07/05/2026
Palermo è una gran pu***na.
Perché Palermo non è una città. Palermo è una donna bellissima che ti aspetta seduta al tavolino di un bar, con il sole addosso e l’aria di chi non ha fretta.
Ha lineamenti delicati e occhi antichi.
Ha la pelle color miele dei palazzi consumati dalla luce, le labbra rosse dei mercati, i fianchi larghi del mare, i capelli spettinati dal vento che scende da Monte Pellegrino e attraversa i vicoli senza chiedere permesso.
E infatti te ne innamori.
Ti innamori delle sue chiese che sembrano custodire segreti troppo grandi per essere confessati.
Ti innamori dei suoi balconi pieni di panni stesi, dei bambini che giocano dove le macchine non dovrebbero passare, delle vecchie sedute davanti ai portoni come sentinelle di un regno decaduto.
Ti innamori della Vucciria, di Ballarò, del Capo, del mare che appare dietro un vicolo come una promessa mantenuta.
Ti innamori persino del suo rumore, che altrove sarebbe fastidio e qui diventa respiro.
Ma Palermo non ricambia mai.
Ti seduce.
Ti stringe.
Ti fa credere di essere speciale, ma non ti ama.
Perché Palermo ha imparato presto che l’amore, da queste parti, spesso è stato solo un altro nome dato al possesso.
L’hanno desiderata tutti.
L’hanno presa tutti.
Fenici, Greci, Romani, Arabi, Normanni, Spagnoli, Borboni, generali, principi, mafiosi, politici, palazzinari, santi da processione e peccatori da prima fila.
Tutti l’hanno chiamata regina.
Molti l’hanno trattata da serva.
Le hanno promesso grandezza e le hanno lasciato macerie.
Le hanno costruito palazzi magnifici e poi l’hanno abbandonata al degrado.
Le hanno baciato la fronte e le hanno messo le mani addosso.
Le hanno sussurrato "ti amo" mentre la violentavano.
Le hanno detto "sei bellissima" mentre le svuotavano le tasche, le strappavano i figli, le mangiavano le viscere.
E allora lei ha smesso di fidarsi.
Ha smesso di credere agli uomini che arrivano con le parole grandi e le mani pulite.
Ha imparato a cavarsela da sola.
Ha imparato a sorridere anche quando avrebbe voluto sputare sangue.
Ha imparato a truccarsi con la luce del tramonto per nascondere le ferite.
Ha imparato a vendersi al miglior offerente.
Palermo è una gran pu***na che si è venduta quando ha capito che, in certi posti del mondo, l’alternativa alla violenza non è l’amore. È il prezzo.
Si è concessa ai furbi perché gli onesti, troppo spesso, si erano girati dall’altra parte.
Ha imparato l’arte feroce di restare in piedi anche quando tutti facevano a gara per tenerla in ginocchio.
Ed è per questo che Palermo ti frega.
Perché tu vorresti odiarla.
Vorresti guardarla e dire: basta, io me ne vado, io non torno più, io non posso continuare ad amare una città che ti accarezza con una mano e con l’altra ti rovina.
Ma poi arriva sera.
Il cielo diventa rosa sopra i tetti.
Una friggitoria apre le porte.
Da un balcone esce una voce.
Una moto passa troppo veloce.
Una madre chiama suo figlio dal terzo piano.
Il mare, in fondo alla strada, si accende come una lama.
E tu capisci che sei perduto.
Perché Palermo è una gran pu***na colpevole di essere splendida anche quando è sporca.
Di essere viva anche quando sembra sconfitta.
Di stringerti tra i seni come una madre, anche quando si comporta da amante.
Di farti arrabbiare fino alle ossa e poi costringerti a perdonarla.
Palermo è una gran pu***na come lo è la storia quando viene violata dai vincitori.
Come lo è la bellezza quando viene usata.
Come lo è una donna ferita che ha imparato a non morire, anche quando il mondo le ha insegnato soltanto a sanguinare.
Palermo non è uno sfondo da cartolina. È una pu***na viva.
Una creatura splendida e feroce, che bisogna osservare in silenzio, senza moralismi, per imparare a comprendere che non è mai stata lei a vendersi.
Siamo noi che, da secoli, continuiamo a comprarla senza amarla davvero.
(Fonte: Savasta)