05/11/2016
Da a : l a # # con un ruolo da protagonista
Dalla arriva una nuova conferma sulla gravità dei in atto: l'Organizzazione Mondiale Metereologica ha diffuso il dato che nel 2015 per la prima volta nella storia l' nella nostra si è mantenuta stabilmente sopra le 400 parti per milione, continuando quindi a crescere.
Poiché la quantità di anidride carbonica nell'atmosfera è collegata all' della , il dato non è rassicurante. Al tempo stesso i paesi del mondo, chi prima chi dopo, stanno ratificando l'accordo di Parigi, che è entrato ufficialmente in vigore oggi 4 novembre, mentre si prepara il nuovo , il COP22 a Marrakech dal 7 al 18 novembre prossimo.
Insomma una corsa contro il tempo: bisogna accelerare le misure per il contenimento dell'aumento della temperatura, mentre temperatura stessa e anidride carbonica nell'atmosfera aumentano. Quelli di saranno negoziati importanti, perché se l'anno scorso a Parigi si è discusso degli impegni di riduzione, quest'anno in si dovrà decidere come mantenere le promesse fatte, sia a scala mondiale, che a livello europeo.
La è arrivata con ritardo rispetto ad e , mentre l'Italia, che in questi mesi ha cercato di mitigare gli impatti a livello nazionale delle misure, ha ratificato l'accordo di Parigi sul clima e poi ottenuto dal il definitivo via libera al disegno di legge di ratifica, concludendo tra l'altro in tempi brevi un iter parlamentare che era stato sollecitato da più soggetti a fine estate, anche in vista dei prossimi appuntamenti internazionali sul tema.
Con la ratifica quindi, l'Italia si impegna ad attuare concretamente gli accordi presi con altri paesi, per contenere il riscaldamento globale entro una soglia di 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali, ma senza darsi limiti per ulteriore abbassamento pari a un grado e mezzo. Ora tocca a COP22, che potrà aprirsi con quasi tutte le ratifiche ed entrare nel merito delle misure e delle azioni. L'Italia arriva a Marrakech con una dote importante di cose fatte come dimostra l'ultimo .
Più di un'impresa su quattro durante la crisi (periodo 2010-2016) ha scommesso sulla green economy (26,5%), che in Italia significa più innovazione, ricerca, design, qualità e bellezza. Una quota che sale al 33% nel manifatturiero (una su tre) e al 44,6% nelle public utilities (quasi una su due) settore che dimostra il suo ruolo strategico nel perseguire gli obiettivi di Parigi. Nel 2016 si conferma la crescita della propensione delle imprese a investire nel green: il 9,3% delle imprese ha previsto di effettuare eco-investimenti, superando di oltre un punto percentuale il 7,9% registrato nel 2015.
Greenitaly ha anche stimato la sintesi delle quattro dimensioni dell' -efficienza ( , , emissioni atmosferiche, rifiuti rapportati al valore della produzione), che permette di avere una misura complessiva del grado di efficienza ambientale dei sistemi produttivi. Questa grandezza, definita come Eco-efficienza, vede l'Italia collocarsi in seconda posizione, dietro al solo , la cui deriva dalla particolare composizione produttiva prevalentemente terziaria (banche, assicurazioni, finanza).
Alla nostra green economy si devono inoltre tre milioni di , ossia i lavori che hanno prevalentemente competenze 'verdi', cifra che corrisponde al 13,2% dell'occupazione complessiva nazionale, e il cui contributo al pil del Paese è stimato per il 2015 a 190,5 miliardi di euro. Sempre secondo Greenitaly inoltre, l'Italia vanta, tra le principali economie europee, la quota più elevata di contributo delle rinnovabili sul consumo interno lordo di energia - un valore che è passato da 6,3% del 2004 al 17,1% del 2014 - oltre a risultare leader europeo nel riciclo industriale: in Italia sono stati recuperati per essere avviati a riciclo 47 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi urbani e speciali, il valore assoluto più elevato tra tutti i Paesi europei (in Germania sono 43, in Francia 29).
Il nei cicli produttivi ci ha permesso di risparmiare energia primaria per oltre 17 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, ed emissioni per circa 60 milioni di tonnellate di . Nel settore degli , il tasso di riciclo in Italia è ormai pari al 66,9%, dato che ne fa il secondo Paese tra i dopo la , e le quantità riciclate continuano a crescere: siamo il Paese europeo che dal 1998 al 2013 ha visto il maggior incremento di imballaggi avviati a riciclo (+4,2 milioni di tonnellate).
Insomma un Italia che ha una base industriale e di servizi forte e leader in Europa, a partire dal comparto delle utilities. Una dote che ci può consentire di svolgere a Marrakech un ruolo importante nel difficile processo di mediazione degli impegni fra i vari Paesi per mettere in pratica rapidamente le azioni appropriate per raggiungere gli obiettivi definiti a Parigi.