12/06/2024
Diritti e Doveri
In una società di sovra esposizione, sovra comunicazione, sovra egoismo, sovra … qui dal Bosco ho limitato la mia interazione con i social, ho imparato che si parla quando si ha effettivamente qualcosa da dire, non per “dar aria hai denti” o perché le politiche di comunicazione e marketing lo impongono, ma oggi mi sento di condividere con voi una piccola riflessione …
Tanti sono i fatti di cui siamo stati testimoni e che ci sono stati raccontati nel corso di quest’anno, la maggior parte non positivi anche perché la positività oggi non fa ascolti, non fa audience, siamo passati da un conflitto all’altro, da fatti di cronaca nera dove i femminicidi la fanno da padrone e dove la violenza, espressa anche in tale ambito soprattutto dai più giovani, deve far riflettere.
La sensazione che arriva, anche parlandone con i diretti interessati, è che non si comprenda che sotto il cappello della “violenza” ci stiano molte cose e dove le espressioni di violenza più gravi, omicidi, aggressioni, etc. partono da lontano, partono da comportamenti oggi ritenuti “normali”, ma che normali non sono e diventano prodromici di ben più gravi effetti.
Il non rispetto dei tempi della comunicazione verbale, la prevaricazione dell’altro o solo il mancato riconoscimento ed accettazione dell’altro, il non rispetto di chi la pensa in maniera diversa da me, la mancata accettazione di un confronto sui fatti oggettivi e non sulle opinioni personali, etc. etc. tutti questi sono comportamenti violenti, dove la comunicazione, i social media in modo particolare, fanno da amplificatore e cassa di risonanza, dando voce a questi comportamenti violenti, alle menzogne, all’invidia a cui poi le masse, i gruppi sociali, passivamente credono e ritengono normali.
Dove è la famiglia, dove è la scuola, dove sono le istituzioni, chi spiega/insegna ai giovani che cosa è la violenza e da cosa nasce? Quante volte se ne parla, facendo delle analisi serie negli ambienti di riferimento e preposti allo sviluppo culturale dei nostri giovani?
Per chì ha vissuto veramente la violenza, tale concetto è estremamente differenziato in relazione all’ambiente in cui una persona è nata e/o alle esperienze a cui è stata esposta e qui potremmo agganciarci, in maniera del tutto oggettiva ed obiettiva, al concetto di globalizzazione, di immigrazione senza alcun controllo e di intersezioni culturali non mediate.
Viviamo in una parte del mondo fortunata, l’Occidente, in cui tutti hanno il diritto di dire ciò che pensano, ma pochi sono consapevoli e si assumono la responsabilità degli effetti generati da ciò che esprimono, una parte di mondo in cui parliamo e lottiamo tanto per i nostri diritti, ma non ci impegniamo con la stessa energia e determinazione per essere consapevoli ed onorare i nostri doveri. Consapevolezza, o almeno ricerca di avvicinarsi il più possibile alla realtà oggettiva delle cose, non una soggettività che appaga il proprio ego, che magari ci fa emergere sugli altri, ma che inevitabilmente ci allontana dal sentire comune, dalla realtà vera del contesto sociale e culturale in cui viviamo.
In un momento storico in cui importanti Valori sociali di riferimento, trasversali e che risalgono alla notte dei tempi, che hanno formato generazioni e generazioni di individui mettendoli nelle condizioni migliori di comprendere oltre che sè stessi anche gli altri, sono messi in discussione e ancor peggio sacrificati sull’altare dell’affermazione degli interessi personali del singolo individuo, dell’egoismo delle sue necessità e bisogni, alla luce di un progresso tecnico e scientifico che detta l’agenda … e dove l’Intelligenza Artificiale è alle porte, se non già tra noi.
Ma che tipo di progresso o sviluppo può avere questa società, se non tiene conto della vera Natura degli individui che la compongono, di quel desiderio di libertà che da sempre accompagna l’Uomo e dove la Libertà è una assunzione di responsabilità verso gli altri e non il diritto di fare ciò che voglio a discapito degli altri.
Quante volte nelle scuole si parla e si favorisce il dibattito ed il confronto su temi e termini come Giustizia, Libertà e Democrazia, dando ai ragazzi/e strumenti utili per crescere?
Le ultime Elezioni Europee appena concluse ci devono far riflettere, il partito che è arrivato primo è quello dell’Astensionismo, il 53% degli aventi diritto non è andato a votare, non ha esercitato il proprio diritto al voto, non ha onorato il proprio dovere civico di andare a votare ... non ha avuto la consapevolezza di essere libero.
L’esercizio della propria libertà oltre ad essere un diritto è un dovere e, come tale, va vissuto, non si può continuare a delegare agli altri le proprie responsabilità ... gli altri siamo Noi.
Gianni