Masseria Cucuruzza

Masseria Cucuruzza *Masseria Cucuruzza* Masseria Cucuruzza sorge su un “cucurizzu”, cioè sulla parte più alta di una vasta tenuta, oggi coltivata prevalentemente ad uliveto.

Dall’espressione dialettale, secondo il Rolfhs, deriva tanto il nome Masseria quanto quello della zona su cui essa insiste. Dello stesso parere il Prof. Quintino Scozzi che in “Un paese del sud storia e tradizioni popolari” descrive, in maniera dettagliata, il complesso masserizio, seppur nello stesso stato di abbandono in cui esso versava negli anni 70. Nata probabilmente come posto fortificato d

i guardia tra la costa ed i centri abitati dell’entroterra fa pensare ad una prima edificazione “a torre” di più modeste dimensioni, successivamente ampliata per lo sviluppo di una comunità agricola organizzata. Il muro di cinta, con numerose arcate a sostegno delle stalle, costituisce di fatto una barriera di protezione per un ampio cortile interno scoperto, nel quale, si svolgeva prevalentemente la vita degli abitanti. Inoltre, la presenza di due vaste aiee di un grande forno atto a soddisfare le esigenze alimentari di una comunità non certo ridotta, fanno pensare ad una masseria di tipo misto, cioè a carattere agro pastorale. Oltre che da coloni e braccianti agricoli essa fu probabilmente abitata anche da monaci, che ne costruirono la Chiesa. Annessa al frontespizio, che guarda a levante, vi è infatti una suggestiva Chiesetta, probabilmente di origine settecentesca. Nelle mediate vicinanze ed appartenente un tempo al contesto masserizio anche un antico frantoio ipogeo la “Titomba”.Il nome “Titomba” potrebbe rivelare la presenza di una necropoli nelle immediate vicinanze. Il complesso si inseriva infatti, su un’antica strada che conduceva al famoso Casale di Ruggiano e lungo la quale sono stati rinvenuti reperti risalenti addirittura all’epoca romana. Il frantoio presentava, fin a pochi anni orsono, una lastra di copertura con una data incisa sotto una croce: 1618. Purtroppo lo scempio dei predatori di antichità ha sottratto al frantoio oltre alla lastra, anche attrezzi pietrosi presenti nel sotterraneo ta cui un’ antica grossa pietra macina. Il trappeto è scavato al si sotto del piano di campagna ed è accessibile da sud mediante una scala, coperta da inerti e dalle radici di un antico fico che ne ha fatto dimora. Al pari degli altri trappeti ugentini (quelli di Terenzano e del Crocefisso), viene messo in relazione con la politica agricola dei D’Amore, antichissima famiglia di origine fiorentina feudataria di Ugento fino al 1808, anno in cui la feudalità fu abolita. Carlo d’Amore, che ebbe in dono la città nel 16348 dal padre Pietro Giacomo d’Amore, me divenne marchese del 1650. Egli curò l’impianto di vecchi e nuovi trappeti delle “alla leccese” per incrementare lì’agricoltura, richiamare nuovi coloni e aumentare le sue rendite con l’olivicoltura, ma il suo progetto fallì per il diffondersi della malaria. Il complesso masserizio raggiunse comunque il suo massimo sviluppo dei primi del 1700, quando venne utilizzato, anche come dimora stagionale del proprietario.E’ probabilmente databile in quest’epoca l’edificazione della Chiesa. L'edificio si presenta con una facciata semplice, il portale è sormontato da una croce di rilievo e da una finestra a forma di cuore. L’interno è coperto con una volta a spigolo di rarissimo disegno con tratti che rimandano ad antichi ordini cavallereschi. L’altare, in parte demolito dalla demoniaca opera di cercato di lasciti, presenta dei preziosi motivi ornamentali resi con lo stucco. Dell’affresco di San Miche Arcangerlo, anche’esso barbaramente sottratto alla chiesa, resta solo il ricordo nella memoria di vecchi saggi e fedeli. Nella controfacciata, in alto, è presente un ballatoio, il matroneo, ove, dall’altro, i “Signori” della masseria assistevano alla celebrazione della messa, senza mischiarsi con i massari e i contadini. Al centro del ballatoio era presente una grande lastra con inciso probabilmente lo stemma della famiglia, forse degli stessi Valente che ne furono proprietari fino agli anni venti. L’intero complesso rurale venne poi acquistato, pare con i proventi di una “acchiatura”, Da Peppino Caputo, che l’abitò fino agli anni 40, anno in cui la proprietà passò ai Corvaglia. Nei primi anni novanta la Masseria passò nuovamente ad un Caputo, Pompeo che ne intraprese il difficile cammino del restauro. Oggi è adibita ad hotel, ristorante con suggestivi ampi spazi esterni adatti ad ogni tipo di cerimonia.

*Il ristorante dell'Hotel è aperto al pubblico solo ed esclusivmente su prenotazione. Per informazioni e prenotazioni chiamare 0833 1808035.

26/09/2023
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01/11/2022

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I dettagli esterni della Masseria...
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26/06/2016

Nelle campagne di Ugento, a pochi km dal suo mare e dalle spiagge, una masseria che ci racconta una storia legata al suo territorio, quella di una comunità agricola organizzata e, ancora prima, quella di un avamposto fortificato di guardia tra la costa e i centri abitati dell'entroterra. Oggi Masseria Cucuruzza offre i suoi servizi come hotel a 4 stelle a chi ha voglia di una vacanza in Salento, per conoscere le sue tradizioni, la buona cucina tipica, la storia e la sua ospitalità. Tra i servizi di Masseria Cucuruzza: la Piscina, il Ristorante, il Centro Massaggi, la Palestra, l'Ampio Giardino. E poi Coccole, Relax, Natura.

26/06/2016
Perfetto come location per meravigliosi ed indimenticabili eventi...
26/06/2016

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Indirizzo

Contrada Barchi/Cucuruzzi
Ugento
73059

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