09/08/2026
Provatela!!
La cassata che divide la Sicilia: quale delle due è quella vera?
C'è un dolce che in Sicilia non genera semplice affetto, ma vera contesa identitaria: la cassata. La domanda che ancora oggi divide pasticceri e famiglie è una sola: quale sia la versione originale.
La più antica affonda le radici nella dominazione araba, tra il IX e l'XI secolo. Il nome deriverebbe da "qas'at", la ciotola in cui veniva lavorata la ricotta di pecora addolcita con zucchero, poi racchiusa in un involucro di pasta frolla e cotta al forno: un dolce semplice, lontano dalla spettacolarità che oggi associamo al nome cassata. Questa versione, la "cassata al forno", non è mai scomparsa e sopravvive ancora in diverse pasticcerie storiche siciliane.
La svolta arriva secoli dopo, quando la ricotta dolce palermitana incontra la pasta reale, l'impasto di mandorle e zucchero nato nei conventi, primo fra tutti quello della Martorana. Da questa contaminazione nasce la cassata "barocca": pan di Spagna, ricotta, marzapane colorato, glassa e canditi in decori scenografici. A consacrarne la forma definitiva, nell'Ottocento, fu il pasticciere Salvatore Gulì, la cui versione divenne poi lo standard riconosciuto tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali italiani.
Due filosofie dolciarie convivono così sotto lo stesso nome: l'essenzialità arcaica della cassata al forno e la magnificenza barocca di quella decorata. Una distinzione mai solo tecnica, ma quasi filosofica, a cui si aggiunge oggi un altro terreno di confronto tra gli artigiani: il livello di dolcezza, storicamente molto elevato, che molti maestri pasticceri rivedono per adattarlo al gusto contemporaneo, senza tradire l'anima del dolce.
Qualunque sia la versione scelta, la cassata resta il racconto più stratificato, letteralmente, della storia siciliana.