UILCA Gruppo MPS

UILCA Gruppo MPS Pagina ufficiale della Segreteria UILCA Gruppo Montepaschi

Il futuro del Monte dei Paschi è entrato anche nei saloni di Cernobbio, dove, in questi giorni, la finanza, l’impresa e ...
04/09/2026

Il futuro del Monte dei Paschi è entrato anche nei saloni di Cernobbio, dove, in questi giorni, la finanza, l’impresa e la politica discutono gli scenari del Paese. Vi è entrato in una fase particolarmente delicata: dopo la presentazione del progetto industriale alternativo con il quale MPS ha cercato di tornare protagonista del proprio futuro; alla vigilia di passaggi assembleari decisivi; dopo l’autorizzazione della Banca Centrale Europea alla fusione per incorporazione di Mediobanca e alle connesse riorganizzazioni societarie; soprattutto, a pochi giorni dal Consiglio comunale straordinario nel quale Siena, attraverso una mozione approvata all’unanimità, ha chiesto al Governo impegni chiari e formali per tutelare l’integrità della Banca.

In questo contesto, ogni parola possiede un peso e nessuna rassicurazione può essere considerata indipendentemente dal progetto industriale al quale si riferisce. Da Cernobbio è stato affermato che i timori espressi sulla perdita dell’autonomia, del marchio e della sede del Monte sarebbero infondati; è stato prospettato un futuro soddisfacente per gli azionisti, per i lavoratori e persino per i dirigenti, richiamando, quale dimostrazione della bontà di simili operazioni, il precedente di UBI Banca.

Proprio UBI Banca?

Il paragone, più che rassicurare, sorprende; perché UBI non fu semplicemente integrata in un gruppo più grande: venne acquisita, incorporata e smembrata. Una parte consistente della sua rete, delle attività, dei rapporti con la clientela e del personale fu ceduta a BPER. Per essere precisi, 455 filiali e 132 punti operativi provenienti direttamente da UBI confluirono in un compendio complessivo di 486 filiali, 134 punti operativi e 5.107 persone trasferito a BPER; tutto ciò che rimase venne assorbito da Intesa. UBI cessò così di esistere come banca autonoma, come soggetto industriale e come centro unitario di governo.

Si potrà sostenere che quell’operazione sia stata economicamente vantaggiosa per gli azionisti; si potrà ricordare che alcuni dirigenti abbiano trovato collocazione nella nuova struttura e che le lavoratrici e i lavoratori abbiano conservato il proprio rapporto di lavoro. Sono considerazioni legittime, ma non modificano la realtà: gli azionisti sono rimasti, il personale è stato distribuito tra realtà differenti, mentre la banca è scomparsa. Un dividendo può remunerare meglio un investimento; non può restituire a un’azienda l’esistenza che ha perduto.

Ed è precisamente questo a rendere il precedente UBI tanto pertinente alla vicenda del Monte dei Paschi, ma nel senso opposto a quello nel quale è stato evocato. Anche il progetto oggi presentato da Intesa prevede l’acquisizione dell’intero Gruppo e la successiva divisione del suo perimetro: da una parte, un’entità bancaria comprendente circa 635 filiali MPS, il marchio storico e gran parte delle strutture centrali necessarie al suo funzionamento, destinata a essere ceduta a Unipol e successivamente integrata con BPER; dall’altra, circa 625 filiali MPS e l’intera Mediobanca, che rimarrebbero all’interno di Intesa. Due perimetri, due destinazioni industriali, una sola conseguenza: la perdita dell’integrità dell’attuale Gruppo Monte dei Paschi.

Non siamo, dunque, dinanzi a una preoccupazione inventata dalle Organizzazioni Sindacali, a una paura alimentata dalla politica locale o a un eccesso di sensibilità senese. Lo smembramento non è un’interpretazione ostile dell’offerta: è la sua architettura dichiarata. Si potrà discutere della convenienza economica dell’operazione, delle sinergie annunciate e dei benefici prospettati; non si può però sostenere che dividere una banca tra soggetti e destinazioni differenti equivalga a conservarne l’integrità.

Un marchio può sopravvivere sopra un’insegna mentre la realtà aziendale che lo ha generato viene dispersa. Una sede può continuare a essere indicata su una carta intestata mentre le funzioni decisionali, la governance e il governo effettivo dell’impresa si spostano altrove. Persino un nome antico può essere conservato, purché reso disponibile per una realtà nuova e diversa, dopo averne separato la rete, le attività, le strutture centrali, le persone e le competenze. Ma questa non è la continuità del Monte dei Paschi: è la sopravvivenza del suo nome dopo la dissoluzione del suo attuale perimetro industriale.

È esattamente la distinzione che le Organizzazioni Sindacali aziendali hanno affermato nel comunicato unitario e ribadito dinanzi al Consiglio comunale. Non abbiamo mai chiesto che il Monte rimanga immobile, né abbiamo assunto una posizione pregiudizialmente contraria alle aggregazioni. Abbiamo detto qualcosa di assai più serio: ogni progetto deve essere valutato per ciò che concretamente produce sull’occupazione, sulle professionalità, sulla rete commerciale, sui poli decentrati, sulla Direzione Generale, sui territori e sulla continuità aziendale. La tutela delle persone è imprescindibile, ma non può essere separata dalla salvaguardia della realtà nella quale quelle persone lavorano e hanno costruito il risanamento.

Il Consiglio comunale di Siena, pronunciandosi all’unanimità, non ha chiesto una targa commemorativa per ricordare ciò che il Monte è stato, né la semplice conservazione di alcune insegne nel centro storico. Ha chiesto impegni formali a tutela dell’integrità della Banca e del suo legame con Siena e con il territorio, riconoscendo che questa integrità costituisce un interesse non soltanto locale o toscano, ma nazionale. La stessa posizione è stata espressa unitariamente dai Coordinamenti sindacali: difendere il Monte significa tutelarne la rete, la Direzione Generale, le strutture centrali, l’occupazione, le professionalità e la capacità di continuare a operare come soggetto riconoscibile nel sistema bancario italiano.

Non è municipalismo; non è nostalgia; non è la pretesa di sottrarre una banca alle regole del mercato. È politica industriale nel significato più autentico del termine: interrogarsi non soltanto su chi acquisirà cosa, ma su quale banca resterà, su quale funzione continuerà a svolgere, su dove saranno assunte le decisioni e su quali conseguenze ricadranno sulle persone, sulle imprese e sui territori.

Anche la politica, pertanto, non può limitarsi a invocare astrattamente la sovranità del mercato. Da una parte si afferma che il Monte, essendo tornato efficiente, solido e competitivo, possa essere acquisito ma possa anche acquisire e debba comunque mantenere la propria integrità; dall’altra si sostiene che la politica debba restare estranea al risiko bancario. Eppure, finché lo Stato conserva una partecipazione nel capitale di MPS, non può comportarsi come un osservatore privo di responsabilità. Nessuno gli chiede di imporre d’autorità il vincitore di una contesa privata; gli si chiede di esercitare consapevolmente i diritti dell’azionista pubblico e di valutare quale progetto tuteli meglio l’interesse generale, l’integrità della Banca e il valore costruito anche attraverso ingenti risorse pubbliche.

Nelle stesse ore, l’autorizzazione della Banca Centrale Europea alla fusione per incorporazione di Mediobanca e alle operazioni di riorganizzazione previste da MPS ha introdotto un fatto formale che non può essere ignorato. Non garantisce il successo dell’intero progetto alternativo, che dovrà essere esaminato dagli azionisti, dal mercato e dalle Autorità competenti; dimostra, tuttavia, che il Monte non è una realtà condannata ad attendere passivamente la propria destinazione, ma una banca che possiede ancora la forza per proporre una strada e concorrere alla costruzione del proprio futuro.

È per questo che continuo a esprimere con nettezza la mia posizione. Non per obbedire a una convenienza politica, non per difendere assetti di potere e neppure per un riflesso di appartenenza privo di ragione. Lo faccio perché, dopo quasi trentasette anni trascorsi dentro questa Banca, conosco il prezzo pagato dalle lavoratrici e dai lavoratori per renderne possibile il risanamento; perché dietro i risultati oggi celebrati vi sono sacrifici, riduzioni degli organici, riorganizzazioni, pressioni crescenti e una professionalità che non è mai venuta meno. Ripetere che l’integrità del Gruppo e la tutela delle persone sono inseparabili non è ostinazione: è responsabilità.

Non esiste, da parte nostra, un’adesione incondizionata al progetto alternativo soltanto perché presentato dal Monte. Dovrà essere approfondito, verificato e, dove necessario, corretto. Ma esiste una differenza sostanziale tra un progetto nel quale MPS prova a rimanere unito e protagonista e uno scenario nel quale il suo perimetro viene preventivamente diviso, assegnato e redistribuito. Negare questa differenza non sarebbe equilibrio: sarebbe mistificazione.

Se davvero si vuole rassicurare Siena, i territori e le persone del Monte, servono impegni industriali vincolanti sull’unitarietà della Banca, sull’occupazione, sulla consistenza della rete, sulla Direzione Generale, sulle strutture centrali, sulle professionalità e sul potere decisionale. Servono atti esigibili, non suggestioni; garanzie formali, non promesse fondate sulla futura soddisfazione degli azionisti.

Invocare UBI per negare che il Monte possa essere smembrato significa scegliere il precedente che dimostra esattamente il contrario. È come esibire il certificato di demolizione di un edificio quale garanzia della sua futura stabilità.

Se, per dimostrare che il Monte dei Paschi continuerà a esistere, si porta come esempio una banca che come soggetto autonomo non esiste più, quella non è una rassicurazione.

È una confessione involontaria.

La novità più significativa di questa mattina riguarda la fusione tra MPS e Mediobanca. Secondo Milano Finanza, ripreso ...
03/09/2026

La novità più significativa di questa mattina riguarda la fusione tra MPS e Mediobanca. Secondo Milano Finanza, ripreso da Alliance News, la BCE dovrebbe pronunciarsi favorevolmente entro la metà di settembre sulla richiesta presentata da MPS a luglio.

L’autorizzazione consentirebbe di portare la fusione all’approvazione delle assemblee e di completarla entro la fine dell’anno. Il voto potrebbe essere inserito direttamente nell’assemblea MPS del 29 ottobre, già convocata per deliberare sulle offerte riguardanti Banco BPM e Banca Generali.

Repubblica scrive questa mattina che l’integrazione con Mediobanca sarebbe «virtualmente completata» e che il via libera della BCE sarebbe ormai prossimo. È una notizia positiva per il progetto alternativo: conferma che MPS non sta costruendo le nuove operazioni sopra un’integrazione ancora indefinita, ma sopra un percorso industriale già molto avanzato. Resta però una ricostruzione giornalistica: il provvedimento ufficiale della BCE non è ancora stato pubblicato.

La stessa ricostruzione riferisce che la BCE avrebbe dato il proprio assenso anche alla cooptazione di Gianluca Brancadoro e Alessandro Caltagirone nelle due posizioni rimaste vacanti nel Consiglio di amministrazione dopo l’uscita di Fabrizio Palermo e la decadenza di Carlo Vivaldi. Il CdA potrebbe riunirsi entro il 10 settembre per procedere alle nomine.
Anche in questo caso non esiste ancora un comunicato MPS: se confermata, la cooptazione ricomporrebbe il Consiglio e riporterebbe nel board Alessandro Caltagirone, elemento non irrilevante rispetto agli equilibri interni e all’assemblea del 29 ottobre.

Occorre correggere un dato riportato questa mattina da alcune fonti: Alliance News parla di una distribuzione straordinaria da 4,5 miliardi, ma l’ultimo documento ufficiale MPS continua a indicare 4 miliardi, dei quali un miliardo in denaro e tre miliardi attraverso l’assegnazione di azioni Generali. Fino a un eventuale nuovo comunicato, il dato attendibile rimane quindi quello dei quattro miliardi.

Va inoltre recuperata una comunicazione ufficiale pubblicata nella tarda serata del 1° settembre: Mediobanca, controllata da MPS, ha acquistato sul mercato 50.000 azioni Banco BPM al prezzo medio di 15,9819 euro, per un controvalore di circa 799 mila euro. È un acquisto molto contenuto, regolarmente comunicato ai sensi dell’articolo 41 del Regolamento Emittenti; non rappresenta di per sé una modifica dell’offerta, ma dimostra che il percorso dell’OPS è operativamente attivo anche attraverso acquisti effettuati fuori offerta.

Sul fronte Consob non è intervenuta, durante la notte, alcuna decisione sulla passivity rule o sulla legittimità delle due offerte MPS. Rimane quindi fermo il passaggio di domani, 4 settembre, entro il quale Intesa dovrebbe rispondere alle richieste dell’Autorità sulle conseguenze delle operazioni promosse dal Monte. Intesa continua a sostenere, attraverso fonti vicine al dossier, che le interlocuzioni con la Consob non rallenteranno l’OPAS; MPS afferma, sempre attraverso fonti, che le due OPS procedono nei tempi previsti. Nessuna delle due posizioni costituisce ancora una decisione dell’Autorità.

Anche Banco BPM, Banca Generali, Generali e Crédit Agricole non hanno assunto questa mattina nuove posizioni ufficiali. Rimangono pertanto invariati i nodi fondamentali: il sostegno di Generali all’operazione su Banca Generali, la posizione di Crédit Agricole sull’offerta riguardante Banco BPM e le maggioranze qualificate da raggiungere nell’assemblea MPS.

Sul piano istituzionale, oggi si svolge a Palazzo Pubblico l’incontro fra Comune, Provincia, Regione e parlamentari toscani. Il mandato è adesso più forte perché nasce dalla mozione approvata ieri all’unanimità dal Consiglio comunale: richiesta al Governo di utilizzare tutti gli strumenti disponibili per tutelare l’integrità del Monte con impegni chiari e formali.

La stampa nazionale valorizza molto l’unità raggiunta ieri a Siena. Repubblica parla apertamente di una città che chiede un Monte integro e autonomo, mentre un editoriale dello stesso quotidiano richiama la necessità di valutare le diverse operazioni non soltanto per la loro ambizione finanziaria, ma per la capacità di tutelare risparmio, credito e stabilità anche nel caso in cui le ipotesi più favorevoli non si realizzassero.

La valutazione complessiva, allo stato attuale, evidenzia elementi che rendono concretamente percorribile il percorso alternativo deliberato dal Consiglio di Amministrazione della Banca.
Il possibile via libera ravvicinato della BCE alla fusione con Mediobanca rafforza la consistenza industriale del progetto MPS; la mozione unanime consolida il fronte territoriale; il buon collocamento obbligazionario di ieri conferma la fiducia del mercato.
Non ci sono però ancora né il pronunciamento Consob, né l’adesione degli azionisti determinanti di Banco BPM e Banca Generali, né un impegno del MEF sul voto.

In sintesi: il progetto alternativo resta pienamente in campo e questa mattina riceve un ulteriore elemento di credibilità dalla prevista autorizzazione alla fusione con Mediobanca; la partita, tuttavia, rimane aperta e le prossime verifiche concrete saranno la risposta di Intesa alla Consob, l’assemblea Intesa del 10 settembre e le decisioni degli azionisti decisivi.

Questa mattina abbiamo partecipato, nell’ambito dell’intervento unitario delle Segreterie di Coordinamento, alla seduta ...
02/09/2026

Questa mattina abbiamo partecipato, nell’ambito dell’intervento unitario delle Segreterie di Coordinamento, alla seduta straordinaria e monotematica del Consiglio comunale di Siena dedicata al futuro del Monte dei Paschi. È stata una scelta compiuta con senso di responsabilità: pur nella consapevolezza dei limiti propri di una sede istituzionale, abbiamo ritenuto doveroso essere presenti affinché la voce delle lavoratrici e dei lavoratori, il loro contributo al risanamento della Banca e le tutele che dovranno accompagnare qualsiasi trasformazione non fossero rappresentati soltanto attraverso le parole di altri.

Dalla seduta è emersa una convergenza significativa sulla necessità di preservare l’integrità del Monte dei Paschi, il suo ruolo nazionale, la Direzione Generale, la rete, le attività, le professionalità, il radicamento territoriale e la capacità di continuare a sostenere famiglie e imprese. È stato affermato con chiarezza che la tutela del Monte non può essere ridotta alla conservazione del marchio, della sede storica o di una presenza puramente simbolica a Siena: il nome della Banca conserva valore soltanto se rimane unito alle funzioni direzionali e strategiche, alla rete commerciale, alle competenze e alle persone che ne costituiscono la sostanza industriale.

La sindaca Nicoletta Fabio ha sostenuto che integrità non significa immobilità e che il Monte deve poter crescere senza perdere forza, autonomia e riconoscibilità. La presidente della Provincia Agnese Carletti ha ribadito il carattere nazionale della questione, richiamando il congelamento della quota del 4,8 per cento detenuta dal MEF e proponendo un’audizione delle istituzioni territoriali presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo. Il presidente della Regione Eugenio Giani ha chiesto che lo Stato eserciti attivamente i propri diritti di azionista e ha espresso apprezzamento per il progetto attraverso il quale il Monte è tornato a concorrere alla costruzione del proprio futuro.

Sono emerse anche alcune differenze sulle iniziative da intraprendere e sul comportamento che il Governo dovrebbe assumere nelle prossime assemblee. Si tratta di differenze che non cancellano il terreno comune costruito intorno alla difesa dell’integrità della Banca, ma che dovranno essere affrontate con chiarezza nel successivo confronto fra istituzioni e parlamentari. Al momento in cui scriviamo non risulta ancora pubblicato un nuovo documento conclusivo della seduta: resta pertanto fermo il mandato contenuto nella mozione approvata all’unanimità dal Consiglio comunale il 24 giugno.

Il giudizio sulla giornata è complessivamente positivo, perché la vicenda MPS è stata definitivamente sottratta a una dimensione esclusivamente locale ed è stata ricondotta al suo effettivo rilievo nazionale. Nello stesso tempo, non dobbiamo confondere il valore politico della mobilitazione istituzionale con l’esistenza di risultati già acquisiti. Le dichiarazioni rese oggi non modificano le operazioni societarie in corso, non determinano l’orientamento degli azionisti e, soprattutto, non costituiscono ancora garanzie concrete per le lavoratrici e i lavoratori.

Proprio su questo punto riteniamo necessaria una precisazione. In una sede tanto ampia, nella quale intervengono istituzioni, esponenti politici, associazioni e categorie economiche, può determinarsi il rischio che tutte le rappresentanze vengano considerate portatrici della medesima funzione. Non è così. Il contributo di ciascuno è legittimo e importante, ma, fra i soggetti presenti, i Coordinamenti sindacali aziendali e di Gruppo sono gli organismi che rappresentano direttamente le lavoratrici e i lavoratori e che, secondo le procedure previste dal contratto, hanno la titolarità del confronto sulle ricadute occupazionali, organizzative, professionali, economiche e normative di qualsiasi operazione.

La nostra presenza non è stata quindi ornamentale, né può essere interpretata come una delega in bianco alle istituzioni o come un’adesione preventiva a tutte le iniziative prospettate. Abbiamo partecipato perché sentiamo la responsabilità di contribuire alla difesa del Monte e perché non intendiamo lasciare ad altri il compito di parlare in nome delle persone che quotidianamente fanno vivere la Banca. Collaborazione istituzionale e autonomia sindacale possono e devono procedere insieme, purché rimangano distinti i rispettivi ruoli.

Le parole pronunciate oggi dovranno tradursi in impegni verificabili: tutela dell’occupazione senza esuberi traumatici; volontarietà di ogni eventuale intervento sugli organici; salvaguardia della Direzione Generale, delle strutture centrali e dei poli territoriali; adeguatezza degli organici; valorizzazione delle competenze; investimenti nella formazione e nei sistemi informatici; contrasto alla mobilità forzata e alla desertificazione bancaria; piena tutela delle condizioni economiche, normative e di welfare; riconoscimento concreto del contributo fornito dalle lavoratrici e dai lavoratori durante gli anni del risanamento.

Continueremo pertanto a sostenere ogni percorso capace di mantenere il Monte dei Paschi unito, riconoscibile e protagonista del proprio futuro, senza trasformare questa disponibilità in un’adesione incondizionata. La solidità di qualsiasi progetto dovrà essere verificata alla prova dei fatti e, soprattutto, misurata sulla sua capacità di tutelare tutte le persone del Gruppo e tutti i territori nei quali la Banca opera.

Il territorio può costruire attenzione e unità; le istituzioni possono esercitare pressione politica e intervenire nelle sedi di propria competenza; gli azionisti e gli organi societari assumono le decisioni previste dalla legge. Ma quando quelle decisioni producono conseguenze sul lavoro, sulle professionalità e sulla vita delle persone, il confronto non può avvenire senza i Coordinamenti sindacali e non può essere sostituito da alcuna altra rappresentanza.

Questa è la responsabilità che ci siamo assunti partecipando alla seduta odierna e questa è la responsabilità che continueremo a esercitare, con autonomia, coerenza e determinazione.

Carlo Magni

30/08/2026

AFFAIRE MPS - Domenica 30 agosto 2026

La novità odierna è soprattutto interpretativa.

* Il Quotidiano Nazionale - La Nazione - sostiene che l’apertura di Generali abbia modificato l’equilibrio della partita. Generali non ha accettato l’offerta, ma ha riconosciuto la possibilità di una collaborazione industriale. Secondo questa lettura, il progetto MPS potrebbe conservare una propria validità anche se l’Ops su Banco BPM, ostacolata dalla posizione di Crédit Agricole, non dovesse riuscire. Una combinazione MPS–Mediobanca–Banca Generali rappresenterebbe comunque un’alternativa industriale significativa.

* In caso di successo dell’intero progetto, Generali arriverebbe a detenere, secondo i calcoli riportati dall’articolo, circa il 6,4% del nuovo gruppo e potrebbe diventare il partner assicurativo della rete MPS quando, nel 2027, scadranno gli accordi con Axa. È questa la possibile convenienza industriale che spiegherebbe il mancato rifiuto di Trieste. Resta, però, un’ipotesi: il comunicato ufficiale di Generali⁠ parla soltanto di disponibilità a valutare.

* L’articolo sintetizza la situazione dicendo che Messina deve conquistare il controllo di MPS — la soglia iniziale dell’Opas è il 66,67%, anche se rinunciabile — mentre a Lovaglio basterebbe impedire che Intesa raccolga adesioni sufficienti. È un’immagine efficace, ma va corretta: respingere Intesa non basta, perché il progetto alternativo deve comunque ottenere il voto dell’assemblea MPS, le autorizzazioni e almeno una delle adesioni industriali necessarie.

Sul piano politico locale, il Corriere di Siena interpreta le parole di Eugenio Giani come un’“apertura a Intesa”. In realtà Giani ha parlato più prudentemente di un «passo avanti» nel riconoscimento dell’integrità della Banca, apprezzando le rassicurazioni di Cimbri su sede, marchio, ruolo di capofila e occupazione. Non risulta un’adesione formale al progetto Intesa-Unipol.

La distinzione resta fondamentale: le dichiarazioni di Cimbri migliorano sensibilmente la rappresentazione del progetto, ma non ne modificano ancora la struttura. Intesa acquisirebbe il Gruppo e successivamente trasferirebbe a Unipol il marchio, circa 635 filiali e “la maggior parte” dei dipendenti; altri asset e altre persone resterebbero con Intesa. La promessa di una futura grande MPS con BPER non equivale, allo stato attuale, alla salvaguardia dell’integrità dell’attuale Gruppo Monte dei Paschi.

Situazione invariata sugli altri fronti:

* nessuna decisione Consob sull’esposto di Intesa e sulla passivity rule;
* nessuna apertura formale dell’istruttoria Antitrust, soltanto l’indiscrezione che possa partire la prossima settimana;
* nessuna risposta definitiva di Crédit Agricole;
* Banco BPM mantiene la propria posizione fortemente critica;
* la quota MEF del 4,8% resta congelata;
* essendo domenica, non ci sono nuovi segnali di mercato.

In estrema sintesi: oggi il progetto MPS appare politicamente e industrialmente un po’ meno isolato grazie a Generali; contemporaneamente Intesa-Unipol sta cercando di attenuare il punto più debole della propria offerta, cioè la percezione dello smembramento. Nessuna delle due partite, tuttavia, è ancora decisa. Le prossime tappe decisive restano il Consiglio comunale del 2 settembre, l’assemblea Intesa del 10 settembre e l’assemblea MPS del 29 ottobre.

28/08/2026

AFFAIRE MPS
Generali, dichiarazioni di Cimbri e prossime scadenze

La novità più significativa di ieri è rappresentata dal comunicato ufficiale di Generali. Il Leone, che detiene il 50,17% di Banca Generali e può quindi determinare da solo il raggiungimento della soglia minima prevista dall’OPS, ha dichiarato la propria disponibilità a valutare la proposta di MPS e, soprattutto, la più ampia collaborazione industriale prospettata dal Monte, riconoscendovi possibili opportunità di crescita in aree strategiche per entrambi i gruppi. Generali ha avviato l’esame delle implicazioni commerciali, economiche e di valore dell’offerta, precisando che essa non era stata sollecitata né preventivamente concordata e che la procedura sarà condotta secondo le regole previste per le operazioni con parti correlate.

Non si tratta ancora di un’adesione, né di un impegno a conferire la partecipazione in Banca Generali. Il comunicato, tuttavia, esprime un’apertura industriale autentica e utilizza un linguaggio sensibilmente diverso da quello di Banco BPM: Generali non si limita a prendere atto dell’offerta, ma riconosce esplicitamente l’interesse di approfondire una collaborazione più ampia con MPS. È quindi il primo segnale formale favorevole proveniente da uno dei soggetti determinanti per la realizzazione del progetto alternativo.

Questa mattina sono intervenute anche le dichiarazioni del presidente di Unipol, Carlo Cimbri, relative all’OPAS di Intesa Sanpaolo. Cimbri ha affermato che, qualora l’operazione avesse successo, la banca destinata a conservare il marchio Monte dei Paschi manterrebbe la propria sede a Siena. Ha inoltre escluso licenziamenti, precisando però che la riduzione degli organici verrebbe realizzata attraverso accordi con le Organizzazioni Sindacali.

Queste dichiarazioni costituiscono un primo riconoscimento delle preoccupazioni provenienti da Siena e dal mondo del lavoro, ma non modificano la struttura sostanziale del progetto Intesa. L’attuale Gruppo Monte dei Paschi verrebbe comunque separato: Intesa acquisirebbe MPS e manterrebbe Mediobanca, la partecipazione in Generali, una parte della rete e delle attività; circa 635 filiali, il marchio Monte dei Paschi e ulteriori strutture verrebbero ceduti a Unipol e successivamente integrati con BPER. La banca che conserverebbe il nome del Monte sarebbe pertanto una realtà diversa dall’attuale MPS, inserita nel gruppo BPER e privata di una parte rilevante del proprio perimetro.

Anche la garanzia sulla permanenza della sede a Siena deve essere valutata alla luce di questa distinzione: non equivale alla conservazione dell’attuale Direzione Generale, delle funzioni centrali, dell’autonomia societaria e dell’integrità industriale del Gruppo. Analogamente, l’esclusione dei licenziamenti non significa assenza di ricadute occupazionali, poiché lo stesso Cimbri prevede una riduzione degli organici, ancorché da realizzare mediante accordi sindacali. Restano quindi da definire numeri, strumenti, volontarietà delle uscite, mobilità, distribuzione territoriale delle persone, destino delle funzioni centrali e tutela delle professionalità.

La differenza tra i due scenari resta pertanto immutata. Il progetto MPS, pur complesso e ancora sottoposto a numerose condizioni, conserva il Monte come soggetto aggregatore, ne afferma l’integrità e lo colloca al centro di un nuovo gruppo bancario e finanziario. L’offerta Intesa, anche dopo le rassicurazioni di Cimbri, continua invece a prevedere l’acquisizione e la successiva divisione dell’attuale MPS tra Intesa e il perimetro Unipol-BPER.

Il calendario dei prossimi passaggi

* 2 settembre: Consiglio comunale straordinario e monotematico di Siena sul futuro del Monte dei Paschi.
* Entro il 10 settembre: MPS dovrà presentare alla Consob i documenti relativi alle offerte su Banco BPM e Banca Generali e avviare le richieste per le autorizzazioni necessarie.
* 10 settembre: assemblea degli azionisti di Intesa Sanpaolo chiamata ad approvare l’aumento di capitale al servizio dell’OPAS su MPS.
* Nelle prossime settimane: prosecuzione dell’istruttoria di Generali sull’offerta per Banca Generali; approfondimenti di Banco BPM; eventuale posizione di Crédit Agricole; esame da parte della Consob dell’esposto presentato da Intesa sulla passivity rule e sulle modalità di comunicazione delle OPS.
* Tra la fine di settembre e l’inizio del quarto trimestre: possibile avvio dell’OPAS di Intesa Sanpaolo su MPS, subordinatamente agli adempimenti societari e regolamentari.
* 29 ottobre: assemblea straordinaria di MPS chiamata ad autorizzare le OPS su Banco BPM e Banca Generali, gli aumenti di capitale necessari, la distribuzione straordinaria da 4 miliardi e le operazioni collegate. In quella sede anche il MEF, che ha congelato la propria partecipazione del 4,8%, dovrà definire concretamente la propria posizione.
* Entro febbraio 2027: possibile completamento delle offerte MPS, qualora siano approvate dagli azionisti, autorizzate dalle Autorità e raggiungano le soglie minime di adesione.

In estrema sintesi: Generali apre una possibilità concreta al progetto alternativo; Cimbri prova a rassicurare Siena e le persone, ma non modifica la natura dell’operazione Intesa, che continua a prevedere la separazione dell’attuale Gruppo Monte dei Paschi.

Ps:
In serata MPS ha pubblicato il documento sull’OPS Banca Generali come operazione con parti correlate, accompagnato dal parere favorevole del Comitato competente. Il Comitato considera l’operazione dotata di un forte razionale industriale e strategico e precisa che:

* è stata elaborata autonomamente dal management MPS con i propri consulenti;
* non sono stati coinvolti preventivamente Generali, Delfin, Caltagirone o altri azionisti rilevanti;
* non vi sono state trattative occulte o accordi preliminari;
* Generali riceverebbe esattamente le stesse condizioni riconosciute a tutti gli azionisti di Banca Generali;
* non emergono particolari conflitti d’interesse ulteriori rispetto a quelli ordinariamente connessi alle operazioni con parti correlate.

Il parere è stato approvato a maggioranza, con l’astensione di Nicola Maione. Il documento conferma inoltre che la soglia del 50% più un’azione è irrinunciabile: senza l’adesione di Generali, o comunque senza un’adesione equivalente, l’OPS non potrà essere perfezionata. Questo passaggio rafforza la trasparenza formale dell’operazione e risponde preventivamente alle possibili contestazioni circa un coinvolgimento degli azionisti forti.

Indirizzo

Via Ricasoli, 40
Siena
53100

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 17:00
Martedì 08:30 - 17:00
Mercoledì 08:30 - 17:00
Giovedì 08:30 - 17:00
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