04/08/2017
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Il Palazzo De Pastina è un edificio d’interesse storico risalente al XII secolo.
Nel Quattrocento vi nacque il vescovo servita Agostino Pastina, il quale fu vescovo di Capri ed Ischia e tra i più illustri oratori dei suoi tempi, la cui famiglia, i de Pastina appunto, era tra le più potenti ed influenti del Salernitano.
Basti pensare che il rione Pastena, a Salerno, prendeva appunto il nome dalla suddetta famiglia e comprendeva la zona, all’epoca molto ambìta e d’élite, tra la collina di Giovi e il mare, chiamata Marchiafava.
Il nome era in principio Pastina, dal latino “pastinare=piantare”, infatti lo stemma del casato presenta una mano nell’atto di interrare una piantina con le radici. Nel passaggio dal latino alla lingua romanza, la ‘i breve’ è diventata ‘e’.
Nel ‘500 un esponente della famiglia era esattore delle decime ecclesiastiche.
Verso la metà del ’600, la proprietà fu portata in dote da Anna De Pastina, la quale andò in sposa al medico chirurgo Scipione Fortunato.
Il discendente, omonimo ed anch’egli medico chirurgo, primo in assoluto a tentare un intervento di neoplasia mammaria e proprio su sua moglie Camilla Laito, fallito il tentativo, vendette l’intera proprietà per cercare di salvarla, consultando i luminari dell’epoca. Purtroppo nel 1954 cessò ogni speranza.
A questo punto, la proprietà passò nelle mani della famiglia Pennasilico.
Tuttavia nel 1980 il Palazzo venne abbandonato e considerato inagibile, a causa del terremoto che colpì tragicamente la Campania.
Infine, nel 1998, il Palazzo De Pastina fu acquistato dalla famiglia Di Muro, attuali proprietari e residenti.
Quest’ultima, nella ristrutturazione, mantenne inalterate le originarie strutture murarie e le antiche destinazioni d’uso degli ambienti.
Il Palazzo è sede dell’Accademia Polaris della Musica e delle Arti e di un esclusivo Bed & Breakfast. Inoltre la struttura comprende una ca****la consacrata all’Assunta, risalente al ‘400 (precedentemente dedicata a Santa Maria del Soccorso); affreschi parietali e una galleria decorata con motivi floreali settecenteschi.
(Foto di Giuseppe e Ilenia Di Maio)