Casa Bormioli - maison de charme

Casa Bormioli - maison de charme Maison De Charme a due passi dalla Corricella. Un ambiente di lusso in un palazzo nobiliare del 1830.

24/06/2026
24/06/2026

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24/06/2026

Per anni Sandra Bullock è stata una delle attrici più amate e richieste di Hollywood.

Film di successo, premi prestigiosi e una carriera costruita nell’arco di oltre trent’anni. Nel 2010 vinse anche l’Oscar come miglior attrice per il film The Blind Side.

Poi, quasi all’improvviso, iniziò a sparire dalla scena pubblica.

Sempre meno apparizioni. Nessun nuovo progetto annunciato. Tappeti rossi senza la sua presenza. Per molti fan fu difficile capire cosa stesse accadendo.

La risposta sarebbe arrivata soltanto anni dopo.

Nel 2015 Sandra Bullock conobbe Bryan Randall, fotografo e ex modello. Il loro rapporto nacque lontano dai riflettori e si sviluppò con grande discrezione. Insieme costruirono una vita familiare riservata, proteggendo la propria privacy da curiosità e gossip.

Poi arrivò una notizia che cambiò tutto.

A Bryan Randall venne diagnosticata la SLA, la sclerosi laterale amiotrofica, una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce il sistema nervoso e che, ancora oggi, non ha una cura definitiva.

Bryan scelse di mantenere privata la sua condizione.

Sandra rispettò completamente quella decisione.

Mentre il pubblico si chiedeva perché fosse lontana dal cinema, lei trascorreva gran parte del proprio tempo accanto all’uomo che amava, affrontando insieme a lui le difficoltà della malattia.

Per circa tre anni la coppia mantenne il silenzio sulla situazione.

Solo nell’agosto del 2023, dopo la morte di Bryan Randall all’età di 57 anni, la famiglia rese noto che conviveva con la SLA da tempo.

A quel punto molti compresero il motivo della lunga assenza dell’attrice.

Non si era allontanata per mancanza di progetti o per una scelta professionale.

Aveva semplicemente deciso di essere presente accanto a una persona importante della sua vita.

In un mondo dove ogni momento sembra destinato a diventare pubblico, Sandra Bullock e Bryan Randall hanno scelto una strada diversa.

Hanno vissuto quella battaglia lontano dai riflettori, proteggendo la propria privacy fino alla fine.

E solo dopo, il mondo ha capito perché una delle star più famose di Hollywood era scomparsa per così tanto tempo.

Piccole Storie

12/06/2026

Il 4 marzo 1998, al largo di Mazara del Vallo, il motopesca Capitan Ciccio tirò su dal Canale di Sicilia un corpo di bronzo rimasto nascosto per quasi duemila anni.

Non era un’ancora.

Non era un pezzo di nave.

Era un satiro.

La rete si era appesantita come quando il mare decide di non restituire più nulla. A bordo, i pescatori pensarono per un momento a liberarsi di quel peso: in mare, ogni minuto costa fatica, gasolio, rischio.

Poi dall’acqua emerse una forma impossibile.

Bronzo, fango, alghe, vuoto. Un corpo mutilato, senza braccia, senza una gamba, con la testa rovesciata all’indietro come se stesse ancora danzando in un rito antico.

La cosa più inquietante è che non era la prima volta.

L’anno prima, nel 1997, lo stesso peschereccio aveva recuperato una gamba di bronzo. Una gamba sola, piegata, enorme, abbastanza misteriosa da far pensare che da qualche parte, nel buio del Canale di Sicilia, ci fosse ancora il resto di una statua.

E infatti c’era.

Il Satiro danzante non veniva da un museo, ma dal fondo del Mediterraneo: quel luogo dove le merci, gli dèi, le guerre e i naufragi si sono mescolati per secoli. Una biblioteca senza scaffali, scritta nel sale.

Gli studiosi lo datano generalmente tra la fine del IV e l’età ellenistica. Alcuni lo hanno collegato all’ambiente di Prassitele, ma qui bisogna essere onesti: non esiste una firma, non esiste una certezza definitiva.

Ci resta però il corpo.

E quel corpo dice moltissimo.

Non è la posa calma di una statua da tempio. È uno scatto. Una vertigine. Il satiro appartiene al corteo di Dioniso, il dio dell’ebbrezza, del teatro, della perdita del controllo. Non guarda il mondo come un sovrano: sembra attraversarlo come una fiamma.

Per questo il suo ritrovamento colpisce ancora oggi.

Non perché sia semplicemente “bello”. Ma perché è tornato su nel modo meno nobile possibile: impigliato in una rete da lavoro, sporco di fondale, tra uomini stanchi che non stavano cercando la gloria.

Oggi è conservato a Mazara del Vallo, in un museo che sembra fatto apposta per ricordarci una cosa scomoda: a volte la storia non dorme nei palazzi, ma sotto le rotte dei pescatori.

E forse il Mediterraneo non restituisce mai davvero il passato.

Lo lascia riaffiorare solo quando siamo pronti a sentirci piccoli.

Una rete cercava pesci.
Trovò un dio spezzato.
E il mare, per una notte, sembrò avere memoria.

In breve:
— Il Satiro danzante fu recuperato in due fasi: prima una gamba nel 1997, poi il corpo nel marzo 1998.
— Il motopesca coinvolto era il Capitan Ciccio, della marineria di Mazara del Vallo.
— L’attribuzione all’ambiente di Prassitele è suggestiva, ma non verificabile con certezza assoluta.

12/06/2026

Di tutti gli animali della creazione l'uomo è l'unico che beve senza avere sete, mangia senza avere fame e parla senza avere nulla da dire.
~John Ernst Steinbeck (attribuita)

12/06/2026

Nel 1436, sopra Firenze, un muratore posò mattoni su una cupola che nessuno sapeva davvero se avrebbe retto.

Non era un monumento, per lui.

Era il luogo dove mettere i piedi.

Sotto c’era Santa Maria del Fiore, enorme, incompiuta, con quel vuoto ottagonale che per decenni aveva guardato Firenze come una domanda aperta. Sopra c’erano vento, calce, corde, carrucole, assi di legno, bestemmie trattenute e il nome di un uomo difficile: Filippo Brunelleschi.

Il problema era quasi offensivo.

La città voleva una cupola gigantesca, ma nessuna foresta toscana avrebbe potuto fornire abbastanza legname per costruire una centina tradizionale, quell’enorme scheletro provvisorio su cui far poggiare la volta finché non fosse chiusa. In pratica, Firenze aveva ordinato un miracolo e poi aveva chiesto agli artigiani di consegnarlo in cantiere.

Brunelleschi non diede una spiegazione semplice.

Propose una cupola doppia, nervature, catene, macchine di sollevamento, mattoni disposti anche a spina di pesce, un sistema in cui ogni parte sembrava sostenere l’altra prima ancora che l’insieme fosse completo. Non era magia. Era geometria con il fiato corto.

Ma immagina l’uomo che ci lavorava davvero.

Non il genio nei libri.

Il muratore con le mani screpolate, la tunica impolverata, il piede che cerca appoggio su una piattaforma sospesa, mentre Firenze diventa piccola sotto di lui. Lui non vede “il Rinascimento”. Non vede “il capolavoro”. Vede il mattone successivo, la malta che asciuga, il vuoto che aspetta un errore.

Eppure è proprio lì che la storia cambia forma.

Perché le grandi idee, prima di diventare simboli, passano quasi sempre attraverso corpi anonimi. Spalle che reggono pesi. Mani che ripetono gesti. Operai che non finiranno sui manuali, ma senza i quali nessun genio avrebbe mai toccato il cielo.

Nel 1436 la cattedrale fu consacrata, e Firenze poté alzare lo sguardo senza vedere più una ferita aperta.

Oggi la cupola è fotografata da milioni di persone. La guardiamo da lontano, perfetta, rossa, inevitabile, come se fosse sempre stata lì.

Ma la verità è più inquieta.

Ogni mattone fu posato quando il fallimento era ancora possibile.

Prima fu paura.
Poi fu calcolo.
Alla fine sembrò eternità.

In breve:
— La cupola fu costruita tra il 1420 e il 1436 su progetto di Filippo Brunelleschi.
— Non nacque senza strutture di lavoro, ma senza una gigantesca centina tradizionale dal basso.
— Dietro il mito del genio c’erano operai sospesi nel vuoto, costretti a fidarsi di un’idea non ancora dimostrata.

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08/09/2025

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