Il Dammuso di Pantelleria

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Il Dammuso di Pantelleria Dammusi esclusivi in affitto per vacanze a Pantelleria, Sicilia
Dammuso Rental in Pantelleria, Sicily

Abbiamo selezionato per te dammusi unici nel loro genere che raccontano l'isola da una prospettiva privilegiata: avrete modo di vivere l’emozione di abitazioni caratteristiche e uniche in cui continuare a vivere l’isola, il suo paesaggio, la sua storia ed il suo mare. Vi aiuteremo nella scelta della casa che si più adatta alla vostra personalità e alle vostre esigenze, dandovi i nostri migliori consigli per farvi conoscere l’isola, le sue tradizioni, i luoghi e i personaggi. In questa pagina virtuale vi racconteremo l’isola, i suoi abitanti e i dammusi che abbiamo selezionato per voi; leggerete la storia che potrete far diventare realtà scegliendoci.

30/09/2026
Seduta a un tavolino in centro a Palermo, sto bevendo un orzo insieme a persone conosciute da poco.Siamo in cinque: di q...
04/01/2026

Seduta a un tavolino in centro a Palermo, sto bevendo un orzo insieme a persone conosciute da poco.
Siamo in cinque: di questi, ne conosco appena uno, gli altri sono scoperte di quel momento.
L’atmosfera è delle migliori. Nessun imbarazzo, solo una strana e palpabile gioia nel ritrovarsi tra sconosciuti che, in quel preciso istante (per una di quelle alchimie a cui ti conduce la vita in tre soli passi) sanno perfettamente che questo momento è “benedetto”.
Quando, ad un tratto, uno dei partecipanti, l’unico che conosco da poco tempo, gira la testa ed esclama:
«Ma voi che ci fate qui?».
D’istinto mi volto verso loro.
In altri momenti non lo avrei fatto: sono distratta per costituzione e, inoltre, ero immersa in una conversazione fatta di persone che si stavano annusando e “scodinzolavano” gioiosamente tutte insieme.
E invece la sorpresa mi lascia di stucco.

Davanti a me c’è un pezzo della mia Pantelleria.
Due tra le persone che più mi piacciono di questa strana isola, capace di condurti spesso a una sorta di serendipity relazionale.
Mi alzo di scatto e li abbraccio con gioia, con la foga di chi ha ritrovato un pezzo di terra che poggia nel tuo cuore e che staziona impaziente (l’Isola o io?) nell’attesa di un ritorno.
È in quel momento che la realtà si trasfigura.
Nel fitto del discorso attorno a me rivedo la bruma su Montagna Grande, il promontorio a picco su Scauri, la terrazza di casa dei miei amici.
Sento odori, percepisco una distanza che, fino a poco prima, mi era sembrata incolmabile.
Adesso è una prossimità al limite del palpabile.
La serendipity è fatta di circostanze casuali e inappellabili, che non chiedono spiegazioni né consenso.

Buon Anno Nuovo.Poi, a ben vedere, bisognerebbe capirsi su cosa sia davvero un “anno nuovo”.Perché non è altro che una s...
28/12/2025

Buon Anno Nuovo.

Poi, a ben vedere, bisognerebbe capirsi su cosa sia davvero un “anno nuovo”.
Perché non è altro che una sequenza di istanti che scorrono, uno dopo l’altro, spesso senza che ce ne accorgiamo.
O forse è un luogo: uno spazio in cui passato, presente e futuro convivono, mentre noi proviamo a dar loro un senso.

Senza ti**re in ballo fisica, filosofi e fiumi, che pure avrebbero ragione, la verità è più semplice e più spietata:
il tempo non ci appartiene.

Non lo governiamo, non lo fermiamo, non lo possediamo.
Possiamo solo decidere come starci dentro.

Quello che invece ci appartiene è il modo in cui scegliamo di attraversarlo.
I propositi, le intenzioni, lo sguardo in avanti.
Quella forma di illusione necessaria che ci permette di mettere un piede davanti all’altro, convincendoci che sia andare avanti, e non solo passare.

Un Anno Nuovo, forse, serve a questo:
a darci l’autorizzazione a provarci ancora.

Cosa augurare, allora?
Un buon numero di buone intenzioni, senza eroismi inutili.
Un po’ di fiducia, senza scivolare nell’onnipotenza.
La capacità di distinguere tra ottimismo e ingenuità.

E magari anche questa consapevolezza, dura ma rassicurante:
non siamo fiume, siamo lago.
Accumuliamo, tratteniamo, riflettiamo.
E in questa apparente immobilità c’è una bellezza silenziosa, che spesso sottovalutiamo.

Buon Anno Nuovo.
Con la speranza che sappiamo ancora giocare con gli istanti,
come si faceva da bambini con le stelle cadenti:
affidando a ciascuno di essi tutta la speranza di cui siamo capaci.

Un mazzo di fiori spontanei per ogni stagione.È forse il ricordo più autentico che si possa portare via dall’isola di Pa...
21/12/2025

Un mazzo di fiori spontanei per ogni stagione.
È forse il ricordo più autentico che si possa portare via dall’isola di Pantelleria.
Non un souvenir, ma una memoria: il segno di un tempo preciso dell’anno, di una luce, di un vento.

Qui ogni stagione ha il suo fiore.
Non serve cercarlo: lo incontri sul ciglio della strada, tra i muretti a secco, nel giardino discreto di un dammuso.
La natura non si mostra mai in eccesso, ma sempre con misura.

L’elicriso è la primavera.
Giallo dorato, resistente.
Cresce tra i cespugli e i rovi, spesso a proteggere una roccia nera.
Ha il colore del sole che torna e il profumo della terra che si risveglia.

Il fiore del cappero è l’estate.
Si apre la sera, ma lo incontri a ogni passo.
È libero, ostinato, più spontaneo della natura che incarna.
Sboccia dove vuole, come se l’isola gli appartenesse da sempre.

L’aglio selvatico è l’autunno.
Ha un fiore appuntito, viola o lilla, a seconda della luce o del vento.
Poi diventa aglio: petali, spicchi e profumo.
È la stagione del passaggio, quando tutto rallenta ma non si ferma.

Il ciclamino è l’inverno.
All’ombra dei lecci, nella macchia boschiva, forma tappeti fitti e silenziosi.
Il colore mozza il fiato, già corto per la salita faticosa.
È il fiore che accompagna il tempo dell’attesa.
E forse è proprio l’inverno, con il suo passo lento e il suo silenzio, a ricordarci una cosa essenziale:
questi fiori non sono da prendere, ma da guardare.
Da rispettare.

Pantelleria si attraversa con cura, si osserva.
Che tutto resti intatto.
Il ricordo più bello non è il mazzo portato via, ma quello che resterà impresso nella vostra memoria.

Siamo vicini al Natale.Per chi ci crede e per chi no, per chi ne ha piene le scatole, per chi sogna da settimane di ritr...
14/12/2025

Siamo vicini al Natale.
Per chi ci crede e per chi no, per chi ne ha piene le scatole, per chi sogna da settimane di ritrovarsi, con un salto a piè pari, già al 7 gennaio, per chi il Natale se lo gode in pieno… insomma, per tutti noi, ho già preparato la lista dei regali che intendo farvi in questo Duemilaventicinque.

A chi è pigro, o semplicemente ama meditare, regalo un pomeriggio lento dentro un Giardino Pantesco: una fresca limonata con due foglie di menta e un buon libro tra le mani.

Ai più avventurosi, dono un’escursione al tramonto a Kuddia Mida, camminando lungo sentieri odorosi e soffermandosi, con la precisione di chi non conosce fretta, a poggiare la propria mano su ciascuno dei soffioni incantati incontrati lungo il cammino.

Ai nuotatori e ai solitari vorrei offrire il mare, e la delizia di Cala Nikà: luogo per pochi, silenzio per tutti, e l’impossibilità (benedetta) di essere raggiunti telefonicamente.
Due pomodori rossi come il corallo immersi in un mare che sa di freddo e di caldo, come le nostre anime quando sono in viaggio.

A chi ha voglia di stupirsi, dono lo spettacolo degli spettacoli: la bellezza irripetibile di Balata dei Turchi. Un occhio attento può perfino avere la fortuna di scorgere, poco lontano, i delfini che si rincorrono.

A chi ama la comodità senza rinunciare al fascino dei luoghi, come la Grotta Rosa o la scoperta di un relitto a pochi metri dalla riva, regalo Cala Tramontana e Cala Levante. Senza dimenticare il piacere di una doccia finale, con tanto di secchio da ti**re su con la corda, alla Bbuvira di Cala Tramontana.

E infine, completo la mia lista di doni con la dolcezza di un bicchiere di passito, mentre si è adagiati su una cupola, avvolti nel silenzio e appoggiati a un cielo che diventa schermo per una delle più belle visioni che la vita può offrire.
Per tutti voi, anche, il Natale che preferite.

Se a Natale fossi a Pantelleria saprei già come trascorrere la serata.Ovviamente sto immaginando.Ed è questa la grazia d...
07/12/2025

Se a Natale fossi a Pantelleria saprei già come trascorrere la serata.
Ovviamente sto immaginando.
Ed è questa la grazia del fantasticare: non dover aderire alla realtà e lasciare che il pensiero si muova verso il verosimile.
La mia vigilia sarebbe fatta di piccoli ma precisi preparativi.
Vestirei come la temperatura richiede e preparerei uno zaino con un accappatoio, un contenitore pieno di dolcetti (alla malora il picco glicemico!), una bella bottiglia di rosso (a quel paese il colesterolo!) e un bicchiere di cristallo (che, ovviamente, arriverebbe rotto).
Fatto questo, al calare del sole mi avvierei verso Sataria, quando la luce è ancora penombra; giusto per non schiantarmi per terra in uno dei miei modi rocamboleschi, per poi essere ritrovata qualche giorno dopo.
Vorrei un cielo di quelli che sembrano pensati da un uomo, allenati da un’AI e rifiniti dal divino.
Scenderei gli scalini che portano alla grotta con la lentezza che mi contraddistingue.
Perché nulla vada perso e tutto possa essere annusato.
Raggiunta una vasca mi spoglierei colma di brividi che sanno di freddo e di emozione.
Recuperato il respiro, mi immergerei e tirerei fuori i cocci del bicchiere, la bottiglia e i dolcetti.
“Tristemente costretta” a bere dall’imboccatura, prenderei ogni attimo e me lo farei bastare per alcuni giorni a ve**re.
Terminata la quieta abluzione, farei ritorno al piccolo dammuso a Benimingallo: passo calmo, cuore colmo.
Breve doccia, stufa accesa e un libro tra le mani.
So per certo che il mattino mi sveglierebbe con una certa impazienza.
Mattino, “Dai, svelta, usciamo.”
Io, “Mattino, ma fa un freddo porco!”
Mattino, “Cammini e ti riscaldi”.
Mattino è perentorio.
Ho sempre ceduto alla logica (forse più ancora che alle emozioni), quindi non posso che vestirmi adeguatamente e uscire.
Giornata appena ventosa, colma di una luce che ti fa percepire i contorni di ogni cosa; le mani sono blu e i piedi non lo so, perché sono dentro le scarpe.
Comincio la salita verso la Piana del Barone e mi scaldo: posso ti**re fuori le mani dalle tasche (così, se inciampo, ho almeno una possibilità di salvarmi la faccia).
Sorrido mentre faccio questi pensieri e cammino, e mi pare di sentire tutto: tutto quello che mi scorre dentro, dai pensieri al flusso del mio sangue ai vapori di questa Isola.





Vorrei scriverti ancora una lettera d’amore, Pantelleria.Ogni anno mi riprometto di non farlo, perché gli amori a distan...
30/11/2025

Vorrei scriverti ancora una lettera d’amore, Pantelleria.
Ogni anno mi riprometto di non farlo, perché gli amori a distanza restano gli stessi: intensi, difficili, a tratti pericolosi.
Soffi sul fuoco per tenerlo vivo, mentre con l’altra mano stringi un estintore, temendo che basti un cambio di vento per bruciare tutto, te compresa.
Eppure, continuo a chiedermi se sia davvero possibile scrivere una lettera d’amore a un luogo.
Forse sì, se lo slancio non riguarda la carne ma l’anima.
Forse sì, quando la distanza non divide soltanto due punti sulla mappa, ma due modi diversi di respirare.
La distanza da te, Pantelleria, non è fatta solo di chilometri o di mesi: è fatta di contrasti.
Quello che vivo qui (palazzi, vetro, cemento) e quello che vivo quando il mio passo torna a ba***re sul tuo suolo nero.
La pietra lavica graffia appena, ma è vera. Non finge.
Sai che in inglese il cemento si chiama concrete?
Eppure, per me, nulla è più concreto di ciò che appare dopo la curva della perimetrale: Mursia che si apre, i grigi che si intrecciano ai verdi in mille sfumature e quel giallo che vibra come un richiamo.
Concreti sono i tuoi silenzi, più sonori di qualsiasi frastuono cittadino.
Concrete le pietre a bordo strada, i ciuffi che crescono dove vogliono, la lunga schiena dell’onda che si allunga pigra.
Ci sono amori che non dovrebbero essere messi per iscritto.
Per pudore.
O perché chi li riceve è troppo fiero per rispondere.
O forse perché certe risposte non arrivano in forma di parole.
E allora aspetto.
Non oggi, non domani.
Aspetto che la tua anima superba e la mia, ammaccata dai mesi passati in città che non ti assomigliano affatto, si riconoscano di nuovo.
E che tutto mi dica che è il momento.
Che sono tornata.
Che sei ancora casa.

Oggi vi lancio una riflessione. Siamo nel 2025: la tecnologia corre, ci supera, ci anticipa. Ingegneria, scienza e “fant...
23/11/2025

Oggi vi lancio una riflessione.
Siamo nel 2025: la tecnologia corre, ci supera, ci anticipa.
Ingegneria, scienza e “fantascienza” viaggiano almeno dieci anni davanti a noi.
E poi c’è Pantelleria.
Un pezzo d’Occidente che corre… ma con un passo tutto suo.
Un luogo dove, ancora oggi, prima di costruire la casa si costruisce la cisterna dell’acqua piovana.
Un gesto antico, necessario, quasi sacro.
Ecco, di Pantelleria mi incuriosisce questo suo stare in una specie di “centro” nel quale albergano il vecchio e il nuovo in assenza di apparenti contrasti.
Non la si può definire “incontaminata”, ma faticosamente contaminabile lo è per certi aspetti.
Sarà il vento che la scolpisce, la sua posizione in mezzo al mare, o quella cultura ruvida e bellissima dei panteschi…
Ma Pantelleria non sembra avere fretta.
Non sgomita per stare in prima fila, non rincorre la “lucida follia” del nostro Occidente iper-veloce.
E allora mi chiedo:
e se il mondo l’avessimo pensato tutti così?
Prima la cisterna, poi la casa.
Di numero esiguo il tutto: in capienza, in abitabilità e in grandezza.
Il minimo necessario.
Perché alcune bellezze, semplicemente, non meritano di essere sprecate.

Sibà non è un posto. È una misura del tempo.Se un giorno dovessi scegliere un luogo dove fermarmi, e lasciare che il tem...
16/11/2025

Sibà non è un posto. È una misura del tempo.

Se un giorno dovessi scegliere un luogo dove fermarmi, e lasciare che il tempo scorra con il passo giusto per un essere umano, saprei già dove andare.
Si chiama Sibà, e sì, è a Pantelleria (per chi ancora non la conosce).
Un pugno di case alle pendici di Montagna Grande: una contrada, una “frazione” — anche se non saprei bene di cosa.
Forse del mondo intero. O forse del tempo.
A Sibà si vive da persone, non da numeri.
C’è un piccolo alimentari dove il necessario e l’inutile convivono sugli stessi scaffali, un tabacchi, il contadino con il vino e il formaggio, la signora dei biscotti e dei pasticciotti.
La notte non ha luci al neon, ma un buio che ti insegna a riconoscere le curve, i sassi, le distanze.
Sibà non è un luogo dimenticato: è un luogo che ricorda.
Ti restituisce il tempo a piccoli granelli, ti ricorda che la misura delle cose è fatta di gesti e silenzi.
E se davvero dovessi “frazionare” il mondo per trovarne la metà perfetta, credo che Sibà sarebbe proprio quella.

Eventi ventosiNon è raro, per l’isola di Pantelleria, che si inneschino delle contese.Il gioco è ai massimi livelli, per...
09/11/2025

Eventi ventosi

Non è raro, per l’isola di Pantelleria, che si inneschino delle contese.
Il gioco è ai massimi livelli, perché i contendenti sono elementi naturali: forze capaci di ribaltare tavoli, curvare alberi o — cosa straordinaria — mantenerli, nonostante la loro impetuosità, in uno stato di semi-equilibrio.

Naturalmente, sto parlando dei venti di Pantelleria.
Di norma ce n’è uno prevalente, benché quest’estate, per gran parte del tempo, siamo stati in regime di brezza.
Ma talvolta accade lo straordinario.

Capita infatti che da nord-ovest spiri il Maestrale e, contemporaneamente, da un quadrante quasi opposto, soffi il Levante, se non addirittura lo Scirocco.

A parte questo fenomeno inconsueto — per cui le cime degli alberi, nell’impeto dei due soffi, sembrano restare “freezate” in un attimo di immobilismo — ciò che trovo davvero affascinante, nel mio modo di guardare le cose dell’isola, è sollevare lo sguardo e osservare ciò che accade in cielo.

Signori, vi assicuro che, in presenza di nuvole, è uno spettacolo da togliere il fiato.
È uno di quei momenti in cui decido di interrompere il lavoro per distendermi sul duro cemento della mia terrazza, perfettamente parallela al cielo, e osservare il fenomeno sopra di me.

Ho visto nubi inseguirsi; di rado le avevo viste scontrarsi, incrociarsi, salutarsi, fare l’inchino o la riverenza.
Ma nelle giornate in cui i due sfidanti danno il meglio, lo spettacolo è quello di una strada a infinite corsie, sulla quale — in sensi opposti — si incrociano nuvole di ogni dimensione.
Si fondono, si sfiorano, si urtano l’una nell’altra come in un autoscontro per bambini.

Posso restare ferma a osservare questo gioco di potenza e prepotenza per ore.
Se non fosse che, a un certo punto, la mia schiena comincia a gridare vendetta.
Ed è allora che, mio malgrado, mi alzo, ripongo stupore e fantasia, e torno al lavoro.

Indirizzo

Via Del Pino 19
Pantelleria
91017

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 18:00
Martedì 10:00 - 18:00
Mercoledì 10:00 - 18:00
Giovedì 10:00 - 18:00
Venerdì 10:00 - 18:00
Sabato 10:00 - 13:00

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