07/09/2025
Quando il Cilento era al centro del mondo: Policastro, Rofrano, Roccagloriosa e Camerota nella mappa di al-Idrisi
Pochi lo sanno, ma nell’anno 1150 – quando l’Europa era ancora in gran parte frammentata in feudi e signorie – il Regno di Sicilia commissionava una delle opere più straordinarie del Medioevo: la Tabula Rogeriana, un atlante del mondo conosciuto, completo di carte e di un dettagliatissimo testo descrittivo.
A realizzarlo fu al-Idrisi, un grande geografo e cartografo di origine marocchina, chiamato a Palermo dal re normanno Ruggero II.
Per due anni, nella splendida corte palermitana, al-Idrisi raccolse notizie, ascoltò viaggiatori, mercanti, marinai e compilò quello che per secoli sarebbe rimasto il più scientifico atlante geografico mai realizzato.
E il Cilento? C’era, eccome.
Policastro, la prima città dopo Salerno
Sfogliando il manoscritto, troviamo Policastro citata come la prima città dopo Salerno. Al-Idrisi la descrive come una cittadella popolosa e fiorente, con mercati vivaci: un’immagine che contrasta con l’idea di Policastro come borgo quasi abbandonato che si diffuse nei secoli successivi. Evidentemente, nel mezzo secolo precedente alla redazione dell’atlante, Policastro aveva conosciuto un periodo di crescita economica e demografica, rinvigorita nel suo ruolo di sede vescovile.
Rofrano e la baronia monastica
Anche Rofrano compare nell’atlante, registrata come “r.fran”. La sua grande baronia monastica, pur essendo fuori dalla giurisdizione ecclesiastica di Policastro, rientrava nella contea di Policastro per l’amministrazione civile e militare. Il vescovo aveva persino il diritto di consacrare i preti sposati di rito italo-greco: un piccolo ma significativo segno dell’intreccio fra potere civile, religioso e culturale in un regno così complesso.
Roccagloriosa e Camerota
Roccagloriosa appare come “ruqqa.klaryuzha”, Camerota come “q.m.ra.tah”. Sono attestazioni preziose, che ci ricordano come questi borghi non fossero ai margini del mondo, ma parte integrante di un regno che dominava il Mediterraneo.
Persino Corbella (Cicerale), feudo della famiglia di Florio di Camerota, è menzionata come “q.r.b.lah”.
Un regno al centro del Mediterraneo
Il Regno di Sicilia del XII secolo era un vero laboratorio multiculturale: arabi, greci, normanni e latini convivevano e contribuivano alla prosperità economica e culturale dello stato.
Le flotte siciliane controllavano il Tirreno, conquistavano Malta e garantivano sicurezza ai commerci. Le temute divisioni di arcieri musulmani erano parte integrante dell’esercito reale, e la corte poteva permettersi i migliori studiosi e tecnici pagandoli in moneta d’oro.
Tutto questo stride con l’immagine – ancora diffusa – di un Sud Italia medievale passivo e marginale, vittima di scorrerie “saracene”. In realtà, questo fu un periodo di grande espansione demografica, economica e culturale, in cui il Cilento era pienamente inserito nella rete di scambi che univa l’Europa e il Mediterraneo.
Una storia da riscoprire
La Tabula Rogeriana non è solo un documento cartografico: è una finestra su un Cilento vivo, fiorente e strategico.
Ricorda che qui, tra il mare e le montagne, si scriveva la storia di un regno che dialogava con tutto il mondo conosciuto, quando Palermo era la capitale di un impero mediterraneo.
Forse è tempo di riscoprire questi secoli dimenticati e restituire ai nostri paesi – Policastro, Rofrano, Roccagloriosa, Camerota – il loro posto nella grande storia.
Fonte Michael Shano