CASA GINNY

CASA GINNY Casa Ginny è un intero appartamento a disposizione dei turisti nel cuore di Orta San Giulio

29/08/2026
Questa è Villa Mazzetti Curioni...durante la sua costruzione ha inglobato il famoso " Bus de l'orchera" era una grotta o...
19/07/2026

Questa è Villa Mazzetti Curioni...durante la sua costruzione ha inglobato il famoso " Bus de l'orchera" era una grotta ove era situato un pozzo collegato al lago sito avvolto da un aurea di mistero e leggenda, dove tra l'altro è stato rinvenuta una vertebra di notevoli dimensioni(tutt'ora conservata nella Basilica sull'isola) appunto attribuita all'"Orchera" (orco o drago) di interpretazione popolare, si racconta di popolane che vi si recavano a vario titolo o x trovare l'amato, o per restare in cinta, o per fare tornare un famigliare sano e salvo da qualche viaggio, sempre con dono di un obolo da gettare nel "Bus" o un'offerta da lasciare in una delle nicchie della grotta, il sito sembra sia visitabile durante le giornate del FAI. È stato un piacere portarvi a conoscenza di questa curiosità che forse anche molti Ortesi non conoscono un caro saluto a tutti voi.

Orta nel cuore

C’è un lago, in Piemonte, che non urla il suo nome.Non ha bisogno di mostrarsi troppo.Non corre dietro alla fama.Resta l...
01/05/2026

C’è un lago, in Piemonte, che non urla il suo nome.

Non ha bisogno di mostrarsi troppo.
Non corre dietro alla fama.
Resta lì, silenzioso, tra montagne morbide, acqua scura e pietra antica, come se sapesse di custodire qualcosa che non tutti devono capire subito.

Si chiama Lago d’Orta.

E al centro del suo silenzio c’è un’isola piccola, quasi irreale: l’Isola di San Giulio.

Da lontano sembra una visione.

Una manciata di case, un campanile, muri chiari che si specchiano nell’acqua.
Tutto appare fermo, sospeso, come se il tempo avesse appoggiato la mano sul lago e avesse detto:
“Qui si resta.”

Molti parlano di Como.
Delle sue ville, dei suoi nomi famosi, della sua eleganza conosciuta in tutto il mondo.

Ma il Lago d’Orta ha un altro tipo di bellezza.

Più bassa.
Più segreta.
Più vicina al mistero.

Non ti colpisce come una cartolina perfetta.
Ti prende piano, quasi senza farsi notare.
Prima vedi l’acqua.
Poi il profilo dell’isola.
Poi il campanile.
Poi quel silenzio strano, profondo, che sembra ve**re da molto lontano.

E proprio lì nasce la leggenda.

Secondo la tradizione, l’Isola di San Giulio un tempo non era un luogo di pace.
Si raccontava che fosse abitata da serpenti e draghi, creature oscure che impedivano agli uomini di avvicinarsi.

Poi arrivò San Giulio.

La leggenda dice che il santo, non trovando una barca, stese il suo mantello sull’acqua e attraversò il lago così, come se la fede potesse diventare strada.
Raggiunse l’isola, scacciò le creature del male e vi costruì una chiesa.

Non sappiamo dove finisca la storia e dove cominci il simbolo.

Forse quei draghi erano solo immagini antiche per raccontare la paura, il paganesimo, l’ignoto.
Forse erano il modo con cui un popolo spiegava la nascita di un luogo sacro.
Forse ogni isola, vista da lontano, ha bisogno di una leggenda per diventare eterna.

Ma una cosa è certa: ancora oggi, guardando San Giulio dal lago, è facile capire perché quella storia sia sopravvissuta.

L’isola sembra davvero separata dal mondo.

Non grande.
Non rumorosa.
Non costruita per impressionare.

Eppure ha qualcosa che resta dentro.

Sulle sue pietre passa una luce diversa.
Le case sembrano stringersi una all’altra come in preghiera.
L’acqua riflette i muri, ma anche qualcosa di più difficile da spiegare: una memoria, una presenza, un’antica inquietudine trasformata in pace.

Sopra Orta, poi, c’è il Sacro Monte.

Un percorso di cappelle tra alberi e silenzio, dedicato a San Francesco.
Da lassù il lago appare come una pagina scura, e l’isola sembra una parola scritta al centro.

Una parola piccola.
Ma impossibile da cancellare.

Forse il fascino del Lago d’Orta sta proprio qui: non sembra fatto per chi cerca soltanto una foto bella.
Sembra fatto per chi sa fermarsi.

Per chi guarda una finestra chiusa e si chiede chi abbia vissuto lì.
Per chi vede un campanile riflesso nell’acqua e sente che anche le pietre, a volte, ricordano.
Per chi capisce che l’Italia non è solo nei luoghi famosi, ma anche in quelli che restano un passo indietro, come persone timide con un segreto enorme.

Il Lago d’Orta non compete con Como.

Non deve.

Como è spettacolo.
Orta è sussurro.

Como si mostra.
Orta ti osserva.

E forse, proprio per questo, quando te ne vai, non ti sembra di aver visitato solo un lago.
Ti sembra di aver sfiorato una fiaba antica, una di quelle che non finiscono davvero.

Restano nell’acqua.
Nel riflesso di un campanile.
Nel silenzio di un’isola che, secondo la leggenda, un tempo aveva draghi… e oggi sembra custodire solo pace.

Tu preferisci i luoghi famosi o quelli silenziosi, che sembrano nascondere una storia?

Buongiorno
20/04/2026

Buongiorno

Guardarlo dalla riva, non avresti notato niente di strano.Acqua limpida, riflessi della montagna, cartoline da vendere a...
01/03/2026

Guardarlo dalla riva, non avresti notato niente di strano.

Acqua limpida, riflessi della montagna, cartoline da vendere ai turisti. Il Lago d'Orta, nel Verbano-Cusio-Ossola, era esattamente così: uno specchio alpino da copertina.

Dentro, però, non c'era nulla.

Nessun pesce. Nessun plancton. Nessun batterio. Neanche un'alga. Era biologicamente morto, e lo era già dal 1930.

La storia inizia nel 1926, quando la fabbrica tessile Bemberg cominciò a scaricare nel lago i rifiuti della produzione di rayon: rame, solfati di ammonio, metalli pesanti. In pochi anni, il pH dell'acqua scese a 4 – 4,5. Per capire la scala: l'aceto ha un pH di circa 3. Quello del lago era appena sopra.

Nel 1928, il professor Bachmann condusse esperimenti in laboratorio e confermò quello che già sembrava evidente: bastava diluire al 10% le acque di scarico della Bemberg per ottenere la scomparsa totale di qualsiasi organismo. Nel lago quelle acque entravano senza diluizione.

Ed Edgardo Baldi, limnologo, ci lavorò sopra per anni a partire dal 1944, cercando organismi in grado di sopravvivere in quelle condizioni e ricostruire una qualsiasi catena trofica.

Non trovò niente di utilizzabile.

Aspetta, perché la parte più assurda deve ancora ve**re.

Il lago restò in quello stato per sessant'anni. Visivamente intatto. Chimicamente un disastro. Solo nel 1987, il pH era ancora fermo a 4,4.

La soluzione, quando arrivò, fu di una brutalità scientifica quasi comica: tra il 1989 e il 1990, una barca attrezzata con serbatoio, miscelatore e p***a girò il lago in senso sistematico, partendo dal lato meridionale, e scaricò in acqua circa 15.000 tonnellate di carbonato disciolto.

Sessanta tonnellate per viaggio, avanti e indietro.

Fu la più grande operazione di neutralizzazione chimica lacustre mai tentata in Europa. Il CNR era tra gli enti che seguivano il progetto. La biologa Rina Monti era tra chi aveva studiato il degrado.

Dopodiché, il lago tornò a vivere.

Non immediatamente. Non tutto insieme. Ma tornò.

Sessant'anni di morte invisibile, risolti a colpi di chimica pesante e una barca che girava in tondo.

In breve:
Il Lago d'Orta era biologicamente morto dal 1930 per via degli scarichi industriali della Bemberg, eppure appariva visivamente intatto.
Il pH era sceso a 4–4,5, livello in cui nessuna forma di vita può sopravvivere.
Tra il 1989 e il 1990, circa 15.000 tonnellate di carbonato vennero versate nel lago nella più grande operazione di neutralizzazione chimica lacustre mai tentata in Europa.

Girato sul lago d'Orta il nuovo film di Antonio Albanese, da giovedì 5 febbraio al cinema
04/02/2026

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Indirizzo

Via Caire Albertoletti 12
Orta San Giulio

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