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NC // Nuova Collaborazione Nuova Collaborazione supporta le famiglie nella gestione dei rapporti di lavoro domestico

Il tempo impiegato per raggiungere il luogo di lavoro è sempre considerato orario di lavoro?In linea generale, no: il tr...
01/09/2026

Il tempo impiegato per raggiungere il luogo di lavoro è sempre considerato orario di lavoro?

In linea generale, no: il tragitto casa-lavoro non rientra nel lavoro effettivo e non si somma al normale orario. Esistono, però, alcune eccezioni.

❓️ E nel lavoro domestico, quando è previsto il rimborso delle spese di viaggio? Scopri cosa stabilisce il CCNL nell’articolo completo:
https://www.nuovacollaborazione.com/il-tempo-di-spostamento-e-sempre-orario-di-lavoro/

27/08/2026

La famiglia resta il perno della cura. Ma da sola non può bastare.

È uno degli spunti conclusivi emersi dalla ricerca Generazione Sandwich, realizzata da Ipsos Doxa per Nuova Collaborazione e curata da Eva Sacchi.

Per continuare a sostenere figli, anziani e persone fragili, le famiglie hanno bisogno di un ecosistema più solido: servizi accessibili e continuativi, misure di conciliazione realmente efficaci e un mercato del lavoro domestico più regolare e qualificato.

Una necessità sempre più urgente, soprattutto in un Paese in cui le famiglie saranno sempre più piccole, più esposte ai bisogni di cura e sempre più spesso composte da una sola persona.

La cura non può restare una responsabilità privata scaricata sulle famiglie: serve una risposta strutturale, capace di accompagnarle nel tempo.

Guarda il reel e continua a seguirci per approfondire i dati e le riflessioni emerse dalla ricerca Generazione Sandwich.

Spese per l’assistenza di persone non autosufficienti: detrazione e deduzione possono essere cumulate?È possibile benefi...
25/08/2026

Spese per l’assistenza di persone non autosufficienti: detrazione e deduzione possono essere cumulate?

È possibile beneficiare sia della detrazione Irpef del 19% sulle spese sostenute per gli addetti all’assistenza, sia della deduzione dei contributi previdenziali versati all’INPS, nel rispetto dei requisiti e dei limiti previsti.

Scopri tutti i dettagli nell’articolo completo:
https://www.nuovacollaborazione.com/cumulabilita-tra-detrazione-e-deduzione-fiscale-spese-assistenza-persone-non-autosufficienti/

20/08/2026

Pluralismo contrattuale non deve significare minori tutele.

Nel suo intervento all’evento “Il lavoro domestico nel sistema di welfare”, Fabiola Lamberti, Ricercatrice di Diritto del Lavoro presso l’Università degli Studi Roma Tre, ha affrontato un tema centrale per il settore: il rapporto tra contrattazione collettiva, retribuzioni e tutela del lavoro domestico.

Il pluralismo contrattuale è un valore riconosciuto dal nostro ordinamento. Il problema nasce quando viene utilizzato come strumento per giustificare trattamenti retributivi più bassi e condizioni meno favorevoli per lavoratrici e lavoratori.

Un fenomeno su cui anche la giurisprudenza sta intervenendo, richiamando il principio della retribuzione proporzionata e sufficiente previsto dall’articolo 36 della Costituzione.

Il riferimento al contratto collettivo maggiormente rappresentativo diventa quindi fondamentale per garantire regole chiare, tutele effettive e dignità al lavoro domestico.

Riconoscere il valore del settore significa anche contrastare il dumping contrattuale e promuovere un lavoro domestico regolare, tutelato e adeguatamente riconosciuto.

Guarda il reel e continua a seguirci per approfondire i temi emersi durante l’evento.

📉 Ridurre l’orario, sospendere il lavoro, rinunciare a trasferte e straordinari.Per molte persone, prendersi cura di fig...
18/08/2026

📉 Ridurre l’orario, sospendere il lavoro, rinunciare a trasferte e straordinari.

Per molte persone, prendersi cura di figli, anziani e familiari fragili significa modificare concretamente la propria vita professionale.

Secondo l’approfondimento territoriale dell’indagine Ipsos Doxa “Generazione Sandwich”, realizzata per Nuova Collaborazione, il 53% dei caregiver della Campania afferma che gli impegni di cura hanno interferito con il lavoro o con la vita quotidiana. Il 47% ha infatti modificato la propria attività professionale per esigenze assistenziali, soprattutto attraverso la riduzione dell’orario o l’interruzione temporanea del lavoro.

A questo si aggiunge il peso economico: il 67% di chi sostiene spese di cura dichiara di aver rinunciato o rimandato altri acquisti importanti, mentre l’82% considera questi costi rilevanti per il bilancio familiare.

Nel territorio di Napoli emerge inoltre una forte percezione del lavoro domestico irregolare. Per il 51% degli intervistati, il principale ostacolo alla regolarizzazione è il costo del contratto.

La conciliazione tra cura e lavoro non può continuare a dipendere esclusivamente dai sacrifici individuali. Servono sostegni alle famiglie, maggiore accessibilità del lavoro domestico regolare e politiche capaci di proteggere le opportunità professionali dei caregiver.

Leggi l’approfondimento completo sul nostro sito:https://www.nuovacollaborazione.com/wp-content/uploads/2026/07/Dati-Campania-e-Napoli_ricerca-Ipsos-Doxa-per-Nuova-Collaborazione.pdf

13/08/2026

La cura non retribuita è lavoro.

Nel suo intervento all’evento “Il lavoro domestico nel sistema di welfare”, Gianni Rosas, Direttore dell’Ufficio per l’Italia e San Marino dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, ha richiamato la necessità di riconoscere pienamente il valore del lavoro di cura, anche quando non è retribuito.

Prendersi cura di un familiare non significa soltanto offrire affetto o presenza: significa dedicare tempo, energie, competenze e responsabilità.

I dati sui carichi di cura mostrano che molte persone svolgono attività di cura per un numero di ore settimanali superiore a quello di un lavoro retribuito. Eppure, troppo spesso, questo impegno continua a essere considerato “naturale”, soprattutto quando ricade sulle donne.

Riconoscere il lavoro di cura significa superare un retaggio culturale che lo ha a lungo declassato, come se non richiedesse professionalità, abilità e competenze.

Parlare di lavoro domestico significa quindi parlare anche di riconoscimento, dignità e valore sociale della cura.

Guarda il reel e continua a seguirci per approfondire i temi emersi durante l’evento.

🕰️ Prendersi cura degli altri significa spesso avere sempre meno tempo per sé.L’indagine Ipsos Doxa “Generazione Sandwic...
11/08/2026

🕰️ Prendersi cura degli altri significa spesso avere sempre meno tempo per sé.

L’indagine Ipsos Doxa “Generazione Sandwich”, realizzata per Nuova Collaborazione, fotografa il peso umano e psicologico che l’assistenza quotidiana esercita sui caregiver della Basilicata.

Sei caregiver su dieci dichiarano di essersi sentiti sopraffatti dagli impegni di cura negli ultimi tre mesi. Il 65% afferma inoltre di avere la sensazione di non disporre di abbastanza tempo personale.

A Potenza, l’85% degli intervistati ritiene che un imprevisto legato alla cura possa mettere seriamente in difficoltà l’organizzazione familiare.

Il carico assistenziale incide anche sul benessere mentale: l’88% degli intervistati ritiene che la gestione della cura possa generare stress nelle famiglie, mentre più di una persona su quattro valuta il proprio benessere psicologico come scarso o pessimo.

Dietro ogni percentuale ci sono persone che tengono insieme figli, genitori anziani, lavoro e responsabilità quotidiane, spesso senza strumenti adeguati e senza spazi di recupero. Sostenere chi si prende cura significa riconoscerne il valore, tutelarne il benessere e impedire che l’assistenza diventi solitudine.

Leggi l’approfondimento completo sul nostro sito:https://www.nuovacollaborazione.com/wp-content/uploads/2026/07/Dati-Basilicata-e-Potenza_ricerca-Ipsos-Doxa-per-Nuova-Collaborazione.pdf

06/08/2026

Liberare il capitale umano femminile significa cambiare le regole della cura, del lavoro e delle imprese.

Nella seconda parte del suo intervento durante il convegno “Il lavoro domestico nel sistema di welfare”, Rinaldi richiama alcune misure concrete per affrontare il peso diseguale del lavoro di cura e valorizzare pienamente il contributo delle donne alla crescita del Paese.

Tra queste, il congedo di paternità obbligatorio con la stessa durata e le stesse garanzie del congedo di maternità: uno strumento che contribuirebbe a riequilibrare le responsabilità familiari e a ridurre le discriminazioni che ancora incidono sui percorsi professionali delle donne.

Ma il cambiamento riguarda anche le aziende.

Valorizzare il capitale umano femminile significa considerarlo un asset strategico, non un tema assistenziale. Significa costruire organizzazioni capaci di riconoscere i bisogni delle persone, soprattutto di chi si trova nella Generazione Sandwich, stretto tra la cura dei figli e quella di persone anziane o fragili.

Servono misure strutturali, cultura organizzativa e strumenti concreti per sostenere famiglie, lavoro e cura.

Guarda la seconda parte del reel e continua a seguirci per approfondire i temi emersi durante l’evento.

💶 Quando il costo della cura costringe una famiglia a rinunciare ad altre spese, non si tratta più soltanto di una quest...
04/08/2026

💶 Quando il costo della cura costringe una famiglia a rinunciare ad altre spese, non si tratta più soltanto di una questione privata.

In Puglia, il 76% degli intervistati dichiara di aver rinunciato o rimandato spese importanti per sostenere i costi legati all’assistenza di figli, anziani e persone fragili. A Bari la percentuale sale al 79%.

Secondo l’approfondimento territoriale dell’indagine Ipsos Doxa “Generazione Sandwich”, realizzata per Nuova Collaborazione, per oltre otto famiglie su dieci le spese di cura incidono in modo significativo sul bilancio domestico.

Il peso non è però soltanto economico. Il 90% dei pugliesi ritiene che gli imprevisti legati alla cura possano mettere in difficoltà l’organizzazione familiare, mentre a Bari il 91% dei caregiver dichiara di essersi sentito sopraffatto dagli impegni assistenziali.

Numeri che mostrano quanto sia urgente sostenere le famiglie attraverso politiche concrete, servizi accessibili e misure capaci di alleggerire il costo del lavoro domestico regolare. Perché la cura non può trasformarsi in una scelta tra assistere una persona cara e rinunciare al resto.

Leggi l’approfondimento completo sul nostro sito:https://www.nuovacollaborazione.com/wp-content/uploads/2026/07/Dati-Puglia-e-Bari_ricerca-Ipsos-Doxa-per-Nuova-Collaborazione.pdf

30/07/2026

Non è “un problema delle donne”. È un problema del Paese.

Nel corso dell’evento “Il lavoro domestico nel sistema di welfare”, Azzurra Rinaldi, Direttrice della School of Gender Economics dell’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza, ha richiamato la necessità di cambiare prospettiva sul rapporto tra lavoro di cura, occupazione femminile e crescita economica.

La scarsa valorizzazione del capitale umano femminile non riguarda solo le donne: riguarda l’intero sistema economico, la tenuta demografica e la capacità del Paese di crescere.

Quando il lavoro di cura ricade in modo sproporzionato sulle donne, il sistema perde competenze, reddito, produttività e possibilità di sviluppo.

Anche il rapporto tra occupazione femminile e natalità va letto senza luoghi comuni: nei Paesi in cui le donne lavorano di più, anche le condizioni per costruire una famiglia diventano più sostenibili.

Per questo parlare di cura significa parlare anche di economia, lavoro, famiglie e futuro.

Guarda la prima parte del reel e continua a seguirci per la seconda parte dell’intervento.

Indirizzo

Piazza Giuseppe Luigi Lagrange, 2
Turin
10123

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