Taberna Potami Veg sulla Via Francigena

Indicazioni

Taberna Potami Veg sulla Via Francigena Associazione Culturale a favore della tutela degli animali, dell'autoproduzione, degli antichi mestieri, della natura, delle arti.

Nella nostra casa si pratica la decrescita. La decrescita non è soltanto una critica ragionata e ragionevole alle assurdità di un’economia fondata sulla crescita della produzione di merci, ma si caratterizza come un’alternativa radicale al suo sistema di valori. È una rivoluzione culturale che non accetta la riduzione della qualità alla quantità -
Per concludere ci avvaliamo delle parole di Maurizio Pallante:
"La decrescita è elogio dell’ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione. La decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio."

24/09/2026

Attacchi del Lupo ad una allevatrice a Valpiana (Massa Marittima)? Macchè! A fare chiarezza è il Presidente della LAC Raimondo Silveri, che contesta con fermezza le ricostruzioni sull'ennesima presunta "aggressione del lupo".
Qui L'articolo e il video che mostra cosa sta succedendo davvero a Valpiana.
LAC ha già depositato due denunce penali presso la procura di Grosseto.
Abbiamo foto, video e testimonianze che fanno luce sulla realtà dei fatti , utili ad evitare procurati allarmi o speculazioni sull'incolpevole fauna selvatica
https://www.abolizionecaccia.it/.../al-lupo-al-lupo-ma.../

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28/08/2026

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«Ciao a tutti amici di Pontremoli, questo è il mio ultimo post su questo profilo... E purtroppo dovete sapere che non mi vedrete più tra i vicoli e le piazze del centro storico, nelle vetrine delle vecchie botteghe e tra i tavolini dei caffè.»

Abbiamo appreso con vero dispiacere una notizia che renderà Pontremoli un po’ più vuota.
Rino, il celebre gattone rosso conosciuto e fotografato da residenti e turisti, è volato sul Ponte dell’Arcobaleno.

Rino non era semplicemente un gatto che viveva in città. Era diventato negli anni uno dei volti più familiari del centro storico.

Le piazze erano casa sua. I vicoli erano il suo territorio. Le vetrine delle vecchie botteghe, i tavolini dei bar, i cortili e il ponte erano le tappe di giornate vissute esattamente secondo le sue regole.

Aveva una famiglia che lo amava, ma aveva scelto di vivere anche in mezzo alle persone. E così, quasi senza accorgersene, Pontremoli intera era diventata un po’ la sua famiglia allargata.
C’era chi lo incontrava disteso all’ombra durante le giornate più calde, chi lo vedeva passeggiare tranquillamente per il centro, chi si fermava per una fotografia e chi aveva conquistato il privilegio di una sua carezza. O, conoscendo i gatti, forse era Rino a concedere quel privilegio agli umani.

Sulla sua pagina ufficiale è comparso un ultimo saluto scritto idealmente proprio con la sua voce. Parole che raccontano perfettamente il gatto che è stato:
«Ciao a tutti amici di Pontremoli, questo è il mio ultimo post su questo profilo... E purtroppo dovete sapere che non mi vedrete più tra i vicoli e le piazze del centro storico, nelle vetrine delle vecchie botteghe e tra i tavolini dei caffè.»

E poi il passaggio che fa più male: «Nove vite sono lunghe e avventurose, ma anche quelle prima o poi finiscono.»

Nel suo ultimo messaggio Rino ricorda tutti quei piccoli incontri che, per anni, hanno fatto parte della quotidianità di Pontremoli:
«Ma se mi avete incontrato sdraiato all'ombra in una giornata di sole rovente, o visto in attesa notturna sulla sponda del ponte, se mi avete incrociato in un cortile per una carezza svogliata, un agguato giocoso, una passeggiata in processione, una fotografia in posa...»

E infine lascia forse la descrizione più bella della sua vita: «Sappiate che sono stato esattamente come volevo essere, libero e di nessuno, eppure un po' di tutti...»

Il messaggio termina nel modo più adatto a un gatto che, evidentemente, ha mantenuto il suo carattere fino all’ultimo: «Vi graffio. Rino»

Adesso sarà strano attraversare Pontremoli senza scorgere quel gattone rosso da qualche parte. Perché ci sono animali che diventano parte del paesaggio umano di un luogo, fino al punto che quando se ne vanno sembra mancare qualcosa alla città stessa.
Rino ha vissuto come voleva lui: libero, curioso, circondato dall’affetto della sua famiglia e di tantissime persone.

🌈 Buon Ponte, Rino.
Le piazze di Pontremoli non saranno più le stesse senza di te.

27/08/2026

MASSA - Da qualche giorno è possibile recarsi presso il Comune di Massa e il Comune di Montignoso per firmare i referendum promossi dal movimento “Ora

14/08/2026

Perché nei cortili del Sud il fico non si abbatteva mai 🌳

In tanti cortili rurali del Sud, della Toscana e della Liguria valeva una regola non scritta: il fico del cortile non si tocca. Si diceva portasse fortuna, che la sua ombra proteggesse la casa, che l'albero fosse di famiglia quanto la famiglia era sua.

Dietro la credenza non c'è una "ingegneria segreta" — c'è qualcosa di più semplice e più vero: il fico dà tanto, chiede pochissimo, e nasconde una delle storie più straordinarie della botanica.

🍑 1. DÀ FRUTTA DUE VOLTE L'ANNO
Il fico fruttifica in due momenti: i fioroni a maggio-giugno, sui rami dell'anno prima, e i fichi "forniti" ad agosto-settembre. Due raccolti da un solo albero, in un'epoca in cui ogni fonte di cibo dolce e nutriente contava. E i fichi si seccavano per l'inverno: energia conservata per i mesi magri.

☀️ 2. FA OMBRA DOVE SERVE
La chioma larga e le foglie grandi creano, in piena estate, un'ombra fresca e f***a. Non a caso il fico stava vicino a casa, all'aia, al pozzo: sotto un fico, nelle ore roventi, si lavorava e si riposava. È un condizionatore che si pianta una volta e dura decenni.

🐦 3. È UNA TAVOLA PER GLI UCCELLI (e va detto con onestà)
I fichi maturi richiamano merli, tordi e tanti altri: sono ghiotti dei frutti. Chi coltiva il fico lo sa bene — gli uccelli sono anche i suoi "rivali" al momento del raccolto. Ma un albero che sfama la fauna del cortile è comunque un pezzo di biodiversità: fioriture, frutti e rami che ospitano vita per gran parte dell'anno.

🐝 4. LA STORIA CHE QUASI NESSUNO CONOSCE: IL FICO E LA SUA VESPA
Qui sta la meraviglia vera. Il fico non è nemmeno un frutto in senso stretto: è un'infiorescenza chiusa a sacchetto (il siconio), con centinaia di minuscoli fiori rivolti tutti all'interno. Se i fiori sono nascosti dentro, chi li impollina?

Una sola, minuscola vespa specializzata: la Blastophaga psenes, la vespa del fico. Entra da una fessura microscopica (l'ostiolo), impollina i fiori dall'interno e lì dentro conclude la sua vita. È una partnership tra due esseri viventi che va avanti da oltre 60 milioni di anni: la vespa non vive senza il fico, il fico (selvatico) non si riproduce senza la vespa.

E la vespa che resta dentro? Non la mastichi. Un enzima del fico, la ficina, la scompone e la trasforma in proteine: i "semini" croccanti che senti sono gli acheni, i veri frutti. (I fichi che compriamo di solito sono

11/08/2026

E se si potesse ottenere una siepe senza piantarla, lasciando semplicemente fare agli uccelli? È l'idea geniale della siepe di Benjes, detta anche siepe secca o siepe morta, un nome ingannevole, perché brulica di vita.

Il principio, messo a punto da un ecologo tedesco alla fine degli anni Ottanta, sta in un solo gesto. Si piantano due file di paletti e, in mezzo, si accatasta tutto il legno morto di cui si dispone: rami di potatura, ramaglie, foglie secche, steli. Si ottiene un lungo cordone di rami, contenuto e areato. Tutto qui. Il più è fatto.

Poi la natura lavora da sola. Questo cumulo di legno attira subito gli uccelli, che vi si posano e vi fanno la posta. E posandosi depositano, nei loro escrementi, i semi degli arbusti locali che hanno mangiato nei dintorni: biancospino, prugnolo, sambuco, rosa canina. Quei semi, al riparo dei rami e dei predatori, germinano. A poco a poco, mentre il legno morto si decompone e arricchisce il suolo, una vera siepe viva cresce attraverso la struttura, fatta solo di specie autoctone, perfettamente adatte, senza aver comprato né piantato un solo arbusto.

Nell'attesa, la siepe secca è già pienamente utile. Fa da frangivento, da recinzione, da confine. Ma soprattutto è un rifugio di biodiversità di prim'ordine: ricci, rospi e orbettini si riparano alla sua base, gli insetti del legno morto la colonizzano, gli uccelli vi nidificano. Ed è la destinazione ideale per tutti gli scarti di potatura, che non c'è più bisogno di bruciare o portare via.

In pieno campo, questa tecnica permette perfino di ricreare la siepe campestre senza una campagna di piantumazione. La siepe di Benjes è la prova che un mucchio di legno morto non è un rifiuto: è una siepe in divenire, che il vivente costruisce al posto tuo. 🌿

09/06/2026

AAA FAMIGLIA CERCASI
Stiamo cercando una famiglia x la vita a dei cuccioli di Conigli nani 🥷🏻 MOLTO FORTUNATI
Verranno fatti adottare sterilizzati e vaccinati E solo dopo ferrei PREAFFIDI quindi NO perditempo - no giocattoli x bambini - no pesciolini rossi nella boccia ( che tradotto vuol dire niente gabbia ). Solo se veramente interessati a donare amore e ricevere amore contattateci in privato.

09/06/2026

OLEOLITI: COME FARLI
L'oleolito è un macerato oleoso di una pianta fresca o essiccata: molto semplicemente, alcune parti di una pianta vengono fatte macerare nell'olio per un tot di tempo, perché in questo modo si possono estrarre le sostanze chimiche liposolubili presenti nell'erba o nel fiore.

POSSO FARE L'OLEOLITO CON QUALSIASI PIANTA?
No. L'oleolito si fa con piante che hanno fitocomplessi liposolubili facilmente estraibili con questo metodo casalingo, e che abbiano fitocomplessi che oltre ad essere liposolubili abbiano anche proprietà comprovate. I fitocomplessi liposolubili sono: le vitamine E, D, A, K; i carotenoidi; la clorofilla; i trigliceridi; gli steroli; le cere; le saponine, gli oli essenziali, il tetraidrocannabinolo (THC) e il cannabidiolo (C*D).

Le piante più utilizzate per gli oleoliti sono: iperico, calendula, elicriso, camomilla, rosmarino, achillea, rosa, arnica, lavanda, margherite, alloro e margheritine. Poi ci sono piante come la malva, che pur avendo soprattutto fitocomplessi idrosolubili ha anche una minoranza di fitocomplessi liposolubili, molto efficaci e facilmente estraibili quindi ha senso fare l'oleolito di malva. Ancora, ad esempio l'acido rosmarinico contenuto in tantissime Lamiaceae, è un acido polifenolico, e pur rientrando nei fitocomplessi idrosolubili è lipofilo. Quindi se i fitocomplessi sono formati da amminoacidi con la catena idrofoba pur essendo idrosolubili sono estraibili anche in olio. Ogni pianta va valutata partendo dalla sua analisi chimica.

FRESCHI O SECCHI?
Gli oleoliti si possono fare sia con piante fresche che secche. Esistono solo tre piante che vanno assolutamente usate solo fresche: iperico, elicriso e ciclamino.
Se i fiori e le foglie vengono utilizzati secchi l'oleolito verrà poi messo a macerare al buio, quindi si seccano precedentemente le parti della pianta da utilizzare in maniera tale che l'acqua contenuta in esse, non faccia ammuffire e marcire il tutto.
Invece in estate, e con alcuni fiori, si può anche utilizzare la pianta fresca (che contiene acqua), perché poi l'oleolito verrà lasciato al sole e questo impedisce che marcisca o ammuffisca.
Con alcuni fiori come pratolina o buddleja invece il consiglio è utilizzarli semisecchi: cosa significa? Semplicemente seccare brevemente per 24 ore in modo da fare perdere loro parte dell'acqua e poi procedere come per l'oleolito fatto da fiori freschi e cioè ponendoli al sole. In generale anche con altri fiori che poi verranno posti al sole è buona norma farli seccare brevemente per 12/24 ore per fargli perdere parte dell'acqua.

COME FARE L'OLEOLITO
Il procedimento, in entrambi casi, è semplicissimo: si riempie un vasetto di vetro trasparente di fiori o foglie o freschi o precedentemente essiccati. I fiori e le foglie si possono anche rompere grossolanamente. Quindi si ricoprono di olio vegetale spremuto a freddo, si tappa il vasetto e si lasciano macerare all'ombra se secchi, al sole se freschi. ATTENZIONE quelli posti al sole non devono essere mai messi sotto un sole cocente: meglio metterli sotto un albero o sotto un terrazzo dove arriva una bella insolazione ma mai raggi diretti, e questo perché le fotoreazioni mediate dal sole fanno facilmente irrancidire l'olio e creano radicali liberi. Il contenitore di vetro andrebbe agitato dolcemente almeno un paio di volte a settimana (ma anche tutti i giorni se possibile). La quantità è di circa 40 g di botanica ogni 150 g di olio, ma è una quantità molto indicativa, infatti di alcuni fiori ve ne serviranno 50 g, di altri 30 g saranno sufficienti. Basta che l'olio ricopra a filo la botanica. Quindi non deve essere né troppo abbondante né troppo sotto la botanica.
Il vasetto si può chiudere con un tappo o con garze, bloccate con degli elastici, cosa che permette l'evaporazione dell'acqua eventualmente presente, ma impedisce che entrino insetti o polvere. Io preferisco chiudere sempre con il tappo e non con la garza in maniera da non disperdere le parti acquose che si estrarranno. Inoltre, per quanto riguarda gli oleoliti esposti al sole, alcuni preferiscono portare il vaso di oleolito in casa ogni sera, anche se c'è il tappo, per evitare che si crei condensa nel vaso e esporlo di nuovo al sole ogni mattina, io personalmente non lo faccio, anche perché le parti acquose sono veramente troppo poche perché rappresentino un problema.

PER QUANTI GIORNI?
L'oleolito al buio si dovrebbe lasciare 70 giorni, circa due mesi. Al sole, invece, dipende dalla temperatura. Si va da 20 giorni a 40. La temperatura dell'olio non dovrebbe mai superare i 60° quindi se il sole è particolarmente intenso non lasciate il vaso alla luce diretta del sole perché altrimenti l'olio si scalderà troppo e si innescheranno reazioni termiche e reazioni chimiche mediate dalla luce solare (fotoreazioni) che degraderanno olio e fitocomplessi. Meglio lasciare il vasetto in un luogo che non riceva tutto il giorno i raggi solari, ad esempio sotto un albero.

CHE OLIO È MEGLIO UTILIZZARE?
Si possono usare diversi tipi di olio. L'importante è che l'olio sia sempre spremuto a freddo. Nella scelta dell'olio è fondamentale tenere conto del proprio tipo di pelle e di cosa si vorrà fare dopo con quell' oleolito. Io prediligo oli "leggeri" come olio di girasole deodorato, di riso oppure quello di vinaccioli. L'olio extravergine di oliva è quello che ha il miglior potere estrattivo ma è un olio molto "pesante" che la pelle assorbe lentamente e unge moltissimo, inoltre ha un odore caratteristico molto intenso e persistente.
Quello di riso e di girasole hanno due vantaggi: sono ricchi di vitamina E, quindi irrancidiscono più lentamente, e sono molto neutri. Quello di mandorle dolci è ottimo ma molto delicato: tende a irrancidire molto facilmente e non si può utilizzare per gli oleoliti che vanno esposti al sole.
Gli oleoliti si possono utilizzare esternamente ma possono anche essere utilizzati per preparazioni culinarie (ottimo ad esempio l'oleolito con le bucce di limone o di peperoncino). Ovviamente se decidete di fare un oleolito che abbia anche utilizzi culinari dovete assolutamente rispettare le regole per evitare lo sviluppo del botulino!
Se volete prolungare la durata dell'oleolito potete aggiungere vitamina E antiossidante, in una percentuale del 0,5% del peso dell'oleolito.

E SE SI CREA UN DEPOSITO?
A volte si crea un deposito sul fondo del nostro oleolito: il deposito può essere di varia natura: spesso è solo polline dei fiori oppure sono mucillagini o l'acqua presente nelle piante che non è riuscita ad evaporare. In quel caso potrete filtrarlo nuovamente con un filtro a maglie strette, perché il deposito potrebbe fare ammuffire il tutto. Oppure ancora meglio aspirare la parte di oleolito senza deposito con una siringa e scartare quella con il deposito. L'oleolito non va più utilizzato solo se ammuffisce. In quel caso l'olio però non va buttato (mai buttare l'olio!) ma può essere utilizzato per creare saponi.

TECNICA A CALDO
Si possono fare oleoliti anche a caldo: in un vaso di vetro si pone la droga sminuzzata o secca (ad esempio calendula) o fresca (ad esempio edera), e si ricopre a filo con olio. Il vaso va poi messo a bagnomaria e tenuto per 8/12 ore a 40°/60° C costanti. Si possono usare anche la stufa, lo scaldacera, l'essiccatore o il fornello ma è un processo che va continuamente monitorato con un termometro da cucina. Dopo 8/12 ore il vostro oleolito sarà pronto e potrete filtrarlo. Col metodo a caldo avrete il vantaggio di creare un oleolito in poche ore ma la quantità di fitocomplessi estratti è inferiore rispetto agli altri metodi, quindi l'oleolito sarà meno efficace.

COME SI DECIDE QUALI FIORI ESPORRE AL SOLE E QUALI ALL'OMBRA?
Si decide sulla base dell' analisi chimica della pianta. Con questo tipo di macerazione si estraggono solo i principi attivi liposolubili: ad esempio l'oleolito per estrarre la vitamina C dai cinorrodi non ha alcun senso dato che è una vitamina idrosolubile, meglio l'acetolito per estrarla. Inoltre il sole provoca delle reazioni fotochimiche: i fotoni assorbiti dai reagenti forniscono l'energia necessaria per lo svolgersi di alcune reazioni chimiche. Questo è possibile perché i reagenti portano dei particolari gruppi chimici detti cromofori, in grado di assorbire la luce. Le reazioni fotochimiche sono ad esempio la cicloaddizione fotochimica; oppure reazioni di addizione e sostituzione radicalica (alogenazione degli alcani); la fotoisomerizzazione; la fotodimerizzazione;
la fotolisi; la reazioni di Norrish; l'accoppiamento fotoriduttivo. In pratica alcuni fiori non vanno esposti al sole perché i principi attivi in essi contenuti e rilasciati nell'olio subiscono trasformazioni e degradazioni attraverso queste reazioni.

FIORI CHE USO DA FRESCHI ESPONENDOLI AL SOLE: iperico, elicriso, calendula, achillea, lavanda, rosmarino, melissa, alloro.

FIORI CHE USO DA SECCHI METTENDOLI ALL'OMBRA: petali di rose, menta, calendula, equiseto, buddleja, maonia, alloro.

FIORI CHE USO SEMISECCHI ESPONENDOLI AL SOLE: camomilla, buddleja, calendula, salvia, rosmarino, timo, pratoline.

METODO A CALDO: foglie di edera fresche, calendula secca, drupe di alloro.

Con alcuni fiori uso più metodi a seconda della stagione. Ho indicato solo i fiori che ho utilizzo più frequentemente.

CHE DIFFERENZA C'È TRA OLIO ESSENZIALE E OLEOLITO? Sono due cose completamente diverse! Gli oli essenziali sono solo una componente specifica della pianta (dallo 0,01% al 2%) e possono essere ottenuti solo per distillazione o per spremitura da un'unica tipologia di vegetale. Sono estremamente concentrati e vanno utilizzati dopo averli diluiti in un olio vettore. Di solito si comprano da aziende agricole specializzate in questa estrazione perché è un processo piuttosto complesso e dispendioso, impossibile da fare con metodi casalinghi, ci vogliono infatti decine o centinaia di kg di pianta per estrarre pochi ml di olio essenziale e macchinari specifici. L'oleolito è una macerazione in olio di una botanica: si utilizza pochissima botanica e si estraggono parte degli oli essenziali in essa contenuta e tutti i fitocomplessi liposolubili, si può fare anche a casa perché non ci vogliono macchinari particolari. Hanno quindi utilizzi e finalità diverse dato che sono due cose completamente diverse.

POSSO USARE PIÙ FIORI DIVERSI PER FARE GLI OLEOLITI? No. Il mio consiglio è sempre fare oleoliti monofiore e unirli dopo averli filtrati. Ad esempio vi consiglio di fare l'oleolito di camomilla, lavanda, calendula e malva e unirli una volta filtrati: potrete ottenere un oleolito e un unguento fantastico per togliere il prurito da punture di zanzare! Ad esempio.

È UTILE AGGIUNGERE ALCOL O SALE GROSSO QUANDO SI FANNO OLEOLITI DA FIORI FRESCHI ESPONENDOLI AL SOLE?
Alcuni consigliano di mettere del sale grosso o dell'alcol nell’oleolito con fiori freschi, in quanto favorirebbero l’evaporazione dell’acqua contenuta e impedirebbero lo sviluppo di muffe. Anche qua, io non lo faccio perché rimangono in parte nell'oleolito e irritano la pelle, e perché non hanno una reale efficacia. Però nulla vi impedisce di farlo se preferite farlo. L'unica regola sempre valida è sperimentare, divertirsi e rispettare la natura!

Autrice Cecilia Tanghetti.
Testo soggetto a copyright.

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Pontremoli
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