B&B Cucutí

B&B Cucutí "La casa e' il rifugio del sognatore" www.cucuti.it

La ristrutturazione di un immobile cosi' malridotto mi ha insegnato che l'amore per le cose ed i luoghi, cosi' come quello per le persone, richiede pazienza, dedizione ed infinita cura. Ad oggi i risultati mostrano che quello stesso amore ha saputo crescere con orgoglio tra gli angoli di questa casa, ed i momenti di abbandono e decadenza sembrano ormai dimenticati.

In un tempo in cui il ritmo della vita era ancora dettato dal respiro del sole e dal volgere delle stagioni, c’era una p...
17/04/2026

In un tempo in cui il ritmo della vita era ancora dettato dal respiro del sole e dal volgere delle stagioni, c’era una piccola cucina che pulsava come un cuore. Era il regno di Meri, mia madre, una donna dalla bellezza garbata che portava con sé il fascino della grande città e la sapienza antica della terra.

​Ogni sabato, il silenzio immobile della campagna veniva squarciato da un suono familiare: il brontolio ritmico della Diane rossa. Era lei. Mia madre Meri rientrava, lasciandosi alle sp***e il grigio dell'asfalto per riabbracciare il verde dei nostri vigneti. Quando scendeva dall'auto, la sua eleganza naturale riempiva il cortile; aveva un sorriso dipinto di rosso vivo, lo stesso colore della sua vettura, e occhi profondi, scuri, che sembravano racchiudere l' amore per me.

​Senza fretta, in quei giorni pigri , Meri entrava in cucina, le sue mani, lunghe e affusolate, cominciavano a danzare tra le farine e le erbe, trasformando ingredienti semplici in una promessa di felicità.

​Il suo capolavoro assoluto era la torta di pomodori. Non era un piatto, era un rito.

​Tutto cominciava nell'orto nascosto gelosamente tra i filari delle viti, dove i pomodori crescevano gonfi di sole e di una dolcezza quasi commovente. Meri sceglieva i più belli, mentre il basilico, piantumato con cura rigorosamente in mezzombra perché il sole non ne bruciasse l'anima, regalava un profumo che stordiva i sensi. Le erbe aromatiche venivano raccolte a manciate, fresche e fragranti, per aggiungere quel tocco di mistero che solo lei sapeva dosare.

​Ma il segreto profondo, l'anima di quella torta, era il pesto di Nonna Cetta.

Nonna Cetta, con la sua pazienza infinita e le mani segnate dal tempo, pestava nel mortaio basilico, pinoli, parmigiano e l'olio d'oliva delle nostre colline. Era un condimento cremoso, smeraldino, e Meri lo stendeva con devozione sulla pasta preparata con la farina del mulino e le uova fresche delle nostre galline bizzose, raccolte tra i pagliai del pollaio.

​Con un gesto cerimoniale, la torta veniva affidata al calore del forno a legna.

​Mentre cuoceva, il profumo si spandeva ovunque, un odore di pane, di basilico e di terra bagnata che richiamava tutti a tavola, come un richiamo ancestrale. Quando la torta usciva dal forno, dorata e fumante, veniva servita su quel vecchio tavolo di legno chiaro, segnato da mille tagli e altrettante storie. Un calice di vino accompagnava ogni boccone.

​In quel momento, tra un sorso di vino e una fetta di torta, il tempo si fermava. Ogni morso era un'esplosione di sapore, un viaggio struggente tra la freschezza dell'orto e l'amore intrecciato di due generazioni di donne. La torta di Meri non era solo cibo ma il ponte tra la città e la campagna, un simbolo di radici che non si spezzano mai, un modo per dire "sono a casa".

​Ancora oggi, se chiudo gli occhi, sento il rumore di quella Diane rossa che si avvicina e il profumo di quella torta di pomodori che sa di sabato, di famiglia e di un'infanzia che non passerà mai del tutto.

Foto Roberto Foto Tommaso Mastroianni

C’era una promessa non scritta nel giardino dei nonni , il mondo fuori poteva correre quanto voleva, ma oltre quel cance...
13/04/2026

C’era una promessa non scritta nel giardino dei nonni , il mondo fuori poteva correre quanto voleva, ma oltre quel cancello arrugginito il tempo doveva fermarsi.

​La domenica mattina non c’erano sveglie, solo il rumore della moka e l’odore del b***o nel tegamino. Ci si ritrovava tutti sotto il portico, senza bisogno di troppi inviti. Si stendeva una vecchia coperta sull'erba, quella un po' stinta dai lavaggi, e ci si sedeva lì, con le gambe incrociate e le scarpe lasciate vicino ai tronchi.

​Il pranzo era un picnic fatto di cose vere. Pane tagliato grosso, salame che profumava e quel vino sincero, che il nonno versava nei bicchieri di vetro basso. Era un vino che sapeva di terra e di fatica, ma che dopo due sorsi ti faceva sentire leggero, capace di dire agli amici quelle verità che durante la settimana erano taciute.

​Si restava lì per ore. Non si guardava il telefono come ora, si guardavano le facce. Le rughe dei Nonni sembravano meno profonde, i sorrisi degli amici più larghi. Erano amicizie che non chiedevano nulla in cambio, se non di stare insieme a guardare la luce che cambiava sui campi.

​Faceva male, a fine giornata, dover rimettere le scarpe. C’era sempre un momento di silenzio, un po' struggente, mentre si scrollava la tovaglia dalle briciole... la consapevolezza che quella pace era un regalo fragile,..
Ma quel sapore di vino e di erba calpestata ci restava addosso come una protezione, almeno fino alla domenica successiva.

Foto Roberto Foto Tommaso Mastroianni

Poi arrivava il Natale.Un tempo la neve cadeva copiosa e precoce, e con sé portava lo spirito del Natale. L’albero era u...
24/12/2025

Poi arrivava il Natale.
Un tempo la neve cadeva copiosa e precoce, e con sé portava lo spirito del Natale. L’albero era un abete vero, ruvido e vivo, odoroso di resina, e quell’odore si mescolava allo stracotto che sobbolliva lento nel coccio, coperto da un piatto colmo di vino rosso. Accanto, a tavola, regnava il bollito, severo e rispettato come un patriarca.
Il nonno sceglieva la carne dal signor Bidolla, il macellaio del paese. Alto, longilineo, il volto rosato come i tagli che disponeva sul marmo bianco, maneggiava ogni pezzo con una cura che aveva qualcosa di solenne. Sua moglie, Iose, con i capelli sempre freschi di bigodino, parlava di arrosti, di spezie, di cotture lente. Entrare in quella bottega significava perdere il senso del tempo: si restava lì, sospesi tra le chiacchiere, le attese, i saluti che non finivano mai. A dicembre, Bidolla ornava la vetrina con rami d’alloro, e le carni parevano messe in scena.
In cucina, intanto, una grande pentola accoglieva cappone, reale, cappello del prete, pernice. L’alloro e il pepe riempivano l’aria di un profumo che non era solo cibo, ma promessa. La cucina economica a legna respirava piano. Dal forno uscivano mele cotte alla vaniglia. L'Imperia stendeva la pasta fresca, e la farina sparsa sul tavolo raccontava di un’alba già vissuta, di mani che lavoravano senza bisogno di parole.
Nel borgo c’era anche la bottega delle sorelle Stella e Turina, dette le Ciancioline. Scura, antica, con quell’odore di umido e di candele spente che oggi riconoscerei a occhi chiusi. Visi duri, foulard annodati, battute pronte e cattive. Tirchie, sospettose, amate soltanto dal gatto Gianni e dal nipote Quirino, che tutti chiamavano Caramella. I bambini le prendevano di mira con le p***e di neve, e loro uscivano urlanti, il naso di Turina che pareva volerle precedere il corpo. Eppure, dentro quella bottega, c’era il mondo intero: addobbi fragili, caramelle alla menta, passamaneria, cravatte con l’elastico, persino medicine vendute sottovoce. Si usciva sempre con qualcosa in tasca, e con un po’ di Natale addosso.C’è stato un tempo in cui il Natale non si aspettava ma arrivava. E bastava.

B&B Cucutí

05/11/2025

Sullo speciale NATALE di CASA ANTICA angoli di Natale di questo piccolo mondo antico chiamato Cucuti

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Ottobre arriva in punta di piedi, ma con il passo deciso di chi sa cambiare il volto alla campagna.Nei vigneti, le viti ...
01/10/2025

Ottobre arriva in punta di piedi, ma con il passo deciso di chi sa cambiare il volto alla campagna.
Nei vigneti, le viti hanno ormai lasciato andare i grappoli più belli; i filari si spogliano e sembrano respirare un silenzio nuovo, un silenzio fatto di attesa. Sulle colline, i contadini bruciano le potature accumulate in estate: il fumo sale lento, profumato di legno e foglie secche, e si mescola con la nebbia che al mattino abbraccia i campi.

I tramonti d’autunno sono diversi da quelli estivi. Hanno un calore più intimo, un oro che sfuma nel rame e nel rosso cupo. Il sole si ritira presto dietro i crinali, lasciando spazio a un’ombra fresca, che invita a rientrare in casa. E lì, dietro le finestre, compaiono i primi fuochi nei camini. Il crepitio della legna e il gioco delle fiamme trasformano ogni stanza in un rifugio.

Le giornate si accorciano, la luce si affievolisce, e la sera porta con sé il desiderio di rallentare. Si apparecchiano tavole illuminate solo da candele, il vino nuovo scorre nei bicchieri, e i Nonni raccontano storie di vendemmie passate, di annate buone e di stagioni difficili.

Fuori, nei tini, il mosto ribolle con un suono vivo, come un cuore che batte. È il respiro della campagna, che, dopo lo sforzo della vendemmia, si prepara al riposo invernale. I campi odorano di terra umida e foglie marce, i boschi iniziano a tingersi di ocra e marrone.

Mi trovate sul numero di OTTOBRE di CASA ANTICA CasAntica
con le foto di Roberto Mastroianni Roberto Foto Tommaso Mastroianni

Si conservavano sempre i semi della zucca migliore, come piccoli tesori che avrebbero dato nuova vita alla stagione succ...
27/09/2025

Si conservavano sempre i semi della zucca migliore, come piccoli tesori che avrebbero dato nuova vita alla stagione successiva. Li si ripiantava con pazienza, e poi si attendeva, quasi in silenzio, il miracolo della loro maturazione. Le piante, splendide e sfacciate, si propagavano con imperioso ardore, abbracciando la terra, avvolgendo perfino il vecchio pesco, ormai compagno silenzioso di quelle stagioni.

Le ricette di mia nonna Cetta erano innumerevoli, gelosamente custodite, e ancora oggi perpetuano la loro magia nelle vecchie pentole di rame e di coccio. Il pane di zucca, reso morbido da “una noce” di strutto; i tortelli con la coda, orgogliosi e sontuosi; la crema profumata al rosmarino, cosparsa di un trito grossolano di mandorle. Ogni piatto era un rito, un dono semplice eppure regale.

Ricordo lei e Reno, chini per ore a ripulire le zucche, con gesti lenti, ritmati dal silenzio e da qualche parola appena accennata. Poi le porzioni finite, accuratamente riposte nel grande freezer acquistato con i guadagni della vendita del vino. Così la zucca accompagnava la nostra tavola per tutto l’anno, regina discreta dei lunghi inverni nevosi, presenza costante nelle zuppe fumanti e nelle minestre che riscaldavano il cuore.

E in Autunno immancabile, troneggiava sulla tavola. Nelle serate fredde o durante le festività quando la tradizione imponeva di cenare “di magro”, era lei, la zucca, a dare colore e sostanza, vestendo di calore i piatti che illuminavano i lini bianchi ed inamidati.

Nelle mani di mia nonna questo ortaggio diventava nobile, quasi un dono sacro: la sua luce aranciata confortava lo sguardo e l’anima, trasformando la semplicità in ricchezza. Così la ricordo, la zucca, come la vera regina dei nostri inverni: una regina silenziosa, che parlava la lingua dell’amore, della pazienza e della memoria.

Foto Solli Kanani
Location B&B Cucutí

21 settembre All’improvviso, il suono delle campane vibra nell’aria, solenne e profondo. È la prima messa, il richiamo a...
21/09/2025

21 settembre

All’improvviso, il suono delle campane vibra nell’aria, solenne e profondo.
È la prima messa, il richiamo antico che ridesta la campagna dal suo torpore. Le persiane si aprono scricchiolando, le porte cigolano, le case socchiudono i loro occhi ancora assonnati. Un piccolo mondo si rianima piano.

La vendemmia attende, e già nell’aria si sente la febbre operosa delle mani che fremono, delle ceste che si preparano a riempirsi, dei torchi e dei tini che aspettano il loro compito. Giù nelle cantine il mosto ribolle, fermenta nei tini panciuti e il suo respiro caldo e dolce si diffonde lieve. L’odore si sparge per le vie del borgo, si mescola al profumo della terra bagnata, al fumo che promette legna nei camini, al pane che cresce lento nei forni. Ogni fragranza si intreccia all’altra in un’armonia che sa di casa e di vita.

La brezza settembrina, frizzante e pungente, corre tra le strade e i campi, sospinge profumi, voci, suoni.

Così l’alba si fa struggente. È la promessa della vendemmia, del vino che nascerà dai grappoli rossi. E in questo momento sospeso, sembra che il mondo intero sia racchiuso in questa alba che odora di mosto, di rugiada e di eternità.


Roberto Foto Tommaso Mastroianni

Indirizzo

Casa Pallaroni 10, Vicobarone
Ziano Piacentino
29010

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