Hotel La Residenza Venezia

Hotel La Residenza Venezia Il fascino della Residenza del ‘400 e l'elegante atmosfera di charme fanno
di questa dimora storica un luogo straordinario per soggiorni e vacanze a Venezia.

Suggestiva espressione d’architettura gotico-bizantina, la caratteristica facciata
del palazzo guarda un poetico campo veneziano.
È qui che sorge la Chiesa della Bragora, luogo di battesimo di Antonio Vivaldi,
il famoso compositore de "Le quattro stagioni"e vacanze a Venezia. Suggestiva espressione d’architettura gotico-bizantina, la caratteristica facciata
del palazzo guarda un poetico campo

veneziano.
È qui che sorge la Chiesa della Bragora, luogo di battesimo di Antonio Vivaldi,
il famoso compositore de "Le quattro stagioni". Arredi d’epoca meticolosamente restaurati, grandi dipinti settecenteschi di scuola
veneta danno agli ambienti un tono raffinato. L'albergo, situato al piano nobile di questo Palazzo Veneziano, offre un elevato
comfort grazie a camere accuratamente rinnovate e a moderni servizi come
la rete Wi-Fi gratuita.

12/06/2017
23/02/2017

Pescheria Rialto ,
Giovedì 23, venerdì 24 e sabato 25 - INGRESSO LIBERO

TUTTI IN PESCHERIA per l'ultimo weekend di !
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FRESCH.IN, dalle 17:00 e fino a tarda sera!
Appuntamento che unisce chef, autori e performance musicali dal vivo di artisti provenienti da tutta Europa.

L'evento organizzato da MattaccinoVenice

23/02/2017

Il fascino della Residenza del ‘400 e l'elegante atmosfera di charme fanno
di questa dimora storica un luogo straordinario per soggiorni e vacanze a Venezia.

18/02/2017
Dalla riva degli Schiavoni il quarto vicolo dopo il ponte , la calle del dose, conduce al suggestivo campo Bandiera e Mo...
24/04/2016

Dalla riva degli Schiavoni il quarto vicolo dopo il ponte , la calle del dose, conduce al suggestivo campo Bandiera e Moro o de la Bragora: al centro una vera da pozzo, dietro cui si erge il palazzo Gritti Badoer ora Hotel La Residenza, a sinistra la chiesa di san Giovanni Battista in Bragora.

La sua facciata principale archiacuta del Quattrocento si articola su due piani (oltre al pianterreno e il sottotetto): è asimmetrica a causa della peculiare struttura del campo e caratterizzata da una pentafora con pilastri in marmo rosa di Verona (affacciantesi su un poggiolo colonnato), impreziosita da inserti marmorei a cerchio e rilievi scultorei e soverchiata da altorilievi bizantini del X secolo. Al secondo piano si nota una trifora centrale, mentre le rimanenti finestre, a parte quelle del solaio, sono monofore con cuspide ogivale. Il retro del prospetto si contraddistingue da due balconcini, al primo e secondo piano, con vedute e porte finestre ad una sola apertura.

L'interno dell'edificio si raggiunge con una rampa di scale dell'epoca che porta al piano nobile. Qui si evidenzia il fastoso salone di rappresentanza, arredato con mobilia di antiquariato, pregiati tappeti, dipinti del XVIII secolo (degli artisti Niccolò Bambini, Antonio Molinari e Giuseppe Diamantini), ricchi lampadari in vetro di Murano ed elaborati stucchi settecenteschi che decorano le pareti ed il soffitto. L'ampia sala prende luce dalla pentafora che dà sul campo.
L'elegante costruzione, già di proprietà della dogale famiglia Gritti (vi risiedette il settantasettesimo doge della Repubblica di Venezia Andrea Gritti, 1523-1538), in seguito alle nozze, nel 1591, tra Lucrezia Gritti e Tommaso Morosini, entrò a far parte del patrimonio immobiliare della famiglia di quest'ultimo. Nel 1729 il matrimonio tra la loro discendente Elisabetta Morosini, nipote di Tebaldo, con Sebastiano Badoer, sancì, per questi, la proprietà del palazzo. L'aristocrazia veneziana di solito preferiva avere la residenza ufficiale lungo il Canal Grande, tuttavia alcuni blasonati (spesso di rami cadetti) optavano per luoghi più tranquilli, comunque non lontani dal Palazzo ducale e da piazza San Marco.] Durante gli anni della metà del XIX secolo, infine, i Badoer-Partecipazio vendettero lo storico palazzo ai marchesi Saibante. L'edificio ha subìto, recentemente, un radicale restauro esterno ed interno.
Il pittore ed incisore veneziano Jacopo de' Barbari (1470-1516 circa), nella sua xilografia Veduta di Venezia, realizzata nel 1500, inserì, tra le molte altre, anche una veduta del campo de la Bragora con il palazzo Gritti.
L'adiacente tardogotica chiesa di San Giovanni in Bragora completa l'atmosfera tipicamente veneziana del campo Bandiera e Moro, dedicato a questi patrioti della repubblica, ricca di fasti ma in declino. Il tempio si distingue per la cuspide alta e sottile: vi ricevettero il battesimo importanti personaggi come Pietro Barbo, ovvero il futuro papa Paolo II (1417-1471), ed il famoso compositore e violinista Antonio Vivaldi (1678-1741).

22/04/2016
27/02/2016
09/10/2015
La leggenda del Boccolo di San Marco racconta dell'amore di due giovani, così forte da essere tramandato nella tradizion...
25/04/2015

La leggenda del Boccolo di San Marco racconta dell'amore di due giovani, così forte da essere tramandato nella tradizione veneziana proprio con il fiore, il bòcolo che, nel giorno di San Marco protettore di Venezia, ogni uomo offre alla sua amata.
La tradizione trova radici in un fatto storico realmente avvenuto e dietro all'usanza di regalare una rosa rossa alla donna amata vi è la leggenda di una giovane donna di nome " Vulcana " vissuta ai tempi di Carlo Magno.
La nobildonna Maria Partecipazio apparteneva a una famiglia potente ed era lei stessa una giovane piena di ardore e di passione come attesta il soprannome " Vulcana " che gli veniva attribuito.
Maria si innamorò di Tancredi, un trovatore. Il loro era un amore contrastato, perchè la famiglia di Maria non giudicava il giovane Tancredi degno di lei. Ma " Vulcana ", per fare in modo che Tancredi acquisisse una nobiltà almeno formale e potesse proporsi come sposo, lo convinse ad arruolarsi nelle truppe dell'imperatore Carlo Magno e a partire per la guerra contro i mori di Spagna.
Tancredi partì e si distinse per il valore ed il coraggio, tanto che la fama delle sue imprese raggiunse Venezia, rassicurando Maria, che attendeva il ritorno del suo eroe per poterlo finalmente sposare. Ma Tancredi, ferito a morte durante la battaglia, morì sopra un roseto, tingendolo di rosso con il suo sangue.
Con le ultime forze raccolse un bocciolo e lo affidò ad Orlando chiedendogli di portarlo a Maria insieme alle sue ultime parole d'amore.
Orlando, obbedendo alla promessa, appena tornato in patria andò a Venezia e consegnò il fiore a Maria. Era il giorno di San marco. Maria sarebbe morta quella stessa notte, con il fiore stretto al petto.
Ancora oggi si racconta che il fantasma di Maria, nel giorno di San Marco, il 25 aprile, si aggiri ancora per Venezia, diafana presenza senza colore, se non per quel fiore rosso stretto al petto ...

CA' DARIO il palazzo maledettoAttraversando il Canal Grande, oltre il ponte dell'Accademia, comparirà l'inconfondibile f...
05/11/2014

CA' DARIO il palazzo maledetto

Attraversando il Canal Grande, oltre il ponte dell'Accademia, comparirà l'inconfondibile facciata di Ca' Dario, molti proprietari del quale, nel corso della storia, sono finiti in rovina o morti violentemente.

Sulla facciata campeggia l'iscrizione: URBIS GENIO JOANNES DARIUS, voluta da Giovanni Dario per omaggiare il "genio" della città.

Secondo alcuni studiosi la frase nasconderebbe un orribile segreto dato dal suo anagramma: SUB RUINA INSIDIOSA GENERO, "colui che abiterà sotto questo tetto andrà in rovina".

Dicerie? Superstizione?

La maledizione del palazzo è solo una leggenda e il talismano mistico che allontana le negatività sul portone acqueo del palazzo a fianco a Ca' Dario è solo una curiosa coincidenza; però c'è.

Indirizzo

Castello, 3608/Venezia
Venice
30122

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