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18/05/2025

Scegliere di non andare a votare è forse discutibile, ma legittimo, invitare all’astensione no: è un reato. Questa la bombetta sganciata ieri da Michele Ainis con un articolo scritto per Repubblica. A quanto pare, pure se non lo sa nessuno, lo dice il testo unico delle leggi elettorali in vigore dal 1948, all’articolo 98: chiunque ricopra una carica pubblica e cerchi di “costringere” o anche solo “indurre” all’astensione è punito con la reclusione, da sei mesi a tre anni. Con un riferimento diretto, all’articolo 51, a “voti o astensioni di voto relativamente ai referendum”.
L’articolo, spiega Ainis, si riferisce al pubblico ufficiale che potrebbe ad esempio ostacolare materialmente l’esercizio del voto, magari non facendo installare i seggi, ma prevede anche la sola azione, appunto di “indurre” al non voto, giacché in quanto carica pubblica, quando si esprime, esercita il suo potere nei confronti dei cittadini.
Quando La Russa, presidente del Senato e seconda carica dello Stato, dichiara pubblicamente di voler impegnarsi a far campagna perché gli elettori non vadano a votare ai referendum dell’8 e 9 giugno, sta certamente esponendo il suo pensiero, ma in virtù della sua posizione, quindi, sta anche probabilmente violando la legge, quella legge, e lo stesso vale per Salvini, Tajani e per tutti quei rappresentanti ed eletti di partiti vari che stanno facendo lo stesso, in qualche caso pure da aree liberal dell’opposizione.
Dubitando che a breve si sentano tintinnare le manette, l’articolo di Ainis è di aiuto almeno per rispondere ai tantissimi che in questi giorni, di fronte alla smaccata propaganda astensionista di alte cariche dello Stato, si mettono a relativizzare, spiegando che dopotutto le regole del gioco sono queste: e invece no, sono altre. Sono le loro riflessioni che andrebbero portate al macero, e non le schede elettorali.

Paolo Cosseddu per Ossigeno - People
fonte: www.peoplepub.it/pagina-prodotto/un-anno-di-ossigeno

23/12/2024

CIN : IT036042A14D4ZGN6E

07/10/2024

"Se i potenti della terra capissero cosa significa lottare per la vita, credo non avrebbero il coraggio di fare la guerra".

Sammy Basso

12/05/2024

Il ministro dell’Istruzione Valditara ci ha tenuto a farci sapere che (tenetevi forte):

“A scuola c’è troppa roba. In terza elementare si va a spiegare tutte le varie specie di dinosauri... Addirittura c'era un animale vissuto 40 milioni di anni fa che i bambini dovevano studiare, vissuto in Messico ed estinto da milioni di anni, non mi ricordo come si chiamasse, un felino... Ma a che serve?"

Cioè, secondo il ministro dell’Istruzione, in sostanza, insegnare i dinosauri non serve a nulla.

Ora, esimio, gentilissimo Valditara, un ministro dell’Istruzione che dichiara che studiare i dinosauri non serve è probabilmente uno dei punti più bassi mai raggiunti dalla politica italiana degli ultimi trent’anni sulla scuola, e sì che non era facile.

Ma siccome non è il mio ambito, molto meglio di me le ha risposto a Fanpage Federico Fanti, il professor Federico Fanti, che di professione fa il paleontologo.

“Lo studio dei dinosauri ha svolto un ruolo chiave nello sviluppo della teoria evolutiva e di altri concetti scientifici, come la tettonica a placche e la biogeografia. Tutte queste attività nascono come risultato dell'innata curiosità dell'umanità di indagare come funziona il nostro mondo e dove ci collochiamo
Da adulto, posso rispondere che i dinosauri sono cultura, scuola e cultura devono essere sinonimi.
Ma c’è anche un motivo più pratico. Quando un bambino si trova davanti a un dinosauro si comporta per la prima volta come uno scienziato. Ha davanti qualcosa di reale ma che non ha mai visto. Si scatena un moto di curiosità e inizia a fare domande per capire cosa ha davanti. È la sintesi del metodo scientifico. E ancora. Chi studia la preistoria studia un sacco di discipline moderne: biologia, evoluzione, relazione tra organismi viventi e ancora cambiamenti climatici. Tutte discipline attuali”.

La trovo una risposta di una chiarezza e un’intelligenza illuminanti, forse anche troppo per un ministro.

10/05/2024

Ma che ne sa Valditara.

Mauro Biani pagina

28/09/2022

La via Vandelli, da Modena a Massa, lunga 172 km costruita nel 1750.

03/12/2020

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