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UILCA Gruppo MPS Pagina ufficiale della Segreteria UILCA Gruppo Montepaschi

🔵 𝗜𝗡𝗙𝗢𝗨𝗜𝗟𝗖𝗔 𝗠𝗣𝗦 | 𝗕𝗢𝗡𝗨𝗦 𝗠𝗔𝗠𝗠𝗔 𝟮𝟬𝟮𝟲👩‍👧‍👦💶 𝟔𝟎 𝐄𝐔𝐑𝐎 𝐀𝐋 𝐌𝐄𝐒𝐄, 𝐅𝐈𝐍𝐎 𝐀 𝟕𝟐𝟎 𝐄𝐔𝐑𝐎 𝐍𝐄𝐋 𝟐𝟎𝟐𝟔L’INPS ha pubblicato le istruzioni per...
21/10/2026

🔵 𝗜𝗡𝗙𝗢𝗨𝗜𝗟𝗖𝗔 𝗠𝗣𝗦 | 𝗕𝗢𝗡𝗨𝗦 𝗠𝗔𝗠𝗠𝗔 𝟮𝟬𝟮𝟲👩‍👧‍👦

💶 𝟔𝟎 𝐄𝐔𝐑𝐎 𝐀𝐋 𝐌𝐄𝐒𝐄, 𝐅𝐈𝐍𝐎 𝐀 𝟕𝟐𝟎 𝐄𝐔𝐑𝐎 𝐍𝐄𝐋 𝟐𝟎𝟐𝟔

L’INPS ha pubblicato le istruzioni per il nuovo Bonus Mamma 2026, destinato alle lavoratrici con almeno due figli e redditi da lavoro non superiori a 40.000 euro annui.

📌 𝘼𝙩𝙩𝙚𝙣𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚: requisiti e modalità di accesso variano in base al numero dei figli e alla tipologia di contratto.

💻 𝐃𝐎𝐌𝐀𝐍𝐃𝐄 𝐀𝐏𝐄𝐑𝐓𝐄 𝐃𝐀𝐋 𝟐𝟎 𝐎𝐓𝐓𝐎𝐁𝐑𝐄

👉 𝙋𝙚𝙧 𝙧𝙞𝙘𝙝𝙞𝙚𝙙𝙚𝙧𝙚 𝙞𝙡 𝙗𝙤𝙣𝙪𝙨:
https://www.inps.it/it/it/sostegni-sussidi-indennita/per-genitori.html

📄 Nel nostro 𝐈𝐍𝐅𝐎𝐔𝐈𝐋𝐂𝐀 𝐌𝐏𝐒 trovi tutte le informazioni utili per verificare i requisiti e presentare domanda.

🔹 𝙋𝙚𝙧 𝙘𝙝𝙞𝙖𝙧𝙞𝙢𝙚𝙣𝙩𝙞 𝙧𝙞𝙫𝙤𝙡𝙜𝙞𝙩𝙞 𝙖𝙞 𝙩𝙪𝙤𝙞 𝙧𝙖𝙥𝙥𝙧𝙚𝙨𝙚𝙣𝙩𝙖𝙣𝙩𝙞 𝙨𝙞𝙣𝙙𝙖𝙘𝙖𝙡𝙞 𝙖𝙯𝙞𝙚𝙣𝙙𝙖𝙡𝙞 𝙐𝙄𝙇𝘾𝘼 𝙈𝙋𝙎 𝙨𝙪𝙡 𝙩𝙚𝙧𝙧𝙞𝙩𝙤𝙧𝙞𝙤

Abbiamo lavorato a lungo perché il Monte dei Paschi potesse tornare a guardare avanti. Per questo, nell’incertezza di qu...
17/10/2026

Abbiamo lavorato a lungo perché il Monte dei Paschi potesse tornare a guardare avanti. Per questo, nell’incertezza di queste settimane, avvertiamo il timore che l’esperienza vissuta, l’impegno e la pazienza di tanti colleghi non trovino lo spazio che meritano nelle decisioni sul futuro. Dopo anni nei quali abbiamo dovuto difendere anche la fiducia nel nostro lavoro, vorremmo poter riconoscere, nella ritrovata capacità della banca di progettare, una possibilità che appartenga anche a noi.

Nel Monte abbiamo imparato un mestiere, assunto responsabilità, costruito rapporti ai quali teniamo. Possiamo affrontare un cambiamento quando ne comprendiamo le ragioni e riconosciamo il posto riservato alla nostra professionalità; diventa più difficile quando dobbiamo immaginare da soli che cosa accadrà al nostro ufficio, alla nostra filiale, al lavoro che conosciamo. La prospettiva di dividere il Gruppo fra Intesa e un successivo perimetro Unipol–BPER entra precisamente in questa parte della nostra vita. Può comportare la necessità di ricostruire relazioni professionali, di cercare un diverso ruolo, di dimostrare nuovamente il valore dell’esperienza maturata. È una fatica che merita attenzione prima ancora di diventare una conseguenza concreta.

Quando difendiamo l’integrità del Monte, abbiamo presente anche questa fatica. Nelle relazioni fra la rete, i poli e le strutture centrali riconosciamo un patrimonio al quale abbiamo contribuito e sul quale contiamo ogni giorno per svolgere bene il nostro lavoro. A coloro che patrocinano queste operazioni chiediamo di considerare fino in fondo ciò che esse possono significare per le persone e per i territori. Ogni scelta porta con sé una responsabilità verso chi ha costruito la propria vita professionale nella banca e vorrebbe poter continuare a riconoscervi una prospettiva, senza vedere disperso il valore del proprio lavoro.

Sentiamo questa esigenza nelle filiali, nei poli e nelle strutture di tutta Italia. Ogni collega porta nella banca una conoscenza del proprio territorio, dei clienti, delle loro necessità; spesso una relazione costruita con pazienza permette di comprendere un problema e di trovare una soluzione. È attraverso questo lavoro quotidiano che il Monte appartiene al Paese. In ciascuna di queste realtà, chi ha esperienza deve poter continuare a trasmetterla e chi comincia deve trovare spazio per costruire il proprio percorso. Desideriamo che le prospettive della banca comprendano tutte queste persone, con attenzione al loro lavoro e ai legami che hanno costruito nelle comunità.

Anche il ruolo di Siena, della sede e della Direzione Generale, appartiene a questa dimensione nazionale: le funzioni di governo sostengono un’organizzazione che deve continuare a dare prospettive a tutte le proprie realtà. Le parole di attenzione rivolte al Monte devono avere un seguito riconoscibile nelle attività e negli investimenti, perché le comunità che hanno condiviso le difficoltà della banca possano credere nel suo futuro con ragioni concrete. Indebolire i legami costruiti nei territori avrebbe conseguenze per le famiglie e le imprese che vi fanno affidamento. Vorremmo che le istituzioni riconoscessero fino in fondo questa dimensione umana del pluralismo bancario.

La scelta di MPS di rivendicare un proprio progetto ci offre ragioni per coltivare fiducia: riconosciamo il valore di una banca che intende dare continuità al proprio sviluppo. Abbiamo però bisogno che quella prospettiva comprenda con altrettanta chiarezza il lavoro. Quando leggiamo previsioni di risparmi e sinergie, pensiamo a chi già oggi sostiene carichi impegnativi, a chi attende una possibilità di crescita, a chi teme che una riorganizzazione renda meno riconoscibile la propria competenza. Per noi, la fiducia in questo percorso dipende anche dalla considerazione che il progetto riserva all’occupazione, alla formazione e alle professionalità, comprese quelle di Mediobanca.

L’assemblea del 29 ottobre deve ancora pronunciarsi e rimangono aperte scelte decisive. Conosciamo il bisogno di rassicurazione che accompagna questa attesa; proprio per rispetto delle colleghe e dei colleghi dobbiamo avere cura delle parole e della speranza che possono suscitare. Chi sostiene e promuove queste operazioni ha, già oggi, la responsabilità di considerare il peso dell’incertezza su chi continua a lavorare e di dare alle proprie parole la chiarezza che questa fase richiede. Nessuno dovrebbe dover interpretare ogni annuncio come un indizio sul proprio destino professionale, senza avere la possibilità di comprendere e di far ascoltare le proprie domande.

Vorremmo che, dopo tanta incertezza, le colleghe e i colleghi potessero ritrovare la serenità di pensare al proprio lavoro anche come a una possibilità di crescita; che chi ha esperienza avvertisse di avere ancora molto da dare e chi ha appena cominciato trovasse ragioni per restare.

Abbiamo contribuito a restituire al Monte dei Paschi la forza di progettare. Ora chiediamo che quella forza sostenga anche la fiducia delle persone che lo fanno vivere ogni giorno, in tutta Italia.

ESECUTIVO NAZIONALE UILCA Roma, 14-15 ottobre 2026 - Hotel Massimod’Azeglio  Oggi, a Roma, durante l’Esecutivo nazionale...
14/10/2026

ESECUTIVO NAZIONALE UILCA
Roma, 14-15 ottobre 2026 - Hotel Massimo
d’Azeglio

Oggi, a Roma, durante l’Esecutivo nazionale UILCA, ho preso la parola esprimendo il mio apprezzamento per la relazione del segretario generale Fulvio Furlan, esaustiva e approfondita nell’affrontare le questioni che attraversano il nostro settore. Nel mio intervento ho richiamato i temi confederali, il percorso verso il rinnovo del CCNL del credito e soprattutto il risiko bancario, soffermandomi sul futuro del Monte dei Paschi.

Parlando del Monte, ho sentito il bisogno di condividere anche qualcosa di profondamente personale. Dopo oltre trentasei anni in questa banca, la mia esperienza umana si intreccia con quella delle persone che rappresento. Abbiamo attraversato insieme passaggi difficilissimi, conosciuto la paura, sostenuto scelte dolorose e cercato, anche quando sembrava quasi irragionevole, una ragione per continuare a credere nel futuro.

Dal 2012 abbiamo accompagnato una comunità attraverso una crisi che ha chiesto moltissimo alle lavoratrici e ai lavoratori. Sono rimasto accanto a loro nei momenti del riconoscimento e in quelli della rabbia, assumendomi la responsabilità delle scelte, portando con me anche dubbi e rammarichi. Chi rappresenta le persone deve poterle guardare in faccia soprattutto quando le risposte sono difficili.

Quegli anni non sono stati sprecati. Abbiamo tutelato il lavoro, ottenuto risultati contrattuali e contribuito a rendere possibile una rinascita. Proprio per questo, oggi, il valore ricostruito merita di essere discusso anche dal punto di vista di chi lo ha prodotto.

Ho ribadito che difendere l’integrità del Monte significa chiedere conto delle conseguenze industriali e sociali delle operazioni proposte. I benefici devono essere dimostrati attraverso l’occupazione, la valorizzazione delle professionalità, il credito alle imprese e i servizi alle comunità. La convenienza per gli azionisti, da sola, non risponde a queste domande.

La stessa coerenza ci è richiesta sulla desertificazione bancaria. Denunciare l’abbandono dei territori comporta interrogarsi anche sui progetti che possono aggravarlo. La parola “sinergia” non accorcia la strada che un cittadino deve percorrere per raggiungere una filiale.

Dentro questa trasformazione, il rinnovo del contratto nazionale assume un rilievo ancora maggiore: deve rafforzare le tutele e dare prospettive a chi continuerà a lavorare in un settore sempre più concentrato, nel quale decisioni prese lontano possono cambiare profondamente la vita delle persone.

Ringrazio le colleghe e i colleghi per l’attenzione con cui hanno seguito un intervento nel quale ho messo anche una parte importante di me. Al Monte e alle persone che lo fanno vivere voglio bene; questo sentimento rende ancora più esigente la mia responsabilità.

Per anni abbiamo chiesto loro di credere che questa banca avesse ancora un futuro. Hanno lavorato perché lo avesse. Ora dobbiamo fare in modo che quel futuro appartenga anche a chi lo ha reso possibile.

AGGIORNAMENTI MPS - 13 OTTOBRE 2026 Il CdA del 12 ottobre ha confermato il progetto industriale MPS e formulato una cont...
13/10/2026

AGGIORNAMENTI MPS - 13 OTTOBRE 2026

Il CdA del 12 ottobre ha confermato il progetto industriale MPS e formulato una contestazione articolata dell’offerta Intesa. L’assemblea resta prevista per il 29 ottobre; non sono state annunciate nuove operazioni alternative o modifiche al calendario. È questo il quadro da cui parte la rassegna di questa mattina, 13 ottobre.

Il comunicato richiede però una lettura precisa: contiene considerazioni preliminari, mentre la valutazione formale dell’offerta arriverà dopo la pubblicazione della documentazione di Intesa. Anche il voto degli azionisti deve ancora svolgersi. Siamo quindi in una fase di confronto societario nella quale il consiglio espone le proprie ragioni e segnala questioni irrisolte, senza che siano già state assunte le decisioni sull’assetto futuro della banca.

La stampa mette soprattutto in evidenza le difficoltà di Lovaglio. L’ANSA riferisce anche della contrarietà della minoranza del consiglio ai contenuti della nota finale: la posizione pubblicata dalla banca non va dunque presentata come unanimemente condivisa. Reuters sottolinea, a sua volta, il peso degli orientamenti già annunciati dai grandi azionisti contrari al piano MPS. Sono elementi che rendono assai difficile il passaggio assembleare e che occorre considerare con realismo.

Sul prezzo, il rilancio di Intesa non supera le obiezioni del Monte. Utilizzando i prezzi del 5 giugno, la banca calcola un premio passato dal 12,5% al 15,3%, rispetto a una media di circa il 30% nelle operazioni comparabili richiamate. Sono percentuali riferite a quella base storica, non alle quotazioni di questa mattina. Il CdA sostiene inoltre che la valutazione debba remunerare adeguatamente il cambio di controllo, la successiva separazione delle attività e il valore delle sinergie. La nostra lettura è che la contestazione investa il modo in cui verrebbe distribuito il valore dell’operazione, oltre all’importo riconosciuto agli azionisti.

A questo si collega il rilievo sulle condizioni dell’offerta: secondo MPS, ai soci viene chiesto di rinunciare al progetto della banca prima di disporre del quadro informativo completo sull’alternativa Intesa e senza la certezza del suo perfezionamento. È un’obiezione sostanziale, perché richiama l’attenzione sulla sequenza delle decisioni: l’abbandono di un progetto precederebbe la piena conoscenza delle condizioni e degli effetti dell’altro. Anche Reuters individua in questa incertezza uno dei contenuti centrali della risposta del Monte.

Il passaggio su Unipol e BPER è particolarmente rilevante per il personale. Nello schema descritto dal CdA, circa 625 filiali, insieme a Mediobanca, verrebbero integrate in Intesa; circa 635 filiali, con il marchio MPS, i sistemi, le strutture centrali e le funzioni di governo e controllo, passerebbero a Unipol in vista di una successiva combinazione con BPER. Il comunicato precisa che la configurazione finale dipenderebbe ancora dalla definizione del perimetro, dalle autorizzazioni e dalle autonome decisioni di BPER. Questi numeri descrivono pertanto un progetto di ripartizione, non trasferimenti già definiti.

Proprio qui acquista peso il riferimento a Siena. MPS considera positivo il riconoscimento della sua importanza, ma osserva che mancano indicazioni quantificate su investimenti, occupazione, sviluppo del credito, funzioni e tempi di attuazione. Per chi lavora nella direzione generale e nelle strutture centrali, questa distinzione è concreta: occorre sapere quali responsabilità, competenze e capacità decisionali saranno effettivamente esercitate in città. Il comunicato porta questi aspetti al centro della valutazione industriale.

Anche sulle sinergie il consiglio chiede verifiche più stringenti. Secondo l’analisi MPS, i risparmi annunciati da Intesa equivarrebbero a circa il 63% della base costi del perimetro destinato a rimanere in Intesa. Questa percentuale non misura una riduzione degli organici: segnala l’intensità degli interventi ipotizzati rispetto a quel perimetro. Parallelamente, il Monte ribadisce che la fusione con Mediobanca risponde a ragioni industriali e regolamentari precedenti all’offerta Intesa, richiamando anche i possibili costi del suo mancato perfezionamento.

Per oggi la stampa segnala inoltre un consiglio di amministrazione di Banco BPM, dal quale potranno arrivare ulteriori elementi sulla posizione della banca. La nostra valutazione è che il CdA MPS abbia rafforzato le ragioni industriali e le richieste di chiarezza, senza modificare, per ora, i rapporti di forza assembleari. Per il lavoro, per le persone coinvolte e per i territori, il contributo più significativo è avere indicato questioni verificabili sulle quali le proposte dovranno misurarsi: occupazione, funzioni decisionali, continuità delle attività e responsabilità dei diversi soggetti coinvolti.

12/10/2026

L'intervento della Segretaria di Coordinamento e Responsabile Comunicazione Gruppo e Banca MPS UILCA Lazio Siria Boccalini all'Assemblea Congressuale UILCA-UIL Gruppo UniCredit - Riccione, 6-7 ottobre 2026

Serie “Caffè Letterario”DA BECCARIA ALLA MORTE IN DIRETTAdi Carlo MagniRicordo ancora l’emozione con cui lessi «Dei deli...
11/10/2026

Serie “Caffè Letterario”

DA BECCARIA ALLA MORTE IN DIRETTA

di Carlo Magni

Ricordo ancora l’emozione con cui lessi «Dei delitti e delle pene». Era il 1987, preparavo l’esame di Storia del diritto italiano e, attraverso quelle pagine, cominciavo a comprendere qualcosa che mi avrebbe accompagnato per tutta la vita. Mi colpiva il coraggio di un uomo che, oltre due secoli prima, aveva osato mettere in discussione ciò che tanti consideravano naturale: torturare, infliggere sofferenza, uccidere in nome della giustizia. In quel coraggio sentivo una fiducia negli esseri umani che mi commuoveva, la possibilità di diventare migliori anche imparando a porre un limite alla nostra forza.

All’esame presi trenta e lode. Lo ricordo con affetto, insieme alla consapevolezza che quel libro mi avesse lasciato molto più di una preparazione universitaria. Beccaria era stato una folgorazione: aveva dato parole e profondità a un’idea di umanità nella quale sentivo di riconoscermi. Ciò che provai allora si è fissato nella mia memoria in modo indelebile. Dopo quasi quarant’anni, torno a quelle pagine e ritrovo qualcosa di me, di come ho imparato a guardare gli altri, della persona che ho cercato di diventare.

È accaduto di nuovo leggendo la notizia arrivata dagli Stati Uniti. Il Pentagono ha annunciato il progetto di trasmettere in diretta la fucilazione di Nidal Hasan, condannato per la strage di Fort Hood del 2009, nella quale morirono tredici persone. L’esecuzione è prevista per il 3 dicembre; sulla trasmissione, promossa da Pete Hegseth, Trump ha poi lasciato aperta la decisione, mentre sono arrivate critiche anche da esponenti repubblicani. Vorrei che quel progetto venisse abbandonato. Intanto, però, qualcuno ha ritenuto accettabile proporre al mondo di mettersi davanti a uno schermo per assistere alla morte di un uomo.

Ho pensato a quanto tempo ci separi da Beccaria, e a quanto poco possa bastare per allontanarci dalla sua lezione. Abbiamo imparato a trasmettere un’immagine in ogni angolo del pianeta; sembriamo ancora capaci di ritrovare, dentro quella straordinaria possibilità, il desiderio antico di raccogliere una folla intorno a un patibolo. È questo che mi turba: vedere il progresso dei mezzi accompagnarsi a un arretramento così profondo del nostro modo di stare al mondo.

So quanto sia difficile parlarne davanti all’orrore di una strage. Penso alle tredici persone uccise, a chi è sopravvissuto, alle famiglie per le quali quella giornata non è mai davvero finita. Non mi permetterei di chiedere a chi ha subito una perdita simile una serenità che io, al suo posto, non so se saprei trovare. La rabbia, il bisogno di una punizione, persino il desiderio di vendetta possono abitare un dolore immenso. Chi guarda quel dolore da fuori deve avvicinarsi con rispetto, senza impartire lezioni di generosità.

Proprio per questo mi aspetto dallo Stato una responsabilità che vada oltre le nostre reazioni, anche le più comprensibili. Deve proteggere chi è stato colpito e impedire che altri lo siano; deve punire chi ha commesso un delitto. Ma non dovrebbe chiedere a una società ferita di trovare sollievo guardando qualcuno che muore. Il dolore delle vittime merita una presenza che continui negli anni, quando l’attenzione pubblica si è spostata altrove e restano da affrontare le conseguenze di ciò che è accaduto.

A chi considera giusta la pena capitale vorrei dire che comprendo il bisogno di sentire riconosciuta fino in fondo la gravità del male. È un bisogno che sento anch’io. La mia convinzione, però, è che si possa condannare senza riserve un atto atroce e continuare a riconoscere un essere umano in chi lo ha compiuto. Questo non cancella una sola responsabilità. Ci impedisce di consegnare allo Stato un potere irreversibile, terribile anche per la possibilità dell’errore: quando un innocente è stato ucciso, nessuna sentenza successiva potrà restituirgli la vita. E anche davanti a una colpevolezza certa, continuo a credere che quella vita debba essere risparmiata.

Nel 1764 Beccaria scriveva: «Non è utile la pena di morte per l’esempio di atrocità che dà agli uomini». Oggi quelle parole mi sembrano rivolte anche a noi, a ciò che scegliamo di mostrare e di rendere accettabile. Se un’autorità pubblica invita a guardare una fucilazione, quale sensibilità pensa di far crescere? Temo l’abitudine alla crudeltà, quel momento in cui smettiamo di avvertire come intollerabile qualcosa che, fino a poco prima, ci avrebbe fatto distogliere lo sguardo.

E penso alla Toscana, alla terra nella quale vivo. Il 30 novembre 1786 Pietro Leopoldo abolì nel Granducato la pena di morte e la tortura: la Toscana fu il primo Stato al mondo ad abolire la pena capitale. Ogni anno, il 30 novembre, la nostra festa regionale ricorda quella scelta. Mi emoziona pensare che una comunità abbia deciso di riconoscersi in un gesto simile, nella rinuncia del potere a disporre della vita di una persona. Quest’anno saranno duecentoquarant’anni, e quella decisione mi appare ancora più lungimirante di certe proposte che oggi vengono presentate come prove di forza.

Vorrei che sentissimo fino in fondo il significato di questa ricorrenza. Celebrandola, ci assumiamo anche la responsabilità di difendere quella conquista quando diventa difficile, quando il colpevole ci suscita ripugnanza e la tentazione di fare un’eccezione si affaccia dentro di noi. È proprio allora che scopriamo quanto crediamo nel valore di una vita. La dignità umana perderebbe ogni consistenza se potessimo concederla soltanto a chi ci somiglia, ci piace o ci fa compassione.

Ritrovo questa convinzione nella nostra Costituzione, che afferma: «Non è ammessa la pena di morte», e chiede che le pene rispettino il senso di umanità e tendano alla rieducazione. Leggo in quelle parole una fiducia esigente, la volontà di continuare a vedere una persona anche dietro la sua condanna. È una scelta che dovrebbe accompagnarci fin dentro le carceri, nel modo in cui vengono trattati coloro che abbiamo privato della libertà.

Il 10 ottobre anche l’Unione europea e il Consiglio d’Europa hanno ribadito il rifiuto della pena capitale in ogni circostanza. Vorrei che questa voce avesse la forza della coerenza, anche quando si rivolge a un Paese amico. E vorrei che noi europei sapessimo ascoltarla senza sentirci al riparo: la nostra storia dovrebbe averci insegnato quanto facilmente una paura alimentata, un rancore coltivato, possano rendere accettabile ciò che credevamo di avere superato.

Perché è anche di questo che stiamo parlando: dell’odio che entra nel linguaggio quotidiano, della soddisfazione con cui talvolta si invoca la sofferenza altrui, della facilità con cui chi chiede rispetto per una persona viene accusato di stare dalla parte del suo delitto. È una confusione che ci impoverisce. Aver letto, studiato, conosciuto la storia dovrebbe aiutarci a riconoscerla e a resisterle. La cultura serve anche a questo: a trattenerci quando la rabbia ci spinge verso una risposta della quale potremmo un giorno vergognarci.

Le reazioni all’annuncio americano mi lasciano sperare che questa capacità di fermarsi sia ancora viva. Rinunciare alla diretta sarebbe necessario; rimarrebbe però la questione della pena di morte, anche lontano dalle telecamere. È lì che torna il senso più profondo di quella lettura del 1987, e la ragione per cui ne parlo ancora con tanta partecipazione.

Mi torna incontro il giovane che ero, con lo stupore di chi scopre quanto lontano possa arrivare il pensiero umano quando trova il coraggio di interrogare le proprie certezze. Vorrei poter dire a quel giovane che, in questi quasi quarant’anni, abbiamo reso più salda la conquista che lo aveva tanto emozionato. Oggi sento soprattutto il dovere di non tradirla. Per rispetto delle persone che soffrono, per ciò che dobbiamo a chi verrà dopo di noi, continuo a credere che una società debba saper punire senza imparare a godere della morte. È una convinzione che Beccaria ha lasciato dentro di me, e che l’odio di questo tempo non è riuscito a cancellare.

Aggiornamenti Monte dei PaschiRassegna stampa 9 ottobre 2026Le ultime prese di posizione dei maggiori azionisti rafforza...
09/10/2026

Aggiornamenti Monte dei Paschi
Rassegna stampa 9 ottobre 2026

Le ultime prese di posizione dei maggiori azionisti rafforzano Intesa e rendono più difficile l’approvazione delle operazioni proposte dal Monte. Al dissenso sulle delibere assembleari si aggiunge la decisione di Crédit Agricole di non conferire la propria partecipazione in Banco BPM all’offerta MPS. Il peso di questi orientamenti è evidente; il loro significato industriale richiede però una valutazione che vada oltre il conteggio dei consensi e consideri quale organizzazione bancaria, quale capacità di sviluppo e quale presenza nell’economia deriverebbero dalle diverse scelte.

Nel frattempo, il Monte continua a compiere passaggi nel percorso di riorganizzazione con Mediobanca. Ieri sera MPS ha comunicato l’autorizzazione dell’IVASS all’acquisizione, da parte di Mediobanca Premier, della partecipazione qualificata diretta superiore al 10% in Generali. Il provvedimento riguarda l’assetto previsto attraverso la fusione di Mediobanca in MPS e lo scorporo verso la nuova Mediobanca. È un elemento concreto di un progetto industriale che procede sul versante autorizzativo mentre incontra una crescente opposizione azionaria: due sviluppi da leggere insieme, senza confondere il consenso dei soci con la valutazione delle caratteristiche dell’impresa.

Sul futuro di Mediobanca occorre distinguere con chiarezza le impostazioni. Il progetto del Monte prevede una riorganizzazione interna al Gruppo, nella quale le attività specialistiche di corporate e investment banking e di private banking rivolto alla clientela di fascia alta troverebbero collocazione nella società destinata ad assumere il nome Mediobanca, insieme alla partecipazione Generali. Le altre attività sarebbero organizzate nelle rispettive realtà del Gruppo. Il disegno modifica quindi l’assetto societario, mantenendo le competenze entro una strategia comune e attribuendo alle specializzazioni di Mediobanca una continuità industriale identificabile.

Intesa ha invece espresso la preferenza per un’integrazione realizzata dopo l’OPAS e guidata dal proprio management. Dichiara di voler valorizzare il marchio, le professionalità e le capacità distintive di Mediobanca, affiancandole a quelle di IMI Corporate & Investment Banking; queste indicazioni non equivalgono però all’impegno di conservare l’articolazione industriale progettata dal Monte. Dai documenti esaminati non si può ricavare una decisione di disperdere le attività di Mediobanca, ma neppure la conferma che il suo futuro assetto coinciderebbe con quello definito da MPS. Cambierebbero la guida dell’integrazione e il contesto organizzativo nel quale quelle competenze verrebbero collocate: una differenza sostanziale, che richiede spiegazioni sul ruolo effettivo della futura Mediobanca, sulle responsabilità che conserverebbe e sulle sue possibilità di sviluppo.

Sul fronte Unipol, l’approvazione del prospetto da parte della Consob consente l’avvio, dal 12 ottobre, dell’aumento di capitale fino a circa 2,5 miliardi destinato a finanziare l’acquisizione della componente bancaria prevista dagli accordi con Intesa. A questo sviluppo si affianca il rinnovo della collaborazione assicurativa con BPER fino al 2036. Si delinea quindi una strategia di espansione riconoscibile per i soggetti coinvolti. Il rafforzamento delle realtà destinatarie delle attività del Monte deve tuttavia essere valutato insieme agli effetti della separazione: quanto acquisterebbero le singole parti e quale capacità industriale verrebbe meno nell’organizzazione di provenienza.

Per comprendere la portata del confronto resta pertinente il miglioramento del rating comunicato da MPS il 1° ottobre. Morningstar DBRS ha valorizzato i risultati operativi, la diversificazione ottenuta attraverso Mediobanca e i progressi dell’integrazione, segnalando al tempo stesso i rischi di esecuzione delle ulteriori acquisizioni prospettate. Le difficoltà di un progetto nel raccogliere consenso non coincidono con un deterioramento della Banca. Il Monte dispone di attività, competenze e capacità reddituali riconosciute: proprio questa consistenza rende necessario discutere con serietà del loro impiego futuro.

Alcuni commenti giornalistici tendono invece a ricondurre l’intera vicenda alla posizione personale di Luigi Lovaglio. Sergio Luciano, su Economy, invita a una conclusione negoziata della contesa, pur riconoscendo che un diverso disegno avrebbe potuto rafforzare un altro polo bancario nazionale. Il passaggio è significativo: una prospettiva può perdere sostegno fra gli azionisti senza che vengano meno le ragioni industriali per le quali era stata considerata utile. La valutazione delle scelte di un amministratore resta necessaria, ma l’esistenza di un’impresa, la sua organizzazione e il contributo che offre all’economia hanno un rilievo che attraversa le gestioni e supera la sorte di chi le guida.

È quindi riduttivo leggere il futuro del Monte come una vicenda di vincitori e sconfitti. Il tema riguarda la possibilità di conservare un gruppo capace di collegare banca commerciale, attività specialistiche, conoscenza dei territori e responsabilità decisionali. Se questa organizzazione venisse distribuita fra proprietà differenti, occorrerebbe valutarne anche il costo: le relazioni industriali da ricostruire, le possibilità di sviluppo che cambierebbero, la redistribuzione delle funzioni e delle competenze. La convenienza economica per chi acquista o conferisce le azioni non esaurisce questo esame.

In tale contesto acquistano rilievo le dichiarazioni del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, riportate oggi dalla Nazione, che pongono identità e integrità del Monte al centro della sua attenzione. Il significato istituzionale di quella posizione va oltre il legame con Siena. La presenza di centri decisionali, la pluralità delle strategie bancarie, la capacità di accompagnare imprese e famiglie riguardano la qualità dello sviluppo nazionale. Conservare un soggetto in grado di elaborare un proprio indirizzo significa mantenere nell’economia una capacità di iniziativa, con effetti sugli investimenti, sul credito e sul lavoro qualificato.

La difesa dell’integrità trova qui la propria ragione più solida. La forza necessaria per realizzare un’operazione non ne dimostra, da sola, l’utilità per il Paese. I rapporti azionari incidono sulle decisioni societarie; il giudizio sull’interesse generale deve comprendere anche ciò che quelle decisioni conserverebbero, trasformerebbero o farebbero perdere. La scomparsa del Monte come gruppo unitario rappresenterebbe una rinuncia industriale da valutare nella sua interezza. Per presentarla come un avanzamento servirebbero benefici dimostrabili, capaci di compensare anche la perdita di quella autonomia organizzativa e progettuale.

Qualora il percorso si orientasse verso la separazione, a chi ne sostiene la convenienza spetterebbe dunque spiegare come verrebbero preservate le capacità oggi raccolte nel Gruppo, quale sviluppo sarebbe assicurato alle diverse attività e quali vantaggi duraturi ne ricaverebbero l’economia e le comunità coinvolte. Il mantenimento di un marchio, la permanenza di una sede o il rafforzamento commerciale dei soggetti acquirenti descrivono aspetti rilevanti, ma non rispondono interamente a queste domande. Occorrerebbe rendere comprensibile il bilancio complessivo della trasformazione, assumendosi la responsabilità anche delle capacità alle quali si rinuncerebbe.

Il Monte arriva a questo passaggio dopo un risanamento che ha richiesto risorse pubbliche, scelte aziendali e un contributo prolungato delle persone. La forza recuperata ha aperto possibilità che meritano di essere considerate per il loro valore nell’economia italiana. Un eventuale successo azionario non renderebbe meno necessario dimostrare che il Paese guadagnerebbe dalla perdita del Monte come realtà unitaria. È su questa dimostrazione, e sulla qualità delle scelte che ne conseguirebbero, che dovrebbe concentrarsi il confronto: perché il futuro di una banca ricostruita con un impegno tanto ampio merita una valutazione altrettanto ampia del suo destino.

Indirizzo

Via Ricasoli, 40
Siena
53100

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 17:00
Martedì 08:30 - 17:00
Mercoledì 08:30 - 17:00
Giovedì 08:30 - 17:00
Venerdì 08:30 - 17:00

Telefono

+39057748589

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