06/06/2026
𝗖𝗼𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗙𝗶𝗻𝗲𝘀𝘁𝗿𝗲 𝗱𝗮 𝗦𝘂𝘀𝗮: 𝗹𝗮 𝘀𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮 𝗽𝗶𝘂̀ 𝘀𝗲𝗹𝘃𝗮𝗴𝗴𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝗶𝗲𝗺𝗼𝗻𝘁𝗲, 𝘁𝗿𝗮 𝗯𝗼𝘀𝗰𝗵𝗶, 𝘀𝘁𝗲𝗿𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗲 𝘀𝗶𝗹𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼 𝗮𝘀𝘀𝗼𝗹𝘂𝘁𝗼
In Val di Susa, a poco più di 50 chilometri da Torino, esiste una salita che non somiglia a nessun'altra in Italia. Il Colle delle Finestre da Susa è 18,5 chilometri con 1.709 metri di dislivello e una pendenza media del 9,2%, numeri già di per sé impegnativi che non raccontano però il suo carattere più distintivo: a quota 1.452 metri, all'altezza del Colletto di Meana, l'asfalto finisce e iniziano 8 chilometri di sterrato militare che cambiano completamente il senso della salita. Una strada costruita nel 1890 per permettere agli eserciti di spostarsi tra la Val di Susa e la Val Chisone, rimasta tale per oltre un secolo, con i suoi sassi, le sue radici, i suoi solchi e la sua polvere bianca d'estate che si trasforma in fango pesante dopo la pioggia. Il passaggio del Giro d'Italia 2005, con Danilo Di Luca primo al colle e un intero gruppo di campioni risaliti sgranati e polverosi come in un'altra epoca, la portò all'attenzione del grande pubblico. Da allora è tornata al Giro per altre tre volte, inclusa la tappa del 2018 vinta da Chris Froome con uno scatto in solitaria sullo sterrato che è già leggenda.
Si parte da Susa, 501 metri di quota, imboccando la SS24 in direzione Meana di Susa. Fin dai primi metri la salita non scherza: nei pressi del sottopasso ferroviario si trova la rampa più dura dell'intera ascensione, con punte al 14-16% che tagliano le gambe a freddo se si parte con troppo entusiasmo. I primi due chilometri fino a Meana sono durissimi e non concedono respiro, con pendenze costantemente tra il 9 e il 10%. Appena usciti dall'abitato la strada si restringe e si immerge in un bosco fitto di castagni e latifoglie: è qui che il Colle delle Finestre rivela la sua anima più bella. Trenta tornanti ravvicinati, in successione serrata, si snodano nel verde con una pendenza che oscilla tra il 7% nelle curve e l'11% nei tratti dritti, permettendo di trovare un ritmo e di mantenerlo, chilometro dopo chilometro, con il bosco che filtra la luce e l'odore della terra umida come compagnia costante. Tra l'ottavo e il decimo chilometro un cambio di pendenza improvviso e micidiale testa le gambe di chiunque, anche dei più allenati: è il momento in cui il Finestre presenta il conto.
All'undicesimo chilometro si esce dal bosco in un piazzale detto Colletto di Meana, dove una fontana offre l'ultimo rifornimento di acqua fresca prima dello sterrato. Da qui inizia la seconda vita della salita. Il fondo cambia, la bici cambia, il ritmo cambia: sulla ghiaia sconnessa non si può più andare a memoria, bisogna leggere ogni metro, gestire la ruota anteriore tra le buche e i solchi, tenere le braccia morbide e le gambe costanti. Al dodicesimo chilometro si passa vicino a un torrente, poi il paesaggio si apre: il bosco lascia il posto ai pascoli alpini, le cime intorno si avvicinano, e il silenzio che si incontra su questi versanti è di quelli che si ricordano. Al quattordicesimo si supera l'Alpe Casette, poi un lungo traverso verso destra e gli ultimi tornanti che portano al colle, dove il Forte delle Finestre costruito nel 1891 e oggi inagibile sovrasta il valico con la sua sagoma scura. In cima, a 2.178 metri, si trova una delle viste più belle del Piemonte. Il Forte di Fenestrelle nella Val Chisone in basso, le Alpi Cozie tutt'intorno, e il silenzio di chi sa di aver guadagnato ogni metro con le proprie gambe.
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