Maisons à LOUER Majunga

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14/06/2026

Finalmente Meloni sarà in grado di spiegare negli Stati Uniti il significato della bandiera italiana verso il quale aveva dato al segretario americano la risposta: “tante cose”

12/06/2026

In Brasile maltrattare un cane o un gatto può costare fino a cinque anni di carcere.

Con la cosiddetta legge Sansão, il Paese ha deciso di inasprire in modo significativo le pene contro chi compie atti di violenza o si rende responsabile di gravi forme di negligenza nei confronti degli animali domestici.

Non solo. Oltre alla detenzione, la normativa prevede anche sanzioni economiche e il divieto definitivo di possedere altri animali per chi viene condannato.

È una scelta che manda un messaggio molto forte: un animale non è un oggetto di cui disporre a piacimento, ma un essere vivente che merita rispetto, cure e protezione.

Per troppo tempo il maltrattamento animale è stato considerato un reato minore. Eppure dietro ogni cane picchiato, ogni gatto abbandonato o lasciato morire di fame, c'è una sofferenza reale che non può essere ignorata.

Leggi severe da sole non bastano a cambiare il mondo, ma possono rappresentare un importante deterrente e affermare un principio fondamentale: chi fa del male agli animali deve rispondere delle proprie azioni.

La speranza è che sempre più Paesi scelgano di rafforzare la tutela degli esseri più indifesi, perché il grado di civiltà di una società si misura anche da come tratta chi non ha voce per difendersi.

12/06/2026

IL GIORNALE CHE I CORROTTI VOGLIONO CHIUDERE

Alle liti temerarie di B., Previti, Dell’Utri, Renzi e famiglie eravamo abituati. Ma non ci era mai capitato che un personaggio ricco e potente come Cipriani jr., con agganci in mezzo mondo, ci chiedesse 250 milioni di dollari perché “il Fatto deve chiudere”. E non era mai capitato ad alcun giornale italiano. Oltre ai messaggi di solidarietà dei lettori, inversamente proporzionali a quelli dei “colleghi”, il miglior balsamo in queste ore complicate è l’ultimo report Audipress sulla diffusione dei quotidiani: ad aprile, mentre tutti gli altri crollano e il Giornale e il Tuttosport crescono dello 0,4%, il Fatto fa un balzo in avanti del 19% rispetto a un anno fa. Da aprile 2025 ad aprile 2026 le nostre copie vendute sono salite da 52.651 a 62.631: 10mila in più. Un balzo dovuto agli abbonamenti digitali (le edicole purtroppo seguitano a chiudere), che non compensa finanziariamente il trend negativo della carta, ma editorialmente è un vero miracolo. Quando il Fatto nacque, nel 2009, era in fondo alla top ten: ora è il terzo quotidiano generalista dietro Corriere e Repubblica, il quinto in assoluto contando Sole 24 Ore e Gazzetta dello Sport. Un traguardo esaltante, che ci avvicina alla soglia di sicurezza di quota 100mila.

Possiamo dirlo forte perché il merito è solo in minima parte di noi giornalisti del Fatto: eravamo gli stessi l’anno scorso, coi nostri pregi e difetti, eppure voi lettori eravate un quinto in meno. Il merito è dei 52mila che sono rimasti e dei 10mila che si sono aggiunti. È grazie a voi se siamo riusciti a rifiutare il finanziamento pubblico (a noi spettavano per legge 732mila euro), che gli altri continuano a incassare, almeno finché non sarà abolito. Ed è grazie a voi se affrontiamo più serenamente la guerra esistenziale che ci ha dichiarato il duo Cipriani&Minetti, con gran stuolo di boccaloni volontari. Alcuni lettori ci invitano a “stare attenti”, a “non metterci contro anche il Quirinale e i Pg di Milano”: non possiamo accontentarli, essendo nati per dire le cose vere che gli altri non dicono, non per “stare attenti”. Altri propongono sottoscrizioni per le spese legali: chi vuole aiutarci faccia o regali un abbonamento; alle sottoscrizioni penseremmo se qualcosa andasse storto. Ma confidiamo di dimostrare ai giudici di aver pubblicato solo notizie e testimonianze autentiche e verificate, correggendo eventuali inesattezze appena le scoprivamo e senza che nessuno ce lo chiedesse. Così le spese ce le pagherà chi ci ha denunciati (e magari sarà denunciato per lite temeraria). Abbiamo sempre offerto il diritto di replica a tutti: Cipriani e Minetti hanno preferito trascinarci in tribunale per farci chiudere. Proposito largamente condiviso da politici, potenti e “giornalisti” al seguito. Faremo di tutto per deluderli un’altra volta.

Marco Travaglio
Il Fatto Quotidiano

E per togliere il "reddito di giornalanza", ricordate di firmare l'appello di Alessandro Di Battista con Associazione Schierarsi

11/06/2026
11/06/2026

Questo e’ un ex generale co****ne che come sempre tenta di raggirare gli italiani con slogan privi di fondamento. Oh! Se lo e’ scelto Salvini il politico più id**ta ed inconcludente della storia politica dal dopoguerra. Cosa poteva raccattare un id**ta simile? Ma guardatelo bene in faccia: con un minimo di lungimiranza se ne ravvisa la totale e conclamata nullità. Non buttiamo via soldi investendo su gentaglia simile! Questa sera, a Otto e Mezzo, Lilli Gruber e Lina Palmerini hanno fatto una cosa semplicissima: hanno lasciato parlare Roberto Vannacci.
È bastato quello.
Sui diritti civili, il vicesegretario della Lega ha spiegato: "I gay hanno tutti i diritti in Italia: se vanno in ospedale li curano, se vanno per la strada possono tranquillamente guidare".
I gay possono guidare. E in ospedale li curano pure. Per il generale l'uguaglianza è tutta qui: patente e pronto soccorso. Praticamente la Svezia.
Poi ha voluto citare il vocabolario della lingua italiana, lo Zingarelli. Lo ha chiamato "Zingaretti". Il dizionario scambiato per l'ex segretario del PD e Nicola Zingaretti e per l'attore. Da un europarlamentare che si presenta come uomo di cultura e vende libri a centinaia di migliaia di copie.
Sul Ponte sullo Stretto: "L'importante è che l'infrastruttura vada avanti e il ponte si faccia, poi se ci sono stati reati di corruzione si vedrà dopo". Prima il cemento, la legalità a fine cantiere. Quella vale solo per i migranti.
Sul caporalato: "Se non ci fossero i clandestini, nessuno li sfrutterebbe". La colpa dello sfruttamento ricade così sugli sfruttati. Lo schiavo diventa responsabile delle proprie catene. E meno male che è cattolico.
Poi la perla: "Non sono in cerca di poltrone". Detto da uno che in meno di due anni è passato da generale a europarlamentare a vicesegretario della Lega. E che ora sta imbarcando la qualunque nel proprio partito. Le poltrone, evidentemente, cercano lui.
E sui rimpatri, il gran finale: "Se non ci sono accordi bilaterali con i paesi d'origine, li portiamo in un paese terzo sicuro". Quale paese, con quali accordi, a quali costi: particolari. L'importante è dirlo con il tono di chi ha tutto sotto controllo.
Peccato che l'Italia abbia accordi di rimpatrio soltanto con una parte di quei paesi. E peccato che, per trasferire i migranti in paesi terzi sicuri, il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo richieda comunque degli accordi. Accordi che a oggi mancano. Un cerchio perfetto: per rimediare agli accordi che mancano, servono altri accordi. Che mancano.
Gruber prova a chiedergli come funzionerebbe, in pratica. E va in scena questo:
Gruber: "Come rimpatriamo i migranti se non c'è l'accordo con i paesi di origine?"
Vannacci: "Paesi terzi sicuri".
Gruber: "Ma in concreto?"
Vannacci: "Li deportiamo".
Gruber: "Ma dove?"
Fine.
Per tutta la puntata ha girato a vuoto, si è smentito da solo, ha arrancato dietro alle domande più normali del mondo, mentre due giornaliste lo smontavano pezzo per pezzo semplicemente chiedendogli di argomentare.
Lo chiamano il fenomeno da mezzo milione di preferenze, l'uomo forte, il futuro della destra.
Stasera, in diretta, ha dimostrato solo che la destra non conosce limiti e può ancora continuare a scavare.
Abolizione del suffragio universale

11/06/2026

Il sedile reclinato al posto del letto. I finestrini appannati al posto delle pareti. A 63 anni, dopo una vita intera di lavoro, Alberto Bagnoli dorme così: dentro una vecchia Ford Ka, parcheggiata da qualche parte a Empoli. Da oltre nove mesi.

Per anni ha lavorato in una segreteria scolastica. Una vita normale, un impiego normale. Poi il pensionamento anticipato per motivi di salute, e con esso una pensione troppo bassa per reggere un affitto. Prima le difficoltà, poi lo sfratto. Tre anni passati nelle strutture di accoglienza, e nemmeno facili: "In un posto dove ho alloggiato per due anni c'erano troppi problemi. Ho subito varie aggressioni, con relative denunce", racconta.

Dice di aver bussato per un anno ai servizi sociali del Comune, senza ottenere risposte. Così ha deciso di presentare una denuncia per interruzione di pubblico servizio. E ha affidato ai giornali una frase durissima: "Qui nel comune di Empoli gli italiani non li vogliono proprio aiutare". Parole sue, che fanno discutere, ma che raccontano la rabbia di chi si sente lasciato indietro.

Quello che resta, però, è la dignità. Bagnoli non chiede l'elemosina. "Ho la mia pensione", precisa. Chiede soltanto un posto dove tornare la sera. Quattro mura, una porta da chiudere. "È solo questione di volontà".

Fonte: La Nazione

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