Locanda Viani

Locanda Viani The Locanda Viani is in one of the most beautiful areas of San Gimignano, in a very quiet and secluded position on the top of a hill, only 400 metres away

Locanda Viani, un tempo Pellegrinaio e poi Lazzeretto di San Gimignano, nel 1348. Un piccolo racconto, in equilibrio tra...
21/03/2026

Locanda Viani, un tempo Pellegrinaio e poi Lazzeretto di San Gimignano, nel 1348. Un piccolo racconto, in equilibrio tra storia e mito, per chi ha tempo e voglia di leggerlo:

In Toscana tutto quello che ci circonda porta i segni del nostro passato, ci ricorda personaggi, vicende o semplici leggende. La storia di quella che oggi è la locanda Viani ha qualcosa di speciale, che va oltre la suggestione popolare; lo testimoniano vari documenti storici che descrivono, oltre alla nascita di queste mura, tanti piccoli eventi riferiti a persone che di qui sono passate e che hanno legato la loro vita a questo luogo così particolare.
Questa casa in origine era un antico "Pellegrinaio", dove alcuni frati dell'Ordine degli Olivetani prestavano assistenza e ospitalità ai pellegrini che percorrevano l’antistante via Francigena. Dal XIII secolo si iniziò a narrare di alcuni fatti insoliti accaduti in questo luogo. Si arrivò alla convinzione, grazie anche al clima mite, al buon vino, all'olio degli olivi centenari, che questo luogo fosse benefico, chi fosse passato di qui avrebbe ripreso il cammino rinvigorito, in molti casi guarito da malattie e infezioni; comunque una meta dove fermarsi per ritrovare energia e spirito vitale.
Tra le tante storie arrivate fino a noi, voglio raccontarne una che ebbe iniziò nei primi anni del 1600 e che ha raggiunto il suo epilogo in tempi recenti:
Il protagonista è un giovane pittore olandese, Gerard (Gerrit) van Honthorst, conosciuto in seguito come Gherardo delle Notti per via delle scene notturne dei suoi quadri, illuminate da un’unica fonte di luce. Cresciuto alla scuola di Abraham Bloemaert, lasciò Utrecht nei primi del 1600 per ve**re a Roma a conoscere la pittura italiana del periodo, in particolare quella di Michelangelo Merisi, detto il “Caravaggio”.
In quel periodo per Gherardo, nonostante i primi successi, non era un periodo felice; oltre all’ossessione per quella luce che non riusciva a trovare anima nei suoi dipinti e il peso per la lontananza dalla famiglia (all’epoca aveva poco più di vent’anni), una vicenda dolorosa era accaduta troppo vicino ai suoi sentimenti:
Aveva conosciuto una giovane pittrice (caso molto raro in un’epoca in cui alle donne era concesso solo di sposarsi e far figli) di nome Artemisia, figlia di Orazio Gentileschi, famoso artista toscano trapiantato a Roma; amico e compagno di bravate del Caravaggio. Fin da subito rimase affascinato dall’estro e dalla selvaggia bellezza di quella ragazza, l’aveva incontrata più volte e aveva cominciato a nutrire per lei qualcosa in più di un semplice interesse. Purtroppo, di lì a poco, quell’amicizia dovette lasciare il passo ad un evento drammatico: nel 1612 il pittore Agostino Tassi, che a partire dall'anno precedente era impegnato con il Gentileschi nella decorazione del Casino delle muse di palazzo Rospigliosi-Pallavicini a Roma, venne denunciato per stupro ai danni della quindicenne Artemisia.
Il clamore del tragico fatto, il rifiuto del Tassi ad un matrimonio riparatore e il processo che ne seguì indussero Orazio Gentileschi a isolare la figlia per sottrarla allo scandalo. Al processo Artemisia continuò a confermare le accuse malgrado l’umiliazione del dover dimostrare la perduta verginità a causa dello stupro; per l'epoca non essere sposata e non essere vergine corrispondeva in qualche modo ad una condanna sociale. Dopo l’accaduto Gherardo non ebbe modo di rivedere Artemisia, era rimasto così sconvolto e avvilito che il suo equilibrio già fragile ne risentì. Trascorreva giornate inconcludenti e notti tormentate da visioni drammatiche dove il volto di una Madonna, contemplativa e silente sopra una luce pallida quasi malata, appariva orribilmente sfregiato.
Nonostante quest’animo inquieto ebbe alcune opportunità per dei lavori. Nel suo soggiorno romano era venuto in contatto con vari e prestigiosi committenti, tra i quali il marchese Vincenzo Giustiniani, grande mecenate del tempo, che lo introdusse nell’aristocrazia pontificia; lo presentò a Piero Guicciardini, ambasciatore di Cosimo II de’Medici alla corte dei papi, dal quale ebbe l’incarico di realizzare un grande dipinto per la ca****la di Santa Felicita in Firenze, di cui la nobile famiglia era patrona. Così decise di recarsi a Firenze per visitare il luogo dove la famiglia Guicciardini intendeva collocare l’opera commissionata, senza peraltro avere un’idea precisa di cosa e come realizzarla. Dopo aver visitato la ca****la, Gherardo raccontò che all’uscita un povero vecchio, al quale aveva dato un obolo, gli disse: “Ad ogni opera il suo luogo, ad ogni uomo il suo destino”. Al momento non capì, pensò a una frase stravagante detta per ringraziarlo. In seguito queste parole sarebbero diventate una profezia.
Dopo il breve soggiorno fiorentino, tornando verso Roma volle fermarsi per qualche giorno alla locanda di San Gimignano; avendone già sentito parlare come luogo nel quale potersi rigenerare. In cuor suo sperava di trovare un po’ di tranquillità e la giusta ispirazione per l’opera commissionata.
Come qualche volta accade, il destino può giocare la sua parte in maniera impensata:
Dopo alcuni giorni arrivò una carrozza proveniente da Roma, era l’artista fiorentino Pierantonio Stiattesi con la sua giovane moglie; erano diretti a Firenze dove sarebbero andati ad abitare. Si erano dovuti fermare perché la donna durante il viaggio si era sentita male e aveva bisogno di un po’ di sosta.
Possiamo solo immaginarci cosa provò Gherardo quando vedi scendere dalla carrozza Artemisia sorretta dal marito.
Quando era partito da Roma per andare a Firenze, ancora non sapeva che lei si era sposata con lo Stiattesi in un matrimonio di comodo, combinato velocemente, per togliere la giovane da ogni maldicenza. Il matrimonio avvenne nel novembre 1612, poco dopo che il Tassi fosse condannato per stupro. Subito dopo gli sposi lasciarono Roma per iniziare una nuova vita tra le mura fiorentine, lontano da giudizi e illazioni.
Artemisia era arrivata con il suo bagaglio di dolore e di rabbia, ma grazie alla pace di questo luogo, e forse a quell’incontro inaspettato, dopo qualche giorno cominciò a stare meglio. Trovò il modo di incontrare Gherardo e raccontare gli ultimi eventi: dell’improvviso matrimonio a cui era stata costretta e dell’angoscia per il suo futuro. Prima di salutarlo gli confidò il suo affetto e che lo avrebbe portato nei suoi pensieri per tutta la vita.
Artemisia ripartì per Firenze, dove in seguito conquistò fama e notorietà; fu la prima donna a fare parte dell’Accademia del Disegno patrocinata dalla famiglia Medici, e attualmente i suoi dipinti fanno parte del patrimoni della galleria degli Uffizi.
Gherardo tornò a Roma con la consapevolezza che l’opera da realizzare sarebbe stato un atto di amore per Artemisia. Parlando con Giulio Mancini medico personale del Papa, grande collezionista e amico di molti pittori presenti a Roma in quel periodo, gli raccontò dell’incontro avuto con Artemisia alla locanda di San Gimignano e del conseguente desiderio di realizzare un grande dipinto sulla Natività dedicato a lei. Gli confidò che dopo il suo ritorno le abituali visioni avevano contorni più chiari, il volto della Madonna non aveva orribili sfregi ma sembianze a lui care; addirittura sembra che una notte quel volto alzando gli occhi avesse detto:
“La luce vitale che andrai a rappresentare un giorno si sporcherà per mano degli uomini ma non si spengerà mai”.
Chiese lumi al Mancini sul significato di questa frase, ma nessuno in quel momento poteva dare una risposta.
L’esecuzione del dipinto proseguì con ferma determinazione e non è escluso che l’”Adorazione dei pastori”, questo fu il titolo dato al dipinto, sia l’ultima opera eseguita a Roma da Gherardo prima della sua improvvisa partenza per la natia Utrecht.
In seguito, dalla metà dell’ottocento, il grande quadro venne trasferito alla proprietà pubblica della Galleria degli Uffizi dove rimase fino al 1993.
E lì, dirimpetto alla finestra che dà su via dei Georgofili la furia di un’esplosione, oltre a provocare disastri e lutti, si abbatté sulla grande tela distruggendola quasi totalmente: era la notte del 27 maggio del 1993. Il quadro, la mattina successiva al tragico evento fu immediatamente “velinato”. Sembrò dovere morale porre ogni sforzo al recupero di quello che restava per serbare memoria di quella tragedia.
Così può tornare alla mente quella frase profetica sognata da Gherardo:
“Quella luce vitale che andrai a rappresentare un giorno si sporcherà per mano degli uomini ma non si spengerà mai “.
Nei giorni e nei mesi che seguirono, restauratori misero mano ai lavori per il recupero del dipinto danneggiato. Una volta intravista la possibilità d’un recupero, anche se parziale, fu deciso che il suo posto non avrebbe potuto essere che il luogo suo originario: la ca****la maggiore di Santa Felicita (“ad ogni opera il suo luogo, ad ogni uomo il suo destino”) scelta da Piero Guicciardini, che aveva dato credito ad un giovane pittore olandese, capace di trasformare le sue visioni un capolavoro profetico e un pensiero d’amore.

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30/07/2019

La Locanda Viani è situata nella zona più bella di San Gimignano, in un'area molto tranquilla e silenziosa, sulla sommità di una collina a soli 400 metri dal centro storico.

The Locanda Viani is in one of the most beautiful areas of San Gimignano, in a very quiet and secluded position on the top of a hill, only 400 metres away from the historic town centre.

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The Locanda Viani is in one of the most beautiful areas of San Gimignano, in a very quiet and secluded position on the top of a hill, only 400 metres away from the historic town centre.
Locanda Viani has very comfortable bedrooms with a beautiful view of San Gimignano, air conditioning, internet free ADSL and a small wine bar.
Roberto Viani, and his wife Paola truly welcome you. They place their splendid holiday home at disposal of all those who love Tuscany and would like to discover those places and traditions that only a friend on the spot may know.

Roberto Viani, sua moglie Paola e il figlio Cesare mettono a disposizione la loro splendida Locanda a tutti coloro che amano la Toscana e vogliono scoprire quei luoghi e quelle tradizioni che solo un amico del luogo può fare conoscere.
La Locanda Viani ha camere molto confortevoli con vista su San Gimignano, aria climatizzata, piccola enoteca e internet WiFi.
La Locanda Viani è situata nella zona più bella di San Gimignano, in un'area molto tranquilla e silenziosa, sulla sommità di una collina a soli 400 metri dal centro storico.

Indirizzo

Località Lazzeretto
San Gimignano
53037

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