu mi hai insegnato a rallentare.
A guardare davvero.
A stare.
A sentire.
E senza saperlo, mi hai cambiata.
Per questo sono qui oggi.
Perché anche se sono arrivata tardi nella tua vita, tu sei arrivato al momento giusto nella mia.
E allora grazie, Tarcisio.
Per l’accoglienza.
Per le risate.
Per la verità.
Per quella casa in mezzo alle montagne che, senza capire come, è diventata anche un po’ mia.
Buon viaggio.