11/07/2025
Dopo le nostre proteste, il Comune di Pavia ha proposto di stanziare ulteriori 800mila euro per la ristrutturazione delle case popolari vuote. Per noi non basta e per questo ieri sera siamo tornati in Consiglio Comunale, dove abbiamo preteso e ottenuto di prendere parola.
Ecco cosa abbiamo detto.
Signor Sindaco, Assessori, Consiglieri,
siamo qui oggi non solo come cittadini, ma come esseri umani.
Siamo qui per portare in questa sala la voce di chi non viene mai ascoltato.
La voce di chi non ha più una casa, o la sta perdendo.
Dieci giorni fa abbiamo rifiutato di prendere parola perché volevamo che sentiste le voci e le storie di tutte e tutti noi.
Il signor sindaco ci ha ascoltati, ma ha detto che non c’erano altri soldi per le case popolari.
Negli scorsi giorni una nostra delegazione ha avuto un altro incontro con sindaco e assessore al bilancio, in cui ci è stato detto che, al massimo, il Comune avrebbe potuto fare una nuova variazione di bilancio a settembre, mettendo 800 mila euro.
Apprezziamo questa apertura. Ma non basta.
Non basta perché le famiglie che hanno fatto domanda per una casa lo scorso anno erano 600, mentre oggi sono 700.
E nel bando ci sono solo 22 case.
Guardate le famiglie che sono qui in aula stasera: nessuna di loro avrà la casa popolare.
Chi sono queste persone?
Qui ci sono genitori con figli grandi che dormono sul divano
Qui ci sono famiglie di lavoratori che con due stipendi sono costrette a vivere in 4 in un bilocale
Qui ci sono persone che aspettano la casa popolare da 8 anni, ma non possono aspettare in eterno. Se mi rompo un braccio e vado in ospedale, sono disposta ad aspettare che prima venga curata una persona in pericolo di vita, però mi aspetto che prima o poi il mio braccio venga curato, altrimenti il mio diritto non esiste.
Qui ci sono persone che hanno perso il lavoro, avuto un figlio, si sono ammalate, e che ora vivono con l’ansia di un ufficiale giudiziario alla porta. Questa situazione può colpire chiunque, e oggi non risparmia nessuno.
Qui ci sono persone di origine straniera, che spesso non riescono a farsi affittare una casa per colpa del razzismo.
Qui ci sono donne e uomini, che spesso non riescono a pagare le garanzie richieste dai privati: 3 o 4 mensilità anticipate, buste paga stabili, fideiussioni…
Qui ci sono lavoratori e lavoratrici con contratti precari, part-time, o in nero, completamente tagliati fuori dal mercato.
Qui ci sono madri sfrattate perché non possono lavorare perché non c’è posto all’asilo per il figlio
Qui ci sono famiglie che hanno dovuto sostenere spese improvvise e non sono riuscite a pagare l’affitto e rischiano di essere buttate fuori di casa
Qui ci sono inquilini che vengono sfrattati perché ci sono padroni di casa che rifiutano il contributo per la morosità incolpevole: palazzinari così ricchi che gli fanno schifo 6 mila o 8 mila euro
Qui ci sono persone che vivono in cantine piene di umidità perché nessuno gli affitta niente di meglio
A chi si devono rivolgere queste persone? Le persone si rivolgono al comune come ad un padre e il comune non può dire che ha mezza baguette per 20 figli avendo una panetteria.
Ci dite di rivolgerci ai servizi sociali ma alcune persone sono state minacciate e spaventate dai servizi sociali e l'unica soluzione è portare via i bambini e allora preferiamo dormire in una macchina piuttosto che rivolgerci ai servizi sociali
Con 800 mila euro di finanziamento si ristrutturano a malapena 30 case, invece noi vogliamo una soluzione per tutte e tutti
A Pavia ci sono 600 case popolari vuote. Di queste, 170 sono del comune. Queste case potrebbero ospitare, potrebbero salvare vite, ma restano abbandonate, senza fondi per essere ristrutturate.
Davanti a un'emergenza che ormai va avanti da anni, mettere solo 800 mila euro è come provare a spegnere un incendio con un bicchiere d’acqua.
Le fiamme non si spengono.
Si allargano.
E mentre noi discutiamo, altre famiglie stanno perdendo la casa proprio adesso, in questo momento.
Se non si fa un cambiamento serio, concreto, ora,
questa situazione non si risolverà mai.
Sarà un cane che si morde la coda.
Ogni anno torneremo qui a dirci le stesse cose,
mentre i più deboli continueranno a pagare il prezzo più alto.
E noi cittadini che paghiamo le tasse, che contribuiamo ogni mese,
chiediamo solo che quelle risorse vengano redistribuite con giustizia.
A chi non ha più un tetto sopra la testa.
La casa è un diritto, non un privilegio.
Lo dice la nostra Costituzione, e non lo dice per caso.
L’articolo 3 afferma che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale.
E l’articolo 47 riconosce il valore sociale dell’abitazione.
Eppure, oggi, a Pavia – proprio qui, nella nostra città – quel diritto viene negato ogni giorno.
Per questo oggi chiediamo con urgenza:
uno stanziamento straordinario di almeno 3 milioni di euro,
da utilizzare immediatamente per ristrutturare il maggior numero possibile di case popolari,
prima che altre famiglie finiscano per strada.
Non possiamo aspettare il 2026 o il 2027.
Le case servono ora.
La crisi è oggi, e sta già facendo danni profondi.
Senza casa non si può lavorare,
senza casa non si può curare un figlio,
senza casa non si vive con dignità.
Questo non è un problema “di qualcuno”.
È una responsabilità collettiva. È una questione morale.
Questa non è politica.
È sopravvivenza. È giustizia. È umanità.
Caro Comune, fate la vostra parte.
Dimostrate che a Pavia nessuno viene lasciato indietro.
Non domani.
Oggi.
Grazie.