09/01/2025
"Al magnifico e vittorioso signore, signor Can Grande della Scala, Vicario generale del Santissimo Impero Cesareo nella città di Verona e presso il popolo di Vicenza, il suo devotissimo Dante Alighieri, Fiorentino di nascita e non di costumi, augura una vita felice per lungo tempo, e perpetuo accrescimento della gloria del suo nome".
(Dante Alighieri, Epistulae. Dedica della cantica del "Paradiso" a Cangrande)
Cangrande è l'esponente più conosciuto, amato e celebrato della dinastia scaligera. Signore di Verona dal 1308 al 1311, prima insieme al fratello Alboino e poi da solo, dallo stesso anno fino alla sua morte, consolidò il potere della sua famiglia ed espanse quello della sua città fino a divenire, grazie ai suoi successi, guida della fazione ghibellina. Cangrande non fu solo un abile conquistatore, ma anche uno scaltro politico, un accorto amministratore e un generoso mecenate, noto anche perché fu amico e protettore di Dante Alighieri. Nel periodo 1313-1318, il Sommo Poeta fu al suo servizio, svolgendo per suo conto varie missioni diplomatiche e dedicandogli tra l'altro il "Paradiso". A lui è indirizzata la famosa "Epistola XIII", dove il poeta fornisce preziose indicazioni per l'interpretazione di tutto il poema. La figura di Cangrande è generalmente accostata a quella del veltro, il misterioso personaggio evocato da Virgilio nella profezia dell' "Inferno", dove si dice che costui sarà destinato a cacciare la lupa, metafora dell' avarizia, dall'Italia e a ristabilire la giustizia. Cangrande è nominato in modo implicito, ma riconoscibile, da Cacciaguida nel "Paradiso", dove l'avo di Dante profetizza l'esilio al poeta e gli preannuncia che gli scaligeri gli daranno rifugio e protezione a Verona, soprattutto Cangrande di cui si dice che l'influsso di Marte lo porterà a compiere imprese notabili, a mostrare faville della sua virtù, a realizzare magnificenze che secondo Cacciaguida risulteranno incredibili anche ai contemporanei. Di Cangrande si dice anche che non si curerà d'argento né d'affanni, il che avvalora l'interpretazione che lo accosta al veltro. Il 7 gennaio 1313 Cangrande sconfisse i padovani a Camisano Vicentino e ne distrusse il castello. A seguito di ciò gli fu teso un agguato durante il quale venne ucciso il suo cavallo, ma egli riuscì a salvarsi, scomparendo più tardi, nel 1329. Il perché non è ben chiaro: c' è chi dice di morte naturale e chi per avvelenamento.
Sotto, arte scultorea raffigurante Cangrande della Scala, XIV secolo, ammirabile al Museo di Castelvecchio, Verona.
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