B&B La Casa dei Nonni Teramo

B&B La Casa dei Nonni Teramo Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di B&B La Casa dei Nonni Teramo, Hotel/alloggio, Via Fonte Baiano 82, Teramo.

Luce con legna del bosco dell’Aschiero, Prati di Tivo
23/01/2021

Luce con legna del bosco dell’Aschiero, Prati di Tivo

23/01/2021
Qui ci innoviamo al contrario. Da oggi caffè in grani macinato al massimo la sera prima e esecuzione su fiamma con moka ...
16/01/2020

Qui ci innoviamo al contrario.

Da oggi caffè in grani macinato al massimo la sera prima e esecuzione su fiamma con moka Bialetti!

Vita da b&b
11/12/2019

Vita da b&b

Ieri sera è venuta una coppia di ospiti. L’attenzione di lei è stata presa dal telescopio. Ho capito che per lei non era...
08/12/2019

Ieri sera è venuta una coppia di ospiti. L’attenzione di lei è stata presa dal telescopio. Ho capito che per lei non era un oggetto come un altro. Sono uscito sulla terrazza ed ho osservato se la luna, crescente, fosse visibile. Non vi erano nubi, ne aloni che occludevano la visuale. Così ho portato il telescopio all’esterno e l’ho posizionato verso la prospettiva lunare. Dopo le diverse regolazioni ho inquadrato il nostro satellite. La messa a fuoco ha reso vividi i crateri, sotto i nostri occhi, come fossero buche scavate da un uovo caduto in mezzo a un piano di farina. La luna è distante 384.000 chilometri, pochi di più dei chilometri percorsi dalla mia Ford Fiesta del 1990. Se dal 1990 avessi preso ogni volta quella direzione sarei quasi arrivato. Solo che l’ho usata anche per andare in giro qui sul mondo. Quindi non credo che ormai ce la farà.

Ps: foto scattata ieri sera poggiando cellulare su oculare del telescopio

Massimo

06/12/2019
29/11/2019

Storie da b&b.

Rapina.

Sto pulendo il bagno del b&b. Spruzzo il prodotto sulle pareti del wc e lascio che agisca cinque minuti. Prendo la spugnetta. La passo ovunque per lavare la tazza. Arriva il suono della prenotazione. Gli altri suoni del cellulare li ignoro ma questo lo sento e lo verifico subito. Francesco Bellucci, prenotazione last minute. Significa che arriva questa sera. Memorizzo il numero sul cellulare per mandare il messaggio di benvenuto e la posizione per la localizzazione. Non faccio in tempo a registrare il telefono che comincia a squillare. Compare sul display il nome di Francesco.
- Ciao Francesco! – dico con voce accogliente. Subito dopo chiedo scusa se l’ho chiamato direttamente col suo nome e gli spiego come mai sapevo che era lui, avendo appena memorizzato il numero nella rubrica. Avverto meraviglia dall’altro capo della nostra linea immaginaria. Mi spiega che arriva da Comacchio e che dovrà comparire il giorno dopo in tribunale, nel tribunale di Teramo.
- Bene, ti aspetta un lungo viaggio – gli dico. Mi risponde che pensa di essere a Teramo per le venti. Faccio i miei calcoli e in base agli impegni pomeridiani credo che potrò accoglierlo direttamente io. Se torno in tempo.
Sono le diciannove e trenta. Squilla il telefono.
- Ciao Massimo, sono all’uscita del casello – Gli dico che è ok, che lo aspetto al b&b. So che però molto probabilmente non farò in tempo a tornare perché sono ancora con le bambine per farle cenare. Servo loro le polpette di ricotta fatte dalla mamma, poi i cavoli. Devo discutere per farli accettare loro. Ma è come se fosse un rito a cui siamo abituati, un rito che ci fa essere ai due lati del mondo; padri che comandano e figli che non vogliono obbedire sapendo che obbediranno. La cena prosegue canonicamente. Chiamo mia madre e le dico che arriverà Francesco, da Comacchio e che quindi può tranquillamente aprire la porta per accompagnarlo in stanza.

Termino la cena. La mamma rientra e io sguiscio fuori per andare al b&b, quanto meno per salutare l’ospite. Mentre guido lo chiamo e gli chiedo se sia tutto ok, se abbia visto la sua stanza e se abbia bisogno di qualsiasi cosa, visto che è la prima volta che si trova a Teramo. Gli consiglio un locale dove mangiare. Intanto i chilometri percorsi mi avvicinano. Infilo la chiave nella porta di casa e salgo le scale. Trovo mia madre che sta rientrando nel piano e Francesco nelle scale. Mi fermo e lo saluto, la dove ci troviamo. Gli chiedo come sia andato il viaggio. Francesco ha un sorriso dolce e sicuro. Rassicurante. Più o meno la mia età. Cominciamo a dialogare. Mi confida che quando gli ho risposto al telefono oggi pomeriggio ha pensato che fossi siciliano. Ha avvertito quella accoglienza sinonimo dei caratteri del sud, accoglienza che non tutti sanno dare alle persone. Io comincio a ridere e gli dico che quella accoglienza è il frutto di anni di duro lavoro sulla mia persona. Così mi parla di Comacchio, di come la gente sia da principio più malfidata ma che una volta conquistata la fiducia non c’è più nulla che possa togliertela. La descrive come un’isola felice, ben diversa per esempio da Ferrara dove nessuno ti considera. Ognuno vive la sua vita ignorando gli altri. Gli squilla il cellulare. Lo vedo sorridere quando vede il display. E’ il figlio. Dice che lo chiama di continuo. Oggi avrebbe dovuto accompagnarlo a calcio ma non ha potuto per via dell’impegno in tribunale. Mi parla dei suoi figli, della sua terra d’origine, la Sicilia. Mi parla del suo lavoro, fa il carabiniere.
- Certo, con il lavoro che ti sei scelto ne devi veramente vedere di tutti i colori – gli dico. Sorride ed annuisce. Mi racconta che qualche tempo prima aveva dovuto fare un accompagnamento coatto in tribunale. Nel tribunale di Reggio Calabria, partendo da Comacchio. Un viaggio lunghissimo, in treno con una persona che si era fino ad allora rifiutata di andare a testimoniare.
- Pensa che dopo aver fatto la testimonianza questo signore ci ha detto che non aveva il biglietto di ritorno. E non aveva da mangiare. Abbiamo dovuto comprargli il biglietto di ritorno e da mangiare. Ed abbiamo dovuto pagare tutto noi perché l’arma non poteva restituirci nulla.
Ridiamo insieme. Il clima della scalinata, così mai frequentato se non di passaggio, si gode quindici minuti di parole e confidenze, parole e confidenze che solo in alcune rare occasioni sono effetto di incontri unici e rari. Rimaniamo a parlare dei nostri figli, delle nostre famiglie, in piedi per le scale. E io dico. – io credo che in questo ci sia davvero il succo della vita, negli incontri delle persone, ma cosa rimane altrimenti? Una giornata a relazionarsi con gli altri in modo allegro. Potrei morire in pace. D’altronde il resto, che senso potrebbe avere…?
- Massimo, la morte è dietro l’angolo, non dirlo a me. Venti giorni fa ero di pattuglia. Ci chiama la centrale. C’è una rapina nella banca in via (…). Corriamo alla banca. Ero con un mio collega. La pi***la in pugno. Il collega, giovane, mi dice: ho paura. Stai tranquillo, mettiti dietro di me e non fare nulla. Il palo aveva una Stelvio ed era scappato appena ci aveva visto arrivare e gli era andata dietro una pattuglia. Eravamo rimasti solo noi, in due carabinieri, fuori dalla banca. Dentro i rapinatori. Abbiamo aspettato che arrivasse un’altra pattuglia. Poi. Poi ho sbirciato dentro. Non sapevo bene cosa fare. Forse volevo solo aspettare. Poi ho visto il volto terrorizzato della cassiera in ostaggio. Mia moglie lavora in banca. Quel volto. Il volto terrorizzato. Non ho più pensato a nulla e sono entrato dentro urlando impugnando il mitra-
Ascolto pietrificato. Interrompo di tanto in tanto per chiedere spiegazioni su come si proceda in queste situazioni al limite. Mi dice che non esistono manuali. Ognuno se la gioca come crede, non c’è qualcuno che dice cosa fare, non ce ne è il tempo. Prende il cellulare. Cerca brevemente e mi fa vedere una foto. E’ un fermo immagine tratto dalla telecamera a circuito chiuso delle banca che lo riprende proprio nel pieno della sua entrata in scena. Un volto irriconoscibile rispetto ai lineamenti che vedo ora. Un volto teso allo spasimo, con una carica di energia prossima all’esplosione, un’energia totalizzante, omnicomprensiva di vita e morte, di orlo di follia e voglia di vita, uno sprazzo di lucida, pietrificata, terribile determinazione atavica, vita e morte, morte e vita insieme in un volto. Un mitra in mano teso come una balestra, come l’onda in piena del Vajont, come il tutto in un attimo che si ferma delirante ed impazzito ma incredibilmente immobile, fermo, assoluto. Tutto in una foto. Tutto in un volto. Mia moglie lavora in banca. La cassiera terrorizzata, mia moglie lavora in banca, la cassiera terrorizzata, mia moglie lavora in banca, la cassiera terrorizzata. Mia moglie. La cassiera. Una persona sola ormai.
- Si sono arresi immediatamente. Alcuna resistenza. Non avevano armi per fortuna. Li abbiamo arrestati tutti, anche il palo.

Il giorno dopo, di buon mattino, scrivo un messaggio a Francesco. Gli spiego che sono dovuto andare via. Che il ciambellone era fresco. Quando rientro al b&b dopo aver salutato le bambine a scuola lo trovo che sta andando via. Sono felice di poterlo salutare. Ci siamo salutati due volte. È andato via voltandosi, quasi con rammarico, lo sentivo, dicendo che sarebbe tornato di nuovo. Non so quando, non so con chi, ho pensato. Magari torna a trovarmi con la famiglia, coi la moglie e i figli. Pensieri. Mi ha scritto una recensione su booking poche ore dopo. Ha scritto così. Mi sono sentito a casa.

Ps: i nomi od altro che avrebbero potuto rendere identificabili le persone o i fatti specifici sono stati modificati

Massimo

17/11/2019

Passo in viale Crispi. Ho appuntamento con un ragazzo che aveva troppe valige per riuscire ad arrivare da solo. Appena oltrepasso la fermata del bus mi chiedo se sia lui. Seduto e circondato da bagagli che lo sovrastano. Ho l’ impressione prima che si tratti di un clochard. Parcheggio. Lo chiamo al cellulare per vedere se si muova per rispondere. Sembra dormire appoggiato alla panchina come stravolto da un lungo viaggio. Lentamente lo vedo muoversi per prendere il cellulare che squilla. È lui.
- Giuseppe! - gli faccio con gioia.
- Massimo! - risponde con la stessa gioia.
Era venuto a dormire da me qualche mese fa. Provo una grande contentezza nel rivederlo. Pieno di bagagli. Molti di più di quando era passato di qui per andare a lavorare a Genova. Ora di ritorno per tornare a Palermo. Ma in mezzo alle mille borse una cassettina con una griglia davanti. Un musetto tigrato che mi guarda curioso.
- e questo qui? - gli faccio
- be’ ma lo hanno trovato solo soletto una sera in cui pioveva. Ho dovuto prenderlo per forza con me... . Massimo, non sai che compagnia mi ha fatto in questi mesi.

Massimo

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