29/05/2026
𝐋𝐚 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐛𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨
𝐂𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐛𝐚𝐫𝐫𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐯𝐞𝐝𝐨𝐧𝐨.
Non sono fatte di muri, cancelli o gradini. Eppure possono essere altrettanto difficili da superare. Sono quelle che, senza che ce ne accorgiamo, impediscono ad alcune persone di partecipare pienamente alla vita culturale, sociale e relazionale di una comunità.
Per questo iniziative come “𝐂𝐢𝐧.𝐀𝐮𝐭.𝐥𝐲 – 𝐀𝐮𝐭𝐢𝐬𝐦 𝐅𝐫𝐢𝐞𝐧𝐝𝐥𝐲 𝐂𝐢𝐧𝐞𝐦𝐚”, che 𝑣𝑒𝑛𝑒𝑟𝑑𝑖̀ 29 𝑚𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 ℎ𝑎 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑙 𝐶𝑖𝑛𝑒𝑚𝑎 𝑂𝑑𝑑𝑜 𝑑𝑖 𝑇𝑒𝑟𝑚𝑜𝑙𝑖 la première regionale del 𝐜𝐨𝐫𝐭𝐨𝐦𝐞𝐭𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 “𝐈𝐥 𝐓𝐫𝐚𝐭𝐭𝐨”, diretto da 𝐒𝐢𝐦𝐨𝐧𝐞 𝐃’𝐀𝐧𝐠𝐞𝐥𝐨, meritano attenzione.
Non soltanto per il valore del film o dell'evento in sé, ma perché pongono una domanda importante: chi può davvero sentirsi accolto nei luoghi della cultura?
L'appuntamento, ospitato in uno dei più storici spazi culturali della città, nasce all'interno del progetto “𝐂𝐢𝐧.𝐀𝐮𝐭.𝐥𝐲 – 𝐀𝐮𝐭𝐢𝐬𝐦 𝐅𝐫𝐢𝐞𝐧𝐝𝐥𝐲 𝐂𝐢𝐧𝐞𝐦𝐚”, promosso da 𝐊𝐚𝐢𝐫𝐨𝐬 𝐂𝐨𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐒𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 insieme a una rete di associazioni, professionisti, istituti scolastici e realtà del territorio, tra cui 𝐀𝐏𝐒 𝐋𝐢𝐥𝐥𝐲 𝐄𝐓𝐒, 𝐂𝐨𝐫𝐭𝐨̀ 𝐅𝐚𝐜𝐭𝐨𝐫𝐲 𝐈𝐦𝐚𝐠𝐞, 𝐀𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐎𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐁𝐥𝐮 e il 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐓𝐞𝐫𝐦𝐨𝐥𝐢. L'iniziativa è realizzata nell'ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola, promosso dal 𝑴𝒊𝒏𝒊𝒔𝒕𝒆𝒓𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑪𝒖𝒍𝒕𝒖𝒓𝒂 e dal 𝑴𝒊𝒏𝒊𝒔𝒕𝒆𝒓𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍'𝑰𝒔𝒕𝒓𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒆 𝒅𝒆𝒍 𝑴𝒆𝒓𝒊𝒕𝒐.
Al centro del progetto vi è l'obiettivo di rendere l'esperienza cinematografica più accessibile alle persone nello spettro autistico attraverso il modello Autism Friendly Screening, che presta particolare attenzione agli aspetti sensoriali e al benessere del pubblico. L'idea è semplice quanto rivoluzionaria: trasformare il cinema in uno spazio in cui ciascuno possa sentirsi a proprio agio e vivere l'esperienza collettiva senza ostacoli.
«𝑃𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑖𝑙 𝑐𝑖𝑛𝑒𝑚𝑎 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑏𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑒̀ 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑜𝑔𝑛𝑢𝑛𝑜 𝑡𝑟𝑜𝑣𝑎 𝑖𝑙 𝑠𝑢𝑜 𝑝𝑜𝑠𝑡𝑜»: è il messaggio scelto dallo 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐨 𝐚𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐍𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚 𝐌𝐚𝐥𝐨𝐫𝐧𝐢, progettista dell'iniziativa, per sintetizzare la filosofia del progetto.
Ma il tema va ben oltre una singola proiezione.
Parlare di accessibilità culturale significa interrogarsi sul ruolo che cinema, teatri, biblioteche, musei, associazioni e spazi di incontro possono avere nella costruzione di comunità più aperte e inclusive. Significa comprendere che la partecipazione alla vita culturale non dovrebbe essere un privilegio riservato a chi non incontra ostacoli, ma un'opportunità condivisa.
Anche nei piccoli centri questo tema riguarda tutti. Riguarda il modo in cui accogliamo le persone, organizziamo gli eventi, pensiamo gli spazi e costruiamo le relazioni. Perché l'accessibilità non è soltanto una questione di strutture o servizi: è una visione della comunità. È la capacità di immaginare luoghi in cui ciascuno possa sentirsi parte di un'esperienza condivisa.
L'inclusione, infatti, non è un traguardo da dichiarare, ma un percorso da costruire giorno dopo giorno. Si manifesta nelle scelte concrete, nell'attenzione ai bisogni delle persone e nella volontà di rendere la cultura un bene realmente accessibile.
Ed è forse questo il messaggio più importante che arriva da Termoli.
Perché una comunità cresce non quando elimina tutte le differenze, ma quando impara a riconoscerle, rispettarle e accoglierle. E la cultura raggiunge il suo significato più autentico quando non si limita ad aprire le porte di una sala, ma crea le condizioni perché ogni persona possa sentirsi davvero parte di ciò che accade al suo interno.