12/05/2026
Io sono nata con una grave disabilità e non mi sono dovuta "rialzare", mi è bastato vivere la vita per la quale avevo combattuto. In fondo non ho "perso" niente, perché una vita normale non l'ho mai avuta.
Alex no. Si è dovuto reinventare.
Aveva molto, viveva una vita spericolata, quando ha dovuto ricominciare da zero, con un corpo completamente difforme rispetto alla perfezione stereotipata dell'atleta.
Ma lui lo ha fatto. Ha iniziato a spingere l'handbike come nessuno, anche sulle curve strette e piene di sanpietrini delle strade di Roma.
Sempre con il sorriso e la tranquillità, sul suo volto e nei suoi toni non ho mai sentito rabbia, nostalgia o qualsivoglia risentimento. Una cosa davvero rara.
Poi, ancora una volta, il Destino ha interrotto la sua corsa. E lui si è aggrappato alla vita.
Adesso che non c'è più mi chiedo chi farà vedere ai giovani che vale la pena sempre di vivere la vita fino in fondo, senza aver paura di affrontare se stessi per trovare i propri limiti?