Residenza dei Tolomei Alloggio

Residenza dei Tolomei Alloggio Affitti turistici

25/04/2023
01/03/2023
13/10/2022

Un autentico gioiello poco distante dal centro storico di Roma, un luogo di straordinaria bellezza che ognuno almeno una volta nella vita dovrebbe vedere: il quartiere Coppedè. Un luogo suggestivo situato tra piazza Buenos Aires e via Tagliamento. Con le sue 26 palazzine ed i 17 villini è un angolo dì città inaspettato e fiabesco, uno straordinario mix di Art Decò, stile Liberty, con influenze di arte greca, gotica, barocco e persino medievale. Ideato tra il 1915 ed il 1926 dall'eclettico architetto Gino Coppedè, da cui prende il nome, accoglie i visitatori attraverso un arco riccamente decorato dal quale pende un enorme lampadario interamente in ferro battuto; l'atmosfera che vi si respirerà una volta varcato, lascerà i turisti così come i romani completamente ammaliati.

L’esigenza di un nuovo complesso di abitazioni che fungesse da raccordo tra i Parioli e le zone Trieste-Salario, evidenziato dal piano regolatore del 1909, ha fatto ricadere la scelta appunto su Gino Coppedè, già famoso per le opere compiute a Genova. Il suo non fu però un compito facile. La Capitale non si presentava infatti come le città europee in cui spopolava il Liberty ma era ancora legata alle costruzioni della Roma papale. Ad aiutarlo nonostante le iniziali difficoltà a svolgere il suo compito al meglio fu essenzialmente lo scopo delle abitazioni per cui era stato assunto: edilizia privata per il ceto borghese.

L'evidente unitarietà del complesso, congiunta alla sua impronta fortemente personale a ad uno stile del tutto originale, hanno fatto di Coppedè l'unico architetto del Novecento ad avere legato il proprio nome ad un quartiere. Alla sua morte giunta nel 1927, fu chiamato a completare il suo operato Paolo Emilio André.

Con le sue palazzine ed i suoi villini, rappresenta in pieno la fantasia e l’ecletticità di una Roma nascosta ❤

14/07/2022

«Ricordo ancora la domanda che fece il professore di filosofia il primo giorno di liceo: 'A che serve studiare? Chi sa rispondere?".

Qualcuno osò rispostine educate: "a crescer bene", "a diventare brave persone". Niente, scuoteva la testa. Finché disse: "Ad evadere dal carcere".

Ci guardammo stupiti. "L’ignoranza è un carcere. Perché là dentro non capisci e non sai che fare.
In questi cinque anni dobbiamo organizzare la più grande evasione del secolo. Non sarà facile, vi vogliono stupidi, ma se scavalcate il muro dell’ignoranza poi capirete senza dover chiedere aiuto. E sarà difficile ingannarvi. Chi ci sta?".

Mi è tornato in mente quell’episodio indelebile leggendo che solo un ragazzo su venti capisce un testo. E penso agli altri diciannove, che faticano ad evadere e rischiano l’ergastolo dell’ignoranza.
Uno Stato democratico deve salvarli perché è giusto. E perché il rischio poi è immenso: le menti deboli chiedono l’uomo forte».

[Corrado Augias]

08/01/2022

Evelina Tacconelli (università di Verona): «Da noi già adottati su migliaia di pazienti fragili. Entro 72 ore dal test positivo congelano la malattia». Perché l’Italia non li usa e li lascia scadere?

Indirizzo

Via Coltura, 3
Polcenigo
33070

Orario di apertura

09:00 - 17:00

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