02/09/2026
— La voce del borgo | Settimana 26 —
A poco più di un'ora da Sutri, al confine tra Lazio e Toscana, si estende un bosco diverso da tutti gli altri della Tuscia: la Selva del Lamone
Non è un bosco nato su terreno qualsiasi.
È cresciuto sopra un'antica colata lavica, formatasi tra 150.000 e 50.000 anni fa, che ha lasciato il terreno coperto di massi grigi fratturati e superfici irregolari.
Su quella roccia, nel tempo, sono cresciuti cerri, aceri, ornielli e carpini, radicati in un suolo così povero da aver dato vita, in alcuni punti, a veri e propri bonsai naturali. In primavera il sottobosco si riempie di fiori selvatici e orchidee spontanee.
Una delle caratteristiche più particolari della riserva sono i lacioni: piccole depressioni scavate nella roccia lavica, dove l'acqua piovana si raccoglie e resta per mesi, formando stagni temporanei.
Non sono semplici pozze — sono un ecosistema a sé, che ospita specie animali e vegetali capaci di vivere solo in quel tipo di ambiente stagionale.
Il più grande si chiama Lacione della Mignattara.
La Selva custodisce anche un passato che va oltre la natura. All'interno dell'area si trovano i resti di Rofalco, un insediamento etrusco fortificato del IV secolo a.C., costruito su un pianoro circondato da profondi burroni — una posizione difensiva naturale, resa possibile proprio dal paesaggio accidentato della lava.
Nell'Ottocento, lo stesso bosco fitto e impenetrabile diventò rifugio per il brigantaggio: tra i più noti, Domenico Tiburzi, ricordato ancora oggi come "il Re del Lamone".
La riserva è stata istituita nel 1994 e oggi tutela circa 1.800 ettari di territorio, il 90% dei quali coperto da bosco.
Tra la fauna presente si segnalano il lupo appenninico, il gatto selvatico e diverse specie di rapaci. Per visitarla in sicurezza è consigliato seguire i sentieri segnati — tra i principali, il sentiero della Strompia e quello di Rosa Crepante, che attraversa anche l'omonimo cratere di collasso vulcanico.
📌 Piazza San Francesco 1, Sutri VT
🌐 sutriumhotel.it
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