07/05/2026
Nauseato dinanzi alla solita manfrina di chi lascia il cane libero di vagare in natura, dimenticandosi delle sue responsabilità.
Ohibò. Responsabilità nei confronti del proprio cane, e soprattutto degli altri animali che il proprio cane può incontrare. Siano essi selvatici, i figli di nessuno di cui a quasi nessuno frega, siano altri cani. Siano anche persone. Basti vedere i fatti di cronaca che hanno proprio i cani (mica i tanto temuti lupi) come protagonisti: un susseguirsi infinito di attacchi, una serie infinita di persone mandate all’ospedale, deturpate, traumatizzate a vita, a volte pure mandate all’altro mondo. Incapacità quasi totale di gestire il cane, a ogni livello. Perché accanto ai pochi proprietari consapevoli, che predicano nel deserto, il cane è ormai l’onnipresente e pericoloso giocattolino degli imbecilli. Ma questo è un altro discorso.
E quando la natura risponde, reagisce, si difende? I padroncini dei cani “liberi e felici” che fanno? Generalmente, frignano e si indignano, invocando – loro, i sedicenti amanti degli animali – “misure di controllo” per i lupi. A buon intenditor…
E quando a ve**re aggredito, poi, è il cane di un personaggio noto?
Suddetto personaggio, seppur sconvolto dal comprensibile dolore, dovrebbe caricarsi pubblicamente sulle spalle la sua enorme fetta di responsabilità e dare l’esempio facendo ammenda. Fare tesoro del proprio errore, sperando di far capire ad altre persone che no, non è così che si gestisce un cane. Evitare magari che altri cani facciano questa fine.
“Colpa mia, sono stato un cretino, non dovevo lasciare il mio cane libero di vagare da solo a 200 metri da casa, nel bosco, peraltro in orario serale. Ho fatto una ca***ta, non fate anche voi il mio stesso errore”.
No, effettivamente sarebbe chiedere troppo.
Molto meglio, nella migliore tradizione italiana, scaricare la colpa sul lupo. La colpa di esistere, di trovarsi lì, nel bosco. La sua casa.
Dunque, io lascio uscire e vagare il mio cane libero nel bosco, di sera, senza controllo, non mi degno nemmeno di vedere dove va. I lupi fanno i lupi, ed è colpa loro perché esistono. Tutto molto logico.
E il proprietario, forse non del tutto consapevole di avere una grande responsabilità – sei un giornalista, non un pincopalla qualsiasi, tutto ciò che dici finisce sui media e sui notiziari, e verrà letto/sentito da milioni di persone –, rincara lanciandosi nei soliti luoghi comuni sui lupi, improvvisandosi scienziato e snocciolando opinioni da bar sport. Parla di “ripopolamenti”, parla di lupi “fuori controllo”, dice che sono “troppi”. E ancora, “se le prede scarseggiano attaccano gli animali domestici”. Sì, aggiungo io, quelli abbandonati in giro, non protetti adeguatamente, lasciati alla mercé dei predatori, messi su un vassoio d’argento. Quelli gestiti senza senso di responsabilità.
E chi lo stabilisce che sono troppi? Noi? Fino a prova contraria, è il territorio – ergo la disponibilità di prede – a stabilire il numero di predatori. Gli ungulati selvatici non mancano, e lì sì che c’è la mano dell’uomo.
Poi, ancora con questa trita e ritrita storia di “ripopolamenti”, che non sono mai avvenuti, ma a questo punto sarebbe più facile far entrare un ca****lo nella cruna di un ago piuttosto che far capire questo concetto alla gente.
Parla poi, il giornalista, di un vicino a cui i lupi hanno predato delle pecore, di altri cani scomparsi. Non prede, bensì definite “vittime”. Vittime dell’incapacità di gestirli da parte dei proprietari, questo sì. Vittime di chi li lasciava vagare sicuramente liberi. Perché si parla di animali da reddito e da affezione predati, e via col terrorismo, coi lupi pronti a sfondare le porte di casa della gente, ma non si contestualizza mai. Poi si scopre che trattavasi quasi sempre di animali mal gestiti, allo sbaraglio, all’addiaccio, non tutelati, non custoditi.
Ohibò.
Infine, la solita perla populista: giustificare, tra le righe, il bracconaggio. Perché “se lo stato non interviene, la gente si fa giustizia da sola”. E cosa dovrebbe fare lo stato? Consentire abbattimenti sistematici di una (sotto) specie endemica, ancora a rischio nonostante tutto, per permettere ai padroncini di far correre liberi i loro cani nei boschi e per dare modo a parte degli allevatori di continuare a lavorare col c**o?
Eh no, caro Serra. Hai voluto andare a vivere nella natura? Ecco. Lo sai che la natura non è il tuo sgambatoio privato? Lo sai che non puoi lasciare libero il tuo cane come faresti in un giardinetto di città?
Perché poi la faccenda è sempre tutta lì: la natura continua a ve**re concepita come una sorta di parco giochi, un bellissimo giardino di proprietà senza recinti, di cui disporre a piacimento, dove noi e i nostri animali domestici abbiamo diritto di fare quello che ci pare, di muoverci liberamente in tutta sicurezza, senza rischi. Peccato che in natura ci vive qualcun altro. Questo qualcun altro non ha altri posti dove vivere, mangiare, riprodursi. Ha diritto di esistere e merita rispetto.
Il cane va gestito responsabilmente. Lo dice la legge, lo dice il buon senso. Non è possibile continuare a vedere cani liberi di andare dove vogliono, di fare quello che vogliono, di arrecare danni a persone, altri animali, cose.
E chiudo con la solita provocazione: se il cane di Serra fosse andato a rompere i marroni e a molestare fauna selvatica? Se avesse distrutto una qualche nidiata, se avesse molestato o morsicato un cucciolo di, che so, capriolo, lepre o quant’altro? Tutto a posto, vero? Il proprietario avrebbe rilasciato interviste, affranto per l’accaduto?
Non credo proprio.
Perché è sempre la solita storia. Quando la natura deve subire da noi, va tutto bene. Dopotutto, siamo i padroni del mondo. Quando siamo noi, occasionalmente, a subirla, allora apriti cielo.
Se un animale domestico – cane o gatto che sia – viene lasciato libero di inseguire, ferire e/o predare i selvatici, è la vita, è la natura, giusto così, è il suo mestiere, etc etc…la fiera dei soliti pretesti ridicoli per giustificare menefottismo.
Ma quando è un selvatico, molestato/braccato/infastidito a casa sua, a reagire e talvolta a predare il domestico? Eh no, a parti invertite non può essere.
E scusatemi se a me non sembra affatto giusto.