14/10/2026
— La voce del borgo | Settimana 32 —
Ci sono luoghi costruiti per stupire, e luoghi costruiti per inquietare. A Bomarzo, a una quarantina di chilometri da Sutri, un nobile del Cinquecento scelse la seconda strada: trasformò un bosco in un indovinello di pietra, popolato da creature enormi, e lasciò ai visitatori il compito di capirne il senso. Nessuno, da allora, ci è davvero riuscito del tutto.
Nel comune di Bomarzo, in provincia di Viterbo, si trova uno dei giardini più enigmatici del Rinascimento italiano: il Sacro Bosco, meglio conosciuto come Parco dei Mostri.
A volerlo fu Pier Francesco Orsini, detto Vicino, signore di Bomarzo nella seconda metà del Cinquecento. La prima testimonianza certa risale al 1563, in una lettera del letterato Annibal Caro, amico dell'Orsini, che racconta delle "cose stravaganti e soprannaturali" viste nel "boschetto del signor Vicino". Diversi studiosi collegano l'ideazione del parco alla perdita della moglie di Vicino, Giulia Farnese, e ne attribuiscono il disegno all'architetto Pirro Ligorio — lo stesso che lavorò a Villa d'Este a Tivoli e che completò la cupola di San Pietro dopo la morte di Michelangelo. L'ispirazione teorica, secondo alcune ricostruzioni, derivò da un testo del letterato Giulio Camillo, "L'idea del theatro".
Ciò che rende unico il Sacro Bosco è il modo in cui è stato costruito: le enormi sculture — sfingi, draghi, una balena con la bocca spalancata, un gigante che squarcia un uomo, una casa costruita volutamente inclinata — non furono trasportate, ma scolpite direttamente nei massi di peperino già presenti sul posto, residui di antichi fenomeni vulcanici. Il percorso si snoda su più livelli, senza una gerarchia chiara, e quasi senza spiegazioni: Vicino Orsini evitava di accompagnare le opere con didascalie esplicite, lasciando al visitatore il compito di interpretarle.
Dopo la morte di Vicino, il bosco fu abbandonato per quasi quattro secoli: la vegetazione ricoprì sentieri e sculture, inghiottendo il giardino nell'oblio. Fu riportato alla luce e restaurato solo nel Novecento, dopo il passaggio di proprietà alla famiglia Bettini nel 1954. Nel frattempo, la sua natura surreale aveva già affascinato artisti come Salvador Dalí e Jean Cocteau, che ne scrissero a lungo.
All'ingresso, un'iscrizione scolpita nella pietra avverte ancora oggi chi entra: "Tu ch'entri qua pon mente, parte a parte, e dimmi se tante meraviglie sien fatte per inganno o pur per arte."
📌 Piazza San Francesco 1, Sutri VT
🌐 sutriumhotel.it
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