30/10/2022
Il Governo Meloni si è insediato. I temi sul tavolo sono tanti, ci sono le urgenze di famiglie e imprese, c’è il caro bollette, la guerra in Ucraina, la crisi energetica, ci sono i bisogni e le povertà fotografate in modo impressionante dall’ultimo rapporto Caritas. Ci sono domande a cui dare risposte concrete nel breve periodo, per poi programmare con visione e lungimiranza le politiche dei prossimi anni. Per questo, per l’interesse del Paese e delle nostre comunità locali, vanno gli auguri di buon lavoro alla Presidente del Consiglio ed ai Ministri da lei scelti. L’esperienza sul campo ci ha insegnato che il criterio che conta è valutare i fatti e i risultati. Senza giudizi né tantomeno pregiudizi ideologici.
Sulle differenze nette che ci sono, sui diritti, sulla legge 194 e sull’aborto ad esempio, il lavoro in Parlamento e nel Paese sarà intransigente, per non fare passi indietro retrogradi e inaccettabili. I valori fondanti della nostra Repubblica sono sanciti nella Costituzione su cui il Governo giura. Ancora una volta sarà la Costituzione la guida e il perimetro dei processi democratici del nostro Paese, insieme al Presidente Mattarella.
Rigore, merito e passione guideranno l’incalzare il Governo per arrivare a provvedimenti necessari per la nostra terra e per l’Italia. Saranno gli unici criteri su cui impronterò il mio lavoro: lontano dalla logica delle prime impressioni che ho avuto a Roma, tra Palazzo Montecitorio e circuito mediatico. Una logica che porta tanti ad esprimersi in uscite continue, battute polemiche, giudizi preventivi strumentali o di pura visibilità personale. Non c’è tempo per queste cose, serve un lavoro serio da parte di tutti, opposizione e Governo. In questo mese dalle elezioni legittimamente vinte dalla destra abbiamo sentito richiamare alla sobrietà e al rigore proprio coloro che promettevano “la pacchia è finita” in Europa e parlavano di blocchi navali. Non voglio chiamarla ipocrisia, piuttosto una presa d’atto che la campagna elettorale è una cosa, la realtà e il governo un’altra. Ha fatto bene il Commissario europeo all’Economia Gentiloni a ricordare che se si è arrivati al tetto del gas europeo proprio ieri, è grazie all’autorevolezza delle proposte fatte dal nostro Paese con Draghi.
Quell’autorevolezza e quel rigore che il Governo Meloni da domattina dovrà saper dimostrare, ad esempio sui fondi europei che dobbiamo spendere entro il 2023. Non possiamo permettere che il lavoro fatto negli ultimi anni anche in Emilia-Romagna sul Pnrr sia in qualche modo ostacolato. Mi auguro che la follia sentita negli ultimi mesi di rinegoziare quei soldi fosse solo uno slogan da campagna elettorale. Ridiscutere il Pnrr, se non per qualche ritocco, è una via impraticabile che mette a rischio le tempistiche e i cantieri già aperti. Lo possono confermare i sindaci romagnoli, che saranno chiamati anche col nuovo Governo, come sanno fare, ad incalzare e promuovere progetti forti per ottenere risorse.
Sono abituato a parlare con la concretezza, con le scelte che hanno cambiato in meglio il territorio riminese e ci hanno fatto crescere come comunità. Questo pretenderò anche in Parlamento per la nostra terra e per il Paese. Non chiacchiere, non la fuffa che è tanto facile da urlare a squarciagola. Serietà e fatti concreti. Si comincia mercoledì 9 novembre con l’inaugurazione della sede provvisoria della Questura di Rimini in piazzale Bornaccini. Al Capo della Polizia e al Ministro dell’Interno Piantedosi, che ho conosciuto come persona seria, porrò all’attenzione il Dossier Sicurezza della nostra Provincia, con tanto di foto di degrado e abbandono. Quella di piazzale Bornaccini non è e non può essere che una sede provvisoria. Rimini ha bisogno di uomini, mezzi, sedi di formazione per ogni corpo di polizia che, saltata la sede di via Ugo Bassi, deve trovare collocazione definitiva nella Cittadella della Sicurezza, all’ex Casema Giulio Cesare. Come servitore dello Stato mi aspetto che il Ministro, con il lavoro congiunto di enti locali, Agenzia del Demanio, Prefettura e organi dello Stato, si adoperi perché la Caserma non diventi un altro “bubbone“ che lo Stato regala alla comunità riminese.