02/03/2013
Sarà che con i tempi che corrono si presta sempre maggiore attenzione a ciò che si acquista, o che i vini possenti e muscolosi ci hanno un po’ annoiati, ma alla qualità sulla nostra tavola noi italiani proprio non vogliamo rinunciare e per affrontare la crisi globale quale migliore risposta del Lambrusco? Per anni bistrattato e sottovalutato il Lambrusco vive oggi un momento di vera riscoperta culturale.
Con il termine “lambrusca” veniva chiamata dai romani l’uva selvatica, che nasceva spontaneamente ai margini dei campi coltivati.
La coltura della vite è infatti fortemente radicata su tutto il territorio emiliano fin dall’antichità.
Già Plinio, ne decantò le qualità e Catone nel “De Agricoltura” scriveva che la coltivazione della vite, della specie denominata lambrusca, rendeva circa 300 anfore di vino per Jugero (antica misura romana corrispondente a circa 2500 metri quadrati).
Il Lambrusco tradizionale era un vino secco, la cui spuma veniva prodotta con una seconda fermentazione in bottiglia, proprio come per lo Champagne. Con l’introduzione del metodo Charmat aumentarono drasticamente la quantità e i vini furono resi dolci per incontrare le richieste del mercato internazionale.
Con questa formula, alla fine degli anni Settanta e nei primi anni Ottanta, il Lambrusco ha letteralmente invaso gli Stati Uniti, fino a coprire circa il 50% dei vini italiani importati.
Il Lambrusco divenne quindi il vino italiano più conosciuto e bevuto nel mondo, ma fu proprio la produzione a livello industriale a ridurre progressivamente la popolarità del Lambrusco, specie in un’Italia che si stava affermando in tutto il mondo come patria di grandi rossi da lungo affinamento.
Se oggi il Lambrusco gode di una ritrovata considerazione il merito è da attribuire alla tenacia di quei produttori che hanno creduto nel valore del proprio territorio, nella qualità delle proprie uve e nell’importanza del lavoro artigianale.
E oggi più che mai il Lambrusco è il vino simbolo del territorio racchiuso tra le province di Modena, Reggio Emilia e Parma, dove è prodotto nelle tre versioni DOC Lambrusco di Sorbara, Lambrusco Salamino di Santa Croce e Lambrusco Grasparossa di Castelvetro. Attributi comuni rivelano la parentela delle tre tipologie, ma ognuna di esse conserva una propria fisionomia e caratteri distintivi, in base alle caratteristiche delle uve impiegate e alle zone di origine, differenti nella composizione del suolo e nel microclima.
Dei tre, il Lambrusco di Sorbara DOC – composto da un minimo del 60% di Sorbara e da un massimo del 40% di Salamino – rivela un carattere piacevole e gustoso, con delicati aromi di fragolina, di lampone e rosa canina. L’intensa aromaticità e la marcata freschezza ne rendono ideale l’abbinamento con gustosi primi piatti a base di pasta all’uovo, paste ripiene in brodo o con il tipico zampone.
Il vino ottenuto con Lambrusco Salamino in purezza ha un colore scuro, una ricca spuma purpurea, aromi di frutta selvatica e lievi tocchi vegetali. Il Lambrusco Salamino di Santa Croce DOC si ottiene con un minimo dell’85% della varietà Salamino, e sono ammesse fino al 15% altre varietà di Lambrusco (come ad esempio il Marani, il Maestri e il Montericco),Ancellotta e Fortana (localmente detta “uva d’oro”).
La sua particolare fragranza e il sapore vinoso lo rendono ideale accompagnamento ad antipasti a base di salumi quali pancetta, salame, coppa, mortadella, ad un gustoso piatto di lasagne o a secondi piatti di carni arrostite oppure bollite.
Il Lambrusco Grasparossa si presenta di un bel colore rubino brillante, con riflessi ciliegia. I suoi aromi sono ampi e complessi, il corpo è pieno, il gusto deciso. Per ottenere un Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC occorre almeno l’85% di uve della varietà Grasparossa, il restante 15% può essere eventualmente composto da altre tipologie di Lambrusco o da Malbo Gentile. Il corpo, particolarmente pieno ed intenso, si abbina perfettamente con il gusto deciso di primi saporiti e ben conditi come tagliatelle all’anatra, maccheroni con coniglio o stracotto, tortelli al pomodoro o alla salamella.
Ognuno di questi vini viene prodotto nelle versioni rosso e rosé. Doverosa è inoltre la menzione della DOC Reggiano Lambrusco, che nella provincia di Reggio Emilia tutela tutte le varietà di vini che si possono ottenere dai vari vitigni di Lambrusco, mentre in Lombardia si produce il Mantovano Lambrusco DOC, un vino leggero e fruttato, sia rosso che rosé, ottenuto con varie sottovarietà di Lambrusco. Tutti i Lambrusco hanno una bassa gradazione alcolica (intorno a 10,5% – 11% vol.), marcata spina acida, netta precisione aromatica e grande pulizia gustativa. Il loro carattere allegro e gioviale, li rende gradevoli e particolarmente versatili, vini che meritano a pieno il titolo di eccellenze d’Italia.