Semo Veneti

Semo Veneti Storia, cultura, territorio, lingua
I pilastri identitari del Popolo Veneto Independensa Veneta o Morte itajana

ORIGINE DI VICENZA...Spetta alla cosiddetta "Cultura paleoveneta" irradiata dal centro euganeo di Este attorno al primo ...
23/06/2026

ORIGINE DI VICENZA...Spetta alla cosiddetta "Cultura paleoveneta" irradiata dal centro euganeo di Este attorno al primo millennio a.C, il più antico stabilirsi di un nucleo abitato sulle brevi alture alluvionali formatesi fin dai tempi preistorici, per sedimentazione dei detriti dei fiumi, là dove le acque dell'Astico, provenienti da nord, si univano ai meandri del Retrone, scorrenti da sud-est, determinando per il futuro e per sempre il luogo del centro urbano di Vicenza.
Non si era ancora formato l'alveo del Bacchiglione, di questo fiume si avranno notizie sicure solo a partire dal sec. XI.
Incerta l'origine del toponimo rintracciabile per la prima volta in un'iscrizione latina del 135 a C, nella quale sono segnalati i "Veicetinos". Solo dal V secolo, questo verrà fissandosi nella forma corrente "Vicentia".
Sembra comunque plausibile (Marchini) ricondurre l'origine del nome "alla radice indoeuropea weik, da cui deriverebbe il latino "ueicus/uìcis" indicante un'unità sociale immediatamente superiore alla famiglia"
Vicenza equivarrebbe, dunque, a "centro abitato" per antonomasia: significato accettabile per un insediamento nato su di una stretta e lunga striscia di terra " altimetricamente ben differenziata dalle Valli circostanti...infestate da paludi e f***e boscaglie" entro le quali "nel contesto di un paesaggio selvaggio e inospitale" emergeva davvero come "ueicus" per eccellenza."
Della presenza paleoveneta restano come inoppugnabile testimonianza, le più che duecento laminette in bronzo, affiorate da uno scavo nel 1960, di un santuario tra corso Palladio e piazzetta San Giacomo, nel cuore quindi, ed alla quota più alta della sede urbana.
Di una Vicenza romanizzata si potrà parlare perciò solo dalla prima metà del secondo secolo.

Lib. tratto da: "Vicenza, storia di un'avventura urbana" Silvana Editoriale
In foto ciotola con iscrizione venetica

24 GIUGNO 1497 GIOVANNI CABOTO APPRODA A TERRANOVA......Zuan Chaboto (conosciuto anche come John Cabot) nacque a Chioggi...
22/06/2026

24 GIUGNO 1497 GIOVANNI CABOTO APPRODA A TERRANOVA......Zuan Chaboto (conosciuto anche come John Cabot) nacque a Chioggia (Carlo Bullo, la vera patria di Niccolò de Conti e Giovanni Cabotto, studi e documenti, 1880) anche se alcuni lo vogliono di Gaeta, Savona o Genova, e dimoró per molti anni a Venezia, nel sestiere di Castello dove, nel 1476, gli venne conferita la cittadinanza veneziana.
Dopo aver effettuato alcuni viaggi in Oriente si trasferí con la moglie, la veneziana Mattea, in Inghilterra, a Bristol, e da quella città partí nel 1497,con una nave e una ventina di uomini per ricalcare la spedizione di Colombo ma con l'intento di recarsi a scoprire il continente più a nord: quello dell' America settentrionale. Secondo alcuni egli piantó nelle terre del Capo Bretone, secondo altri sulla costa occidentale del Labrador la bandiera inglese e il vessillo di San Marco.
Approdó a Terranova il 24 giugno 1497 e s'impossessò delle terre canadesi per conto di Enrico VII.
Ritornato in Inghilterra venne accolto con speciali onoranze e persino insignito del titolo di grande ammiraglio.
Il figlio Sebastiano, nato a Venezia, e non in Inghilterra come pretendono alcuni (Musatti), sulla scia del padre si dedicó tutto alla navigazione e passó come questi, molta parte della sua vita in mare, ora al servizio di Spagna, ora a quello d'Inghilterra. Fu il primo ad esplorare l'interno del Paraguay e ad indicare il passaggio del Mar Glaciale nonché primo a compiere felicemente il giro del mondo. Per questo motivo Carlo V re di Spagna ed imperatore di Germania gli donò un globo d'oro con il motto:"Primus me circumdedisti" e lo premió col titolo di "piloto maggiore" senza la cui licenza i navigatori che intendevano recarsi alle Indie Occidentali, non potevano salpare.

Musatti e altre fonti
In foto la statua di Zuan Chaboto a Terranova

I PASTORI "CIMBRI" DI GIAZZA ED IL LORO METODO DI CONTEGGIO  ******************************************************** I ...
21/06/2026

I PASTORI "CIMBRI" DI GIAZZA ED IL LORO METODO DI CONTEGGIO
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I “Cimbri” di Giazza contavano fino a quattro : uanz, tzoa, drai, viere mentre per le quantità numeriche superiori ricorrevano alle mani: a hant = cinque unità; uanz un a hant = sei; tzoa un a hant = sette; drai un a hant = otto ; viere un a hant = nove; tzoa hente = dieci ; drai hente = 15 ; viere hente = 20 ; viere botan tzoa hene = 40. Per le quantità numeriche indefinite usavano dire: vij, eibala ( molti, tanti) oppure : kute, kutla ( branco, folla, gruppetto) es: a kute kue = un branco/gruppo di vacche - A kutla mence = un gruppetto di persone.

Anche il numero tre indicava una moltitudine.

Vi è una filastrocca in cimbro che dice: uanz ist kuans/ tzoa ist uanz/ drai ist a kutte/ viere a groassa kute: uno è nessuno/ due è uno/ tre è una folla/ quattro una schiera.

Tracce di questo fenomeno sono riscontrabili anche in lingue odierne: in francese, troi/tre e tres/ molti, hanno origine comune - in latino la parola: ter/tre volte, denotava anche pluralità
- in inglese, thrice/ tre volte, significa anche "molti".

Tornando ai nostri “cimbri”, prima di spiegarne le ragioni si rende necessario fare una premessa.
I numeri non sono una parte necessaria nella cultura umana, infatti l'uso dei numeri non è un qualcosa di innato.
Un tempo gli uomini non avevano il concetto matematico del conteggio numerico; infatti la capacità cognitiva dei bambini della moltitudine, cioè del gruppo, del branco si basa sulla percezione della quantità nel suo insieme giungendo all'incirca fino alle quattro unità ( percezione del gruppo che è presente anche in alcuni animali, quali ad esempio i corvi), il resto lo apprendeno dai genitori o a scuola.
Vi sono tuttora delle tribù umane primitive che vivono nei continenti Australiano, Africano e dell' Amazzonia che non hanno mai sviluppato culturalmente il concetto numerico, ma si fondano ancora sulla concezione del gruppo e contano fino a quattro, utilizzando poi le mani e in certi casi i piedi per estendere il concetto di gruppo.
Gli antichi pastori "contavano" le loro greggi senza servirsi dei numeri, utilizzavano invece il metodo delle tacche: quando facevano uscire il bestiame dall'ovile o dalla mandria, incidevano, per ogni pecora o altro animale, una tacca su un bastone o su un osso.
Al ritorno del bestiame scorrevano con un dito su ogni tacca e per ogni animale si verificava così se il bestiame rientrato corrispondeva quantitativamente al “gruppo” uscito in precedenza.
Vi era quindi una concezione del gruppo, non della sua consistenza numerica.

La popolazione “cimbra” dei nostri monti Lessini non attuava un conteggio numerico, bensì su una quantità di gruppi, su una massa; si trattava quindi di un sistema ancestrale ed innato di valutazione e concezione di un quantitativo, completamente scevro dai concetti matematici numerici.
Questo sistema arcaico di valutazione del gruppo, senza attuare un conteggio numerico, sopravvissuto nella cultura “cimbra” dei nostri monti rappresenta chiaramente l’indice del notevole isolamento geografico, culturale, linguistico e sociale vissuto per molto tempo dagli antichi coloni bavaro-tirolesi che abitarono il territorio di Giazza e fornisce anche la misura del sistema di vita “selvaggio” che venne vissuto da questo popolo che, pur nel loro isolamento, ha saputo tramandarci sino ad oggi la sua cultura.

Sono anche questi i tratti culturali che fanno del piccolo paesino di Ljetzan (Giazza) un caso unico nel suo genere, ove grazie ad un attento studio e ricerca delle ancestrali origini si cerca di far riaffiorare con orgoglio la cultura del popolo “cimbro” dei nostri monti.


(Parte di quanto scritto è stato estratto ad libitum da uno scritto di Antonia Stringher, studiosa della storia dei "cimbri" della Lessinia).

tratto da Cultura veneta

20/06/2026
18/06/2026

📍 𝗠𝗼𝗻𝗲𝘁𝗮 𝗿𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲: 𝘂𝗻’𝗼𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗩𝗲𝗻𝗲𝘁𝗼

Un incontro dedicato agli strumenti di fiscalità e credito locale per sostenere l’economia reale, le imprese e il territorio veneto.

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📍 𝗦𝗮𝗹𝗮 𝗙𝗮𝗹𝗹𝗮𝗰𝗶 – 𝗖𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗩𝗲𝗻𝗲𝘁𝗼, 𝗣𝗮𝗹𝗮𝘇𝘇𝗼 𝗙𝗲𝗿𝗿𝗼 𝗙𝗶𝗻𝗶

Interverranno il Dott. 𝗥𝗶𝗰𝗰𝗮𝗿𝗱𝗼 𝗦𝘇𝘂𝗺𝘀𝗸𝗶, Consigliere Regionale, e i relatori Fabio Conditi, Presidente dell’associazione Moneta Positiva, e Francesca Salvador.

⚠️ 𝗜 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗮𝘁𝗶!
Per partecipare è obbligatoria la prenotazione via mail:
📩 [email protected]

LA LEGA PRO RISORGIMENTO !!???Credo che facciano meglio a darmi ascolto e a ritirare questa iniziativa che va apertament...
18/06/2026

LA LEGA PRO RISORGIMENTO !!???
Credo che facciano meglio a darmi ascolto e a ritirare questa iniziativa che va apertamente contro a tutto quello che hanno predicato per 30 anni.
Io, coerente come sempre, ho fatto notare la contraddizione storica, politica e perfino logica.
Se arriveranno fino in Aula, daremo battaglia, ma voglio sperare che non si espongano alle mie bordate che - come vedrete se leggerete il comunicato qui sotto - sono già pronte!

Davide Lovat

Lovat (Resistere Veneto): “La Lega - Liga Veneta che promuove il museo diffuso del Risorgimento è vannacciana a sua insaputa?”
tinyurl.com/2bhukjj2

18/06/2026

IL CASO – «La grande menzogna: come fu cancellata la Serenissima per creare la Lombardia»

Un’analisi controcorrente smonta i miti storiografici dell’Ottocento e la propaganda politica degli anni Novanta: «Usare il termine "lumbardo" oggi è un attacco frontale, una cannonata, alla nostra identità».

​Ogni narrazione storica fiorita dopo il XIX secolo porta con sé un Dna rivoluzionario, ed è per questo, intrinsecamente, nemica della Serenissima.
​La Repubblica di Venezia incarnava la Tradizione per eccellenza: quella cattolica, marciana, legata al naufragio e alle spoglie di San Marco Evangelista, e mariana, con la fondazione di Rialto avvenuta, non a caso, nel giorno dell'Annunciazione.
È proprio questa natura profondamente cattolica ad aver decretato la cancellazione e la damnatio memoriae della Serenissima da parte della storiografia ufficiale.

​È quanto emerge da un duro atto d’accusa che sta scuotendo il dibattito culturale locale. L’analisi punta il dito contro i pilastri geografici e politici costruiti ad arte negli ultimi due secoli, smascherando una manipolazione sistematica del linguaggio e dei confini amministrativi volta a oscurare il prestigio di una civiltà millenaria.

La verità storica sul termine "lumbardo" é diversa da quanto insegnato fino ad ora: secondo questa ricostruzione, l'aggettivo "lombardo" è stato svuotato del suo significato originario. Inizialmente indicava solo ciò che riguarda il breve periodo dei ducati longobardi, un popolo di barbari cristianizzati che regnarono su parte d'Italia per soli 150 anni: il niente, storicamente parlando.

Anticamente, infatti, "lombardo" significava semplicemente italico. Basti pensare alla celebre Lombard Street di Londra, che deve il nome ai mercanti e banchieri italiani (specialmente toscani, veneziani e genovesi) che vi si stabilirono dal XIII secolo. In quel contesto, "lombardo" era sinonimo di banchiere italiano, e cioé toscano, fiorentino, veneziano e genovese.

La stessa Lega Lombarda storica non era un movimento "regionale", ma la vera e propria alleanza degli "italiani" contro i tedeschi del Barbarossa. Al suo interno contava città come Ferrara, Piacenza, Parma, Cremona, Genova, Bologna, Rimini e, soprattutto, le venete Verona, Padova, Treviso, Vicenza, Bergamo, Brescia e la stessa Venezia.

Il dito viene puntato non solo contro la neo-lingua rivoluzionaria (giacobina e risorgimentale) ma anche contro gli inutili movimenti politici che negli anni Novanta raccoglievano le ampolle d'acqua del Po. Definiti «comunisti padani con gli elmetti celtici», vengono accusati di aver costruito fortune politiche su menzogne e pagliacciate, senza mai aiutare la vera causa indipendentista, autonoma o federale.
Forze fondamentalmente di sinistra e rivoluzionarie, profondamente atee, che inneggiavano ai celti, ai druidi, al dio pagano Po e ad Odino, dalle quali non ci si poteva aspettare nessun risultato se non il totale fallimento delle promesse elettorali.

Il "mostro" del Lombardo-Veneto é una chimera che getta sconcerto ancora oggi: suoi diretti prodotti sono le regioni ordinarie inventate nel 1970, soprattutto quella di fantasia a sinistra e quella monca a destra, entrambe moderniste, progressiste ed atee. Ma sono suoi prodotti anche carrozzoni inutili come quegli eventi che uniscono realtà opposte e contrapposte come Milano e Cortina.

Il vero smembramento della Serenissima è iniziato nel XIX secolo con l'invenzione a tavolino della "Lümbardia" e il contestuale Regno Lombardo-Veneto: un'unione forzata tra la Serpe dei Visconti e il Leone di San Marco, definita senza mezzi termini «un orrore» storico, culturale, ideologico e religioso.

Il Regno Lombardo-Veneto, istituito nel 1815 dal Congresso di Vienna sotto la corona d'Asburgo, unì amministrativamente i territori dell'ex Ducato di Milano e della Repubblica di Venezia.
Questa unione forzata viene vista dai movimenti marciani come una violazione della specificità veneta, un tentativo geopolitico di fondere la tradizione viscontea con il leone marciano, indebolendo l'eredità storica della Serenissima a favore di una nuova ripartizione territoriale.

La storiografia dal XIX secolo in poi ha manipolato il linguaggio per obliterare la Tradizione Cattolica incarnata dalla Serenissima, inventando l'area "lombarda" che é di fatto un'entità inesistente, manipolatoria e rivoluzionaria, contro la vera identità veneta. Ogni volta che si utilizza la parola "lombardo" é quindi un attacco diretto a ciò che resta della Serenissima.
Manipolando il linguaggio, i poteri intellettuali hanno manipolato la storia, i popoli e la regione.
Gli unici beneficiari della invenzione della Lombardia e della inesistente identità lümbarda sono proprio coloro che, ad ovest dell'Adda, cioé al di fuori dei territori della Serenissima, sono privi o deboli di una propria identità culturale e civica, sottoposti al dominio ultrasecolare prima di popoli stranieri e poi di ideologie totalitarie illuministe e massoniche e poi progressiste e moderniste.

A Nord Est c'é un vasto territorio di millenaria identità straordinariamente veneta, di Tradizione Cattolica, marciana e mariana, che si estende da Brescia e Bergamo, fino a Venezia e all'Istria: un territorio che é rimasto integro ed immutato dai tempi antichi della Venetia et Histria a quelli moderni della Serenissima.
A Nord Ovest c'é un'area senza una specifica identità o con un'identità debole, se non quella di essere territorio della città Milano: un insieme di provincie che gravitano su Milano, da secoli rivoluzionaria e laica, illuminista, massonica, oggi socialista, progressista, modernista ed inclusiva, modaiola e ancora da bere, che ha avuto bisogno di creare una identità lumbarda che in realtà é una maschera di breve durate, caduta sotto i colpi del melting pot che ha dissolto anche quel debole tessuto identitario che esisteva prima e che si identificava incomprensibilmente con una città provinciale, autoreferenziale, sottomessa per secoli a potenze straniere.
Per supplire alla mancanza di identità ha avuto bisogno di crearsene una falsa e diventare capo di una regione di fantasia finalizzata a confermare le sue insufficienze identitarie.

La conclusione è un monito per il presente: ogni volta che oggi si usa la parola "lombardo" per definire un'area geografica inesistente, si spara una cannonata contro ciò che disperatamente rimane della gloriosa storia della Serenissima

LE SCHOLE...Nel 1500 a Venezia erano più di trecento, sei delle quali grandi, le restanti minori Queste scuole erano ver...
17/06/2026

LE SCHOLE...Nel 1500 a Venezia erano più di trecento, sei delle quali grandi, le restanti minori
Queste scuole erano vere e proprie associazioni a carattere diverso rette da statuti, detti "mariegole" e raccoglievano in sodalizio gruppi legati da interessi comuni sotto la protezione di un santo patrono.
Le scuole erano essenzialmente di tre tipi:comunità di sudditi extra urbani della Repubblica, connazionali come Albanesi, Dalmati e Greci, che si associavano per i loro interessi economici e assumevano come patrono il santo protettore della loro patria; consociazioni di arti e mestieri che sceglievano come patrono un santo la cui vita fosse stata legata alle medesime arti; scuole di devozione dedicate ad un santo cui la comunità era legata per un voto, come quella di San Rocco durante una pestilenza.
Le scuole venivano abbellite dalle opere dei pittori più in voga a soggetto cultuale, anche se la scuola apparteneva a gruppi etnici estranei a Venezia cui la Repubblica concedeva la libertà di esercitare certi mestieri pur mantenendo la distinzione tra veneziani e stranieri; del resto i rapporti di Venezia con la Curia romana erano sempre abbastanza tesi così a Venezia v'era tolleranza anche per i protestanti e per gli ortodossi.
Sandri e Alazraki nel loro libro "Arte e vita ebraica a Venezia" osservano che: " Le scuole non erano associazioni rigide, seppur con una nutrita presenza di membri di nazioni straniere e lo prova anche la possibilità , concessa agli Ebrei , di esercitare mestieri come la "strazzaria" in concorrenza con gli "strazzaroli" autoctoni riconosciuti e con sede propria eretta tra il 1501 e il 1507a Santa Maria Maggiore".
L'atteggiamento ufficiale della Serenissima fu quello di favorire queste forme di incremento dell'attività mercantile o artigianale ma sempre sotto forma di concessioni e mai di integrazioni nella cittadinanza. Il risultato di questa politica fu però sostanzialmente quello di far partecipare attivamente alla vita della città i nuclei stranieri che altrimenti sarebbero stati esclusi per cui i "foresti" finirono per sentirsi veneziani, tanto quanto i veneziani stessi e autorizzati a partecipare alla stessa temperie culturale.
A livello urbanistico ciò produsse degli insediamenti particolari, talvolta con la propria chiesa e il proprio ospedale. Si ebbe così una specie di "autoisolamento" che non produceva però isolamento e ripiegamento della comunità verso se stessa ma la limitazione del numero degli stranieri e la partecipazione della comunità alla vita commerciale e sociale della città.

Fonti varie
In foto la Scuola Grande di San Rocco

I PRIMI LEONI SIMBOLO DELLA REPUBBLICA...È consuetudine far iniziare la serie dei leoni politici veneziani con il segno ...
17/06/2026

I PRIMI LEONI SIMBOLO DELLA REPUBBLICA...È consuetudine far iniziare la serie dei leoni politici veneziani con il segno tabellionale del notaio e giudice Viviano, riscontrabile più volte con piccole varianti in un codice su pergamena all'Archivio di Stato di Venezia databile al 1208 nel quale sono trascritti i "Pacta" tra Venezia e varie città istriane e dalmate. Si tratta di un'immagine prettamente romanica, dove la mezza figura di un leone alato appare di profilo, con grandi fauci aperte. Pur non essendo certo casuale, tale presenza leonina non si può però ancora definire come un vero e proprio simbolo del Commune Veneciarum, avendone comunque il valore di antefatto.
È negli anni '60 del Duecento che il leone marciano si affaccia alla ribalta quale simbolo della Repubblica.
Documenti fondamentali sono sei piccole figurazioni entro clipei facenti parte di due bronzee misure di capacità datate 1262 e 1263 sempre conservate all'archivio di Stato di Venezia (in foto).
Lib. tratto da: A.Rizzi "I leoni dolomitici"

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