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UN CAVALLO ZOPPO DEVE DAVVERO RESTARE CHIUSO FERMO IN BOX?“Il riposo assoluto è sempre la scelta giusta? Per molte artic...
13/06/2026

UN CAVALLO ZOPPO DEVE DAVVERO RESTARE CHIUSO FERMO IN BOX?
“Il riposo assoluto è sempre la scelta giusta? Per molte articolazioni la risposta potrebbe sorprendere.”

Quando un cavallo manifesta una zoppia o viene diagnosticata una patologia articolare, una delle domande più frequenti è sempre la stessa:

“Deve stare fermo oppure deve camminare?”

La risposta, come spesso accade in medicina veterinaria, non è semplice. Esistono situazioni in cui il riposo è indispensabile, ma esistono anche numerosi casi nei quali il movimento controllato rappresenta una componente fondamentale della terapia (McIlwraith, 2016).

Negli ultimi decenni la ricerca scientifica ha modificato profondamente il modo di interpretare la salute articolare, evidenziando come l’immobilizzazione prolungata possa talvolta risultare più dannosa che benefica.

UNA CARTILAGINE MOLTO PARTICOLARE

La cartilagine articolare è un tessuto straordinario.

A differenza di muscoli, tendini e legamenti, non possiede una propria rete di vasi sanguigni. Ciò significa che non riceve direttamente ossigeno e nutrienti attraverso il sangue (Van Weeren, 2016).

La sua sopravvivenza dipende principalmente dal liquido sinoviale presente all’interno dell’articolazione.

Questo liquido svolge una duplice funzione:

* lubrifica le superfici articolari;
* trasporta nutrienti e sostanze necessarie al metabolismo della cartilagine.

L’EFFETTO “SPUGNA”

Durante il movimento ogni articolazione subisce continui cicli di compressione e decompressione.

Quando il cavallo appoggia l’arto, la cartilagine viene compressa; quando l’arto viene sollevato, la cartilagine si riespande.

Questo fenomeno genera una sorta di effetto spugna che favorisce il ricambio del liquido sinoviale all’interno della matrice cartilaginea (Muir, 2018).

In altre parole, il movimento contribuisce al nutrimento della cartilagine stessa.

È un concetto apparentemente semplice ma di enorme importanza clinica.

COSA SUCCEDE QUANDO L’ARTICOLAZIONE RESTA FERMA TROPPO A LUNGO?

Diversi studi sperimentali hanno dimostrato che l’immobilizzazione prolungata può provocare alterazioni della cartilagine articolare (Kawcak et al., 2000).

Tra gli effetti descritti troviamo:

* riduzione dello spessore cartilagineo;
* diminuzione della sintesi di proteoglicani;
* alterazioni delle proprietà biomeccaniche;
* riduzione della qualità del liquido sinoviale.

In pratica, un’articolazione che non viene utilizzata perde progressivamente efficienza biologica.

Naturalmente ciò non significa che ogni cavallo zoppo debba essere immediatamente rimesso al lavoro.

Significa semplicemente che il movimento fisiologico rappresenta uno stimolo biologico essenziale per la salute articolare.

MOVIMENTO NON SIGNIFICA ALLENAMENTO

Questo è probabilmente l’equivoco più comune.

Quando il veterinario prescrive movimento controllato non sta autorizzando galoppi, lavori veloci o allenamenti intensi.

Spesso si tratta semplicemente di:

* passeggiate al passo;
* utilizzo controllato del paddock;
* programmi di riabilitazione progressiva;
* esercizio a bassa intensità.

L’obiettivo è mantenere attivo il metabolismo articolare senza aumentare il danno tissutale.

OSTEOARTROSI E MOVIMENTO

Nei cavalli affetti da osteoartrosi lieve o moderata il movimento controllato rappresenta frequentemente una parte integrante della gestione terapeutica (Frisbie et al., 2009).

L’esercizio moderato può contribuire a:

* mantenere la mobilità articolare;
* ridurre la rigidità;
* migliorare la qualità del liquido sinoviale;
* preservare il tono muscolare periarticolare.

Al contrario, lunghi periodi di inattività possono favorire rigidità e perdita di funzionalità.

IL RUOLO DELLE TERAPIE MODERNE

Negli ultimi anni la medicina veterinaria ha sviluppato numerose strategie per sostenere la salute articolare:

* acido ialuronico;
* PRP;
* terapie rigenerative;
* cellule mesenchimali;
* farmaci intra-articolari;
* programmi riabilitativi personalizzati.

E L’OZONOTERAPIA ?

Anche l’ozonoterapia sta suscitando crescente interesse come possibile supporto nel controllo dello stress ossidativo e dell’ambiente infiammatorio articolare, soprattutto quando inserita all’interno di un approccio multimodale e associata a una corretta gestione del movimento.

Nessuna terapia, tuttavia, può sostituire completamente il ruolo biologico dell’esercizio adeguatamente dosato.

ACQUA: UNA PALESTRA NATURALE PER LE ARTICOLAZIONI

Quando si parla di movimento terapeutico non bisogna pensare soltanto alle passeggiate al passo.

Anche l’acqua può rappresentare uno straordinario strumento riabilitativo.

Nel cavallo, il lavoro in acqua attraverso treadmill acquatici, piscine o semplicemente camminate in mare sfrutta la spinta idrostatica che riduce il carico sulle articolazioni mantenendo però attiva la muscolatura (Nankervis et al., 2014).

L’acqua oppone inoltre una resistenza uniforme al movimento, favorendo il miglioramento della forza muscolare e della coordinazione senza sottoporre tendini, legamenti e articolazioni agli stessi stress che si verificano sul terreno asciutto.

Diversi studi hanno evidenziato come il lavoro in acqua possa modificare positivamente la biomeccanica del passo, aumentare l’escursione articolare e rappresentare un utile complemento nei programmi di recupero ortopedico e sportivo (King et al., 2013; Nankervis et al., 2014).

Naturalmente anche in questo caso il principio rimane lo stesso: la quantità di lavoro deve essere adattata al singolo cavallo e alla patologia presente.

L’acqua non sostituisce una diagnosi corretta, ma può diventare un prezioso alleato nel percorso di recupero.

CONCLUSIONI

L’articolazione non è una struttura progettata per l’immobilità.

Al contrario, è un organo che vive grazie al movimento.

La vera sfida del veterinario non consiste nel decidere se il cavallo debba muoversi o stare fermo, ma nel trovare il giusto equilibrio tra protezione dei tessuti lesionati e mantenimento della fisiologia articolare.

Perché, molto spesso, il movimento non rappresenta il problema.

Può essere una parte importante della soluzione.

DR ETTORE BALLARDINI DVM

BIBLIOGRAFIA

* McIlwraith CW. Joint Disease in the Horse. Elsevier, 2016.
* Ross MW, Dyson SJ. Diagnosis and Management of Lameness in the Horse. Elsevier, 2011.
* Van Weeren PR. Equine Osteoarthritis. Equine Veterinary Journal, 2016.
* Kawcak CE et al. Effects of Immobilization and Exercise on Articular Cartilage. American Journal of Veterinary Research, 2000.
* Frisbie DD et al. Exercise and Joint Health in Horses. Equine Veterinary Journal, 2009.
* Muir P. Advances in Joint Biology and Rehabilitation. Wiley Blackwell, 2018.
* Nankervis KJ, Finney P. The Equine Water Treadmill: Theory and Application. Equine Veterinary Education, 2014.
* King MR, Haussler KK, Kawcak CE et al. Biomechanical Effects of Water Treadmill Exercise on Horses. Equine Veterinary Journal, 2013.
* Tranquille CA, Walker VA, Hernlund E et al. The Use of Water-Based Exercise in Equine Rehabilitation. Veterinary Clinics of North America: Equine Practice, 2018.

IL DOPING NEL CAVALLO STA CAMBIANDO: SIAMO PRONTI A RICONOSCERLO?Quando si parla di doping nel cavallo da corsa o nello ...
06/06/2026

IL DOPING NEL CAVALLO STA CAMBIANDO: SIAMO PRONTI A RICONOSCERLO?

Quando si parla di doping nel cavallo da corsa o nello sport equestre, la maggior parte delle persone pensa ancora agli anabolizzanti, agli stimolanti o agli antinfiammatori utilizzati per mascherare il dolore.

La realtà è che il mondo del doping sta cambiando rapidamente.

Le nuove frontiere non riguardano più soltanto la somministrazione di una sostanza proibita, ma la possibilità di modificare processi biologici complessi, rendendo sempre più difficile distinguere ciò che è naturale da ciò che è artificialmente indotto.

In altre parole, il doping del futuro potrebbe non lasciare più tracce evidenti nel sangue o nelle urine.

DAL DOPING CHIMICO AL DOPING BIOLOGICO

Per decenni il doping si è basato principalmente sull'utilizzo di farmaci capaci di aumentare le prestazioni o mascherare il dolore.

Oggi la ricerca si sta spostando verso metodiche molto più sofisticate che mirano a modificare direttamente il funzionamento dell'organismo.

È il passaggio dal doping chimico al doping biologico.

Una trasformazione che sta preoccupando sempre più le autorità antidoping internazionali (Evans et al., 2025).

Vediamo cosa “offre il mercato”

IL GENE DOPING: LA MINACCIA PIÙ TEMUTA

Tra tutte le nuove tecniche, il cosiddetto "gene doping" rappresenta probabilmente la sfida più importante per il futuro.

L'obiettivo non è introdurre una sostanza esterna, ma modificare l'espressione di geni coinvolti nella prestazione atletica.

Tra i possibili bersagli figurano:

- geni responsabili della produzione di globuli rossi;
- geni che regolano lo sviluppo muscolare;
- geni coinvolti nella riparazione dei tessuti;
- geni che controllano il metabolismo energetico.

In teoria un cavallo potrebbe sviluppare maggiore massa muscolare, recuperare più rapidamente o trasportare più ossigeno senza ricevere alcun farmaco tradizionale.

Proprio per questo motivo le autorità internazionali stanno sviluppando nuovi sistemi di identificazione specifici per il gene doping (BHA, 2025).

MICRODOSAGGIO: POCO MA SPESSO

Una delle strategie più utilizzate negli ultimi anni consiste nel somministrare quantità estremamente ridotte di sostanze dopanti.

L'obiettivo è ottenere un effetto biologico mantenendo concentrazioni difficili da rilevare durante i controlli.

Tra le sostanze più coinvolte troviamo:

- eritropoietina (EPO);
- analoghi dell'EPO;
- stimolatori della produzione di globuli rossi.

Il principio è semplice: utilizzare dosi molto basse ma ripetute nel tempo.

Menzione particolare merita l’Arenicola Marina un verme marino che vive nelle coste dell’Atlantico.

- Questo organismo possiede una particolare emoglobina extracellulare capace di trasportare una quantità di ossigeno enormemente superiore rispetto all’emoglobina umana. Una singola molecola può infatti legare fino a 156 molecole di ossigeno, contro le 4 dell’emoglobina presente nei globuli rossi dei mammiferi.

COBALTO: IL FALSO INTEGRATORE

Per alcuni anni il cobalto è stato considerato una scorciatoia per aumentare la produzione di globuli rossi.

Agendo su particolari meccanismi cellulari, può simulare alcune risposte dell'organismo all'ipossia e favorire indirettamente l'eritropoiesi (Knych et al., 2018).

Oltre a essere vietato, il suo utilizzo può comportare seri rischi tossicologici per il cavallo.

PEPTIDI E FATTORI DI CRESCITA

Un altro settore in rapida espansione riguarda l'utilizzo di peptidi biologicamente attivi.

Queste molecole possono influenzare:

- crescita muscolare;
- recupero;
- riparazione tissutale;
- metabolismo.

Spesso vengono commercializzate come prodotti "rigenerativi" o "anti-aging", ma il loro impiego può avere importanti implicazioni antidoping.

I SARMS: GLI ANABOLIZZANTI DEL NUOVO MILLENNIO

I SARMS (Modulatori Selettivi del Recettore Androgenico) sono stati sviluppati per ottenere effetti anabolizzanti riducendo alcuni degli effetti collaterali tipici degli steroidi.

Pur essendo più conosciuti nell'ambito umano, rappresentano una potenziale minaccia anche negli sport equestri.

La loro capacità di aumentare la massa muscolare e migliorare il recupero li rende particolarmente interessanti per chi cerca vantaggi illeciti.

IL DOPING COMPORTAMENTALE

Non tutto il doping serve a far correre più forte.

In alcune discipline può risultare altrettanto importante modificare il comportamento del cavallo.

Sedativi, tranquillanti, analgesici o sostanze che alterano la risposta allo stress possono influenzare in maniera significativa la prestazione sportiva.

In questi casi il rischio riguarda non soltanto la correttezza della competizione, ma anche il benessere animale.

IL DOPING DEL RECUPERO

Una delle aree più difficili da controllare riguarda il cosiddetto doping del recupero.

L'obiettivo non è migliorare direttamente la prestazione durante la gara, ma consentire al cavallo di allenarsi più intensamente, recuperare più rapidamente e competere con maggiore frequenza.

Antinfiammatori, analgesici e trattamenti biologici utilizzati in modo improprio possono alterare significativamente la preparazione atletica.

LA NUOVA GENERAZIONE DI CONTROLLI

Per contrastare queste nuove forme di doping non basta più cercare una sostanza proibita.

La ricerca si sta orientando verso tecnologie capaci di identificare gli effetti biologici lasciati nell'organismo.

Tra gli strumenti più promettenti troviamo:

- passaporto biologico;
- analisi genetiche;
- studio dell'espressione genica;
- biomarcatori molecolari;
- spettrometria di massa ad altissima sensibilità.

In futuro sarà sempre più importante individuare le conseguenze biologiche del doping piuttosto che la sostanza utilizzata.

OZONOTERAPIA E DOPING: FACCIAMO CHIAREZZA

Ogni volta che emerge una nuova metodica terapeutica qualcuno si domanda inevitabilmente se l’ozono terapia possa essere considerata doping.

In questo caso, le evidenze scientifiche attualmente disponibili indicano un'azione di modulazione biologica, antiossidante e antinfiammatoria, ed un miglioramento psicofisico evidente, incremento di stamina, euforia ed ossigenazione generale ma senza dimostrazioni di un effetto dopante diretto paragonabile a quello delle sostanze proibite.

Come per qualsiasi trattamento veterinario, il suo utilizzo deve essere valutato nel rispetto dei regolamenti sportivi vigenti e nell'interesse della salute del cavallo.

CONCLUSIONI

Il doping moderno sta entrando in una nuova era.

Gene doping, microdosaggio, peptidi biologici, manipolazioni genetiche e sofisticati protocolli farmacologici stanno trasformando profondamente il panorama delle frodi sportive.

La sfida dei prossimi anni non sarà soltanto individuare nuove sostanze proibite, ma comprendere e riconoscere le alterazioni biologiche che esse producono.

Perché il vero doping del futuro potrebbe non essere nascosto in una siringa.

Potrebbe essere nascosto direttamente all'interno di una cellula.

Dr Ettore Ballardini DVM
BIBLIOGRAFIA

Evans J. et al. (2025). Gene Doping in Racehorses and Equestrian Sport.

Knych H.K. et al. (2018). Cobalt and Erythropoiesis in Horses.

British Horseracing Authority (2025). Gene Doping Detection Programme.

FEI Equine Anti-Doping and Controlled Medication Regulations (2024).

World Anti-Doping Agency (WADA). Gene Doping and Emerging Technologies.

LA CRESCITA DELLO ZOCCOLO:  SI PUÒ FAR CRESCERE PIÙ VELOCEMENTE? MITI, SCIENZA E NUOVE TERAPIEPERCHÉ LA CRESCITA DELLO Z...
30/05/2026

LA CRESCITA DELLO ZOCCOLO: SI PUÒ FAR CRESCERE PIÙ VELOCEMENTE? MITI, SCIENZA E NUOVE TERAPIE

PERCHÉ LA CRESCITA DELLO ZOCCOLO È COSÌ IMPORTANTE?
La crescita dello zoccolo rappresenta uno degli aspetti più importanti della salute del cavallo sportivo e non sportivo. Una crescita lenta o una scarsa qualità del c***o possono compromettere la ferratura, aumentare il rischio di fessurazioni e rallentare il recupero dopo traumi, ascessi, resezioni della muraglia o episodi di laminite (Parks, 2003).
Molti proprietari cercano il prodotto miracoloso in grado di accelerare la crescita dello zoccolo, ma la realtà è più complessa.
La crescita della parete cornea dipende principalmente da quattro fattori:
* genetica;
* nutrizione;
* circolazione sanguigna del piede;
* corretta gestione podologica (Butler et al., 2012).
QUANTO CRESCE NORMALMENTE UNO ZOCCOLO?
In condizioni normali la parete dello zoccolo cresce mediamente tra 6 e 10 mm al mese (Stashak & Hill, 2011).
Questo significa che:
* uno zoccolo anteriore richiede generalmente 8-12 mesi per rinnovarsi completamente;
* uno zoccolo posteriore può richiedere fino a 12-14 mesi;
* la crescita tende a rallentare nei mesi invernali e nei cavalli anziani (O’Grady e Poupard, 2003).

LA NUTRIZIONE: IL VERO PUNTO DI PARTENZA
BIOTINA
La biotina è probabilmente il nutriente maggiormente studiato per il miglioramento dello zoccolo.
Numerosi studi hanno dimostrato un miglioramento della qualità del c***o e della resistenza della parete dopo somministrazioni prolungate di 15-25 mg/die per almeno 6-9 mesi (Comben et al., 1984; Reilly et al., 1998).
È importante ricordare che la biotina non produce risultati immediati poiché deve agire sulla nuova parete in formazione.
METIONINA
La metionina rappresenta uno degli aminoacidi essenziali per la sintesi della cheratina dello zoccolo (Kerley & Horn, 2004).
Molti integratori di elevata qualità associano biotina e metionina per ottenere un effetto sinergico.
ZINCO E RAME
Lo zinco e il rame svolgono un ruolo fondamentale nei processi di cheratinizzazione e nella qualità del tessuto corneo (Ott e Johnson, 2001).
Carenze anche moderate possono manifestarsi con:
* crescita lenta;
* c***o friabile;
* parete soggetta a sfaldamenti.
MSM
Il metilsulfonilmetano (MSM) fornisce zolfo organico, elemento essenziale nella formazione dei legami cheratinici (McIlwraith, 2016).
Le evidenze scientifiche sono inferiori rispetto a quelle disponibili per biotina e metionina, ma il suo utilizzo è ampiamente diffuso.

TABELLA RIASSUNTIVA DEI DOSAGGI PIÙ UTILIZZATI
Nutriente Intervallo giornaliero indicativo* Finalità principale Note pratiche d’uso
Biotina 15-25 mg/die Miglioramento della qualità del c***o e della resistenza della muraglia Somministrare per almeno 6-9 mesi; i risultati sono graduali perché agisce sul nuovo c***o in crescita.
Zinco 200-500 mg/die Supporto alla cheratinizzazione e alla crescita dello zoccolo Valutare sempre il rapporto con il rame nella dieta; eccessi prolungati possono interferire con altri minerali.
Rame 50-150 mg/die Supporto alla formazione del tessuto corneo e alla qualità strutturale dello zoccolo Va integrato in modo bilanciato con lo zinco; utile soprattutto in razioni carenti.
Metionina 2-10 g/die Apporto di aminoacidi solforati per la sintesi della cheratina Spesso associata a biotina, zinco e rame negli integratori specifici per lo zoccolo.
MSM (metilsulfonilmetano) 5-20 g/die Fonte di zolfo organico per il supporto della struttura cheratinica Utilizzato frequentemente come complemento nutrizionale; le evidenze scientifiche sono meno solide rispetto alla biotina.
*I dosaggi possono variare in funzione del peso del cavallo, della dieta di base, dell’età, dell’attività sportiva e delle eventuali carenze documentate. È sempre consigliabile formulare l’integrazione con il supporto del veterinario o del nutrizionista equino.

IL MOVIMENTO: IL MIGLIOR STIMOLATORE NATURALE
Uno degli aspetti più sottovalutati è il movimento.
La continua espansione e contrazione dello zoccolo durante il passo favorisce il funzionamento della cosiddetta “pompa digitale”, migliorando il ritorno venoso e la perfusione della cercine coronario (Bowker, 2003).
Numerosi podologi equini concordano sul fatto che cavalli mantenuti in paddock o al pascolo mostrino generalmente una migliore qualità dello zoccolo rispetto a soggetti confinati per molte ore in box.

REVULSIVI: UNA PRATICA ANTICA ANCORA ATTUALE?
Per decenni i maniscalchi e i veterinari hanno utilizzato prodotti revulsivi applicati a livello della corona e del cercine coronario con l’obiettivo di stimolare la crescita dello zoccolo.
Tra i prodotti storicamente più utilizzati troviamo:
* unguento iodurato;
* preparazioni a base di iodio;
* revulsivi contenenti oli essenziali;
* prodotti rubefacenti tradizionali.
Il principio teorico alla base del loro utilizzo consiste nell’indurre una lieve iperemia locale, aumentando temporaneamente l’afflusso di sangue al cercine coronario, sede della produzione del nuovo tessuto corneo.
Dal punto di vista scientifico le evidenze disponibili sono limitate e spesso aneddotiche.
Tuttavia molti professionisti continuano a riportare un miglioramento della crescita quando questi prodotti vengono applicati regolarmente per periodi prolungati sul cercine coronaria (Parks, 2003).
È importante evitare applicazioni aggressive o eccessivamente irritanti che potrebbero causare dermatiti o lesioni cutanee.
Come spesso accade, il buon senso rappresenta il miglior protocollo terapeutico.

LASER TERAPIA
La fotobiomodulazione mediante laser terapeutico è stata proposta come possibile strumento per aumentare il metabolismo cellulare e la vascolarizzazione locale (Hamblin, 2017).
L’applicazione sulla regione coronaria potrebbe teoricamente favorire l’attività delle cellule responsabili della produzione del c***o.
Le evidenze cliniche sono promettenti ma ancora limitate.

CAMPI ELETTROMAGNETICI PULSATI (PEMF)
Dispositivi PEMF come B…R® e altre apparecchiature veterinarie vengono impiegati con l’obiettivo di migliorare la microcircolazione tissutale (Galli et al., 2009).
Al momento non esistono prove definitive di un aumento diretto della crescita dello zoccolo, ma il miglioramento della perfusione potrebbe rappresentare un supporto biologicamente plausibile.

MEDICINA RIGENERATIVA
Negli ultimi anni l’interesse scientifico si è rivolto verso:
* PRP (Plasma Ricco di Piastrine);
* concentrati piastrinici;
* cellule staminali mesenchimali;
* esosomi.
L’obiettivo è favorire la rigenerazione dei tessuti e migliorare la funzionalità del cercine coronario.
Attualmente si tratta di approcci ancora sperimentali per quanto riguarda la stimolazione diretta della crescita dello zoccolo.

CEROTTI ALLA NITROGLICERINA: UNA VECCHIA IDEA CHE MERITA ANCORA ATTENZIONE?

Tra i metodi meno conosciuti utilizzati per tentare di stimolare la crescita dello zoccolo troviamo i cerotti transdermici alla nitroglicerina.
La nitroglicerina è un potente vasodilatatore che libera ossido nitrico (NO), una molecola in grado di determinare il rilassamento della muscolatura vascolare e un aumento del flusso sanguigno locale.
L’ipotesi biologica è semplice: aumentando la perfusione del cercine coronario si potrebbe migliorare l’apporto di ossigeno e nutrienti alle cellule responsabili della produzione del c***o.

In medicina equina la nitroglicerina è stata studiata soprattutto come supporto nelle fasi acute della laminite, con l’obiettivo di migliorare la perfusione digitale e contrastare fenomeni ischemici (Hood et al., 1993; Belknap, 2010).

Alcuni veterinari hanno successivamente esteso il suo utilizzo a casi caratterizzati da crescita lenta dello zoccolo, difetti cronici della muraglia o recupero dopo resezioni estese.

Tuttavia, ad oggi, non esistono studi clinici robusti che dimostrino un aumento significativo e costante della velocità di crescita dello zoccolo nei cavalli sani.

Dal punto di vista pratico i risultati riportati sono prevalentemente aneddotici e spesso difficili da distinguere dagli effetti concomitanti di una migliore gestione podologica, della nutrizione o del movimento.

Gli effetti collaterali sono generalmente limitati ma possono comprendere irritazioni cutanee locali, vasodilatazione sistemica e, teoricamente, ipotensione in soggetti particolarmente sensibili.

OZONOTERAPIA E CRESCITA DELLO ZOCCOLO
L’ozonoterapia non può essere considerata un acceleratore diretto della crescita dello zoccolo.
Tuttavia numerosi studi hanno dimostrato come l’ozono possa migliorare la microcircolazione, aumentare l’ossigenazione tissutale e modulare la risposta infiammatoria locale (Bocci, 2011; Elvis & Ekta, 2011).
Poiché la qualità dello zoccolo dipende strettamente dalla vitalità del cercine coronario, il miglioramento dell’ambiente biologico locale potrebbe favorire indirettamente una crescita più regolare e una migliore qualità del c***o.
Le applicazioni più interessanti comprendono:
* bagging con ozono;
* oli ozonizzati;
* trattamento locale della corona;
* supporto a lesioni della muraglia;
* supporto nei processi di recupero post-laminitici.
Come per qualsiasi metodica terapeutica, l’ozonoterapia deve essere inserita all’interno di un corretto piano diagnostico e podologico.

CONCLUSIONI
La crescita dello zoccolo non dipende da una singola sostanza miracolosa.
La strategia più efficace prevede l’integrazione di:
* corretta alimentazione;
* adeguato apporto di biotina, aminoacidi e oligoelementi;
* movimento quotidiano;
* gestione podologica professionale;
* eventuali terapie complementari mirate.
Le nuove tecnologie come laser, PEMF e ozonoterapia offrono prospettive interessanti, ma il fondamento rimane sempre lo stesso: una corona coronaria sana, ben vascolarizzata e correttamente gestita.
In altre parole, il miglior acceleratore di crescita dello zoccolo continua a essere una buona medicina associata a una buona mascalcia. Non è una scoperta rivoluzionaria, ma ogni tanto la biologia si diverte a ricordarci che le basi funzionano ancora.

Dr Ettore Ballardini DVM

BIBLIOGRAFIA
* Bowker R.M. (2003). Contrasting structural morphologies of “good” and “bad” footed horses.
* Bocci V. (2011). Ozone: A New Medical Drug.
* Butler K.D., Hintz H.F., Harmon D.L. (2012). Equine Nutrition and Feeding.
* Comben N., Clark R.J., Sutherland D.J.B. (1984). Clinical observations on the response of equine hoof defects to dietary supplementation with biotin.
* Elvis A.M., Ekta J.S. (2011). Ozone therapy: A clinical review. Journal of Natural Science, Biology and Medicine.
* Galli C., et al. (2009). Effects of electromagnetic field therapy on tissue perfusion and healing.
* Hamblin M.R. (2017). Mechanisms and applications of photobiomodulation.
* Kerley M.S., Horn G.W. (2004). Amino acids and hoof horn production in horses.
* McIlwraith C.W. (2016). Joint Disease in the Horse.
* O’Grady S.E., Poupard D.A. (2003). Physiological horseshoeing.
* Ott E.A., Johnson E.L. (2001). Trace mineral nutrition and hoof quality in horses.
* Parks A.H. (2003). Form and function of the equine hoof.
* Reilly J.D., Cottrell D.F., Martin R.J. (1998). Effects of supplementary dietary biotin on hoof growth and hoof growth rate in horses.
* Stashak T.S., Hill C. (2011). Adams’ Lameness in Horses.
* Pollitt C.C. (2016). The Equine Laminitis Research Update.
* Dyson S., Murray R. (2018). Diagnosis and Management of Lameness in the Horse.

MEDICINA RIGENERATIVA NEL CAVALLO: A CHE PUNTO SIAMO?Negli ultimi anni la medicina rigenerativa equina ha assunto un ruo...
23/05/2026

MEDICINA RIGENERATIVA NEL CAVALLO: A CHE PUNTO SIAMO?

Negli ultimi anni la medicina rigenerativa equina ha assunto un ruolo sempre più centrale nella gestione delle patologie ortopediche, tendinee e articolari del cavallo sportivo. L’obiettivo non è più soltanto ridurre il dolore o controllare l’infiammazione, ma cercare di favorire una riparazione biologica più funzionale dei tessuti danneggiati (Fortier & Travis, 2011).

Tendiniti, lesioni legamentose, osteoartrosi e danni cartilaginei rappresentano oggi i principali campi di applicazione di queste terapie (Smith, 2008).

Ma la vera domanda è: a che punto siamo realmente tra evidenza scientifica, pratica clinica e marketing?



PLASMA RICCO DI PIASTRINE (PRP)

Il PRP (Plasma Ricco di Piastrine) è una delle terapie rigenerative più diffuse in medicina equina.

Si ottiene dal sangue autologo del cavallo, concentrando piastrine e fattori di crescita biologicamente attivi (Textor, 2011).

Tra i principali mediatori:

* PDGF
* TGF-β
* VEGF
* IGF-1

Questi fattori possono favorire:

* angiogenesi
* proliferazione cellulare
* sintesi di matrice extracellulare
* supporto alla riparazione tissutale

Nel cavallo viene impiegato soprattutto in:

* tendinopatie del flessore superficiale
* lesioni legamentose
* supporto intra-articolare in alcune patologie croniche

I risultati clinici sono spesso incoraggianti, ma la forte variabilità nei protocolli di preparazione limita la standardizzazione (Boswell et al., 2014).



CELLULE STAMINALI MESENCHIMALI

Le cellule staminali mesenchimali (MSC) rappresentano una delle terapie biologiche più studiate.

Le fonti più utilizzate sono:

* midollo osseo
* tessuto adiposo
* sangue del cordone ombelicale

L’effetto principale sembra derivare più dalla modulazione immunitaria e paracrina che da una vera trasformazione cellulare (Caplan, 2017).

Applicazioni più comuni:

* lesioni tendinee
* legamenti
* cartilagine
* osteoartrosi

Diversi studi hanno mostrato un miglioramento nella qualità del tessuto riparato e una possibile riduzione delle recidive tendinee (Smith et al., 2013).

Resta però il problema di:

* costi elevati
* tempi di preparazione
* eterogeneità biologica
* mancanza di protocolli universali



IRAP / ACS (SIERO CONDIZIONATO AUTOLOGO)

L’IRAP (Interleukin-1 Receptor Antagonist Protein) o ACS (Autologous Conditioned Serum) nasce come strategia di modulazione dell’infiammazione articolare.

Dopo incubazione del sangue autologo, si ottiene un siero ricco di mediatori anti-infiammatori, in particolare IL-1Ra, antagonista dell’interleuchina-1 (Frisbie et al., 2007).

È utilizzato soprattutto in:

* osteoartrosi
* sinoviti croniche
* infiammazione articolare persistente

Il vantaggio è una buona logica biologica e un approccio poco invasivo.

Il limite è che:
👉 agisce più sulla cascata infiammatoria che su una vera rigenerazione strutturale.



NOL..EX E VISCOSUPPLEMENTAZIONE AVANZATA

Tra gli approcci più moderni rientrano anche i polimeri sintetici ad alta viscosità, come Nol…ex.

Il razionale è:

* migliorare la lubrificazione articolare
* ridurre attrito e microtrauma
* supportare il comfort funzionale

Può avere un ruolo in:

* osteoartrosi cronica
* degenerazione articolare
* cavalli con ridotta performance

Va però considerato più come supporto biomeccanico-articolare che terapia rigenerativa pura.



OZONOTERAPIA: RUOLO NELLA MEDICINA RIGENERATIVA

L’ozonoterapia ha suscitato crescente interesse come terapia complementare in medicina sportiva e ortopedia veterinaria.

L’ozono medicale non agisce come semplice antinfiammatorio, ma come modulatore biologico.

Può contribuire a:

* migliorare microcircolazione
* favorire ossigenazione tissutale
* modulare lo stress ossidativo
* attivare sistemi antiossidanti endogeni
* sostenere processi di recupero funzionale (Bocci, 2011; Re et al., 2014)

In ambito equino può inserirsi:

* nel recupero post-traumatico
* nelle infiammazioni croniche
* come supporto ortopedico e articolare

L’interesse maggiore sta nel suo possibile effetto di precondizionamento biologico e modulazione redox, tema oggi sempre più discusso.



MA COSA FUNZIONA DAVVERO?

Ad oggi:

PRP

✔ Buona evidenza clinica
✔ Relativamente accessibile
✔ Molto usato

MSC

✔ Molto promettenti
✔ Alta potenzialità biologica
❗ Costose e poco uniformi

IRAP / ACS

✔ Buono per infiammazione articolare
❗ Più modulazione che rigenerazione

NOL..EX

✔ Supporto articolare interessante
❗ Non vera medicina rigenerativa

OZONOTERAPIA

✔ Forte potenziale biologico complementare
✔ Modulazione dello stress ossidativo e infiammazione
✔ Supporto a recupero tissutale e funzionale
✔ Interesse crescente in ortopedia e medicina sportiva equina
❗ Necessità di protocolli strutturati e corretta indicazione clinica perché non basta essere veterinari, aver visto 2 video su YouTube e comprare un macchinario cinese per definirsi ozonoterapeuti (tralasciando i faidate non laureati)



NUOVE FRONTIERE: COSA SI STA MUOVENDO?

Accanto alle terapie già consolidate, la ricerca si sta spostando verso approcci biologici ancora più sofisticati.

Tra le linee più promettenti troviamo:

* esosomi e vescicole extracellulari, con potenziale effetto immunomodulante e rigenerativo
* secretoma cellulare, cioè fattori bioattivi rilasciati dalle cellule staminali
* terapia genica intra-articolare, ancora molto sperimentale
* ortobiologici combinati, che integrano cellule, PRP e biomateriali

Sono tecniche che potrebbero rappresentare il futuro della medicina rigenerativa equina, ma ad oggi richiedono ancora validazione clinica, standardizzazione e prudenza.



CONCLUSIONI

La medicina rigenerativa nel cavallo ha fatto passi enormi.

Non siamo più nella fase delle sole infiltrazioni sintomatiche, ma in un’epoca in cui l’obiettivo è modulare, supportare e favorire la riparazione biologica dei tessuti.

Tuttavia, serve realismo.

Tra terapie realmente utili e soluzioni spinte più dal marketing che dalla scienza, la vera differenza resta una:

👉 la corretta indicazione clinica.

Perché nella medicina rigenerativa, come spesso accade, non tutto ciò che è innovativo è automaticamente efficace.

Dr Ettore Ballardini DVM

BIBLIOGRAFIA

* Bocci V. (2011). Ozone: A New Medical Drug. Springer
* Boswell S.G. et al. (2014). Platelet-rich plasma: a milieu of bioactive factors. Arthroscopy
* Caplan A.I. (2017). Mesenchymal stem cells: time to change the name. Stem Cells Translational Medicine
* Fortier L.A., Travis A.J. (2011). Stem cells in veterinary medicine. Stem Cell Research & Therapy
* Frisbie D.D. et al. (2007). Evaluation of autologous conditioned serum. Osteoarthritis and Cartilage
* Re L. et al. (2014). Ozone therapy: clinical and biological evidence. International Journal of Ozone Therapy
* Smith R.K.W. (2008). Mesenchymal stem cell therapy for equine tendon injury
* Smith R.K.W. et al. (2013). Stem cell therapy in equine tendon repair
* Textor J. (2011). Platelet-rich plasma in equine medicine. Veterinary Clinics of North America: Equine Practice

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