Casa Vigliena Apartments - Palermo Historic Center - It

Casa Vigliena Apartments - Palermo Historic Center - It Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Casa Vigliena Apartments - Palermo Historic Center - It, Hotel/alloggio, Via dell'Università, 20, Palermo.

Casa Vigliena lofts are located at 150mt from Quattro Canti, on a fifeenth century stately building in the heart of the Historic Center of Palermo (Italy-Sicily)
CIN: IT082053C28IPF7RQ9
CIR: 19082053C204997

17/04/2026
09/04/2026

Una città intera fu sepolta viva sotto 86.000 metri quadrati di cemento bianco.

Non demolita. Non ricostruita. Coperta — e trasformata in un'opera d'arte che conserva la mappa delle sue strade per sempre.

Era il 15 gennaio 1968 quando il terremoto del Belice distrusse Gibellina, in provincia di Trapani. 231 morti, un paese cancellato dalla cartina in 90 secondi. Gli abitanti furono trasferiti a Gibellina Nuova, a 18 chilometri di distanza. Le macerie del vecchio centro rimasero lì, abbandonate sul fianco della collina.

Diciassette anni dopo, l'artista Alberto Burri propose qualcosa che non era mai stato fatto: invece di abbattere i ruderi, coprirli con il cemento. Non per nasconderli — per eternizzarli.

Nacque così il Grande Cretto. Blocchi di cemento armato alti 1,60 metri, disposti a ricalcare esattamente il tessuto urbano della città com'era prima del sisma. Le fenditure tra un blocco e l'altro — larghe 2-3 metri — seguono il tracciato preciso di ogni strada, ogni vicolo, ogni piazza di Gibellina vecchia. Chi cammina dentro il Cretto cammina, inconsapevolmente, sulle strade di una città che non esiste più.

Aspetta: quella superficie bianca non è solo un monumento. È una mappa. È Gibellina, impressa nel cemento come un fossile.

I lavori iniziarono nel 1984. Si fermarono nel 1989 — mancavano i fondi — con 66.000 dei previsti 86.000 metri quadrati completati. Restarono bloccati per 24 anni. Ripresi nel 2013, il Grande Cretto fu terminato nel maggio 2015, cinquant'anni dopo la nascita di Burri. 31 anni in tutto per coprire una città.

Spoiler: è la più grande opera d'arte contemporanea in Italia. Tra le più estese al mondo. Eppure la maggior parte degli italiani non sa che esiste.

Oggi si può visitare liberamente. Si entra tra i blocchi bianchi e si cammina in un labirinto silenzioso, alto quanto una persona, che sale lungo il pendio. Non c'è niente da leggere, nessun cartello, nessuna spiegazione. Solo cemento e cielo.

Gibellina vecchia non è sparita. È ancora lì, sotto i tuoi piedi, intatta nella sua forma — solo che non puoi più vederla.

In breve:
Il terremoto del 1968 rase al suolo Gibellina (TP): 231 morti, centro storico abbandonato.
Alberto Burri coprì le macerie con 86.000 m² di cemento bianco — le fenditure ricalcano le strade originali della città.
Ci vollero 31 anni (1984–2015) per completarlo: è la più grande opera d'arte contemporanea d'Italia, visitabile liberamente.

20/03/2026
06/03/2026

Nella 𝗣𝗮𝗹𝗲𝗿𝗺𝗼 della Belle Époque, tra architetture Liberty, salotti cosmopoliti e sogni di modernità, c’è un nome che più di altri racconta l’incontro tra arte, industria e visione: 𝗩𝗶𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗗𝘂𝗰𝗿𝗼𝘁 (Palermo, 3 gennaio 1867 – Roma, 4 marzo 1942).

Figlio di un ingegnere ferroviario francese e cresciuto in una città aperta alle rotte del Mediterraneo, Ducrot eredita alla fine dell’Ottocento un piccolo 𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗼 palermitano. Nel 𝟭𝟵𝟬𝟮 ne assume la direzione e lo trasforma nello 𝗦𝘁𝘂𝗱𝗶𝗼 𝗗𝘂𝗰𝗿𝗼𝘁, destinato a diventare una delle realtà più innovative d’Europa nella 𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗮𝗿𝗿𝗲𝗱𝗶 𝗮𝗿𝘁𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗶. Da laboratorio artigianale, l’officina si evolve in 𝘂𝗻’𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗮 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗿𝗻𝗮, 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗻𝗶𝘂𝗴𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗱𝗲𝘀𝗶𝗴𝗻 𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻𝗱𝘂𝘀𝘁𝗿𝗶𝗮𝗹𝗲 in un unico sistema creativo.

Accanto all’archistar 𝗘𝗿𝗻𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗕𝗮𝘀𝗶𝗹𝗲, protagonista del Liberty italiano, 𝗗𝘂𝗰𝗿𝗼𝘁 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗮 𝗱𝗲𝗳𝗶𝗻𝗶𝗿𝗲 𝗹’𝗲𝘀𝘁𝗲𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗣𝗮𝗹𝗲𝗿𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗼 𝗡𝗼𝘃𝗲𝗰𝗲𝗻𝘁𝗼: ville aristocratiche, alberghi monumentali, palazzi istituzionali e persino transatlantici vengono arredati con mobili e decorazioni usciti dalle sue officine. Tra le realizzazioni figurano il 𝗚𝗿𝗮𝗻𝗱 𝗛𝗼𝘁𝗲𝗹 𝗩𝗶𝗹𝗹𝗮 𝗜𝗴𝗶𝗲𝗮, residenze private della borghesia siciliana e gli ambienti di Palazzo Montecitorio a Roma.

𝗩𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗶𝘁𝗼𝗿𝗲, 𝗗𝘂𝗰𝗿𝗼𝘁 𝗶𝗻𝘁𝗿𝗼𝗱𝘂𝗰𝗲 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗶𝘃𝗶 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗿𝗻𝗶, 𝘀𝗲𝗽𝗮𝗿𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗶𝗻𝘃𝗲𝘀𝘁𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝗯𝗲𝗻𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶: un approccio industriale avanzato per l’epoca, capace di trasformare l’artigianato in industria culturale. Le sue officine arrivano a impiegare migliaia di operai, diventando uno dei motori economici della città.

Durante la 𝗣𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗶𝗮𝗹𝗲 riconverte la produzione fondando, insieme ai Florio, la 𝗩𝗶𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗔𝗲𝗿𝗼𝗻𝗮𝘂𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗗𝘂𝗰𝗿𝗼𝘁, impegnata nella costruzione di idrovolanti per la Regia Marina, segno di una mentalità imprenditoriale capace di adattarsi ai mutamenti della storia.

Le 𝗲𝘅 𝗢𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗻𝗲 𝗗𝘂𝗰𝗿𝗼𝘁 — oggi 𝗖𝗮𝗻𝘁𝗶𝗲𝗿𝗶 𝗖𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗶 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗭𝗶𝘀𝗮 — restano una delle eredità più tangibili di quella stagione: luoghi nati per produrre mobili e innovazione che continuano ancora oggi a generare 𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮, 𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗲 𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.

Ricordare Ducrot significa raccontare una 𝗣𝗮𝗹𝗲𝗿𝗺𝗼 che non fu periferia, ma 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗰𝗿𝗲𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗲𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗼: una città in cui industria e bellezza dialogavano, e dove il design diventava linguaggio di modernità e identità.

Perché la storia delle città vive anche negli oggetti che le hanno arredate — e nelle visioni di chi ha saputo immaginarle prima degli altri.

05/02/2026
17/01/2026
17/01/2026
23/12/2025

KAZUO ISHIGURO: LA SICILIA COME ENIGMA LETTERARIA E TERRA D’IDENTITÀ

Ero animato da una curiosità profonda mentre riflettevo su una domanda che continuava a tornarmi alla mente: perché la Sicilia aveva prodotto così tanti scrittori di livello mondiale, mentre il resto dell’Italia, pur con una tradizione artistica straordinaria, sembrava aver fatto più fatica in questo ambito? L’Italia possedeva un patrimonio culturale immenso, una grande storia nelle arti figurative e nel cinema moderno, ma sentivo che doveva moltissimo alla Sicilia per quanto riguardava la grande letteratura.

Quando avevo visitato l’Isola per la prima volta, ne ero rimasto colpito in modo autentico. Avevo trascorso giorni molto piacevoli a Taormina insieme alla mia famiglia, ma non ci eravamo limitati a restare in città. Avevamo viaggiato in macchina, esplorando i territori circostanti, ed era stato proprio lì che avevo percepito con maggiore forza la straordinaria bellezza del paesaggio naturale. Davanti ai miei occhi si era delineato un affascinante intreccio di influenze europee e nordafricane, anche se mi era apparso subito chiaro che la Sicilia non fosse semplicemente una somma di contaminazioni: era una terra unica, autentica, dotata di una propria identità profonda.

Io e mia moglie visitavamo spesso l’Italia, ma solo in Sicilia eravamo rimasti realmente sorpresi dalla quantità di elementi diversi che convivevano nello stesso luogo. Ci impressionava soprattutto il modo in cui le persone si comportavano e si presentavano, per strada come a tavola. C’era qualcosa di diverso, di riconoscibile, che non avevamo avvertito altrove con la stessa intensità.

Ero consapevole che esistesse un’immagine stereotipata della Sicilia, spesso legata alla mafia e alimentata da film celebri. Ma ero convinto che, per la maggior parte delle persone, la Sicilia fosse molto più di questo. Nei dialoghi con chi mi stava attorno emergeva l’idea di un’isola culturalmente ricca, capace di tenere insieme il selvaggio e il sofisticato, con una storia propria e un rapporto complesso con il resto d’Italia. Un rapporto che mi aveva ricordato, per certi versi, quello tra l’Irlanda e la Gran Bretagna. Anche la sorprendente eredità letteraria siciliana evocava, nella mia mente, un parallelismo con l’Irlanda.

Continuavo a pensare che l’Italia dovesse molto alla Sicilia per i suoi grandi scrittori. Mi chiedevo perché fosse accaduto tutto questo. Era una domanda che trovavo affascinante e che avrei voluto porre direttamente a chi conosceva intimamente questa terra. Mentre mi preparavo a ripartire, sentivo crescere l’attesa di poter rivedere da vicino la Sicilia, certo che avrebbe continuato a interrogarmi e a offrirmi nuove chiavi di lettura.

LA SICILIA VISTA DA FUORI: LO SGUARDO CHE RICONOSCE UNA POTENZA CULTURALE

Le parole di Kazuo Ishiguro restituiscono uno sguardo raro e prezioso: quello di chi osserva la Sicilia senza folklore, senza compiacimenti, ma con autentica curiosità intellettuale. Non è uno sguardo turistico, né indulgente. È lo sguardo di uno scrittore che riconosce in un territorio le condizioni profonde da cui nasce la grande letteratura.

La Sicilia, nel racconto di Ishiguro, non è solo un luogo geografico, ma una tensione continua tra appartenenza e distanza, tra centro e margine. È proprio questa posizione liminale a renderla fertile. Come l’Irlanda, la Sicilia ha vissuto una storia di dominazioni, di conflitti identitari, di rapporti difficili con un “continente” percepito spesso come altro. Da queste fratture nascono voci potenti, capaci di raccontare l’universale partendo dal particolare.

Colpisce anche il riferimento al comportamento delle persone, alla quotidianità, al modo di stare al mondo. Ishiguro coglie qualcosa che spesso sfugge agli stessi italiani: l’identità siciliana non è solo storia o paesaggio, ma gesto, linguaggio, relazione. È una cultura che si manifesta nel vivere di ogni giorno e che, proprio per questo, diventa materia narrativa naturale.

Il suo interrogativo finale non è retorico. Perché la Sicilia ha generato tanti grandi scrittori? Forse perché è una terra che costringe a interrogarsi, che non offre risposte semplici, che espone continuamente alla complessità. È una terra che obbliga a raccontare per capire, a scrivere per resistere, a dare forma alle contraddizioni.

Lo sguardo esterno di Ishiguro finisce così per restituire alla Sicilia una verità profonda: non è un’eccezione dentro l’Italia, ma una delle sue chiavi più potenti. E riconoscerlo, attraverso la voce di uno dei più grandi scrittori contemporanei, significa anche imparare a guardarla con maggiore consapevolezza, senza stereotipi, ma con rispetto e attenzione.

22/12/2025

Piazza Indipendenza

11/12/2025

Concerti, buskers e showcase…arriva Palermo Sonora ✨

📍Piazza Olivella • Piazza Sant’Anna • Quattro Canti • Vucciria • Villa Garibaldi
📆 19 - 27 dicembre
🎟️ Ingresso gratuito

Area della Cultura - Palazzo Ziino - Palermo Comune di Palermo Palermo Suona

Indirizzo

Via Dell'Università, 20
Palermo
90134

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Casa Vigliena Apartments - Palermo Historic Center - It pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Casa Vigliena Apartments - Palermo Historic Center - It:

Condividi

Digitare