28/05/2026
Il Molise non è uno scherzo: è piccolo, ma tiene botta.
Lo prendono in giro da sempre. Eppure il Molise c’è, eccome. Anzi: è una regione vera, con un nome, dei confini, una storia, montagne, mare, paesi e una faccia tutta sua. Solo che non fa il gradasso. Non alza la voce. Non ti viene addosso con la pubblicità. Ti aspetta. E questa, alla fine, è la sua forza.
È la seconda regione più piccola d’Italia, dopo la Valle d’Aosta. Parliamo di circa 4.438 chilometri quadrati. Poco? Sì. Ma guai a confondere la misura con il peso. Qui più di metà del territorio è montuoso, e questo vuol dire una cosa semplice: il Molise non è piatto, non è monotono, non è “niente”. È una terra che sale, scende, si apre, si stringe, cambia faccia in pochi chilometri.
Dentro ci trovi boschi, sorgenti pulite e fiumi importanti come il Biferno, il Volturno e il Trigno. Ci trovi anche una costa, e non una costa qualsiasi: 35 chilometri di mare. Pochi, certo. Ma bastano per dirti che in questa regione, nello stesso giro d’ore, puoi passare dalle alture al litorale. Dal fresco dei monti al sale nell’aria. È una di quelle cose che, viste su una cartina, sembrano piccole. Vissute, però, fanno effetto.
E poi c’è la storia. Il Molise è la regione più giovane d’Italia: è nata nel 1963, quando si è staccata dall’Abruzzo. Prima era tutto un unico blocco, Abruzzi e Molise. Poi è arrivata l’autonomia, e da lì ha iniziato a camminare con le sue gambe. Non da ieri, certo. Ma abbastanza tardi da restare un po’ fuori dal giro delle grandi chiacchiere italiane. Forse anche per questo molti la ignorano. Eppure esiste da sessant’anni buoni, e pure con una sua identità forte.
Quello che colpisce, però, è che il Molise non si racconta con i numeri e basta. Si racconta con i dettagli. Con i tratturi, per esempio: antiche strade erbose percorse dai pastori durante la transumanza. Non sono un ricordo da museo. Sono un pezzo di vita vissuta, per secoli. Sono il segno di un Sud che ha imparato a muoversi con pazienza, seguendo il tempo degli animali e delle stagioni.
E se giri tra i paesi, il Molise si fa notare ancora di più. Castelpetroso, nel bosco, con il suo santuario che spunta come una sorpresa. Sant’Angelo Limosano, arroccato a 900 metri, che domina la valle del Biferno e, quando il cielo è limpido, guarda lontano fino alle Tremiti. Termoli, con il castello svevo sul mare, che ti ricorda che questa regione non è solo interno, non è solo montagna, non è solo silenzio. È un pezzo d’Italia che ha più facce di quelle che le attribuiamo di solito.
E poi c’è il lato buono, quello da tavola. Il tartufo bianco è una delle sue carte più forti. Diverse fonti indicano il Molise come uno dei territori principali per questa produzione, con una quota che può arrivare al 40-60% del tartufo bianco italiano. Tradotto in lingua semplice: quando senti parlare di tartufo, spesso dietro ci sono boschi molisani, cani addestrati, stagioni giuste e lavoro vero. Non magia. Non slogan. Terra.
Insomma, il Molise non è assenza. È presenza quieta. E forse è proprio questo il punto che ci sfugge. Siamo abituati a dare valore solo a ciò che fa rumore. Il Molise invece fa un’altra cosa: resta lì, piccolo, testardo, concreto. E intanto continua a esserci.
💁♂️ Quel che non sapevi, in breve
👉 4.438 km²: superficie del Molise
👉 seconda regione più piccola d’Italia
👉 1963: anno di nascita della regione
👉 oltre metà del territorio è montuoso
👉 35 km di costa
👉 900 metri: altezza di Sant’Angelo Limosano
👉 40-60% del tartufo bianco italiano arriva dal Molise
📚 Fonti: italia, italiegreta, regione molise, treccani, primonumero