Albergo Ai Laghi

Albergo Ai Laghi Cucina casalinga
Camere ampie e luminose con doppio balcone e bagno

08/08/2026

Quando il mio ultimo giorno verrà dopo il mio ultimo sguardo sul mondo
Non voglio pietra su questo mio corpo, perché pesante mi sembrerà
Cercate un albero giovane e forte, quello sarà il posto mio
Voglio tornare anche dopo la morte sotto quel cielo che chiaman di Dio

Ed in inverno nel lungo riposo, ancora vivo, alla pianta vicino
Come dormendo, starò fiducioso nel mio risveglio in un qualche mattino
E a primavera, fra mille richiami, ancora vivi saremo di nuovo
E innalzerò le mie dita di rami verso quel cielo così misterioso

Ed in estate, se il vento raccoglie l'invito fatto da ogni gemma fiorita
Sventoleremo bandiere di foglie e canteremo canzoni di vita
E così, assieme, vivremo in eterno qua sulla terra, l'albero e io
Sempre svettanti, in estate e in inverno contro quel cielo che dicon di Dio

06/08/2026
06/08/2026

Oggi una delle mie più grandi tristezze si è avverata.
Ci ha lasciato un Mito.
Ci ha lasciato Francesco Guccini. Un uomo che attraverso meravigliose parole e accordi capaci di accarezzare l'anima ha insegnato a generazioni e migliaia di persone ad accettare le cose della vita. A capire che se accada le qualcosa un motivo c'è, che un rifiuto non è la fine, che il dolore si può addomesticare, che alla fine c'è del buono, che ogni persona è un universo a sé, meravigliosa unica e imperfetta.
Hai accompagnato la mia adolescenza con canzoni fantastiche, hai raccontato la bellezza di crescere attraverso paure e traguardi, hai spiegato il passato rimanendo sempre fedele a te stesso....
Me l'hai fatta sporca Francesco....sei andato avanti troppo presto....questo mondo allo sbaraglio ha ancora troppo bisogno di te.
Intanto ti dico grazie, poi riprenderò a sentire in loop le tue canzoni, a fare arrabbiare mia mamma e sbuffare i miei conoscenti...ciao Francesco....

03/08/2026

Prima di piegare il mondo in uno schermo, qualcuno lo aveva allungato su quasi sette metri di pergamena.

La Tabula Peutingeriana non assomiglia alle mappe che teniamo in auto o sul telefono. È una striscia lunghissima e schiacciata, dove il territorio non è disegnato per sembrare realistico: è organizzato per far capire come ci si muoveva da un punto all’altro.

Il suo scopo era mostrare il sistema delle strade, le città, le stazioni e le distanze legate al cursus publicus, il servizio di comunicazione dell’Impero romano. Non era quindi una carta da consultare per orientarsi guardando montagne, fiumi e proporzioni precise. Era più vicina a un grande schema dei collegamenti: l’importante non era la forma del mondo, ma il percorso che lo attraversava.

Ed è proprio qui che la mappa diventa sorprendente. Una carta geografica moderna cerca di rispettare le distanze e la posizione dei luoghi; questa, invece, comprime e allunga lo spazio per mettere in fila le informazioni utili. Roma e le altre città diventano tappe dentro una rete, quasi come caselle lungo un itinerario enorme.

Quello che vediamo oggi, però, non è l’originale romano. Il manoscritto conservato a Vienna è una copia medievale su pergamena, databile alla fine del XII secolo, intorno al 1200. È arrivato fino a noi diviso in 11 segmenti, che insieme formano un pezzo lungo circa 6,8 metri.

Ma anche questo numero nasconde una piccola perdita. Secondo le ricostruzioni, il modello antico doveva comprendere un dodicesimo settore occidentale, andato perduto. Gli 11 segmenti sono dunque quelli rimasti, non necessariamente l’intera mappa che un tempo esisteva.

La sua conservazione a Vienna è quasi un paradosso: una rappresentazione del mondo romano è sopravvissuta grazie a una copia medievale, ed è oggi custodita dalla Biblioteca Nazionale Austriaca. Non abbiamo davanti una fotografia dell’Impero, ma la traccia di come qualcuno voleva renderlo leggibile.

Per questo chiamarla “Google Maps romano” può aiutare a immaginarla, ma solo fino a un certo punto. Non dava indicazioni in tempo reale e non accompagnava il viaggiatore passo dopo passo. Mostrava qualcosa di più grande: la rete che permetteva a un impero enorme di restare collegato.

E forse la parte più incredibile è questa: il mondo romano non è arrivato fino a noi soltanto attraverso statue, rovine e monumenti. È sopravvissuto anche come una lunga linea di strade, nomi e distanze, arrotolata nella memoria della pergamena.

💁‍♂️ Quel che non sapevi, in breve
👉 6,8 metri circa: la lunghezza dei segmenti conservati
👉 11 segmenti: quelli rimasti della copia medievale
📚 Fonti: unesco, national library

03/08/2026

In quell’aula non si stava giudicando soltanto un’accusa: si stava mettendo sotto esame la vittima.

Il 26 aprile 1979, su Rai 2, milioni di italiani videro qualcosa che fino a quel momento non era mai entrato nelle case: una telecamera dentro un’aula giudiziaria durante un processo per stupro.

Non era una fiction e non era un dibattito in studio. Era la registrazione di un’udienza celebrata l’anno prima al Tribunale di Latina, diventata poi il documentario “Processo per stupro”. Il caso riguardava Fiorella, una giovane donna che aveva denunciato quattro uomini.

A colpire, ancora oggi, non è solo il fatto che quelle immagini fossero una prima assoluta per la televisione italiana. È il modo in cui si svolgeva il confronto in aula.

La difesa cercò di portare l’attenzione lontano dall’accusa e verso la vita della ragazza: il suo comportamento, la sua reputazione, il modo in cui si era presentata. Come se, per capire una violenza, fosse più importante giudicare chi l’aveva denunciata che esaminare ciò che aveva subito.

Quello schema oggi ha un nome preciso: colpevolizzazione della persona offesa. Nel 1979, però, guardandolo in televisione, molti italiani si trovarono davanti a una realtà che spesso restava nascosta dietro le porte dei tribunali.

In quell’occasione Tina Lagostena Bassi, avvocata di parte civile, rese visibile anche la durezza di un sistema nel quale una donna doveva difendersi non soltanto dagli imputati, ma persino dai sospetti costruiti intorno alla sua persona.

C’era poi un dettaglio giuridico che racconta quanto fosse diversa l’Italia di allora. Lo stupro non era ancora considerato un reato contro la persona: il codice penale lo collocava tra i delitti contro la moralità pubblica e il buon costume.

La svolta arrivò con la legge 15 febbraio 1996, n. 66, che spostò la materia tra i delitti contro la persona e la libertà personale. Fu introdotto anche l’articolo 609-bis, dedicato alla violenza sessuale.

Tra la messa in onda di quel processo e la riforma passarono diciassette anni. Ma quelle immagini continuarono a fare qualcosa di scomodo: mostrarono che il problema non era soltanto la violenza commessa, bensì anche il modo in cui una società decideva di ascoltare — o non ascoltare — chi la denunciava.

📚 Fonti: rai

Indirizzo

Strada Dei Laghi Di Lamar
Terlago
38096

Telefono

+393476674793

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Albergo Ai Laghi pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi

Digitare