07/08/2026
Ci sono artisti che ti cambiano il modo di guardare il mondo.
Per me Francesco Guccini è stato questo.
Da ragazzo ascoltavo le sue canzoni e pensavo sempre la stessa cosa: meno male che c’è Francesco.
Meno male che c’è qualcuno che ha il coraggio di dire certe cose.
Perché lui trovava parole che nessun altro trovava.
Mentre tante canzoni rimanevano leggere, lui scavava. Ti metteva davanti dubbi, nostalgia, ironia, rabbia, umanità.
E ogni volta avevo la stessa sensazione: ecco, è proprio questo che sento anch’io… solo che non avrei mai saputo dirlo così.
Per me è stato questo il suo dono più grande: dare voce a pensieri che tanti avevano dentro, ma che quasi nessuno riusciva a trasformare in parole.
All’inizio degli anni Novanta andavo spesso in via Paolo Fabbri, a Bologna.
Sapevo che ogni tanto si fermava lì, in un’osteria, tra una partita a carte e una chitarra che passava di mano in mano.
Ci andavo semplicemente per vederlo.
Avevo una soggezione enorme.
Anni dopo, la vita mi ha regalato qualcosa che allora non avrei mai immaginato.
Questa foto è di quei giorni sul set di Radiofreccia.
Ed è lì che ho avuto davvero la fortuna di conoscerlo.
Ma il bello arrivava dopo le riprese.
Una tavolata, un bicchiere di vino, qualche brindisi.
E Francesco.
Il mattatore assoluto.
Raccontava storie una dietro l’altra. Ti faceva ridere fino alle lacrime e, due minuti dopo, ti costringeva a pensare.
Erano quelle serate che speravi non finissero mai.
E ricordo anche una sera, durante una festa blues in campagna, nell’aia di una casa.
C’era una band che improvvisava.
A un certo punto Francesco salì sul palco e iniziò a cantare vecchi pezzi rock and roll di Elvis.
Fu lì che il gigante, ai miei occhi, diventò ancora più grande.
Perché dietro il poeta c’era un uomo che amava la musica con un entusiasmo contagioso.
Mi ha sempre fatto sorridere una cosa.
Per anni, forse per decenni, il manifesto dei suoi concerti è rimasto praticamente lo stesso.
In un mondo che correva dietro alle mode e all’immagine, lui sembrava dirti: non sono qui per cambiare la copertina. Sono qui per quello che ho da raccontare.
Per fortuna c’è stato Francesco Guccini.
Per fortuna ci sei stato, Francesco.
Per fortuna hai trovato le parole che tanti di noi aspettavano da sempre.