28/12/2020
Utopia?
Come spesso accade, Umberto Galimberti fa dibattere sui suoi interventi, soprattutto quando si interessa di scuola ed educazione. Galimberti ha infatti descritto un’ipotesi di scuola del futuro assolutamente contro corrente.
Per il filosofo, la scuola “dovrebbe approfittare del Covid per fare investimenti strutturali che la cambino per sempre, come ridurre gli alunni per classe: non più di dodici, se davvero vuole educare i nostri giovani. Sempre più nichilisti, deprivati del futuro e indotti a vivere di notte o a drogarsi e a bere perché di giorno nessuno li riconosce".
Galimberti immagina una scuola in cui la filosofia sia materia di studio sin dalla prima elementare e in cui gli insegnanti tornino ad avere un ruolo centrale. “La scuola non dovrebbe avere solo l’istruzione come scopo. La mente non si apre se non si apre il cuore. Perché la scuola funzioni, per prima cosa deve educare che significa riportare all’ordine emotivo e sentimentale. Altrimenti si resta a livello pulsionale. I sentimenti si imparano, sono doti culturali."
Ma la scuola, e questo Galimberti lo ripete da anni come un mantra ormai, “non dovrebbe prevedere classi con più di 30 alunni altrimenti vuol dire che ha deciso che non intende educare. Le classi non devono avere più di dodici, tredici persone”. Non solo classi ridotte. Galimberti contesta il sistema di reclutamento dei docenti. I quali, a suo dire, non hanno svolto, nel loro percorso, studi di psicologia dell’età evolutiva: “Hanno a che fare con persone di quell’età e non sanno nulla di psicologia?”.
Peraltro, secondo il filosofo, non possono insegnare persone che non appassionano gli studenti e che in 40 anni di carriera rovinano intere generazioni: “Io non ho ho problemi ad apprezzare un professore carismatico che plagia le classi – precisa – ma vanno penalizzati coloro che rovinano gli studenti. Occorrerebbe selezionare i professori con test che valutino la personalità, occorre verificare se il docente ha passione e se è capace di appassionare”.
I genitori, da parte loro, “devono essere espulsi dalla scuola perché la loro presenza evita al ragazzino di prendersi le sue responsabilità. I genitori sono interessati alla promozione e il prof per evitare questioni estive davanti al Tar finisce per promuovere tutti. Ma in questo modo non si costruisce una struttura meritocratica. In Italia siamo ancora cittadini, siamo ancora parenti. E finché non si arriva al merito non avremo nessuna società civile. Questa è la mia riforma della scuola ma non si farà mai”.