03/08/2026
Ancora una volta assistiamo al solito copione; si costruisce l'emergenza, si alimenta la paura e si cerca consenso sulla pelle delle persone più deboli. È quanto sta accadendo con la vicenda di Ceuta, utilizzata da una certa destra per raccontare l'ennesima falsa invasione.
I numeri raccontano un'altra storia. Gli arrivi irregolari non giustificano il clima di allarme che si vuole creare. Eppure c'è chi continua a trasformare uomini, donne e bambini in un problema di ordine pubblico, dimenticando che dietro ogni attraversamento del mare ci sono guerre, fame, persecuzioni e un futuro negato.
Ceuta e Melilla non sono un confine qualsiasi. Sono due enclave spagnole in territorio africano, il retaggio di una lunga stagione coloniale che l'Europa sembra aver rimosso dalla propria memoria. Le migrazioni di oggi sono anche il risultato di secoli di sfruttamento, di disuguaglianze economiche e di rapporti di forza costruiti dalle grandi potenze. Pensare di fermare tutto con un muro significa ignorare la storia e le responsabilità che l'hanno prodotta.
La crisi di Ceuta è diventata uno strumento di pressione geopolitica. Gli esseri umani sono stati utilizzati come arma in una guerra combattuta senza eserciti, dove i più poveri diventano pedine sacrificabili negli equilibri internazionali. E mentre questo accadeva, in Italia qualcuno ha pensato bene di utilizzare quelle immagini per alimentare paura e raccogliere consenso.
È sempre lo stesso meccanismo; si indicano gli ultimi come nemici, si alimenta l'odio verso chi è ancora più debole, si evita accuratamente di parlare delle vere cause delle disuguaglianze, dello sfruttamento del lavoro, dell'evasione fiscale, della precarietà, dei salari insufficienti e delle responsabilità della politica. La paura diventa uno strumento di governo.
Come SPI CGIL non possiamo accettare che la dignità delle persone venga sacrificata sull'altare del consenso elettorale. Difendere il diritto d'asilo, la legalità internazionale e la verità dei fatti significa difendere anche la democrazia. Perché quando la paura sostituisce la ragione, a perdere non sono soltanto i migranti, perdono tutti i cittadini.
Sappiamo già quale sarà il commento di qualcuno: "Allora portateli a casa vostra."
No. Il problema non è casa nostra o casa vostra. Nessuno sostiene che l'accoglienza possa essere lasciata alla buona volontà dei singoli. L'accoglienza è una responsabilità degli Stati, dell'Europa e della comunità internazionale, da gestire con regole, legalità, cooperazione e solidarietà.
La vera domanda è un'altra: vogliamo vivere in una società che salva le persone o in una società che considera normale lasciarle morire in mare, respingerle o usarle come strumenti di propaganda per raccogliere qualche voto in più?
È questa la scelta che abbiamo davanti.
Noi scegliamo di stare dalla parte della dignità umana, della verità dei fatti e della giustizia sociale. Perché un sindacato nasce per difendere le persone, non per scegliere quali vite meritino di essere salvate e quali possano essere sacrificate alla propaganda.
Gli sciacalli della paura continueranno a lucrare sull'ignoranza e sulla disperazione finché qualcuno glielo permetterà. Il nostro compito è opporre ai muri il dialogo, ai pregiudizi i fatti, all'odio la solidarietà e alla paura la forza della democrazia.