16/08/2026
Mauro Santinato, 14 Agosto 2026
Il Partito dei Negazionisti del Turismo
A Rimini esiste da almeno vent’anni una forza politica trasversale che non si presenta alle elezioni, non ha una tessera e non organizza congressi. Ma è molto ben rappresentata nei luoghi dove si decide il turismo. Il suo programma è semplice: va tutto bene. E se qualcosa non va bene, è meglio non parlarne.
Si è formato un partito trasversale che io chiamo il Partito dei Negazionisti del Turismo. Non è un partito vero, naturalmente. Non ha una sede, una segreteria politica o un simbolo elettorale. Ma ha una caratteristica straordinaria: riesce a mettere d’accordo persone che su tutto il resto non sarebbero mai d’accordo. Il suo programma politico è semplicissimo e sta in tre parole: “Qui va tutto bene.”
Se gli alberghi diminuiscono, non è un problema: è una trasformazione dell’offerta. Se chiudono centinaia di strutture ricettive, non è una crisi: è una razionalizzazione. Se perdiamo presenze, bisogna guardare le percentuali. Se il mercato internazionale ci considera meno attrattivi di un tempo, bisogna parlare dei mercati che stanno crescendo. Se ci sono zone degradate, non bisogna enfatizzare. Se mancano parcheggi, pazienza. Se la spiaggia non risponde più alle esigenze di una parte della domanda internazionale, bisogna ricordare che “i nostri turisti sono affezionati alla tradizione”. E se qualcuno osa dire che Rimini ha qualche problema, arriva puntuale la risposta: “Non facciamo pubblicità negativa alla nostra destinazione.” È questo il vero collante e il grande mantra del Partito dei Negazionisti.
La filosofia non è nata ieri. Affonda le sue radici dopo lo scandalo di Casa Emilia-Romagna alle Olimpiadi di Atlanta del 1996 in una stagione nella quale si comprese che per governare il turismo era molto più conveniente trovare un punto di equilibrio tra tutti gli attori piuttosto che alimentare conflitti e divisioni.
È nata così una cultura della concertazione che, nel tempo, ha prodotto anche una sorta di regola non scritta: i problemi del turismo è meglio affrontarli nei tavoli del turismo. E possibilmente senza farli uscire dal tavolo. Una specie di “panni sporchi si lavano in casa” applicata alla nostra industria dell’ospitalità. Il problema è che, dopo vent’anni, quel metodo rischia di essersi trasformato in una religione. E nelle religioni, come sappiamo, mettere in discussione i dogmi non è mai particolarmente apprezzato. Così abbiamo iniziato a raccontarci che tutto va bene. E, per dimostrarlo, abbiamo imparato a utilizzare con grande abilità le percentuali. Una percentuale può essere sempre positiva. Le presenze possono diminuire, ma possiamo trovare un segmento che cresce. Gli arrivi possono essere in calo, ma possiamo sottolineare la crescita di un determinato mercato.È una straordinaria capacità di comunicazione. Il bicchiere non è mai mezzo vuoto. Al massimo è mezzo pieno, ma con una prospettiva statistica diversa.
Il Partito dei Negazionisti trova naturalmente i suoi sostenitori soprattutto nei luoghi della governance turistica, nei consigli di amministrazione, negli organismi di promozione, nelle associazioni e nei vari tavoli dove si discute del futuro della destinazione. È comprensibile. In quei luoghi bisogna rappresentare una destinazione, difenderne l’immagine, tranquillizzare gli operatori, rassicurare i mercati. Ma c’è un piccolo dettaglio. La realtà non frequenta i tavoli istituzionali.
La realtà sta negli alberghi, nei bilanci, nei conti correnti, nelle fatture dei fornitori da pagare a settembre. Sta negli investimenti che non si fanno, negli imprenditori che a fine stagione si chiedono se vale ancora la pena investire centinaia di migliaia di euro in una struttura ricettiva. Sta nei dipendenti che si chiedono se questo lavoro possa davvero garantire loro un futuro e soprattutto sta nelle decisioni di chi deve mettere i propri soldi sul tavolo.
Ecco perché sarebbe interessante chiedere agli operatori, uno per uno, senza conferenze stampa e senza comunicati ufficiali: “Secondo te, il turismo di Rimini ha qualche problema?” Sono abbastanza sicuro che il risultato sarebbe molto diverso.
Il Partito dei Negazionisti, naturalmente, non ama i numeri assoluti, preferisce quelli relativi. Perché un numero assoluto ha il brutto vizio di raccontare la storia. E la storia di Rimini, se la guardiamo su un arco di quarant’anni, qualche domanda la pone. Abbiamo visto chiudere centinaia di alberghi, abbiamo perso quote importanti di presenze rispetto ai nostri migliori anni, abbiamo una parte dell’offerta ricettiva che necessita di profonde trasformazioni, abbiamo aree urbane che hanno problemi di degrado, abbiamo un problema di parcheggi. Abbiamo una spiaggia che, piaccia o non piaccia, deve interrogarsi seriamente sul futuro.
E abbiamo un brand che, soprattutto sui mercati internazionali, non può vivere eternamente di rendita sulla gloria del passato. Possiamo negarlo, possiamo minimizzarlo, possiamo scegliere il dato che ci fa stare più tranquilli. Ma negare un problema non significa eliminarlo. Significa semplicemente rimandare il momento in cui saremo costretti ad affrontarlo.
Vorrei essere molto chiaro su un punto: dire che Rimini ha dei problemi non significa essere contro Rimini. Anzi. È esattamente il contrario. Chi ama veramente la propria città dovrebbe avere il coraggio di guardarla anche quando non è bella. Dovrebbe avere il coraggio di dire che qualcosa non funziona, dovrebbe poter dire che un modello turistico ha fatto il suo tempo. Dovrebbe poter criticare una politica senza essere accusato di danneggiare l'immagine della città. Perché una destinazione non migliora attraverso la propaganda. Migliora attraverso la consapevolezza dei propri problemi. Il turismo non è un malato che guarisce se gli diciamo continuamente che sta benissimo. E soprattutto non possiamo pensare di competere con le migliori destinazioni europee raccontandoci ogni giorno quanto siamo bravi. Nel turismo non vince chi si fa i complimenti da solo. Vince chi capisce prima degli altri che il mercato è cambiato.
C'è poi un'altra malattia che rischia di accompagnare il negazionismo: il provincialismo. Quella convinzione secondo cui Rimini è sempre la più bella, la più organizzata, la più accogliente, la più famosa, la più innovativa. Peccato che, nel frattempo, il mondo sia cambiato. Le città turistiche competono tra loro, le spiagge si trasformano, gli hotel diventano esperienze. Gli aeroporti diventano infrastrutture strategiche. Le destinazioni investono in marketing, mobilità, design, cultura, wellness, entertainment, qualità urbana.
I turisti confrontano Rimini con Barcellona, Lisbona, Malaga, Dubai, Maiorca, Croazia, Grecia, Puglia, Canarie, Sicilia e decine di altre destinazioni. Non confrontano Rimini con Rimini. Questo è il punto che dovremmo finalmente capire. E i turisti scelgono: dove andare, dove dormire, quanto spendere e dove tornare. E quando una destinazione smette di essere competitiva, il mercato non manda una lettera di protesta. Semplicemente, va altrove. Per questo credo che Rimini abbia bisogno di una cosa molto semplice e, contemporaneamente, molto difficile: un po’ di sano realismo.
Dobbiamo smettere di chiederci come dimostrare che siamo i migliori. Dobbiamo iniziare a chiederci perché non siamo più migliori di ieri e cosa dobbiamo fare per tornare a esserlo domani. Non serve un nuovo tavolo strategico. Non serve l'ennesimo osservatorio. E nemmeno l'ennesimo sondaggio che ci rassicuri. Serve il coraggio di guardare la realtà negli occhi. Anche quando è scomoda. Perché il vero nemico di Rimini non è chi denuncia i problemi. Il vero nemico è la convinzione che, siccome per tanti anni siamo stati bravi, continueremo automaticamente ad esserlo per i prossimi venti.
E allora, cari amici del Partito dei Negazionisti, niente paura. Non vi chiedo di sciogliervi. Vi chiedo soltanto una cosa: per una volta, proviamo a non negare l’evidenza. Potremmo perfino scoprire che Rimini ha ancora un futuro straordinario. Ma per costruirlo dobbiamo prima avere il coraggio di ammettere che non tutto va bene. E questa, forse, sarebbe davvero una grande rivoluzione.
Condivido l'analisi di Mauro Santinato.
Aggiungo che il Partito dei Negazionisti lo troviamo in diverse località turistiche italiane, il che va molto bene alla classe politica a partire dal Ministero del Turismo.