28/03/2026
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Il 27 marzo 1923 Aldo Bonacossa, alpinista milanese di solida formazione sulle Alpi, arriva ai 2912 metri del C***o Grande del Gran Sasso con un paio di sci ai piedi e una traccia nella neve che i montanari di Pietracamela guardano con diffidenza e stupore. Figlio di una famiglia dell'alta borghesia lombarda con forti radici alpinistiche, Bonacossa ha giร all'attivo prime ascensioni invernali sulle Alpi Occidentali, ma il Gran Sasso รจ per lui territorio da scoprire e su quegli sci di legno che a Pietracamela nessuno ha mai visto, percorre quasi duemila metri di dislivello in sette ore e mezza, partendo alle quattro di mattina. Al suo fianco c'รจ soltanto un ragazzo del posto reclutato la sera prima per portargli lo zaino fin dove le condizioni lo permettono.
Quando Bonacossa ridiscende a valle, i montanari non credono alla sua impresa. Il lombardo, per convincerli, li porta su un prato da cui, attraverso un cannocchiale, si riesce a vedere la traccia lasciata sulla neve del C***o Grande. Qualche mese dopo, sulla Rivista Mensile del Club Alpino Italiano, descrive la discesa con parole entusiaste, paragonandola alle migliori dell'arco alpino, scrivendo di una scivolata bellissima e velocissima che vale quanto il Col Turras sopra Bousson e supera nettamente il Nuvolau di Cortina. ร il primo testo che colloca l'Appennino centrale sulla cartina dello scialpinismo italiano, in un momento in cui quello che oggi รจ uno sport di massa รจ ancora una pratica riservata a pochissimi pionieri.
Aldo Bonacossa non รจ solo un alpinista di talento: รจ un organizzatore, un divulgatore e un uomo di cultura capace di costruire ponti tra il mondo alpino settentrionale e il resto della pen*sola. Nel 1934, nel 1937 e nel 1939 guida tre spedizioni italiane nelle Ande, portando la bandiera del CAI fino al Fitz Roy. Il suo nome vive ancora oggi nel Rifugio Allievi-Bonacossa in Valtellina, dedicato a lui e al compagno di scalate Gino Allievi, ma il gesto piรน simbolico della sua carriera rimane quella traccia solitaria sulla neve del C***o Grande, il momento esatto in cui lo scialpinismo smise di essere solo una questione alpina.
Credit foto ๐ท Cai Roma